{"id":269307,"date":"2025-12-20T09:22:15","date_gmt":"2025-12-20T09:22:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/269307\/"},"modified":"2025-12-20T09:22:15","modified_gmt":"2025-12-20T09:22:15","slug":"soldi-si-asset-russi-no-per-lunione-non-e-piu-ucraina-ad-ogni-costo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/269307\/","title":{"rendered":"Soldi s\u00ec, asset russi no. Per l\u2019Unione non \u00e8 pi\u00f9 Ucraina ad ogni costo"},"content":{"rendered":"<p>Chi entra papa esce cardinale. L\u2019adagio tagliato sulle sacre stanze vaticane si adatta perfettamente al conclave brussellese. L\u2019 accordo siglato nella notte tra gioved\u00ec e venerd\u00ec ha ribaltato una partita che sembrava chiusa. E cos\u00ec il finanziamento all\u2019Ucraina nei tempi e nelle cifre promesse da Bruxelles c\u2019\u00e8: 90 miliardi in due anni per le necessit\u00e0 militari e civili. Kiev, secondo stime Fmi, ha bisogno 70 miliardi l\u2019anno. Per i fondi mancanti, la Commissione \u2013 che ha avanzato la proposta legislativa che poi i leader e Ue devono approvare \u2013 rimanda al G7 (senza gli Usa). In tempi strettissimi, perch\u00e9 senza soldi freschi da aprile in poi l\u2019Ucraina non si tiene in piedi. E la modalit\u00e0 preferita era quella di punire Mosca facendola pagare, in modo da dare un segnale a Trump e Putin che vogliono scrivere loro il trattato di pace, meglio se lontano da Bruxelles.<\/p>\n<p><strong>PER\u00d2 NON CI SIAMO<\/strong>. Il prestito da 90 miliardi all\u2019Ucraina sar\u00e0 trovato tramite l\u2019opzione del debito congiunto, garantito dal bilancio comune europeo, da cui per\u00f2 si tirano fuori tre paesi: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Eppure tutta la giornata del Consiglio europeo pareva portare gli europei convergere sul \u00abprestito di riparazione\u00bb basato sugli asset russi immobilizzati. Il premier polacco Tusk, il cancelliere tedesco Merz e la presidenza di turno danese, gli alleati frugali e anche il presidente ucraino Zelensky avevano decretato: l\u2019impiego degli asset \u00e8 l\u2019opzione realistica, quella su cui si pu\u00f2 votare a maggioranza aggirando il veto di Orban e le resistenze del Belgio, dove la societ\u00e0 Euroclear custodisce 185 dei 210 miliardi di euro beni del Cremlino. Quello del prestito congiunto era solo il piano B. Ma data la contrariet\u00e0 di Germania e alleati, e l\u2019esigenza di raggiungere l\u2019unanimit\u00e0, rimaneva un\u2019opzione di serie B.<\/p>\n<p><strong>COME \u00c8 SUCCESSO<\/strong> che l\u2019ipotesi scartata \u00e8 passata ad essere la prescelta? Per capirlo bisogna riavvolgere il nastro del Consiglio. E puntare i fari sul Belgio, che non ha mai ceduto rispetto alla richiesta di garanzie legali certe e condivisione degli oneri senza limiti da parte di tutti gli altri i paesi Ue. La pressione massima esercitata sul governo De Wever dai pro-asset \u2013 cio\u00e8 la maggioranza dei paesi Ue pi\u00f9 la Commissione \u2013 non ha sortito gli effetti desiderati. Cos\u00ec nella serata di gioved\u00ec si \u00e8 tentato di blandire il Belgio, dopo averlo bastonato, mettendo nero su bianco le sue richieste nel testo delle conclusioni del Consiglio.<\/p>\n<p><strong>A QUESTO PUNTO<\/strong> sono maturate le condizioni del ribaltone, consumato fra le 2 e le 3 del mattino. Le richieste del Belgio inserite nella bozza finale sono state giudicate da diversi leader troppo onerose in termini di costi, e perfino difficile da comprendere nei loro tecnicismi. L\u2019estenuante stallo si \u00e8 sbloccato quanto il premier ungherese Viktor Orban ha avanzato una proposta a sorpresa: Budapest e i suoi alleati, Bratislava e Praga, possono dare via libera all\u2019opzione debito congiunto, che necessita l\u2019unanimit\u00e0, purch\u00e9 sia concesso loro l\u2019opt-out, ovvero di non partecipare al finanziamento per Kiev. Il piano orbaniano si \u00e8 saldato con i contrari all\u2019uso degli asset, come Bulgaria e Malta. E ancora di pi\u00f9 con le scettiche e ben pi\u00f9 pesanti Italia e Francia, che avevano gi\u00e0 lavorato di squadra e segnato un punto a loro favore nel rimandare a gennaio la firma dell\u2019accordo di libero scambio con i paesi del Sudamerica, il Mercosur.<\/p>\n<p><strong>FORMALMENTE IL RICORSO<\/strong> ai beni di Putin non \u00e8 sparito, ma solo tenuto in caldo per l\u2019eventuale fine della guerra, anche perch\u00e9 gli asset rimangono immobilizzati sine die, dato che le sanzioni contro Mosca non dovranno pi\u00f9 rinnovarsi di sei mesi in sei mesi. A denti stretti, il cancelliere Merz e la presidente della Commissione von der Leyen si dicono soddisfatti, e anche Zelensky ringrazia. La sostanza per\u00f2 \u00e8 che devono accettare tre spiacevoli verit\u00e0. La prima \u00e8 che non sono riusciti a convincere il governo di un paese piccolo e politicamente marginale come il Belgio, forse anche perch\u00e9 ne hanno sottovalutato la tenacia. La seconda \u00e8 che il populista e filoputiniano Orban, bestia nera dell\u2019Ue, ha elaborato una perfetta manovra di palazzo, da politico consumato qual \u00e8, e pu\u00f2 perfino rivendicare di fronte al proprio elettorato di essere stato esentato dal supportare Kiev.<\/p>\n<p><strong>E POI IL LEADER<\/strong> magiaro ha giocato di sponda con il belga De Wever \u2013 nazionalista, populista e di estrema destra \u2013 ma anche con l\u2019amica presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Fin dalla serata di gioved\u00ec si era capito che l\u2019Italia non aveva perso le speranze che l\u2019opzione asset naufragasse. E a sua volta, proprio Roma ha fornito un\u2019utile copertura alla riluttanza del presidente francese Macron. Questa \u00e8 questa la terza spiacevole verit\u00e0 per Merz e von der Leyen: la formazione di un asse Roma-Parigi, saldatosi sul mutuo soccorso contro il Mercosur a trazione tedesca, rinsaldatosi per la sofferenza dell\u2019Eliseo all\u2019idea di tagliare i ponti con il Cremlino. Ma se si tratta di una convergenza momentanea o nuova alleanza di potere in Europa, in alternativa alla Germania, \u00e8 ancora tutto da capire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Chi entra papa esce cardinale. L\u2019adagio tagliato sulle sacre stanze vaticane si adatta perfettamente al conclave brussellese. 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