{"id":267740,"date":"2025-12-19T08:43:11","date_gmt":"2025-12-19T08:43:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/267740\/"},"modified":"2025-12-19T08:43:11","modified_gmt":"2025-12-19T08:43:11","slug":"riccardo-cocciante-il-mio-fisico-sfida-gli-stereotipi-mi-ha-costretto-a-lottare-e-non-smettero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/267740\/","title":{"rendered":"Riccardo Cocciante: \u00abIl mio fisico sfida gli stereotipi, mi ha costretto a lottare. E non smetter\u00f2\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>                                                                                                                      di Walter Veltroni<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Il cantautore torna a pi\u00f9 di vent\u2019anni dal debutto con &#8220;Notre Dame de Paris&#8221;: \u00abHo due anime, quella francese di &#8220;Quando finisce un amore&#8221;, la mia canzone preferita, e quella italiana di &#8220;Bella senz\u2019anima&#8221;, che divent\u00f2 un pezzo anti dittature. Il pi\u00f9 grande? Ennio Morricone: gli dava fastidio il mio modo di cantare cos\u00ec aspro. Poi ci siamo capiti\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Riccardo Cocciante ritorna in scena con la sua opera Notre Dame de Paris, prodotta da Clemente Zard, amministratore delegato di Vivo Concerti, che ha preso il testimone da suo padre David, storico impresario musicale degli anni d\u2019oro del pop e della canzone d\u2019autore. L\u2019opera (a Milano dal 26 febbraio del prossimo anno, ndr)  \u00e8 stata tradotta in nove lingue e ha avuto, in 20 Paesi, pi\u00f9 di tredici milioni di spettatori. Cocciante ha attraversato decenni di musica italiana lasciando un segno nella memoria di tutti. Un cantante italiano venuto alla luce in Vietnam.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come si fa a chiamarsi Cocciante e a nascere a Saigon a met\u00e0 degli anni Quaranta?<\/b><br \/>\u00abMio padre lavorava alle poste in Abruzzo, ma quando \u00e8 arrivato Mussolini decide di andarsene. Prima va a lavorare come manovale in Somalia, poi sente parlare dell\u2019Indocina francese come di una terra piena di promesse. E allora parte e sbarca in Vietnam. L\u00ec resta stupito dalla violenza dei monsoni e dalle conseguenze che provocano. Si mette a studiare \u2013 ormai era ingegnere \u2013 il modo di poter proteggere i ponti e il territorio. Mia madre era di una nobile famiglia francese che per\u00f2 nell\u2019Ottocento, vista la mala parata in patria, si rifugia nelle isole Reunion dove fanno decadere i titoli nobiliari dal cognome. Anche la sua famiglia viene attratta dal sogno indocinese e arrivano a Saigon. Lei diventa istitutrice nella scuola francese. Loro due si incontrano, un abruzzese e una francese, e nasco io. Che buffa \u00e8 la vita. Senza quei viaggi e quei sogni asiatici, non ci sarebbe stata Margherita\u00bb.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come lo ricorda il Vietnam dei primi anni Cinquanta?<\/b><br \/>\u00abLa luminosit\u00e0, la luce particolare, gli odori e i colori. Il caldo, la sensazione di un\u2019estate permanente spezzata da quei terremoti naturali che sono i monsoni. Bellezza e fragilit\u00e0, insieme. Io da bambino conoscevo solo il francese. Mio padre, come facevano gli emigranti di allora, non mi parlava in italiano\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quale \u00e8 stato il suo primo contatto con la musica?<\/b><br \/>\u00abMia zia, che suonava delle arie d\u2019opera al piano. Mi spingeva a cantarle ma io ero, e sono rimasto tutta la vita, un timido, e allora mi nascondevo sotto il pianoforte. La mia voce si ascoltava da l\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quale musica ascoltava in Vietnam?<\/b><br \/>\u00abL\u2019opera, i miei erano melomani. E poi la canzone francese. Brel, B\u00e9caud, Aznavour. Mi piaceva e mi piace il loro modo di cantare, di gridare la grinta delle parole. Fino a quando sono venuto in Italia non conoscevo la canzone del nostro Paese che in quel momento stava profondamente cambiando\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei arriva in Italia nel 1957. Mi racconta la sua prima impressione?<\/b><br \/>\u00abA un certo punto per i francesi in Vietnam l\u2019aria era diventata irrespirabile, meglio andar via. La terra delle promesse si era fatta minacciosa. Allora mio padre caric\u00f2 tutto e sbarcammo a Marsiglia. Da l\u00ec partimmo per un interminabile viaggio in auto. Pap\u00e0 aveva affittato una Ford Versailles nella quale affollammo i bagagli e l\u2019intera famiglia, non so come ci entrassimo. Ma erano tempi in cui gli spazi si dilatavano, pensi che col mio primo gruppo viaggiavamo nella vecchia 500, che oggi sembra un bonsai, in quattro e con gli strumenti. Ci accontentavamo, allora\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Torniamo al viaggio\u2026<\/b><br \/>\u00abArriviamo, dopo un numero infinito di tappe e di guasti meccanici, a Rocca di Mezzo, un paesino interno dell\u2019Abruzzo. Ci aspettava tutta la comunit\u00e0. Erano stupiti, dei francesi su una macchina americana. Io mi trovai, a 11 anni, a passare da Saigon a Rocca di Mezzo. Migrante in una terra di emigranti. I ragazzini mi sfidavano a calcio. Ma io non sapevo neanche cosa fosse. Ero inservibile, per cui pensavano fossi un marziano\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E Roma?<\/b><br \/>\u00abMi sembr\u00f2 fredda, grigia. Il che non \u00e8. Ma avevo negli occhi il caleidoscopio di tinte delle estati di Saigon e tutto mi sembrava plumbeo, uniforme. Andammo ad abitare in via Fezzan, nel quartiere africano. Io trascorrevo ore davanti alla televisione ed ero appassionato di tutte le trasmissioni in cui c\u2019era della musica da ascoltare. La mattina studiavo allo Chateaubriand, la scuola francese di Roma, e dal pomeriggio cercavo musica alla radio e in tv. Tutto stava cambiando, arrivavano Mina, Celentano, Modugno. Posso dire di aver imparato l\u2019italiano da loro, con loro\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Per\u00f2 poi va a lavorare, giovane.<\/b><br \/>\u00abLa situazione economica familiare, a causa di una truffa subita da pap\u00e0, era diventata difficile e lui mi chiese di dare una mano. Lo feci con coscienza e responsabilit\u00e0. Frequentai un corso di studi alberghieri e divenni segretario d\u2019hotel all\u2019albergo Savoia, vicino a via Veneto. Eccole, le luci italiane, i colori di quella strada piena di illuminazione, di vita, di paparazzi, di scandali veri e finta. Era il tempo della Dolce Vita. Che era davvero vita e davvero dolce. Io la vedevo sfilare, ma da dietro la scrivania di un albergo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come arriva dall\u2019hotel Savoia di via Veneto alla mitica Rca sulla Tiburtina?<\/b><br \/>\u00abFrequentavo un circolo di studenti stranieri, mi confortava. L\u00ec incontrai un ragazzo vietnamita, figlio di un diplomatico di quel Paese che \u00e8 tornato pi\u00f9 volte nella mia vita. Aveva un gruppo musicale, The Nations, e mi chiese, saputo della mia passione, di farne parte. Io forse sapevo cantare, di certo non sapevo suonare. E quindi non avevo uno strumento mio. Lui mi prest\u00f2 i soldi per acquistare una tastiera sulla quale, da autodidatta, ho cominciato la mia formazione\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E arriva la Rca.<\/b><br \/>\u00abQuel ragazzo vietnamita, si chiamava Van, era molto intraprendente. Aveva saputo che la Rca, un giorno a settimana, apriva le porte agli esordienti. Noi ci presentammo, c\u2019era una marea di gente. I tecnici e gli esaminatori, a met\u00e0 giornata, erano sfiniti e non vedevano l\u2019ora di andare a casa. Noi cominciammo a suonare e cantare e vedemmo le loro teste che si alzavano e si giravano verso di noi: era come se li avessimo risvegliati. Ma successe una cosa imbarazzante. La Rca voleva fare il contratto a me ma non al gruppo. Io trovai una soluzione: avrei firmato, ma mi impegnavo a fare le serate con The Nations. Cos\u00ec fu, tutti stipati nella 500\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Non tutto fila liscio per\u00f2\u2026<\/b><br \/>\u00abMacch\u00e8. Una doccia fredda micidiale. Mi mandano, come prima esibizione importante, al Cantastampa. Quando torno mi dicono che non gli interesso pi\u00f9 e che il contratto potevo considerarlo carta straccia. Poi per fortuna entra in scena Marco Luberti, che lavorava con una etichetta satellite della Rca, la Delta. Lui mi sostiene e allora mi chiedono un disco. In 15 giorni e 15 notti sforniamo Mu, un album concept che fu accolto bene dalla critica. Mi imbattei poi in un produttore, un tipo da spiaggia, che voleva cambiare il mio modo di cantare. Per fortuna dissi di no\u00bb.<\/p>\n<p>    \u00abIniziai a lavorare come segretario in un hotel: da l\u00ec vidi sfilare<br \/>la dolce vita. Era davvero vita e dolce\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nel settembre del 1973, nei giorni del colpo di stato in Cile, esce l\u2019album Poesia con la title track che durer\u00e0 nel tempo.<\/b><br \/>\u00abS\u00ec ma al primo successo l\u2019ha portata Patty Pravo che volle inciderla. Il vero boom per me esplode l\u2019anno dopo con l\u2019album Anima che contiene la mia canzone preferita, tra quelle che ho scritto, Quando finisce un amore e soprattutto Bella senz\u2019anima che all\u2019inizio fu bocciata dalla Rca\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00c8 del 1974 anche lo spettacolo al Teatro dei Satiri di Roma.<\/b><br \/>\u00abS\u00ec ero con Antonello Venditti e Francesco De Gregori che avevano gi\u00e0 dei pezzi di grande successo. Venne mezzo mondo a vederci, il teatro era sempre pieno. C\u2019erano Dalla, Baglioni e perfino Ornella Vanoni. Anzi le dir\u00f2, ricordandola con affetto, che Ornella voleva cantare Bella senz\u2019anima. Ennio Melis, il boss della Rca, uno che di\u00a0musica capiva, mi ascolt\u00f2 e mi propose di reincidere quel brano\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E qui arriva un altro Ennio.<\/b><br \/>\u00abS\u00ec, Ennio Morricone, che arrangi\u00f2 il brano. Io l\u2019ho sempre amato. Lui non scriveva la musica come gli altri. All\u2019inizio gli dava un po\u2019 fastidio il mio modo di cantare cos\u00ec aspro, cos\u00ec difficile. Poi ci siamo capiti. Ennio ha messo a quel brano un vestito emotivamente bellissimo. Tutto, in Morricone, \u00e8 unico. E, quando mi chiedono chi sia al mondo l\u2019autore di colonne sonore che preferisco, io rispondo che non c\u2019\u00e8 nessuno come lui\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei si sentiva parte di quella stagione meravigliosa di cantautori italiani?<\/b><br \/>\u00abMi hanno spesso associato al filone romano, in quel periodo il pi\u00f9 prolifico. C\u2019era stato quello genovese di Paoli, Tenco, Bindi e quello milanese di Jannacci e Gaber. Roma, all\u2019avvio degli anni Settanta diventa la capitale di una musica d\u2019autore fortemente impregnata di valori politici e sociali. Io ero un po\u2019 di lato. Non sono mai andato al Folkstudio e non sono mai stato un cantante che ha avuto il desiderio o l\u2019ambizione di trasmettere messaggi politici. Stavo per conto mio\u00bb.<\/p>\n<p>    \u00abTutto cominci\u00f2 grazie a Van, un amico vietnamita: andammo alla Rca e mi fecero il contratto, poi lo stracciarono&#8230;\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Questo le \u00e8 pesato?<\/b><br \/>\u00abSinceramente s\u00ec. Non venivo mai nominato tra i cantanti pi\u00f9 importanti. Ci ho sofferto. I critici preferivano gli autori che avevano una dimensione da intellettuale. Io non lo ero. Ma al pubblico, per fortuna, interessava la qualit\u00e0 della mia musica\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Bella senz\u2019anima ebbe un percorso pubblico travagliato. Fu, insieme, censurata dalla Rai e criticata dai primi movimenti femministi.<\/b><br \/>\u00abLa critica dei movimenti delle donne rientr\u00f2 presto. La Rai non sopportava che fosse trasmessa una canzone in cui si diceva \u201cE quando a letto lui\u2026\u201d. Ma le canzoni hanno un loro tragitto, che spesso l\u2019autore neanche prevede o immagina. Hanno una loro libert\u00e0, una loro anima. Per esempio, Bella senz\u2019anima imprevedibilmente divent\u00f2 una canzone della rivolta in Cile, in Spagna, in Argentina contro le dittature dell\u2019epoca\u00bb.<\/p>\n<p><b>Ma lei, e sono d\u2019accordo, preferisce Quando finisce un amore.<\/b><br \/>\u00abS\u00ec, forse perch\u00e9 la sento pi\u00f9 vicina alla mia formazione, alla canzone francese, pi\u00f9 recitativa. Bella senz\u2019anima \u00e8 pi\u00f9 italiana, Quando finisce un amore pi\u00f9 transalpina. Le mie due identit\u00e0 fondamentali\u00bb.<\/p>\n<p>    \u00abLa mia opera \u00e8 un\u2019esaltazione della bellezza, della differenza <br \/>e del rifiuto di ogni razzismo\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019identit\u00e0 non \u00e8 forse il vero tema di Notre Dame de Paris che torner\u00e0 in scena a pi\u00f9 di venti anni dal suo esordio, nel 2002, al Gran Teatro di Roma?<\/b><br \/>\u00abSono molto contento di questo ritorno. Notre Dame de Paris \u00e8 un\u2019opera popolare di canzoni che possono essere, lo sono state, delle hit. Non \u00e8 un musical tradizionale, ma un racconto che procede per mezzo di musica popolare e di una struttura scenica potente e sofisticata. Notre Dame \u00e8 un\u2019esaltazione della bellezza della differenza, del rifiuto della discriminazione fondata sul corpo, il colore della pelle, la classe sociale. Dal fisico di Quasimodo all\u2019identit\u00e0 gitana di Esmeralda, ai sans papier della Corte dei Miracoli abbiamo, con Luc Plamandon per la versione francese e con Pasquale Panella per quella italiana, sempre cercato di mandare un messaggio forte di rifiuto di ogni razzismo e di ogni discriminazione. Quando, tanti anni fa, abbiamo scritto quei testi non pensavamo che, purtroppo, il tema della accettazione delle differenze sarebbe riapparso cos\u00ec tristemente attuale. E che si sarebbe di nuovo tornati a dover spiegare quanto abbiamo bisogno degli immigrati nelle nostre societ\u00e0 moderne, perch\u00e8 rinnovano le nostre identit\u00e0 e il nostro pensiero. Il nuovo razzismo \u00e8 davvero scioccante\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Un\u2019ultima domanda: mi \u00e8 sempre sembrato che nel suo modo di cantare ci fossero, insieme, rabbia e malinconia.<\/b><br \/>\u00ab\u00c8 vero, la mia \u00e8 una sofferenza malinconica, una sorta di disagio del vivere. Il mio fisico non mi ha mai consentito di essere un cantante che rispondesse agli stereotipi considerati di norma. All\u2019inizio pensavo che questo problema potesse rappresentare un handicap, per me. Ma ho lottato per la mia vita. Ho lottato sempre. E non smetto\u00bb.<\/p>\n<p>    CHI E&#8217;\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La vita<\/b><br \/>Riccardo Vincent Cocciante \u00e8 nato a Saigon il 20 febbraio 1946. Il padre, abruzzese, lavorava alle poste: dopo un periodo di lavoro in Somalia si \u00e8 trasferito in Vietnam, dove ha incontrato e sposato una istitutrice francese. La famiglia si \u00e8 poi trasferita a Roma quando Cocciante aveva 11 anni, nel 1957. Nel 1983 ha sposato Catherine Boutet (nella foto a sinistra) dalla quale ha avuto il figlio David. <\/p>\n<p><b>La carriera<\/b><br \/>Dopo aver frequentato il liceo francesce, Cocciante ha lavorato come segretario d\u2019albergo al Savoia di Roma. La carriera musicale \u00e8 cominciata  alla Rca, il primo album, Mu, \u00e8 uscito nel 1972. Il grande successo  \u00e8 arrivato con Anima (1974) che contiene Bella senz\u2019anima. Durante la sua carriera ha collaborato con Ennio Morricone e con Mogol.  Nel  settembre 1998 ha debuttato in Francia,  al Palazzo dei Congressi di Parigi, con la rielaborazione dell\u2019opera popolare Notre Dame de Paris. E\u2019 <br \/>un successo internazionale, visto da 13 milioni di persone<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-12-19T09:37:38+01:00\">19 dicembre 2025 ( modifica il 19 dicembre 2025 | 09:37)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Walter Veltroni Il cantautore torna a pi\u00f9 di vent\u2019anni dal debutto con &#8220;Notre Dame de Paris&#8221;: 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