{"id":26581,"date":"2025-08-03T21:02:24","date_gmt":"2025-08-03T21:02:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/26581\/"},"modified":"2025-08-03T21:02:24","modified_gmt":"2025-08-03T21:02:24","slug":"le-tre-versioni-del-pietro-rossi-di-francesco-hayez-assieme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/26581\/","title":{"rendered":"Le tre versioni del Pietro Rossi di Francesco Hayez assieme"},"content":{"rendered":"<p>                        di<br \/>\n\t\t\t\t                    <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/178p_federico-giannini.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                    Federico Giannini<\/a><br \/>\n\t\t\t\t\t (Instagram: <a href=\"https:\/\/instagram.com\/federicogiannini1\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">@federicogiannini1<\/a>), scritto il 03\/08\/2025<br \/>\n\t\t<br \/>Categorie:                 <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/16c_recensioni-mostre.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Recensioni mostre<\/a> \t\t\t                \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/francesco-hayez.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Francesco Hayez<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/ottocento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Ottocento<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/romanticismo.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Romanticismo<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-moderna.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte Moderna<\/a> <\/p>\n<p>\n\t\t\t\tPer la prima volta nella storia, le tre versioni del Pietro Rossi di Francesco Hayez, il primo dipinto del Romanticismo italiano, autentica pittura-manifesto, sono state riunite e vengono esposte assieme nel Palazzo Comunale di Pontremoli. Ecco com\u2019\u00e8 la mostra. La recensione di Federico Giannini.            <\/p>\n<p>La Pontremoli di Francesco Hayez \u00e8 sospesa nel sogno d\u2019un Medioevo romantico, il primo d\u2019Italia, fatto di castelli e cavalieri immacolati, di dame vestite di velluto e di sfolgorii d\u2019armature. Hayez per\u00f2 non c\u2019era mai stato, a Pontremoli. O se qualche volta fu mai a Pontremoli, non ne ha lasciato traccia. Ci\u00f2 nondimeno, per inventarsi l\u2019opera che diede avvio al romanticismo italiano gli bast\u00f2 una suggestione, un appunto di cronaca antica, un episodio laterale della storia del Trecento, quasi dimenticato, ma tanto evocativo d\u2019avergli ispirato uno dei suoi capidopera di pi\u00f9 forte impatto. Il Pietro Rossi a Pontremoli, la tela che Hayez esegu\u00ec nel 1818, a ventisette anni, \u00e8 ormai pienamente accettato come il primo dipinto pienamente romantico che sia stato eseguito sotto le Alpi, e fu subito riconosciuto anche dai contemporanei. Un\u2019opera ch\u2019ebbe una fortuna immediata e inattesa, tanto che, anche a distanza di decenn\u00ee, Hayez si trov\u00f2 a replicare quel clamoroso successo giovanile. Oggi ne rimangono tre versioni autografe, mai riunite sinora. E per giungere a una mostra in grado di radunare ed esporre assieme i tre dipinti sono occorse l\u2019intraprendenza del Comune di Pontremoli, che ha lavorato a lungo per portare in Lunigiana tutti i dipinti che Hayez dedic\u00f2 al condottiero parmense, e la lungimiranza della Pinacoteca di Brera che ha avviato un progetto, La Grande Brera in tour, per disseminare sul territorio opere sottratte in passato dai loro contesti e lavori che invece hanno un legame profondo coi luoghi che temporaneamente li accolgono.<\/p>\n<p>Neppure i dipinti di Hayez sono mai stati a Pontremoli. Sono tutti nati lontano da qui, ma \u00e8 qui ch\u2019\u00e8 avvenuto il fatto storico consegnato all\u2019immediatezza della tela: appare dunque naturale la scelta di elevare Pontremoli a luogo ideale per il primo confronto tra le versioni del Pietro Rossi in una mostra-dossier, curata da Valentina Ferrari, Paolo Lapi e Fernando Mazzocca, che ricostruisce nel dettaglio la genesi dei tre dipinti e dischiude ulteriori, approfondite letture. Osservando i tre dipinti accostati, al buio, ci si persuade che, pi\u00f9 dei personaggi storici con le loro armature, le loro calzamaglie, le loro gonne damascate, le loro espressioni sgomente, il vero attore protagonista di tutte e tre le versioni sia l\u2019apparato scenografico immaginato da Hayez. Il Medioevo da favola, il Medioevo per il quale occorreva inventare un\u2019immagine che all\u2019epoca, di fatto, non esisteva. Verrebbe allora da dire che sono due, i grandi meriti che vanno attribuiti al giovane pittore veneziano. Il primo: l\u2019intuizione che l\u2019humus culturale nel quale era cresciuto, nella sua Venezia, doveva essere irrorato con idee nuove. Idee nuove che, ricostruisce Fernando Mazzocca in catalogo, Hayez dovette aver trovato in un saggio del collezionista Andrea Majer (Della imitazione pittorica, della eccellenza delle opere di Tiziano e della vita di Tiziano scritta da Stefano Ticozzi), pubblicato in quello stesso 1818, in cui venivano sanciti il primato della natura sull\u2019idea, il recupero di Tiziano (visto come il massimo modello cui tendere) e dei pittori del Tre e del Quattrocento, e il rifiuto della convinzione per cui \u201cla Pittura del pari che tutte le arti imitative non possa che coll\u2019adoperare oggetti perfettamente belli adempiere al suo doppio uffizio di commuovere e dilettare, poich\u00e9 veggiamo conseguirsi dal Pittore questo intento anche col mezzo di oggetti brutti e talora deformi\u201d. Vent\u2019anni prima che Antonio Bianchini scrivesse Del purismo nelle arti, venticinque prima che Lorenzo Bartolini scolpisse la Stele del gobbo. Hayez, un po\u2019 per suo interesse e un po\u2019 per impulso di Leopoldo Cicognara ch\u2019era all\u2019epoca il suo principale sostenitore (e che l\u2019aveva indirizzato), s\u2019apr\u00ec a quei \u201cnuovi orizzonti figurativi\u201d, scrive Mazzocca nel catalogo della mostra di Pontremoli, \u201cdeterminati dalla considerazione e valorizzazione dei cosiddetti primitivi\u201d. Non sappiamo bene a quali altre sorgenti dovette aver attinto l\u2019ingegno di Hayez: verosimilmente, non pot\u00e9 non tener conto di quanto stava facendo tra Germania e Italia la compagine dei Nazareni, che l\u2019artista aveva conosciuto a Roma all\u2019epoca del suo soggiorno di studio. Fatto \u00e8 che il recupero doveva esser totale: non si trattava solo d\u2019atteggiamenti e di linguaggi, ma anche di contenuti. Non si trattava solo d\u2019aggiornare formalmente le convenzioni neoclassiche (fin dal formato: col Pietro Rossi, Hayez s\u2019era allontanato dal dipinto monumentale della pittura neoclassica ed era tornato a praticare una pi\u00f9 contenuta pittura da cavalletto): si trattava d\u2019aprire la pittura italiana a soggetti inediti. Il secondo merito \u00e8 il riscatto di quell\u2019episodio storico all\u2019epoca (e ancor oggi) ignoto ai pi\u00f9, probabilmente financo agli stessi pontremolesi, che offriva ad Hayez la possibilit\u00e0 d\u2019inventarsi di sana pianta l\u2019iconografia d\u2019un soggetto che mai prima era stato frequentato. Un episodio tanto ignoto che Hayez dovette escogitare per la sua opera un titolo lunghissimo, quando la present\u00f2 per la prima volta all\u2019Esposizione di Brera del 1820. Pareva una descrizione, pi\u00f9 che un titolo: Pietro Rossi, signore di Parma, spogliato dei suoi domini dagli Scaligeri, signori di Verona, mentre \u00e8 invitato nel castello di Pontremoli, di cui stava a difensore, ad assumere il comando dell\u2019esercito veneto, il quale doveva muoversi contro i di lui propri nemici, viene scongiurato con lagrime dalla moglie e da due figlie a non accettare l\u2019impresa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimento della mostra Francesco Hayez. Pietro Rossi nel castello di Pontremoli\" title=\"Allestimento della mostra Francesco Hayez. Pietro Rossi nel castello di Pontremoli\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/mostra-hayez-pontremoli-allestimento-1.jpeg\" class=\"lazy\" width=\"750\" height=\"422\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimento della mostra Francesco Hayez. Pietro Rossi nel castello di Pontremoli&#13;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimento della mostra Francesco Hayez. Pietro Rossi nel castello di Pontremoli\" title=\"Allestimento della mostra Francesco Hayez. Pietro Rossi nel castello di Pontremoli\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/mostra-hayez-pontremoli-allestimento-2.jpeg\" class=\"lazy\" width=\"750\" height=\"422\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimento della mostra Francesco Hayez. Pietro Rossi nel castello di Pontremoli&#13;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimento della mostra Francesco Hayez. Pietro Rossi nel castello di Pontremoli\" title=\"Allestimento della mostra Francesco Hayez. Pietro Rossi nel castello di Pontremoli\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/mostra-hayez-pontremoli-allestimento-3.jpeg\" class=\"lazy\" width=\"750\" height=\"422\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimento della mostra Francesco Hayez. Pietro Rossi nel castello di Pontremoli&#13;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimento della mostra Francesco Hayez. Pietro Rossi nel castello di Pontremoli\" title=\"Allestimento della mostra Francesco Hayez. Pietro Rossi nel castello di Pontremoli\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/mostra-hayez-pontremoli-allestimento-4.jpeg\" class=\"lazy\" width=\"750\" height=\"422\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimento della mostra Francesco Hayez. Pietro Rossi nel castello di Pontremoli&#13;<\/p>\n<p>Hayez affermava d\u2019aver desunto il soggetto da una sua lettura, la Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo di Jean Charles L\u00e9onard Simonde de Sismondi, finita di pubblicare proprio nel 1818, ma l\u2019episodio era stato gi\u00e0 affrontato (e pi\u00f9 dettagliatamente) da una pubblicazione di quarant\u2019anni prima, l\u2019Histoire de la R\u00e9publique de Venise di Marc-Antoine Laugier, pubblicata nel 1778 e in seguito edita anche a Venezia: Laugier s\u2019era per\u00f2 basato sulle cinquecentesche Historie vinitiane di Marco Antonio Sabellico, del 1544, che a loro volta attingevano da una cronaca di Venezia scritta tra il 1421 e il 1428 dal diplomatico veneziano Lorenzo De Monacis. L\u2019episodio \u00e8 l\u2019assedio di Pontremoli del 1336: la citt\u00e0, all\u2019epoca governata da Pietro Rossi, esponente d\u2019una delle pi\u00f9 insigni casate nobili del parmense, era stata attaccata dai veronesi (malgrado l\u2019anno prima Verona avesse gi\u00e0 ottenuto Parma e Lucca dagli stessi Rossi), e il condottiero, mentre impegnato nel tentativo di respingere gli attaccanti, venne raggiunto da un ambasciatore della Repubblica di Venezia che gli chiedeva d\u2019assumere il comando della lega anti-scagliera che la stessa Serenissima aveva formato onde contenere le mire espansionistiche dei veronesi (il contesto \u00e8 minutamente ricostruito da Paolo Lapi nel catalogo della mostra). Rossi, supplicato dalla moglie di non partire, alla fine avrebbe accettato l\u2019offerta di Venezia e avrebbe lasciato Pontremoli.<\/p>\n<p>L\u2019episodio, pur nella sua marginalit\u00e0, offriva ad Hayez un contenuto d\u2019elevatissimo valore simbolico, dacch\u00e9 gli avrebbe garantito la possibilit\u00e0 di cimentarsi non tanto sul tema storico in s\u00e9, quanto piuttosto su quel \u201cconflitto tra i doveri pubblici e gli affetti tematici\u201d, come riassume con efficacia Valentina Ferrari, che sarebbe divenuto \u201cla chiave di lettura che render\u00e0 la pittura storica di Hayez davvero attuale\u201d. Il pittore, in tutte le versioni del dipinto, concentra la sua attenzione sul momento dell\u2019arrivo dell\u2019ambasciatore veneziano nel castello di Pontremoli (dove per \u201ccastello\u201d \u00e8 da intendersi non tanto il Castello del Piagnaro, anche perch\u00e9 nel Trecento la citt\u00e0 era difesa da tre fortezze, due delle quali oggi non pi\u00f9 esistenti: il \u201ccastello\u201d \u00e8, pi\u00f9 estesamente, l\u2019intero borgo fortificato, il castrum che presidiava una delle principali vie di comunicazione tra nord e sud della penisola nell\u2019Italia medievale): Hayez colloca il legato alla destra di Pietro Rossi, raffigurato in posa pensosa, mentre tiene in una mano il dispaccio della Repubblica di Venezia, e cerca di dare enfasi all\u2019eloquente gesto della mano che invita il condottiero a partire e ad assumere il comando dell\u2019esercito veneziano, mentre le donne di casa (la moglie sulla sinistra, inginocchiata con le mani tese davanti a s\u00e9, e le figlie che piangono, alla sinistra di Pietro Rossi) cercano di convincere il signore a rimanere. Una delle figlie \u00e8 addirittura raffigurata di schiena, elemento del tutto insolito per l\u2019epoca: Hayez voleva che il dramma si ricavasse dal movimento e dai gesti pi\u00f9 che dall\u2019espressione.<\/p>\n<p>Il pittore aveva studiato con somma dovizia la composizione affinch\u00e9 il contrasto tra doveri e affetti emergesse con prontezza, e la riuscita di questo suo intento \u00e8 da considerarsi alla base dei pareri positivi della critica che aveva ammirato soprattutto l\u2019atteggiamento delle donne di casa Rossi, bench\u00e9 Hayez fosse convinto che il successo fosse dovuto soprattutto a quell\u2019intenzione di verit\u00e0 che considerava fosse il fondamento del suo lavoro: \u201cquesto bisogno di cambiamento\u201d, avrebbe scritto nelle sue memorie, \u201cera in me allo stato di puro sentimento, osservando come l\u2019arte fosse stazionaria: quindi comincia da cercare il soggetto, da comporlo in maniera che avesse pi\u00f9 verit\u00e0 possibile, allontanandomi alquanto dalle regole troppo pedantesche che gli toglievano vita e molto conservando l\u2019armonia delle linee del colore, senza calcolare, anche su questo, i soliti precetti\u201d. E ancora: \u201cavevo come incarnato nel mio lavoro l\u2019idea dominante in quel momento, e che rendeva tanto viva la polemica tra i pi\u00f9 distinti letterati, cio\u00e8 il predominio del romanticismo sul classicismo. Questi miei amici credevano essere stata tale la mia intenzione, ma come gi\u00e0 dissi devo confessare che il cambiamento da me introdotto nella composizione mi venne da puro sentimento dell\u2019arte, senza idea preconcetta\u201d. Certo: oggi, trascorsi pi\u00f9 di duecento anni, l\u2019intento di verit\u00e0 ci appare pi\u00f9 solido nell\u2019esattezza della scenografia, che forse oggi attira ancor pi\u00f9 del gioco di rimandi tra le figure, e se c\u2019\u00e8 una verit\u00e0 negli atteggiamenti dei personaggi, forse quella verit\u00e0 ci sembra pi\u00f9 una verit\u00e0 melodrammatica, una verit\u00e0 teatrale, che una verit\u00e0 psicologica o una verit\u00e0 storica, ma per il 1820, anno in cui il dipinto fu presentato, questa nuova verit\u00e0 di Hayez era pi\u00f9 che sufficiente a far trasalire il pubblico di Brera, pienamente consapevole del fatto che il giovane veneziano, col suo dipinto, aveva gi\u00e0 rotto le convenzioni accademiche del tempo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Francesco Hayez, Pietro Rossi, signore di Parma, spogliato dei suoi domini dagli Scaligeri, signori di Verona, mentre \u00e8 invitato nel castello di Pontremoli, di cui stava a difensore, ad assumere il comando dell\u2019esercito veneto, il quale doveva muoversi contro i di lui propri nemici, viene scongiurato con lagrime dalla moglie e da due figlie a non accettare l\u2019impresa (1818-1820; olio su tela, 131 x 157,5 cm; Milano, Pinacoteca di Brera)\" title=\"Francesco Hayez, Pietro Rossi, signore di Parma, spogliato dei suoi domini dagli Scaligeri, signori di Verona, mentre \u00e8 invitato nel castello di Pontremoli, di cui stava a difensore, ad assumere il comando dell\u2019esercito veneto, il quale doveva muoversi contro i di lui propri nemici, viene scongiurato con lagrime dalla moglie e da due figlie a non accettare l\u2019impresa (1818-1820; olio su tela, 131 x 157,5 cm; Milano, Pinacoteca di Brera)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/francesco-hayez-pietro-rossi-brera.jpg\" class=\"lazy\" width=\"750\" height=\"631\"\/>&#13;<br \/>\nFrancesco Hayez, Pietro Rossi, signore di Parma, spogliato dei suoi domini dagli Scaligeri, signori di Verona, mentre \u00e8 invitato nel castello di Pontremoli, di cui stava a difensore, ad assumere il comando dell\u2019esercito veneto, il quale doveva muoversi contro i di lui propri nemici, viene scongiurato con lagrime dalla moglie e da due figlie a non accettare l\u2019impresa (1818-1820; olio su tela, 131 x 157,5 cm; Milano, Pinacoteca di Brera)&#13;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Francesco Hayez, Pietro Rossi di Parma che partecipa alla moglie il decreto del Senato veneto da cui \u00e8 chiamato a generale delle sue forze di terra (1850; olio su tela, 118 x 147,5 cm; Collezione Banca d\u2019Italia)\" title=\"Francesco Hayez, Pietro Rossi di Parma che partecipa alla moglie il decreto del Senato veneto da cui \u00e8 chiamato a generale delle sue forze di terra (1850; olio su tela, 118 x 147,5 cm; Collezione Banca d\u2019Italia)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/francesco-hayez-pietro-rossi-banca-italia.jpg\" class=\"lazy\" width=\"750\" height=\"656\"\/>&#13;<br \/>\nFrancesco Hayez, Pietro Rossi di Parma che partecipa alla moglie il decreto del Senato veneto da cui \u00e8 chiamato a generale delle sue forze di terra (1850; olio su tela, 118 x 147,5 cm; Collezione Banca d\u2019Italia)&#13;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Francesco Hayez, Pietro Rossi di Parma che partecipa alla moglie il decreto del Senato veneto da cui \u00e8 chiamato a generale delle sue forze di terra (1850-1855; olio su tela, 122 x 150 cm; Milano, Accademia di Belle Arti di Brera)\" title=\"Francesco Hayez, Pietro Rossi di Parma che partecipa alla moglie il decreto del Senato veneto da cui \u00e8 chiamato a generale delle sue forze di terra (1850-1855; olio su tela, 122 x 150 cm; Milano, Accademia di Belle Arti di Brera)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/francesco-hayez-pietro-rossi-accademia-brera.jpg\" class=\"lazy\" width=\"750\" height=\"605\"\/>&#13;<br \/>\nFrancesco Hayez, Pietro Rossi di Parma che partecipa alla moglie il decreto del Senato veneto da cui \u00e8 chiamato a generale delle sue forze di terra (1850-1855; olio su tela, 122 x 150 cm; Milano, Accademia di Belle Arti di Brera)&#13;<\/p>\n<p>Quando il Pietro Rossi fu esposto a Milano, i collezionisti milanesi se lo battagliarono: alla fine, l\u2019opera and\u00f2 al giovane Giorgio Pallavicino Trivulzio (e il successo milanese, peraltro, scontent\u00f2 Cicognara, che accus\u00f2 Hayez di non aver saputo \u201cresistere al desiderio di quei nobili committenti che vollero arricchire l\u2019Accademia Milanese delle sue produzioni, e ne defraud\u00f2 in tal modo la Veneta, la quale rimase con desiderio di applaudire il proprio Concittadino, ed invitarlo con una corona di pi\u00f9 al suo luminoso destino\u201d: Hayez si smarc\u00f2 dicendo che i veneziani, al contrario dei milanesi, non erano interessati ai suoi dipinti e non lo facevano lavorare), mentre gli altri collezionisti dovettero contentarsi di ordinare al pittore nuove commissioni a tema storico. I due dipinti successivi, che Hayez esegu\u00ec a pi\u00f9 di trent\u2019anni di distanza dal primo Pietro Rossi, sono un ulteriore attestato della longeva fortuna che arrise al suo lavoro. Per Ferrari, le due versioni degli anni Cinquanta devono essere tuttavia inserite nel filone del realismo storico per l\u2019evidente cambio d\u2019attitudine del pittore, che osserva con maggior acume, maggior finezza, maggior profondit\u00e0 psicologica gli sguardi, i gesti, financo i pensieri dei protagonisti. L\u2019ambasciatore veneziano, per esempio: non \u00e8 pi\u00f9 il teatrante del dipinto del 1818, ma \u00e8 un personaggio che s\u2019avvicina quasi dubbioso, con fare discreto, che pare quasi non voglia disturbare e sia partecipe del momento accorato, del tutto avveduto del gravoso impegno di Pietro Rossi, chiamato a prendere una decisione difficile. La moglie non si getta pi\u00f9 ai piedi del marito implorandolo di non partire, ma s\u2019avvicina a lui guardandolo di traverso negli occhi, \u00e8 in piedi al suo fianco, muove le sue dita sul dispaccio quasi a voler esprimere, al contempo, un sentimento che sta a met\u00e0 tra l\u2019incredulit\u00e0 e il disaccordo, e col braccio sinistro che s\u2019abbandona su quello del marito par quasi che il pittore abbia voluto trasmettere il senso di sgomento della donna. Le figlie non sono pi\u00f9 le adolescenti disperate del dipinto del 1818, ma sono bambine che s\u2019aggrappano alla gonna della madre: una sola \u00e8 inginocchiata a pregare il padre, ma senza enfasi, con la spontaneit\u00e0 tipica dell\u2019et\u00e0 infantile. E uno dei figli, troppo piccolo per capire cosa stia accadendo, appare totalmente disinteressato: in entrambi i dipinti \u00e8 impegnato a tirare un giocattolo, una macchinina di legno (bench\u00e9 nel terzo, incompiuto dipinto sia stato spostato in secondo piano, nella scena dell\u2019addio del soldato alla sua famiglia, inserita per amplificare il dramma centrale). Un elemento apparentemente insignificante, ma ch\u2019\u00e8 invece fondamentale per comprendere l\u2019intento di credibilit\u00e0 sentimentale e psicologica che animava Hayez a trent\u2019anni di distanza dal manifesto fondante del Romanticismo.<\/p>\n<p>Naturalmente, la somma novit\u00e0 della mostra \u00e8, si potrebbe dire, metatestuale, e risiede nell\u2019aver accostato tre dipinti, tra loro profondamente legati, che mai sinora erano stati mostrati assieme e che consentono d\u2019apprezzare, su di una stessa parete, in un allestimento pensato appositamente per facilitare la lettura delle tre tele assieme, il graduale slittamento di modi di cui s\u2019\u00e8 appena detto: ad Hayez servirono trent\u2019anni, ma il pubblico di Pontremoli pu\u00f2 osservarne l\u2019esito con un confronto fulminante. Un confronto, andr\u00e0 ribadito, non facile da mettere assieme per una citt\u00e0 di neanche diecimila abitanti ch\u2019\u00e8 per\u00f2 riuscita a ottenere in prestito uno dei dipinti fondamentali della raccolta moderna della Pinacoteca di Brera, uno dei capisaldi della sua collezione, e le due opere compagne. Un impegno meritorio, sia da parte di Pontremoli, sia da parte della Pinacoteca di Brera che fa partire da qui, dalla Lunigiana, un progetto di diffusione che comincia pertanto coi migliori auspici.<\/p>\n<p>L\u2019accostamento delle tre versioni del Pietro Rossi ha fornito anche l\u2019occasione per un\u2019ulteriore rilettura del soggetto in rapporto alle nascenti pulsioni risorgimentali, anche in considerazione ai pareri positivi di Mazzini che gi\u00e0 nel 1841 aveva trovato in Hayez \u201cil capo della scuola di Pittura Storica che il pensiero nazionale reclamava in Italia, l\u2019artista pi\u00f9 inoltrato che noi conosciamo nel sentimento dell\u2019Ideale che \u00e8 chiamato a governare tutti i lavori dell\u2019epoca\u201d: fin dal primo Pietro Rossi, argomenta Mazzocca, \u201cil messaggio patriottico era affidato a un richiamo molto chiaro e condiviso assegnato alla figura di destra della figlia in lacrime, la cui posa rimandava in maniera impressionante a quella dell\u2019iconica Italia piangente nel Monumento funerario di Vittorio Alfieri eretto da Canova in Santa Croce a Firenze\u201d. Idea condivisa anche da Valentina Ferrari che richiama il contesto della Milano carbonara dei primi anni Venti e la coincidenza con la pubblicazione del Conte di Carmagnola di Manzoni nel 1820. Una lettura che comunque ha precedenti (gi\u00e0 pi\u00f9 di vent\u2019anni fa Cesare De Seta definiva il Pietro Rossi \u201cun vero e proprio manifesto risorgimentale): la novit\u00e0, in questo senso, sta semmai nella suggestione che il significato politico conosca una sorta di maturazione nella definizione d\u2019una pittura che riscatta tutti quegl\u2019individui ai margini della storia (e interessante in tal senso \u00e8 l\u2019inserimento, nel dipinto incompiuto, del brano del soldato che d\u00e0 l\u2019addio alla famiglia) e che per\u00f2 sono stati decisivi nello sviluppo delle vicende che hanno portato al presente.<\/p>\n<p><\/p>\n<p>\t\t\t\tSe ti \u00e8 piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull&#8217;Arte.<br \/>\n\t\t\t\t\t\tal prezzo di 12,00 euro all&#8217;anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull&#8217;Arte e ci aiuterai a crescere e<br \/>\n\t\t\t\t\t\ta<br \/>\n\t\t\t\t\t\tmantenere la nostra informazione libera e indipendente.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/shop.finestresullarte.info\/carrello\/?add-to-cart=8971\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ABBONATI&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\tA <br \/>FINESTRE SULL&#8217;ARTE<\/a><br \/>\n\t\t\t        <\/p>\n<p>                        <img decoding=\"async\" class=\"immagineautoreimg\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/federico-giannini.jpg\" title=\"Federico Giannini\" alt=\"Federico Giannini\"\/><\/p>\n<p style=\"font-size:16px\">L&#8217;autore di questo articolo: <strong>Federico Giannini<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Massa nel 1986, si \u00e8 laureato nel 2010 in Informatica Umanistica all\u2019Universit\u00e0 di Pisa. Nel 2009 ha iniziato a lavorare nel settore della comunicazione su web, con particolare riferimento alla comunicazione per i beni culturali. Nel 2017 ha fondato con Ilaria Baratta la rivista Finestre sull\u2019Arte. Dalla fondazione \u00e8 direttore responsabile della rivista. Collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Art e Dossier e Left, e per la televisione \u00e8 stato autore del documentario Le mani dell\u2019arte (Rai 5) ed \u00e8 stato tra i presentatori del programma Dorian \u2013 L\u2019arte non invecchia (Rai 5). Al suo attivo anche docenze in materia di giornalismo culturale (presso Universit\u00e0 di Genova e Ordine dei Giornalisti), inoltre partecipa regolarmente come relatore e moderatore su temi di arte e cultura a numerosi convegni (tra gli altri: Lu.Bec. Lucca Beni Culturali, Ro.Me Exhibition, Con-Vivere Festival, TTG Travel Experience).<\/p>\n<p>    <script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Federico Giannini (Instagram: @federicogiannini1), scritto il 03\/08\/2025 Categorie: Recensioni mostre \/ Argomenti: Francesco Hayez &#8211; Ottocento &#8211;&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":26582,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,11183,1614,1611,1610,1612,203,27168,204,1537,90,89,27169,27170],"class_list":{"0":"post-26581","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arte-moderna","11":"tag-arteedesign","12":"tag-arts","13":"tag-arts-and-design","14":"tag-design","15":"tag-entertainment","16":"tag-francesco-hayez","17":"tag-intrattenimento","18":"tag-it","19":"tag-italia","20":"tag-italy","21":"tag-ottocento","22":"tag-romanticismo"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26581","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=26581"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26581\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/26582"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=26581"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=26581"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=26581"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}