{"id":267586,"date":"2025-12-19T06:28:16","date_gmt":"2025-12-19T06:28:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/267586\/"},"modified":"2025-12-19T06:28:16","modified_gmt":"2025-12-19T06:28:16","slug":"mio-nonno-gio-ponti-e-lincanto-dellinutile-salvatore-licitra-racconta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/267586\/","title":{"rendered":"\u201cMio nonno, Gio Ponti, e l\u2019incanto dell\u2019inutile\u201d. Salvatore Licitra racconta"},"content":{"rendered":"<p>Bottiglie in legno, mani a sei dita, cavalli e colombi in metallo sagomati come origami. A che servono? Apparentemente a nulla. \u201cL\u2019incanto, questa cosa inutile e indispensabile come il pane: da nobis hodie incantum quotidianum\u201d, scriveva Gio Ponti nel 1957 in Amate l\u2019architettura. Inutili e indispensabili come i suoi oggetti che Molteni&amp;C ha appena rimesso in produzione, in collaborazione con i Gio Ponti Archives e con la direzione artistica dello Studio Cerri &amp; Associati.<\/p>\n<p>\u201cQuesti pezzi sono una chiave per entrare nel mondo creativo pontiano\u201d, spiega Salvatore Licitra, nipote dell\u2019architetto e fondatore del suo archivio. \u201cSono oggetti che definirei \u201cinutili\u201d in un certo senso, o utili solo se uno \u00e8 disposto a mettere in gioco la propria fantasia\u201d. Un criterio, questo, trasversale alla produzione di Ponti: \u201cDalle piante dei suoi edifici e delle sue case, ci si rende conto che studiava cosa vedeva l\u2019osservatore da una prospettiva o da un\u2019altra: l\u2019abitante era il regista della percezione dell\u2019architettura\u201d. Come a teatro, in cui si vive e guarda insieme una realt\u00e0 che ciascuno immagina individualmente, allo stesso modo Ponti voleva consegnare al fruitore, al residente di un appartamento, a chi passeggiava nelle vie delle citt\u00e0, la possibilit\u00e0 di percepire e giudicare le cose dal suo punto di vista. \u201cPur venendo dalla cultura ottocentesca, in cui ogni stanza era pensata con il suo arredo, fin dagli anni Venti lui ha iniziato invece a immaginare oggetti mobili, trasportabili, pieghevoli, modificabili, per cui l\u2019abitante viveva in una specie di palcoscenico teatrale dove modellare a proprio piacimento gli spazi. Modernit\u00e0 per Ponti andava a braccetto con versatilit\u00e0\u201d. Anche gli oggetti ora prodotti da Molteni&amp;C sono allo stesso tempo inutili e versatili, usando un po\u2019 di fantasia.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/172116188-13a072f2-5629-4aef-b4a2-002a96c75233.jpg\" data-lightbox=\"\" data-pswp-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/172116188-13a072f2-5629-4aef-b4a2-002a96c75233.jpg?webp\" data-pswp-width=\"800\" data-pswp-height=\"1114\"><\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/172116188-13a072f2-5629-4aef-b4a2-002a96c75233.jpg\" width=\"800\" height=\"1114\" alt=\"Il vassoio Architettura di Gio Ponti, riproposto da Molteni&amp;C. Foto Aaron Tilley, Creative Direction Elisa Ossino Studio\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>    <\/a><\/p>\n<p>        Il vassoio Architettura di Gio Ponti, riproposto da Molteni&amp;C. Foto Aaron Tilley, Creative Direction Elisa Ossino Studio\u00a0<\/p>\n<p>Sempre centrale il rapporto con gli artigiani, evidente per esempio nel Bucchero, vaso nato dalla collaborazione con il laboratorio Buccheri Antonio Rossi. Questo era l\u2019unico a produrre con un\u2019antica tecnica: dopo una cottura ad altissima temperatura, prevedeva l\u2019essiccazione all\u2019aria aperta, che privava l\u2019argilla dell\u2019ossigeno, conferendole una colorazione nera lucida. \u201cIl Bucchero fu un\u2019operazione tipicamente pontiana: recuperare un reperto antico \u2013 andava spesso a visitare il Museo Etrusco \u2013 e riportarlo alla luce con l\u2019idea che noi possiamo ridare vita a forme passate, per farle abitare in un mondo diverso, moderno, gestito da noi\u201d. Univa le scorribande nel passato con il confronto continuo con ceramisti, falegnami, ebanisti, vetrai. \u201cAssorbiva dagli artigiani tutte le informazioni possibili, per partecipare fino in fondo alla creazione dell\u2019oggetto. I suoi progetti nascevano sempre da un legame e dialogo diretto con l\u2019azienda o con l\u2019architettura, non erano mai calati dall\u2019alto\u201d.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/172107181-6519cf32-3ad9-409a-8ba9-1b3fe5097519.jpg\" data-lightbox=\"\" data-pswp-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/172107181-6519cf32-3ad9-409a-8ba9-1b3fe5097519.jpg?webp\" data-pswp-width=\"800\" data-pswp-height=\"628\"><\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/172107181-6519cf32-3ad9-409a-8ba9-1b3fe5097519.jpg\" width=\"800\" height=\"628\" alt=\"Pompei, utilizzabile come candelabro o vaso. Foto Aaron Tilley, Creative Direction Elisa Ossino Studio\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>    <\/a><\/p>\n<p>        Pompei, utilizzabile come candelabro o vaso. Foto Aaron Tilley, Creative Direction Elisa Ossino Studio\u00a0<\/p>\n<p>Uno degli obiettivi era fare cose comprensibili in tutto il mondo, con tecniche semplici che permettessero di dialogare anche con culture lontane. In quest\u2019ottica nascono gli oggetti rieditati da Molteni&amp;C: \u201cUn bambino che vede quel Cavallo, sia esso europeo, sudamericano o neozelandese, vi riconosce un cavallo. Il fatto che la forma sia universale e semplice, e non abbia bisogno di essere spiegata, rende l\u2019oggetto potente e comprensibile\u201d, spiega Licitra. Anche i nomi scelti sono sempre facili da capire: basti pensare alle sedie Leggera e Superleggera. Idem per questi oggetti: Cavallo, Colombo, Bucchero, La Mano, 7 Tubi, Bottiglie, Architettura. Quest\u2019ultimo \u00e8 un vassoio esagonale, forma ricorrente nei progetti dell\u2019architetto: dalla pianta del grattacielo Pirelli ai fori della facciata di San Francesco al Fopponino, a Milano.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/172134149-dfb7ef5e-b1db-4f58-9bd6-8b44ffa39e6c.jpg\" data-lightbox=\"\" data-pswp-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/172134149-dfb7ef5e-b1db-4f58-9bd6-8b44ffa39e6c.jpg?webp\" data-pswp-width=\"800\" data-pswp-height=\"565\"><\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/172134149-dfb7ef5e-b1db-4f58-9bd6-8b44ffa39e6c.jpg\" width=\"800\" height=\"565\" alt=\"foto di una mostra a Parigi del 1957. Foto \u00a9Gio Ponti Archives\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>    <\/a><\/p>\n<p>        foto di una mostra a Parigi del 1957. Foto \u00a9Gio Ponti Archives\u00a0<\/p>\n<p>Tutti questi pezzi sono nati pi\u00f9 per gioco che per la messa in produzione. Alcuni hanno radici in un rapporto di amicizia, come la mano a sei dita proveniente da uno scambio epistolare con l\u2019argentiere Lino Sabatini, oggi realizzata con una lastra in acciaio inossidabile curvata \u2013 utilizzabile come portagioielli, se non ci si vuole arrendere all\u2019inutilit\u00e0. Le bottiglie in legno invece dovevano completare una proposta d\u2019arredo nelle fotografie o nelle mostre: \u201cErano oggetti che fingevano, ancora \u201cteatralmente\u201d, di essere vere bottiglie, senza il bisogno che lo fossero\u201d.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/172125271-a3439a52-56e6-4e43-975e-8ba35ff886fd.jpg\" data-lightbox=\"\" data-pswp-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/172125271-a3439a52-56e6-4e43-975e-8ba35ff886fd.jpg?webp\" data-pswp-width=\"800\" data-pswp-height=\"1017\"><\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/172125271-a3439a52-56e6-4e43-975e-8ba35ff886fd.jpg\" width=\"800\" height=\"1017\" alt=\"La Mano riprodotta da Molteni&amp;C. Foto Aaron Tilley, Creative Direction Elisa Ossino Studio\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>    <\/a><\/p>\n<p>        La Mano riprodotta da Molteni&amp;C. Foto Aaron Tilley, Creative Direction Elisa Ossino Studio\u00a0<\/p>\n<p>Agli inizi del Novecento \u2013 quando nascevano il design, molti nuovi materiali, le produzioni in serie \u2013 la creativit\u00e0 di Ponti era funzionale e ricercatissima. Poi, per un certo periodo, fu messo da parte: \u201cBasterebbe guardare alla toponomastica milanese: via Gio Ponti nella sua citt\u00e0 esiste, ma \u00e8 una strada un po\u2019 periferica di Milano, che non c\u2019entra nulla con lui. Il suo ottimismo abbondante, generoso, anche invadente a volte, per un po\u2019 \u00e8 stato percepito come superato\u201d. E anche oggi, che il suo nome e la sua produzione sono apprezzate in tutto il mondo, si tende a trascurarne il metodo e l\u2019insegnamento: \u201cPonti aveva uno sguardo sempre rivolto al futuro, non ha mai rifiutato le nuove tecnologie: dai laminati al cemento armato all\u2019alluminio anodizzato, ogni materiale era il pretesto per un diverso tipo di impiego, per spingere la sua applicazione dove non era stato ancora sperimentato\u201d. Forse \u00e8 stato proprio questo approccio a rendere gli oggetti ancora cos\u00ec moderni. \u201cLa sua opera \u00e8 immediatamente comprensibile in tutto il mondo nella sua semplicit\u00e0 ed essenzialit\u00e0, perch\u00e9 tirando fuori l\u2019anima di una cosa Ponti fa s\u00ec che essa non invecchi mai\u201d. Inutile o indispensabile che sia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Bottiglie in legno, mani a sei dita, cavalli e colombi in metallo sagomati come origami. 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