{"id":266289,"date":"2025-12-18T09:57:17","date_gmt":"2025-12-18T09:57:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/266289\/"},"modified":"2025-12-18T09:57:17","modified_gmt":"2025-12-18T09:57:17","slug":"larte-di-saper-perdere-il-maestro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/266289\/","title":{"rendered":"L\u2019arte di saper perdere: Il maestro"},"content":{"rendered":"<p>Sport individuale per eccellenza, il tennis da qualche tempo lo \u00e8 un po\u2019 meno. Ormai a tutti i livelli, ai giocatori in campo \u00e8 permesso confrontarsi con i propri allenatori in tribuna, sia tramite gesti, sia a voce (se la distanza lo permette, giacch\u00e9 urlare sguaiatamente non si addice all\u2019eleganza storica di questo sport, pur gi\u00e0 abbondantemente compromessa). Questa regola ha sanato una violazione gi\u00e0 frequente, che costringeva allenatori e giocatori a ingegnarsi per non farsi smascherare palesemente mentre comunicavano.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"2cc1ddd8-5256-431a-8b84-53b3735d070f\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/fig 1_7.jpeg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nAndrea Di Stefano (a destra) con Pierfrancesco Favino sul set (ph. Andrea Miconi).<\/p>\n<p>Gli allenatori fanno parte dell\u2019azione e anche per questo, durante la trasmissione televisiva delle partite, vengono inquadrati come controcampo al gesto sportivo, alternati ad amici e familiari che rappresentano invece il controcampo emotivo, diventando parte integrante del racconto per immagini delle sfide tennistiche: in Italia, i nomi e i volti di Simone Vagnozzi e Darren Cahill sempre presenti nell\u2019angolo di Jannik Sinner hanno raggiunto una certa notoriet\u00e0. Perci\u00f2 \u00e8 una notizia anche quando un tennista famoso cambia allenatore, magari per sostituire quello che lo seguiva da quando era un ragazzino (per Sinner fu Riccardo Piatti, lasciato nel 2022) oppure un genitore non pi\u00f9 adeguato al doppio ruolo. Andrea Di Stefano, nella sua giovinezza tennistica prima di intraprendere la carriera di attore e regista, non ha ottenuto risultati di rilievo, perci\u00f2 non ha potuto ambire neppure ad allenatori o accademie prestigiose; ha per\u00f2 fatto tesoro delle sue esperienze e le ha riversate, con tanto di riferimento scherzoso dedicato al padre nei titoli di testa, nella storia di Il maestro, laddove quel maestro \u00e8 certamente di tennis, ma dovrebbe diventarlo anche un po\u2019 di vita, secondo le aspettative di questo genere di storia.<\/p>\n<p>Stiamo osservando la migliore epoca nella storia del tennis italiano per risultati ottenuti e anche il cinema spera di sfruttarne il traino. Di Stefano conosce il calendario tennistico e sicuramente ha apprezzato che il suo film sia stato presentato fuori concorso a Venezia 82 negli stessi giorni in cui si stavano svolgendo gli US Open (il sottoinsieme sfortunato della popolazione che \u00e8 sia cinefilo sia amante del tennis sa bene che le date di svolgimento della Biennale Cinema e del prestigioso torneo statunitense coincidono sempre); e poi che l\u2019uscita in sala sia stata fatta cadere nella settimana delle ATP Finals di Torino. Il tennis raccontato nel suo film, per\u00f2, \u00e8 lontano sia nel tempo, sia nella dimensione competitiva.<\/p>\n<p>Il protagonista, Felice (Tiziano Menichelli), \u00e8 un tennista tredicenne tra i migliori della sua et\u00e0 in ambito regionale. Suo padre, l\u2019ingegnere Pietro Milella (Giovanni Ludeno), che lo ha sempre allenato, lo ritiene pronto per partecipare ai tornei giovanili del circuito nazionale; sperando in un salto di qualit\u00e0, ingaggia un allenatore individuato tramite annuncio su una rivista. Raul Gatti (Pierfrancesco Favino) si pubblicizza come ex professionista che in carriera aveva raggiunto gli ottavi di finale agli Internazionali d\u2019Italia quando quel risultato, per un tennista italiano, era considerato prestigioso. Raul e Felice partono da soli, avendo definito un fitto programma di tornei cui iscriversi; il signor Milella resta a casa, in attesa spasmodica di notizie, confidando di avere scelto bene il maestro cui affidare il destino sportivo e anche, secondo le sue esagerate aspirazioni, il futuro economico del ragazzo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"436e6d56-aded-496d-939f-aaccb609be3a\" height=\"519\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/fig 2_5.jpeg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nTiziano Menichelli.<\/p>\n<p>Il diciassettenne Michael Chang aveva appena sconfitto il numero uno del mondo, Ivan Lendl, al Roland Garros di Parigi, il pi\u00f9 importante torneo che si svolge su terra battuta: questa informazione citata da Milella colloca la storia nell\u2019estate del 1989. Il giovane statunitense di famiglia taiwanese fece crollare mentalmente l\u2019affermato campione nell\u2019incontro degli ottavi di finale, per poi vincere le tre partite successive e quindi il torneo; si fece notare anche durante le pause di gioco mangiando banane per assimilarne il potassio, un gesto banale ma inedito su quei campi, che contribu\u00ec a definirne l\u2019immagine subito spendibile con gli sponsor. La giovane et\u00e0 di Chang \u00e8 il motivo per cui Milella vuole che suo figlio non perda tempo, anzi teme che Felice sia gi\u00e0 in ritardo nel percorso per diventare un campione. Eppure, nell&#8217;epoca scelta da Di Stefano, che ha scritto la sceneggiatura assieme a Ludovica Rampoldi, il tennis non era uno sport popolare come lo \u00e8 diventato oggi in Italia. Giravano molti meno soldi: rispetto al montepremi del Roland Garros del 2025 (circa 56 milioni di euro), la cifra del 1989 era oltre dieci volte inferiore. Pochi anni dopo, a partire dalla primavera del 1992, la televisione a pagamento Tele+2 inizi\u00f2 a criptare le dirette sportive, rendendo un\u2019esclusiva per gli abbonati la quasi totalit\u00e0 del circuito tennistico di cui acquist\u00f2 i diritti di trasmissione. Meno ricco e meno visibile rispetto a oggi, il tennis emanava l&#8217;aura dello sport di \u00e9lite, primeggiando nel quale di poteva effettuare un vero e proprio salto di classe sociale.<\/p>\n<p>In un&#8217;epoca successiva, dall\u2019altra parte dell\u2019Atlantico, la guardia giurata Richard Williams decise che le figlie sarebbero diventate campionesse di tennis ancor prima che nascessero; le allen\u00f2 personalmente per anni, affront\u00f2 l&#8217;onta di non poter pagare un maestro di tennis per entrambe, riusc\u00ec a farle ammettere in un&#8217;accademia ma senza rinunciare a influenzare pesantemente ogni loro scelta di carriera e di vita. Quella raccontata nel film Una famiglia vincente &#8211; King Richard, incentrata sul padre delle sorelle e future campionesse Venus e Serena Williams, \u00e8 la storia vera di un riscatto sociale perseguito attraverso lo sport e per interposta persona: non solo il modo di migliorare il proprio status economico, ma anche la rivincita degli atleti neri capaci di farsi strada in uno sport dominato da bianchi benestanti. Come il vero Richard Williams, anche il fittizio padre\/allenatore Pietro Milella \u00e8 spinto da un misto di motivazioni economiche e sociali. Non accontentandosi di far parte della classe media che risparmia e rinuncia, \u00e8 disposto a imporre sacrifici a s\u00e9 stesso, ma anche a moglie e figlia, pur di investire nel talento di Felice scommettendo sui futuri montepremi guadagnati con le vittorie; lo sport poi \u00e8 uno degli ambiti in cui i meridionali come lui possono farsi apprezzare in tutto il paese, e l\u2019accento napoletano sornione del maestro Gatti gli deve essere sembrato un ottimo esempio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"f8011b19-66c8-4354-91e5-954de5da7ccd\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/fig 3_43.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nMenichelli e Favino.<\/p>\n<p>Durante il film si vedono tanti campi in terra rossa, ma poca azione tennistica; peraltro si riesce a intuire quanto siano noiose quelle partite tra adolescenti, che Felice contribuisce a peggiorare per come le imposta. Il tennis che Pietro Milella ha insegnato al figlio attraverso esercizi e schemi rigidi, appuntati manualmente su quaderni amatoriali, \u00e8 concepito come una lotta di classe: gli intima di giocare sempre da fondo campo, in maniera difensiva, perch\u00e9 il gioco d\u2019attacco imprevedibile e fantasioso, perci\u00f2 rischioso, \u00e8 una cosa da ricchi, cio\u00e8 di chi non ha nulla da perdere. Pochissimi azzardi, tanta sostanza, colpi martellanti che assurgono a simbolo dell\u2019ostinazione delle classi non privilegiate. Felice \u00e8 stato educato non a cercare di vincere, ma a far perdere l\u2019avversario: come dire che in partenza si accetta il proprio ruolo subordinato (nello sport come nella vita) e per affrontare la scalata sociale non si cercano scorciatoie.<\/p>\n<p>Il padre di Felice \u00e8 un uomo coerente che a sua volta ragiona per piccoli passi. Lo stipendio da ingegnere dell\u2019azienda telefonica \u00e8 sufficiente a mantenere dignitosamente la famiglia, persino a portarla in vacanza una volta all\u2019anno, ma non basta anche per sostenere economicamente la carriera sportiva di Felice oltre il livello regionale. C\u2019\u00e8 un legame morale, tra l\u2019insegnamento di giocare con pazienza colpo dopo colpo senza strafare, e il piano di aumentare i risparmi familiari tagliando le uscite e aumentando le entrate con lavori estemporanei che gli rubano completamente il tempo libero. Si ragiona lira dopo lira, colpo dopo colpo, senza speculazioni. Il difetto di questa attitudine \u00e8 che nel tennis raramente si vince senza osare, come in genere non ci si pu\u00f2 arricchire rapidamente senza correre dei rischi. Poi Milella commette un altro errore, sebbene in buonafede: non si accorge subito che il maestro che assolda, pi\u00f9 competente di lui sul tennis, \u00e8 per\u00f2 molto lontano dai suoi valori morali.<\/p>\n<p>Raul Gatti \u00e8 uno sciupone. Con le donne, innanzi tutto: imperterrito sciupafemmine gi\u00e0 nella scena iniziale, al telefono, senza che l&#8217;interlocutrice capisca che chi le parla si trova in una clinica. Chi invece lo incontra dal vivo e lo riconosce, ne ricorda il talento: anche quello, evidentemente, del tutto sciupato. Le tensioni crescenti del ruolo di maestro di un ragazzino non facilmente malleabile portano a galla le fragilit\u00e0 psicologiche che gli hanno impedito di affermarsi nello sport e nella vita. Il paradosso di un uomo incapace di dedizione e impegno, motivo per cui non ha saputo mettere a frutto le sue doti innate, \u00e8 che si trova ad allenare un giovane atleta cui non manca affatto il senso di sacrificio, che per\u00f2 da solo non basta a forgiare la predisposizione innata a essere un campione senza cui non si pu\u00f2 emergere.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"ad21b83f-c767-40f4-9b51-08ec4a3f622c\" height=\"439\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/fig 4_2.jpeg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nPierfrancesco Favino.<\/p>\n<p>\u201cLa vita ti sorride\u201d, dice Raul poco convinto davanti allo specchio, come esercizio per illudere la sua mente depressa: non essendo in grado di ingannare s\u00e9 stesso, non pu\u00f2 neppure ingannare Felice. Non riuscire a nascondere la propria debolezza concede sempre un grande vantaggio all&#8217;avversario dall\u2019altra parte del campo; lo si pu\u00f2 confondere solo quando la debolezza si manifesta palesemente, ad esempio evidenziando un proprio infortunio, ed \u00e8 la carta che gioca Raul quando dalle donne del suo passato riesce a ottenere indulgenza, anche se non perdono. Ma con Felice funziona solo in parte: non si trasforma da maestro di tennis a padre putativo e per quanto Favino sappia renderlo a tratti irresistibile, riesce anche a farlo sembrare pi\u00f9 infantile del tredicenne del quale deve prendersi cura. Il suo essere tanto distante dal modello paterno di Felice, per\u00f2, lo rende il perfetto strumento per far scattare nel ragazzo l&#8217;idea di un parricidio immaginario.<\/p>\n<p>Sarebbe riduttivo rilevare che il migliore insegnamento che Raul possa dare a Felice, pur provando a farlo diventare un vincente, \u00e8 l\u2019accettazione della sconfitta, possibilit\u00e0 mai seriamente presa in considerazione dal ragazzo illuso dalla sicurezza messianica del padre. Quando cerca di spingerlo a differenziare il suo noioso e prevedibile gioco da fondo campo, plasmato da anni di allenamenti asfissianti, lo allontana dalla figura paterna sapendo allo stesso tempo di non poterla sostituire. Cosa sono allora le variazioni che prova a suggerirgli? Il serve &amp; volley, quella avventurosa e un po\u2019 incosciente corsa verso la rete dopo il servizio che rende il futuro pi\u00f9 repentino e imprevedibile, \u00e8 un colpo proibito che Felice non ha mai osato tentare; anche solo immaginare di azzardarlo \u00e8 il principio di una ribellione al destino gi\u00e0 scritto per lui da qualcun altro, l\u2019affermazione della capacit\u00e0 di saper decidere autonomamente, un ingresso nell\u2019et\u00e0 adulta che impone responsabilit\u00e0 per le proprie azioni.<\/p>\n<p>Nel tennis, se si sbaglia il primo servizio, c\u2019\u00e8 sempre la possibilit\u00e0 rassicurante di un secondo tentativo: Raul sembra reclamare una seconda di servizio per ogni guaio combinato, senza capire che la sua partita \u00e8 gi\u00e0 terminata, ed \u00e8 terminata per ritiro, anzich\u00e9 lottando con coraggio fino all\u2019ultimo punto. Non pu\u00f2 insegnare a Felice come essere un vincente n\u00e9 lo vuole condannare a essere un perdente, ma decide di prepararlo ad arrivare in fondo alle inesorabili sconfitte, purch\u00e9 ci arrivi a modo suo. Se c\u2019\u00e8 un insegnamento che il maestro lascia al suo allievo \u00e8 che, quando si perde, non bisogna accettare di farlo alle condizioni imposte da altri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sport individuale per eccellenza, il tennis da qualche tempo lo \u00e8 un po\u2019 meno. 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