{"id":270545,"date":"2025-12-21T04:50:28","date_gmt":"2025-12-21T04:50:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/270545\/"},"modified":"2025-12-21T04:50:28","modified_gmt":"2025-12-21T04:50:28","slug":"intervista-a-peppe-poeta-ultimo-uomo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/270545\/","title":{"rendered":"intervista a Peppe Poeta \u2013 Ultimo Uomo"},"content":{"rendered":"<p>Ricordo ancora la prima volta che ho visto giocare Giuseppe Poeta &#8211; per tutti Peppe. Avevo 12 anni e, per una combinazione improbabile di fattori, mi ritrovai ad assistere a una partita dell\u2019allora Serie B2 tra Gragnano e Salerno. Tra le fila degli ospiti c\u2019era questo giovane playmaker 17enne, di cui si diceva gi\u00e0 un gran bene, e ricordo tutto questo perch\u00e9 a fine partita mi avvicinai per chiedergli l\u2019autografo. Era la prima volta che lo facevo con un giocatore di basket lontano dalla mia citt\u00e0, e non potevo ovviamente immaginare che quel ragazzo l\u2019anno successivo sarebbe entrato nella storia del nostro basket per i 51 punti segnati in una partita di Serie B (Veroli-Forl\u00ec) e, in generale, che potesse diventare un giocatore con 120 presenze in Nazionale e una carriera fatta di stagioni e ricordi memorabili in diverse squadre del nostro paese. Non solo Italia, dal momento che un paio di parentesi in Spagna &#8211; tra Baskonia e Manresa &#8211; hanno contribuito a renderlo un nome in grado di valicare i confini del nostro paese, oltre a lasciargli in eredit\u00e0 uno sfumato accento iberico.<\/p>\n<p>Poeta \u00e8 sempre stato uno dei miei giocatori preferiti, ed essere testimone degli albori della sua carriera da allenatore mi sembra ancora surreale. Anche perch\u00e9 \u00e8 lui stesso a non essersi mai definito un \u201ccoach in campo\u201d, usando una metafora spesso abusata nella conversazione sportiva. \u00abSentivo che per limiti fisici dovevo arrivare un secondo prima degli altri, o essere pi\u00f9 furbo\u00bb, mi racconta in merito, durante un pranzo di fine gennaio prima delle <a target=\"_blank\" class=\"content_url__5sm0x\" href=\"https:\/\/www.ultimouomo.com\/coppa-italia-basket-vittoria-trento\" rel=\"nofollow noopener\">Final Eight di Coppa Italia<\/a>. \u00abQuesto nella mia carriera mi ha aiutato, con un fisico limitato, a capire prima le azioni, ma sono andato oltre le mie pi\u00f9 rosee aspettative. Non ho mai pensato di diventare quello che sono oggi, ci credevano maggiormente gli allenatori che avevo. Io mi sono sempre divertito giocando, la parte tattica ho iniziato di pi\u00f9 a scoprirla gli ultimi anni, quelli in cui il fisico andava ancora di meno. Allenatore in campo non mi ci sono mai sentito, avvertivo piuttosto di essere uno che con furbizia e intelligenza poteva prevedere una situazione\u00bb.<\/p>\n<p>Sicuramente, per\u00f2, di esempi illustri in 20 anni di carriera Poeta ne avuti tanti: \u00ab\u00c8 stata una grande fortuna. Messina, Banchi, Recalcati, Scariolo, Larry Brown, Andrea Capobianco. Ho provato ad attingere da ognuno dei tanti grandi allenatori che ho avuto, a rubare qualcosa da tutti. \u00c8 stato un percorso molto formativo e oggi nel mio modo di allenare provo a portarmi caratteristiche di ognuno di loro, perch\u00e9 penso che nel fare questo lavoro si debba essere se stessi, non si pu\u00f2 scimmiottare qualcuno. Da giocatore ero un grande ascoltatore, mettevo gli allenatori su un piedistallo anche umanamente: l\u2019allenatore, per me, aveva sempre ragione. Nei giocatori che scelgo oggi cerco prima la persona e poi l\u2019atleta. Non penso di essere in grado di allenare caratteri difficili. Finora non \u00e8 mai successo, ma spero di non doverlo fare. Oggi sono fortunato ad avere una squadra con un grande senso di responsabilit\u00e0 e un\u2019incredibile attitudine, credo che tanti meriti di questa stagione siano dovuti alle persone che abbiamo scelto, prima dei giocatori\u00bb.<\/p>\n<p>Alla prima stagione da capo allenatore, seduto sulla panchina di una Germani Brescia capace di confermarsi nei piani altissimi di una <a target=\"_blank\" class=\"content_url__5sm0x\" href=\"https:\/\/www.ultimouomo.com\/serie-a-basket-come-sta-andando\" rel=\"nofollow noopener\">Serie A mai cos\u00ec equilibrata<\/a> negli ultimi anni, Poeta \u00e8 stato capace di creare un legame stretto e totale con i suoi giocatori. Non chiedetegli, per\u00f2, quale sia il suo \u201cstile\u201d tattico: \u00abNon penso che la pallacanestro sia di chi l\u2019allena. Credo che un bravo allenatore sia colui che riesce a cucire il vestito giusto intorno ai propri giocatori, che riesce a nasconderne i difetti ed esaltarne i pregi. Io posso essere un amante o meno del post basso &#8211; detto che mi piace &#8211; ma avendo due giocatori come Bilan e Burnell sarei un fulminato poco intelligente se non lo utilizzassi. E siamo la prima squadra per uso del post in LBA. A livello senior secondo me \u00e8 pi\u00f9 l\u2019allenatore che deve adattarsi alle caratteristiche del giocatore, piuttosto che il contrario. L\u2019atleta pu\u00f2 migliorare, ma questo avviene quando sei tu a costruire, a confezionare il vestito giusto. Un miglioramento lo vedi sull\u2019arco di una o pi\u00f9 stagioni, ed \u00e8 diverso da quanto avviene nel settore giovanile, quando sei tu a spingere i giocatori a imparare a fare &#8211; anche tramite le sconfitte &#8211; solo per crescere, a creare dei percorsi\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 un lavoro completamente diverso\u00bb, continua, \u00abrispetto a quello di chi lavora con una prima squadra, dove il risultato \u00e8 fondamentale e la priorit\u00e0 \u00e8 mettere i giocatori in condizione di fare qualcosa che \u00e8 nelle loro corde. Non che ci\u00f2 non avvenga nelle giovanili, ma l\u00ec devi pi\u00f9 spingere l\u2019atleta ad andare oltre i suoi limiti e le sue zone di comfort, a migliorare tramite l\u2019errore. A livello senior se puoi evitarlo, l\u2019errore, forse \u00e8 meglio\u00bb. Viene naturale quindi, in un periodo storico dove tanto si discute del tema dell\u2019errore (e, per esteso, del concetto di <a target=\"_blank\" class=\"content_url__5sm0x\" href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2023\/05\/03\/sport-antetokounmpo-fallimento\/\" rel=\"nofollow noopener\">fallimento<\/a>), chiedere del rapporto con l\u2019errore. \u00ab\u00c8 super, un bel rapporto. Mi ritengo una persona molto tollerante, qualcosa che nel mio lavoro pu\u00f2 essere un pregio come un difetto. Credo che l\u2019errore fatto con impegno debba essere assolutamente accettato perch\u00e9 fa parte del percorso. \u00c8 importante riconoscere l\u2019impegno ed essere tolleranti, \u00e8 uno dei pilastri del mio modo di allenare\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;esordio in panchina.<\/p>\n<p>\u00abIn assoluto e prima di tutto io chiedo tre cose: entusiasmo, impegno e tolleranza. Verso l\u2019errore proprio, del compagno, dell\u2019arbitro. La pallacanestro \u00e8 un gioco di errori: pensa a come una partita in cui tiri il 50% sia una buona partita, una in cui hai sbagliato la met\u00e0 delle tue conclusioni tentate. L\u2019accettazione e la depenalizzazione dell\u2019errore\u00bb, conclude sul punto Poeta, \u00ab\u00e8 una parte fondamentale dell\u2019allenare, soprattutto adesso che la richiesta ai giocatori sta aumentando a livello di partite, di impegno, di fisicit\u00e0 in campo\u00bb. Da un ottimo rapporto personale, quello con l\u2019errore, a quello con la pallacanestro e quanto questo sia cambiato nel momento della transizione dal campo alla panchina, da 20 anni da atleta a tutti i livelli della piramide \u2018senior\u2019 a un percorso breve dal punto di vista temporale, ma indubbiamente intenso come esperienze e situazioni vissute, da allenatore.<\/p>\n<p>\u00abHo avuto la fortuna di iniziare facendo da assistente ad Ettore (Messina, nda) che per richieste ed esigenze \u00e8 il numero uno in assoluto\u00bb, mi dice Poeta. \u00abHo appreso tanto sulla parte metodologica, di richieste quotidiane, di metodo di lavoro e di conoscenza del gioco, mi ha dato tutta un\u2019altra prospettiva. E un\u2019altra fortuna \u00e8 stata quella di abbinare tutto questo all\u2019essere <a target=\"_blank\" class=\"content_url__5sm0x\" href=\"https:\/\/www.ultimouomo.com\/mondiali-basket-italia-coaching-staff\" rel=\"nofollow noopener\">assistente in Nazionale<\/a> di Gianmarco (Pozzecco, nda), che mi ha aiutato molto nella transizione da giocatore ad allenatore anche nella condivisione di errori che aveva commesso lui, che mi ha fatto conoscere e pertanto evitare di commetterli. Sono stato veramente fortunato ad avere questa combo di visioni della pallacanestro molto diverse tra loro, di enorme aiuto per la mia transizione anche perch\u00e9 si \u00e8 trattato di una formazione di due anni super intensa. Se avessi iniziato ad allenare subito dopo avere smesso di giocare mi sarei schiantato. Anche il fatto che da assistente ho iniziato a usare i programmi di scouting, a fare la parte video e a tagliare le partite. Oggi, quando lo chiedo a un assistente, so di cosa sto parlando, quanto lavoro c\u2019\u00e8 dietro e quanto una cosa sia fatta bene o meno\u00bb.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 sorprendere nessuno, leggendo queste parole, sapere che la carriera in rampa di lancio di Poeta come allenatore &#8211; fresca di rinnovo fino al 2027 con la Germani Brescia &#8211; non sia stata una scelta scontata, quanto piuttosto una progressiva: \u00abNon sapevo se volevo allenare. Parlandone con Ettore avevamo deciso di fare un anno da assistente per vedere se mi poteva piacere. Pensavo che per essere un allenatore bisognasse essere molto duri, tanto autoritari, vivere nei conflitti. Ed \u00e8 una cosa che non sono bravissimo a fare, anche se non implica che io non sia esigente. Mi piace esserlo, ma non voglio vivere nei conflitti. Non sono uno duro, e penso che tra le caratteristiche dell\u2019allenatore la durezza debba esserci. Pensavo di non essere portato, di potere diventare un dirigente: d\u2019altronde molti che poi finiscono con l\u2019essere General Manager o Direttori Sportivi iniziano facendo l\u2019assistente allenatore, un percorso intermedio dove vedi tutto da un\u2019altra prospettiva\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019ho intrapreso e mi \u00e8 piaciuto, mi sono innamorato delle sfaccettature del gioco e della professione. Mi sono detto di provare a farlo a modo mio, senza mettermi una maschera da duro. Da persona esigente ma empatica: al momento sta andando tutto bene, poi\u2026 ci godiamo il momento\u00bb. Il percorso anche come stile di vita, come mood quotidiano nell\u2019approcciare la quotidianit\u00e0: \u00abHo un\u2019ottima capacit\u00e0 di vivere la giornata, sono uno che si gode il percorso. L\u2019ho sempre fatto, sin da quando ero giocatore e rispondevo di non avere sogni. Quando giocavo in Serie B ero il pi\u00f9 contento del mondo, perch\u00e9 mi davano 1500 euro al mese per farlo. Mi sembrava un sogno, lo vivevo come tale, e quando sono arrivato in Serie A \u00e8 stata la stessa cosa. Oggi alleno una squadra importante come Brescia, mi godo questa cosa qui senza pensare al dopo, allo step successivo. Nello sport i momenti cambiano repentinamente, si pu\u00f2 passare dalle stalle alle stelle &#8211; o viceversa &#8211; nello spazio di due mesi, di sei o otto partite. Quando giocavo a Torino siamo passati nello spazio di giorni da un allenatore che se ne \u00e8 andato all\u2019improvviso a una Coppa Italia vinta per la prima volta, e posso citarne altri cinquanta di episodi del genere\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abPer fare il nostro lavoro, quello dell\u2019allenatore come del giocatore, bisogna avere un buon equilibrio interno\u00bb, continua Poeta. \u00abAvendo la fortuna di avere iniziato molto dal basso, dalla C2, vivo tutto come un bel momento, come un sogno, e me lo godo. Quando sei alla fine della tua carriera da giocatore a volte non ti rendi conto di quanto sei felice quando stai giocando, mentre stai facendo la cosa pi\u00f9 bella del mondo. Io, invece, l\u2019ho sempre capito e adesso \u00e8 la stessa cosa. La ricchezza \u00e8 il percorso, oggi mi godo un viaggio che non \u00e8 detto che mi piacer\u00e0 per sempre\u00bb. Un viaggio che l\u2019ha gi\u00e0 portato ad allenare dei giocatori con cui ha condiviso lo spogliatoio, o che ha affrontato sui parquet italiani: \u00abCredo che sia la cosa pi\u00f9 difficile del mondo avere come allenatore uno con cui hai giocato insieme, che prima vedi \u2018paritario\u2019 e poi, il giorno dopo, ti dice cosa devi fare. Io ho dei modi molto \u2018kind\u2019, ma sono loro che quasi mi mettono in soggezione per come mi ascoltano, assorbono le cose che dico e faccio quanto chiedo loro. Mi hanno dato fiducia sin dal primo momento, se io faccio una correzione, la accolgono. Sono stati loro bravissimi nel rispetto dei ruoli, a partire da Amedeo (Della Valle, nda) e Cournooh con cui ho giocato insieme, a mantenere questa separazione aiutandomi tantissimo\u00bb.<\/p>\n<p>Il pranzo trascorre, e la conversazione scivola via verso aspetti pi\u00f9 diretti della quotidianit\u00e0 del Poeta allenatore, a partire da quanta pallacanestro fa parte proprio della vita di tutti i giorni: \u00abNe guardo tanta, nonostante mi considero una persona abbastanza trasversale, che ha tanti interessi e che riesce a sapere staccare dalla pallacanestro. Guardo tutta la Serie A e l\u2019Eurolega, quasi tutta l\u2019Eurocup e la Basketball Champions League, so sempre cosa accade in A2. La fortuna \u00e8 che con tutti i programmi da allenatore \u00e8 molto pi\u00f9 facile guardare le partite, per accesso e modi di visione: in una giornata normale guardo sempre tre o quattro partite. Ieri (28 gennaio, nda) ho visto Trento dal vivo, due o tre partite di Napoli contro cui dovremo giocare in campionato, una volta tornato a casa ho recuperato un pochino di Lubiana-Valencia. Certamente oggi le guardo diversamente, era la prima cosa che chiedevo ai miei ex allenatori. Se riuscivano a godersi le partite staccando da tutto, da spettatori, o se analizzavano inevitabilmente. La pallacanestro \u00e8 uno sport dove in ogni possesso c\u2019\u00e8 una chiamata, c\u2019\u00e8 almeno una situazione di interesse: la verit\u00e0 \u00e8 che non riesci a scindere. Quando diventi un allenatore guardi sempre un po\u2019 all\u2019aspetto tattico delle due squadre; quando guardi un giocatore, per esempio facendo scouting d\u2019estate, riesci a concentrarti sul singolo\u00bb.<\/p>\n<p>Un aspetto importante, del primo triennio in panchina di Poeta, \u00e8 il doppio incarico con la Nazionale che continuer\u00e0 anche nei prossimi mesi, dal momento che dopo le esperienze al Mondiale 2023 e al Preolimpico 2024 il coach della Germani Brescia sar\u00e0 assistente di Gianmarco Pozzecco anche a Eurobasket 2025. \u00abIl doppio incarico lo faccio con molta serenit\u00e0 e leggerezza: durante l\u2019anno non \u00e8 un impegno gravoso, perch\u00e9 sono due settimane qui e l\u00ec dove giochi con gli stessi concetti allenati d\u2019estate, non vai a cambiare niente. L\u2019estate \u00e8 invece un full commitment di 40 giorni, in cui riesci a staccare due cose che possono essere complementari. Mi ha dato tanto perch\u00e9 \u00e8 un\u2019esperienza di alto livello, in cui hai a che fare con i migliori giocatori italiani e diventi tu stesso un allenatore migliore. \u00c8 una risorsa, ma devi avere anche l\u2019energia per farlo, perch\u00e9 ti porta a essere continuamente in ballo per 12 mesi, a sacrificare famiglia e affetti. Ti d\u00e0 tanto come esperienza e ti fa crescere come allenatore, ma ti toglie anche qualcosa. Oggi sono contentissimo, ma ho 40 anni: magari tra dieci sar\u00e0 tutto diverso\u00bb.<\/p>\n<p>Interessante anche il rapporto con i numeri e con lo staff: \u00abI dati li leggo, pur non essendo un grande amante, secondo me ti possono dare dei buoni spunti ma mi fido di pi\u00f9 delle sensazioni. \u00c8 importante che nello staff vi siano figure che sappiano leggere i numeri, perch\u00e9 sono un assistente aggiunto in grado di darti qualcosa che hai perso di vista, ma credo che durante la partita le sensazioni siano pi\u00f9 importanti dei dati. Se un gioco che ho chiamato tre volte ci ha dato zero punti, le analytics possono dirmi di non chiamarlo pi\u00f9, ma se credo che siano stati tre buoni tiri che la difesa ha fatto fatica a difendere io lo richiamo. Ho uno staff giovane, con esperienze diverse. Ritengo che verso di loro la gratificazione sia molto importante: dire un bravo in pi\u00f9 \u00e8 benzina che ti fa continuare a dare il meglio, mi piace essere un mix tra l\u2019esigente e il gratificante\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abFinora \u00e8 stata una marea, un tourbillon di prime volte, tutte bellissime\u00bb, continua Poeta. \u00abIl primo allenamento, dove tutti ti aspettano e ti \u2018pesano\u2019. La prima amichevole, l\u2019esordio in campionato, la prima brutta sconfitta. Una serie di prime volte che a modo loro mi hanno dato tanto, tutte. Sono cose che rimarranno\u00bb. L\u2019auspicio conclusivo si riferisce a una Coppa Italia che ha poi visto Brescia sconfitta in semifinale contro Milano, ma sono parole che possono benissimo applicarsi anche a dei playoff che vedranno la Germani come una delle prime quattro teste di serie, col vantaggio del fattore campo nei quarti di finale contro Trieste: \u00abVorrei che lo spirito sia lo stesso della prima partita di campionato, con quelle tre cose che ho detto prima (entusiasmo, impegno e tolleranza)\u00bb, dice Poeta. \u00ab\u00c8 normale che le partite abbiano un peso specifico diverso a un certo punto, quando diventano da dentro o fuori. La pressione \u00e8 diversa, ma la chiave sta nel riuscire ad approcciare come durante il resto della stagione. Nella mia vita non ho mai visto un giocatore entrare in campo per non impegnarsi al massimo. Si pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno istintivi o pensierosi, cose che possono succedere anche in base al peso della partita. La chiave sta nel non fare impattare questo peso, nel riuscire a giocare essendo te stesso\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ricordo ancora la prima volta che ho visto giocare Giuseppe Poeta &#8211; per tutti Peppe. 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