{"id":269188,"date":"2025-12-20T07:28:14","date_gmt":"2025-12-20T07:28:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/269188\/"},"modified":"2025-12-20T07:28:14","modified_gmt":"2025-12-20T07:28:14","slug":"il-patto-di-ferro-con-gli-studios-usa-un-piano-marshall-in-miniatura-la-foto-con-magnani-cosi-andreotti-fece-risorgere-il-cinema-italiano-ma-litigo-con-la-moglie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/269188\/","title":{"rendered":"Il patto di ferro con gli studios Usa, un \u00abpiano Marshall in miniatura\u00bb, la foto con Magnani: cos\u00ec Andreotti fece risorgere il cinema italiano (ma litig\u00f2 con la moglie)"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Massimo Franco<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Negli Anni 50, in qualit\u00e0 di Sottosegretario con delega al cinema, Andreotti ebbe il compito di ricostruire l\u2019industria cinematografica dopo l\u2019oscurantismo culturale del fascismo. Un compito che portava avanti con pragmatismo, ma che gli fece guadagnare qualche accusa di bigottismo. E un pizzicotto da parte della moglie<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nei rotocalchi degli Anni Cinquanta del secolo scorso ci sono<b> foto ingiallite di un Giulio Andreotti giovane, meno curvo, ma sempre in doppiopetto, magari in smoking bianco, che cammina sottobraccio a qualche celebrit\u00e0 femminile del tempo<\/b>, o conversa con registi e produttori cinematografici al Lido di Venezia o a Cinecitt\u00e0. La sua non era una concessione alla mondanit\u00e0; almeno, non solo. Per Andreotti, sottosegretario di Alcide De Gasperi anche al cinema e allo sport, era lavoro.  <b>Aveva il compito di ricostruire l\u2019industria cinematografica dopo l\u2019oscurantismo culturale del fascismo<\/b>. E conciliare il primato culturale nascente della sinistra, ma anche il consumismo delle industrie americane, con la sessuofobia di ampi settori del mondo cattolico e del Vaticano.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E cos\u00ec, nel 1947 si present\u00f2 da numero due del governo ai capannoni di Cinecitt\u00e0, nella periferia sud-est di Roma, allora occupati da sfollati della guerra, e stabil\u00ec che l\u2019industria del cinema sarebbe tornata in quegli studi. Lui li conosceva bene, e ne era affascinato da sempre. <b>Conservava anche una vecchia foto che lo ritraeva, adolescente, davanti ai muri degli studios con dietro la scritta \u00abW il comunismo\u00bb, e lui che scherzando fingeva di essere comunista<\/b>, sorridendo col braccio teso e il pugno chiuso. Ora ci tornava col potere di ricostruirli e trasformarli, <b>tenendo a bada quel comunismo con un patto di ferro col cinema statunitense<\/b>. E naturalmente col Vaticano di Pio XII, suo mentore e faro culturale.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Vigilare e selezionare: i comandamenti laici che applic\u00f2 furono questi. Andreotti li teorizz\u00f2 applicando la \u00ablibert\u00e0 guidata\u00bb sui film. Il metodo suscitava automaticamente polemiche. Implicava una discrezionalit\u00e0 da parte del governo che poteva tirargli addosso l\u2019accusa di censura e di arbitrio.  Ma il suo pragmatismo lo aiut\u00f2. Nel dopoguerra c\u2019erano quaranta film statunitensi per ogni pellicola italiana. <b>Andreotti rimedi\u00f2 con la programmazione obbligatoria: per ottanta giorni bisognava proiettare film italiani. E costrinse gli americani a reinvestire in Italia parte dei guadagni.<\/b> Nacqua la Costellazione Film, che fece dirigere da Mario Melloni, allora democristiano, che in seguito sarebbe diventato il Fortebraccio dei corsivi al curaro dell\u2019Unit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In pi\u00f9, la BNL fu autorizzata a concedere ai produttori un \u00abcredito cinematografico\u00bb a tassi di interesse bassi. <b>Era una sorta di Piano Marshall in miniatura. <\/b>E, per Andreotti, una fonte non solo di visibilit\u00e0 ma di potere. Conosceva i guadagni di tutta l\u2019industria cinematografica. E ne studiava gli orientamenti politici. <b>Nei suoi appunti personali datati 1950 sottolineava come  nel 1949 \u00abproduttori e lavoratori gridavano concordi contro l\u2019America. Oggi questo fronte si \u00e8 rotto\u00bb<\/b>, scriveva raccontando l\u2019incontro con John McCarty, vicepresidente della Motion Picture Export Association. \u00abMcCarty riconosce l\u2019aspetto politico e dice che gli americani aiuteranno il governo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma per lui, cattolico papalino, <b>il ruolo presentava due aspetti delicati: il primo era l\u2019accusa di bigottismo e di censura; il secondo le voci su possibili amicizie femminili. <\/b>Sul primo, poteva fare poco, sebbene gli si riconoscesse l\u2019equilibrio nel calibrare interessi vaticani e dell\u2019industria cinematografica di sinistra. Sul secondo, <b>segu\u00ec il consiglio di De Gasperi che alla prima visita come ospite d\u2019onore alla Festa del Cinema a Venezia gli aveva ordinato: \u00abPortati tua moglie\u00bb. Consiglio lungimirante, antitentazioni e antipettegolezzi. Ma non bast\u00f2. <\/b>Una volta che gli capit\u00f2 di andare da solo, fu fotografato sottobraccio a Anna Magnani. E successe un putiferio: non sui rotocalchi ma a casa Andreotti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Raccont\u00f2 che la Magnani si era avvicinata per salutarlo. \u00abUn fotografo di Oggi immortal\u00f2 il saluto. <b>Mia moglie si arrabbi\u00f2 quando vide lo scatto sui giornali. Ma ero ad almeno venti centimetri di distanza dalla Magnani. E poi non mi piaceva. Secondo me era appariscente ma brutta. <\/b>Non ci avrei mai passato insieme una settimana di vacanza. A me piaceva una bellezza pi\u00f9 normale: per esempio quella di Carla del Poggio, la moglie del regista Alberto Lattuada.  La verit\u00e0 \u00e8 che Andreotti aveva il terrore di quelle donne belle e spregiudicate, e ben disposte a lusingarlo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ammise che<b> <\/b>alcune \u00abti si offrivano. <b>Ricordo due attrici che mi mandavano lunghe lettere di pagine e pagine, alle quali mi guardai bene di rispondere<\/b>\u00bb, ricord\u00f2 alla soglia dei novant\u2019anni. \u00abNon posso dire i nomi\u00bb. Non lo avrebbe mai ammesso, ma una era Silvana Mangano, la protagonista bellissima di capolavori come La Grande Guerra.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quanto all\u2019incontro ravvicinato con Magnani, la leggenda racconta che la moglie, al ritorno di Andreotti a Roma, gli diede uno schiaffo, perch\u00e9 quella donna \u00abaveva una fama terribile\u00bb. Ma nella sua biografia, Andreotti mi ha rivelato: <b>\u00abNon \u00e8 vero dello schiaffo.   Livia mi diede solo un pizzicotto sul braccio. Forte\u00bb<\/b>.<\/p>\n<p>        La newsletter Diario Politico<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Se vuoi restare aggiornato sulle notizie di politica iscriviti alla newsletter &#8220;Diario Politico&#8221;. E&#8217; dedicata agli abbonati al Corriere della Sera e arriva due volte alla settimana alle 12. 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