{"id":269287,"date":"2025-12-20T09:10:14","date_gmt":"2025-12-20T09:10:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/269287\/"},"modified":"2025-12-20T09:10:14","modified_gmt":"2025-12-20T09:10:14","slug":"christophe-cherix-uno-svizzero-alla-testa-del-moma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/269287\/","title":{"rendered":"Christophe Cherix, uno svizzero alla testa del MoMA"},"content":{"rendered":"<p>Di:\u00a0Massimiliano Herber\u00a0,\u00a0corrispondente RSI\u00a0dagli Stati Uniti<\/p>\n<p>L\u2019appuntamento \u00e8 alle 7.45 del mattino. Il MoMA apre alle dieci e trenta. Il luogo dell\u2019intervista l\u2019ha scelto la comunicazione del museo. Quando si aprono le porte dell\u2019ascensore del quinto piano, intravvediamo un Picasso, ma la nostra accompagnatrice procede spedita. Una sala poi un\u2019altra, affrettiamo il passo, quasi sopraffatti da tanta bellezza: ancora Picasso, i cubisti, Chagall, le sculture di Brancusi, una ruota di Duchamp, Mondrian\u2026 Infine, eccoci arrivati. \u201cVoil\u00e0, ci dice, the Water Lilies\u201d. Le ninfee di Claude Monet. Tutte per noi.<\/p>\n<p>Pochi istanti e davanti al trittico del laghetto di Giverny arriva <b>Christophe Cherix<\/b>, 56 anni, ginevrino. Per 16 anni ha collaborato al Museo d\u2019arte e di storia di Ginevra, per due anni ne \u00e8 stato il conservatore del Gabinetto delle stampe. <a href=\"https:\/\/www.letemps.ch\/culture\/un-genevois-rejoint-moma\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Dal 2007<\/a> lavora al Museo d\u2019arte Moderna di New York, dove ha curato diverse esposizioni come quella \u201cYoko Ono: One Woman Show\u201d nel 2015 e l\u2019ultima retrospettiva su Wifredo Lam, artista cubano, che durer\u00e0 sino alla primavera. <a href=\"https:\/\/www.moma.org\/about\/senior-staff\/christophe-cherix\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Nominato a marzo<\/a>, Cherix \u00e8 in carica da settembre. Sostituisce Glenn Lowry, direttore del MoMA per trent\u2019anni, e lui pacato spiega il suo ruolo: \u201clo vedo su due piani: da un lato l\u2019esperienza maturata in tanti anni da conservatore, mi permette di restare sempre vicino all\u2019arte che presentiamo; dall\u2019altro una visione pi\u00f9 ampia e strategica sul futuro dell\u2019istituzione\u201d.<\/p>\n<p>Una vera e propria istituzione con quasi 900 dipendenti, un <a href=\"https:\/\/www.moma.org\/momaorg\/shared\/pdfs\/docs\/about\/The-Museum-of-Modern-Art-FY24-FS.pdf\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">budget<\/a> che sfiora i 200 milioni di dollari e oltre 2 milioni e mezzo di visitatori l\u2019anno. Il MoMA non \u00e8 solo grande, \u00e8 pure influente; \u00e8 il luogo dove l\u2019arte moderna \u00e8 diventata canone: pittura, design, fotografia e cinema messi insieme per spiegare come il mondo ha imparato a guardarsi in modo nuovo. Cherix ama citare il fondatore: \u201cUn museo che \u2018attraversa il tempo come una torpedine\u2019, che si definisce davvero solo nell\u2019incontro con il visitatore, qui e ora. Limitarci a raccontare 140 anni di storia, diventeremo un museo del passato e perderemmo i nostri valori essenziali\u201d. Un tempo &#8211; quello dell\u2019America 2025 &#8211; dove le istituzioni culturali sono spesso minacciate. Il suo predecessore aveva<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2025\/09\/17\/arts\/design\/glenn-lowry-moma-director-steps-down.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> lanciato un allarme<\/a>, Cherix ne raccoglie il testimone: \u201cStiamo vivendo un momento difficile per alcune istituzioni e credo che la nostra preoccupazione oggi sia come garantire le nostre funzioni fondamentali, garantire questa libert\u00e0 di pensare al mondo nel modo pi\u00f9 aperto possibile, indipendentemente dalle attivit\u00e0 politiche o economiche che ci circondano\u201d. <\/p>\n<p>Dinanzi al proliferare delle immagini digitali e con il sapere a portata di clic, Cherix ricorda il nuovo ruolo del museo: \u201cCon questa proliferazione delle esperienze digitali&#8230; Assistiamo a un ritorno all\u2019esperienza fisica nel contatto umano. Vediamo una nuova generazione che viene al museo non solo per vedere le opere &#8211; per quella esperienza unica come quella di trovarsi dinanzi alle tele di Monet &#8211; ma anche per poterla vivere con gli altri\u201d. Moltissimi continuano a venire al MoMA per le tele di van Gogh o le opere di Andy Warhol, ammette, ma \u201cil nostro compito \u00e8 quello di far loro iniziare la visita in quel momento. Siete venuti per quest\u2019opera? Ora ve ne mostriamo altre, attraversando altre sale, per arricchire la vostra visione e riflettere insieme sull\u2019arte\u201d.<\/p>\n<p>Il ruolo di un direttore \u00e8 ben diverso di quello di un curatore, meno \u2026romantico, ma Cherix quando gli si chiede qual \u00e8 stata la sua prima volta al MoMA, qual \u00e8 l\u2019opera che lui ricorda, si emoziona a condividere un ricordo personale. Di quando da ragazzo era andato a vedere, al Museo Picasso di Parigi, Les Demoiselles d\u2019Avignon, del viaggio in treno col fratello gemello e della sua sorpresa perch\u00e9 quell\u2019opera non apparteneva al museo ma era \u201cin prestito\u201d dal Museo d\u2019arte moderna newyorkese. Era <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/1988\/02\/08\/arts\/art-picasso-s-demoiselles.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">la primavera del 1988<\/a> e per la prima volta quel dipinto lasciava l\u2019America\u2026 Davanti all\u2019opera nella sala 502, osserva le cinque figure dipinte da Picasso e ammette: \u201cUn museo \u00e8 anche questo: opere che ti formano, che ti aprono lo sguardo e restano con te nel tempo, come buoni amici\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Di:\u00a0Massimiliano Herber\u00a0,\u00a0corrispondente RSI\u00a0dagli Stati Uniti L\u2019appuntamento \u00e8 alle 7.45 del mattino. 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