{"id":271404,"date":"2025-12-21T18:29:11","date_gmt":"2025-12-21T18:29:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/271404\/"},"modified":"2025-12-21T18:29:11","modified_gmt":"2025-12-21T18:29:11","slug":"pillole-e-intrugli-viaggio-nellindustria-della-salute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/271404\/","title":{"rendered":"Pillole e intrugli. Viaggio nell&#8217;industria della salute"},"content":{"rendered":"<p>Dagli integratori ai farmaci per perdere peso alla chirurgia estetica. Le estreme conseguenze della paura di invecchiare e dell\u2019ossessione per la prestanza fisica, di cui si nutrono i colossi<\/p>\n<p><strong>Nel mondo dell\u2019intelligenza artificiale diventeremo immateriali<\/strong>; in principio era il Logos, l\u2019alfa e l\u2019omega dell\u2019umanit\u00e0, il pensiero che pensa se stesso. Forse. In attesa della societ\u00e0 della mente, domina ancora la societ\u00e0 del corpo. Tutto ruota attorno a questo involucro di carne e sangue, il messaggio e il suo contenuto, la sovrastruttura e la struttura. S\u00ec, anche l\u2019industria. Due anni fa un clamoroso sorpasso in borsa aveva sorpreso tutti: la conglomerata del lusso, la LVMH costruita da Bernard Arnault, aveva ceduto la corona d\u2019Europa a un\u2019azienda danese chiamata Novo Nordisk che offre la cura per la malattia della societ\u00e0 opulenta, l\u2019obesit\u00e0. Intendiamoci, non stiamo parlando di maghe e guaritrici, ma di farmaceutica, tuttavia <strong>il successo di massa non \u00e8 dovuto tanto alla cura del diabete, lo scopo originario, quanto al suo uso improprio alla stregua di un integratore alimentare.<\/strong> Gi\u00e0, gli integratori, una giungla di promesse per i molti infelici e una messe di profitti per i pochi fortunati. Tra Natale e Capodanno quante pillole e quanti intrugli ingurgiteremo nella speranza di depurarci da cene e cenoni, zamponi e panettoni? Chi \u00e8 senza peccato di gola scagli il suo primo probiotico.\u00a0LVMH e Novo Nordisk sono emblemi paralleli. Entrambi nascondono il loro lato oscuro: il colosso francese coltiva l\u2019opulenza costi quel che costi, il gigante danese si nutre dei frutti perversi del benessere; LVMH \u00e8 l\u2019ultima ricaduta dell\u2019edonismo globale, Novo Nordisk lavora per l\u2019ambizione pi\u00f9 grande dell\u2019uomo che non \u00e8 (ci perdonino gli ignoti narratori biblici) gustare il frutto della conoscenza, ma ingoiare la pillola dell\u2019immortalit\u00e0.<strong> La vita stessa diventa una gara senza fine, un processo di auto-ottimizzazione che non conosce tregua.<\/strong> Non \u00e8 certo una novit\u00e0 dei tempi nostri o della marxiana alienazione capitalistica. Uno dei maggiori storici della tarda antichit\u00e0, l\u2019irlandese Peter Brown, ormai novantenne, allievo a Oxford dell\u2019impareggiabile Arnaldo Momigliano e autore tra l\u2019altro di una insuperata biografia di Sant\u2019Agostino, ha scritto un libro dedicato all\u2019astinenza sessuale e al celibato che mette in relazione diretta il corpo e la societ\u00e0. Gli italiani sono tra i maggiori amanti degli integratori. Il giro d\u2019affari supera i 4 miliardi di euro con oltre 50 mila occupati. Certo, \u00e8 meno di un decimo rispetto alla farmaceutica nel suo complesso: nel 2024 la produzione \u00e8 arrivata a 56 miliardi, (quest\u2019anno andr\u00e0 ancora meglio secondo le prime stime) e colloca l\u2019Italia nel terzetto di testa in Europa insieme a Germania e Francia. Nel mondo gli integratori puntano a raggiungere i 200\u00a0miliardi di dollari nel 2013; anche in questo caso sono costole di una industria della salute che s\u2019avvicina ai duemila miliardi. Tuttavia, se guardiamo alle imprese che sono cresciute di pi\u00f9 troviamo proprio quelle che offrono prodotti contro l\u2019obesit\u00e0: l\u2019americana Eli Lilly (+32 per cento) e la Novo Nordisk (+26 per cento).<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>La sindrome di Dorian Grey<\/strong><\/p>\n<p>La prestanza fisica \u00e8 diventata un\u2019ossessione, conduce a una spirale di auto-miglioramento che sfocia spesso in pratiche estreme e dannose, tanto pi\u00f9 in quanto nasconde una proiezione metafisica. <strong>Ci si sono messi anche tecnocrati come Elon Musk e soci a illudere la compagnia degli anelli al naso che la tecnologia pu\u00f2 darci quel che la natura matrigna ci nega.<\/strong> Una volta il corpo era visto come il tempio dell\u2019anima, oggi \u00e8 ridotto a un contenitore da riempire di significati artificiali, destinato a essere mostrato e giudicato in una piazza virtuale. Non accusiamo solo i social media, anche se hanno un ruolo importante nella iper-realt\u00e0 digitale; in fondo la tecnica, dalla scoperta del fuoco ad oggi, \u00e8 sempre stata il mezzo per superare i nostri limiti, per sfuggire al destino dell\u2019Islandese leopardiano impotente di fronte alla gelida indifferenza della Natura. La variante perversa di questa aspirazione umana \u00e8 quella che oggi devasta il corpo in nome della sua artificiosa immagine.\u00a0<strong>Quale specchio ci dir\u00e0 mai la verit\u00e0 e quando? <\/strong>La sindrome conosciuta anche come \u201cgerascofobia\u201d \u00e8 un insieme di comportamenti dettati dalla paura estrema di invecchiare; \u00e8 diagnosticabile quando la resistenza del soggetto ai normali cambiamenti dell\u2019et\u00e0 diventa tale da assumere sfumature patologiche. Rappresenta una variante della pi\u00f9 ampia dismorfofobia, diagnosticata per la prima volta nel 1891 dallo psichiatra italiano Enrico Morselli, e l\u2019odio verso le proprie forme combinato con la paura d\u2019invecchiare diventa un\u2019ossessione, proprio come per il personaggio di Oscar Wilde. Ma il diavolo con il quale stringere il patto fatale oggi non \u00e8 una figura retorica n\u00e9 un\u2019entit\u00e0 metafisica, si pu\u00f2 trovare persino al supermercato. Cosa succede quando a un uomo non pi\u00f9 giovane viene data la possibilit\u00e0di cambiare il corpo, ormai prossimo alla vecchiaia, con quello di un trentenne, bello e sano, con tutta la vita davanti? Lo scrittore Hanif Kureishi lo immagina e lo racconta nella sua novella intitolata \u201cIl corpo\u201d. Adam, narratore di successo, si sottopone a un innovativo esperimento chirurgico che gli permette di trapiantare il cervello nel corpo di un ragazzo. Ritrovate avvenenza e grazia, parte per un lungo viaggio, lasciandosi travolgere da piaceri perduti, fino a quando non si fa strada la mancanza di tutto ci\u00f2\u2002che \u00e8\u2002stato, ma la possibilit\u00e0\u2002di tornare indietro si allontana inesorabilmente.\u00a0<br \/>Secondo Jean Baudrillard il corpo \u201c\u00e8 il pi\u00f9 bell\u2019oggetto di consumo\u201d. Per lui e per tutta una scuola socio-psicoanalitica, il culto del corpo perfetto ha a che fare con la sessualit\u00e0. Il filosofo francese lo ha scritto nel suo saggio \u201cLo scambio simbolico e la morte\u201d: \u201cTutta la storia attuale del corpo \u00e8 quella della sua demarcazione, della rete di marchi e di segni che lo suddividono, lo sminuzzano, lo negano nella sua differenza e ambivalenza radicale, per organizzarlo in un materiale strutturale di scambio\/segno, al pari della sfera degli oggetti, per ridurre la sua virtualit\u00e0 di gioco e di scambio simbolico in una sessualit\u00e0 assunta come istanza determinante \u2013 istanza fallica interamente organizzata intorno alla feticizzazione del fallo come equivalente generale. E\u2019 in questo senso che il corpo, sotto il segno della sessualit\u00e0 nella sua accezione attuale, cio\u00e8 sotto il segno della sua \u2018liberazione\u2019, \u00e8 preso in un processo il cui funzionamento e la cui strategia sono quelli stessi dell\u2019economia politica\u201d. Che cosa si nasconde dietro questo linguaggio alto e criptico se non prodotti come il Viagra o il Cialis? Il primo ha segnato il successo della Pfizer, il secondo ha consolidato quello di Eli Lilly.\u00a0<strong>La moda dei tatuaggi fa parte essa stessa di questo scambio simbolico, il corpo diventa una tavolozza sulla quale mostrare la propria storia immaginaria, i propri desideri, i propri incubi. <\/strong>E\u2019 un culto oscuro che fa da pendant al culto solo in apparenza luminoso della perfezione. Entrambi rientrano, direbbe Baudrillard, nell\u2019economia politica. La chirurgia estetica, i filtri fotografici, i programmi di fitness estremi diventano strumenti di una narrazione distorta in cui il corpo perfetto \u00e8 sinonimo di successo, felicit\u00e0 e potere. Ma non \u00e8 che un inganno. L\u2019uomo ideale era una finzione di Vitruvio e la Venere di Milo aveva la cellulite. La continua ricerca della idealit\u00e0 esteriore, il bisogno di apparire sempre al meglio, ci aliena dalla nostra identit\u00e0 profonda, dalla nostra autenticit\u00e0. Il fisico diventa un progetto senza fine, un cantiere aperto in cui ogni miglioramento \u00e8 solo temporaneo e mai sufficiente. Questa ossessione convive con un impulso autodistruttivo. La dipendenza da sostanze, i disturbi alimentari, l\u2019autolesionismo, sono manifestazioni di un malessere profondo che trova la sua radice nell\u2019impossibilit\u00e0 di raggiungere gli standard irrealistici imposti dalla societ\u00e0. E il legno storto dell\u2019umanit\u00e0, negato e nascosto, riemerge non solo per affermare il diritto a non essere raddrizzato con la forza, finendo quindi in pezzi, ma sotto forma di progressivo degrado fisico e mentale.\u00a0Bisogna riconoscere che il perfezionismo edonistico \u00e8 stato temperato negli ultimi anni e la moda ha fatto anche in questo caso da specchio rivelatore. Le passerelle, un tempo dominio esclusivo di corpi magri e tonici, hanno iniziato a includere modelli over-size, prendendo cos\u00ec parte a un movimento pi\u00f9 ampio che riconosce la diversit\u00e0 e pratica la sua inclusivit\u00e0 sociale ed estetica. Un cambiamento all\u2019insegna delle buone intenzioni, positivo in s\u00e9, ma che provoca una reazione negativa: con l\u2019impegno ad accettare tutte le forme del corpo, si finisce per normalizzare condizioni cliniche pericolose come l\u2019obesit\u00e0. Una condizione che comporta seri pericoli per la salute, dalle malattie cardiovascolari al diabete, e una ridotta aspettativa di vita. Presentarla come normale e accettabile, senza riconoscere i rischi associati, pu\u00f2 avere conseguenze deleterie. E qui entra in campo quell\u2019industria della quale abbiamo parlato all\u2019inizio.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019alfabeto delle vitamine<\/p>\n<p>A, B, C, D, E, fino a K, ogni vitamina ha una lettera e una funzione, nel linguaggio scientifico sono micronutrienti prodotti solo in parte dal nostro organismo, di qui la necessit\u00e0 di aggiungere, di darsi degli aiutini. I medici sono divisi: per gli scettici non \u00a0servono a niente, meglio una dieta equilibrata; per i modernisti \u00e8 opportuno prenderle anche perch\u00e9 gli alimenti oggi non sono pi\u00f9 quelli di un tempo; i possibilisti si limitano ad alzare le spalle: male non fanno, decidano i pazienti. Ci sono due grandi categorie di vitamine: quelle idrosolubili, che quindi si sciolgono in acqua, e quelle liposolubili, che si sciolgono invece nei grassi (o per meglio dire nei lipidi). Al primo gruppo appartengono la vitamina C e le vitamine del gruppo B, mentre al secondo le vitamine A, D, E e infine K. Il successo della C si deve a uno scienziato americano, Linus Pauling che nel 1954 aveva ottenuto il premio Nobel per la chimica e otto anni dopo quello per la pace, anche se la vitamina in tal caso non c\u2019entrava nulla. E\u2019 solo negli anni Sessanta che il pluripremiato comincia a ingozzarsi di pillole convinto di sconfiggere cos\u00ec, e per sempre, il raffreddore. Era arrivato ad assumerne 18 grammi al giorno, ben 300 volte la dose consigliata negli Stati Uniti. Si mette a pubblicare articoli e libri, tiene conferenze in giro per il paese, come i guaritori di un tempo che vendevano le bevande con le quali curare dai calli alla sifilide. In fondo anche la Coca Cola in origine era una bevanda magica ottenuta da foglie di coca e noce di cola. Decine di laboratori cominciano a lavorare per verificare la teoria di Pauling, con ricerche su ricerche, ma provando e riprovando trovano che il raffreddore arriva a chi prende la vitamina C e a chi no, grosso modo con la stessa frequenza e un\u2019identica evoluzione settimanale. Non domo, lo scienziato ha continuato a vitaminizzarsi e si \u00e8 convinto che la C fosse una cura contro il cancro se assunta insieme alle vitamine A ed E. Trent\u2019anni dopo, la rivista Time ha messo in copertina le vitamine, infallibili armi contro tutto e per tutti, ma oltre ogni altra cosa nemiche dell\u2019invecchiamento. La stella pi\u00f9 luminosa di questi tempi \u00e8 la vitamina D: la sviluppano i raggi del sole, ma non a sufficienza, soprattutto per chi ha un certa et\u00e0. E allora vai con le pillole e i magici liquidi, integrare \u00e8 ormai un modo di essere per sfidare il tempo, un mercato sempre pi\u00f9 fiorente, un business che si sviluppa a fianco di quello farmaceutico; proprio le vitamine fanno parte di quel confine poroso. Cos\u00ec torniamo a Dorian Grey. <strong>Gli integratori, secondo il regolamento della legislazione alimentare dell\u2019Unione europea, sono considerati alimenti oppure sostanze e preparati vegetali se non consistono esclusivamente in vitamine, sali minerali, pro e pre-biotici o altre sostanze nutritive.<\/strong> Il loro uso \u00e8 disciplinato in Italia dal 2012, nella sezione \u201cSostanze e preparati vegetali\u201d. In tutti i casi, la responsabilit\u00e0 di garantire la sicurezza di questi prodotti spetta all\u2019operatore del settore alimentare che immette il prodotto sul mercato; una grande, grandissima differenza rispetto ai rigorosissimi controlli di efficacia e sicurezza attraverso i quali devono passare i farmaci propriamente detti, e un\u2019evidente tentazione di autorizzare sotto l\u2019etichetta di integratori prodotti per ogni tipo di uso. Fino ai falsi rimedi contro il Covid, contro la SARS-CoV-2. Le categorie pi\u00f9 forti per valore nel 2024 sono probiotici, sali minerali e vitamine, mentre i prodotti per la tosse, le funzioni immunitarie e gli antiacidi registrano la crescita pi\u00f9 rapida. Ma il business davvero redditizio riguarda lo sport, comprende tutti quei prodotti destinati a integrare la dieta di chi pratica attivit\u00e0 fisica, migliorandone la performance, la resistenza o il recupero. Rientrano in questo mercato barrette proteiche, polveri a base di proteine o carboidrati, integratori idrosalini, aminoacidi, creatina, vitamine e minerali, acidi grassi (come omega-3), oltre a prodotti pi\u00f9 recenti come stimolatori anabolici e ottimizzatori metabolici.<strong> Si calcola che il mercato globale di queste sostanze passer\u00e0 da 49,6 miliardi di dollari nel 2024 a 94,3 miliardi nel 2033<\/strong> (+90 per cento, CAGR medio 7,2 per cento). In Europa crescer\u00e0 da 6,4 a 9,56 miliardi di euro nel periodo 2024\u20132031 (+49,4 per cento). In Italia, il comparto degli integratori sportivi crescer\u00e0 da 1,03 miliardi di euro nel 2024 a 1,56 miliardi nel 2030 (+51,0 per cento), dopo essere gi\u00e0 salito del +7,1 per cento tra il 2023 e il 2024.\u00a0<br \/>La struttura del mercato \u00e8 sempre pi\u00f9 frammentata, nonostante alcuni grandi attori internazionali. L\u2019Italia \u00e8 popolata da numerosi produttori medio-piccoli, con una forte spinta data dall\u2019e-commerce e dalla moltiplicazione dei canali distributivi, il principale dei quali resta la farmacia (61 per cento delle vendite nel 2024), seguita da parafarmacie, supermercati, erboristerie. Amazon Italia distribuisce oltre 8,7 miliardi di prodotti, anche nel segmento sportivo. In Italia i principali player includono Enervit, Named Sport, +Watt, ProAction, MyProtein. Gli integratori sportivi coprono tutte le fasce di prezzo: le barrette energetiche e proteiche sono le pi\u00f9 a buon mercato, per le proteine in polvere si va fino a oltre 60 euro, a seconda della qualit\u00e0 e del formato. La spesa \u00e8 proporzionata a intensit\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0 fisica e obiettivi (energia, recupero, potenziamento muscolare). Il profilo del consumatore italiano \u00e8 trasversale: il 28,5 per cento della popolazione pratica sport in modo continuativo, con picchi nel Nord-Est (41,6 per cento). Il 71,5 per cento degli studenti universitari assume integratori, con preferenza per multivitaminici, proteine, energizzanti senza caffeina. Il 16,7 per cento segue una dieta vegetariana e il 3,9 per cento vegana, con previsioni di crescita a doppia cifra per il mercato degli integratori vegani. Gli integratori sportivi sono regolati dalla direttiva europea del 2002, devono essere notificati al ministero della salute, riportare dosaggi, avvertenze e non vantare propriet\u00e0 curative. Le certificazioni di qualit\u00e0 sono sempre pi\u00f9 richieste per contrastare frodi e contaminazioni, in un mercato che oscilla tra scienza, moda e rischio di abuso.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Le fabbriche del corpo<\/p>\n<p><strong>Quanti di questi prodotti vengono sfornati da Big Pharma?<\/strong> Prendiamo qualche marchio tra i pi\u00f9 noti. La tedesca Bayer, oltre alla storica aspirina, fabbrica Supradyn, mentre la Pfizer, una delle eroine dei vaccini che hanno salvato migliaia e migliaia di vite strappandole dagli artigli della pandemia, ha prodotto Multicentrum (oggi della Haleon dopo essere passato per la Glaxo). Il successo di mercato del colosso americano si deve al Viagra, una medicina, un integratore, la magica pillolina blu che non solo ha \u201crifeticizzato il fallo\u201d, ma ha offerto una terza vita alla terza et\u00e0. Come il Cialis introdotto da Eli Lilly, che aveva gi\u00e0 fatto il pieno di profitti con il Prozac, un farmaco antidepressivo il quale, entrato in commercio nel 1986, era diventato in poco tempo una sorta di salvavita nell\u2019\u00e8ra dell\u2019edonismo reaganiano. A cominciare dagli Stati Uniti, dove non c\u2019era un giovane rampante che ne potesse fare a meno, circolava a Wall Street ancor pi\u00f9 della coca. Un medicina vera, dunque, usata come un integratore del successo e dell\u2019insuccesso.\u00a0Fondata nel 1876 dal colonnello Eli Lilly, veterano della guerra civile, la compagnia del Cialis \u00e8 da oltre un secolo un pilastro del sistema americano. Lilly, nato a Baltimora, aveva combattuto con gli yankee, i nordisti, e catturato dai confederati pass\u00f2 un anno come prigioniero. A conflitto terminato pens\u00f2 di coltivare cotone nel Mississippi, ma non and\u00f2 bene, cos\u00ec riprese il suo originario mestiere di farmacista, fece quattrini con le capsule di gelatina e gli aromi di frutta, ma divenne milionario con il chinino e il succus alternans contro le malattie veneree. Fervente riformatore, si batt\u00e9 per una rigorosa regolamentazione dell\u2019industria farmaceutica che attraversava un vero e proprio boom negli ultimi decenni del secolo. E\u2019 considerato l\u2019ispiratore della Food and Drug Administration istituita nel 1906. Farmaci salvavita e succhi miracolosi, di nuovo il confine poroso che caratterizza l\u2019industria del corpo.\u00a0Forse nessuna pi\u00f9 della Johnson &amp; Johnson, prima compagnia farmaceutica mondiale, ha prosperato un po\u2019 di l\u00e0 e un po\u2019 di qua. Il deodorante, lo shampoo, un farmaco anti riniti allergiche, Imodium, per non parlare del talco che le \u00e8 costato 40 milioni di dollari di multa perch\u00e9 considerato legato al rischio di cancro alle ovaie. Due donne hanno portato in tribunale il colosso farmaceutico numero uno al mondo, e la Corte della California ha dato loro ragione perch\u00e9 la polvere sarebbe stata contaminata dalla presenza di amianto. In realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 rapporto di causa-effetto tra l\u2019uso del talco e il carcinoma ovarico, ma pende sul capo quell\u2019avverbio, \u201cprobabilmente\u201d, usato dalla Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Anche in questo caso tutto era cominciato dal farmacista Robert Wood Johnson che, ispirato dal chirurgo Joseph Lister, decise di produrre disinfettanti insieme ai suoi due fratelli (Listerine \u00e8 il collutorio pi\u00f9 usato al mondo, introdotto dalla Johnson &amp; Johnson e ora passato alla Kimberly Clark). Nessuno pu\u00f2 negare che proprio la pratica costante dell\u2019igiene sia il maggior contributo alla salute umana e al prolungamento della vita; diamo ai fratelli Johnson tutti i meriti che si sono giustamente conquistati e riconosciamoli anche alla stessa Novo Nordisk, sia chiaro. Guai a sembrare seguaci delle campagne contro Big Pharma o, tanto meno, del complottismo anti sanitario e anti scientifico dei no vax sdoganati dai politici di destra saliti al potere, ultimo, ma certo non per importanza, Donald Trump con quello svalvolato di Robert F. Kennedy Junior.\u00a0Anche l\u2019azienda di Copenaghen vanta una gloriosa storia nella farmaceutica: risale al 1923 e ha dietro il lavoro di August Krogh, premio Nobel nel 1920, e sua moglie Marie. Appresa la scoperta dell\u2019insulina avvenuta in Canada, ottengono il permesso di produrla in Scandinavia. Cos\u00ec nasce la Novo, che nel 1981 produceva un terzo dell\u2019insulina mondiale, al secondo posto dopo Eli Lilly, mentre la Nordisk era la numero tre. Nel 1989 avviene il matrimonio che proietta in alto la nuova compagnia danese. Il vero balzo, per\u00f2, avviene grazie a Wegovy, farmaco il cui principio attivo \u00e8 il semaglutide, che con un oculato tam tam mediatico diventa la pillola magica per uccidere il grasso superfluo. Eli Lilly viene sorpassata, ma reagisce da par suo: l\u2019anno scorso torna in testa grazie al suo Zepbound (non disponibile in Italia), mentre in questo 2025 al tramonto Novo Nordisk fatica a tener botta. Il successo dei prodotti per dimagrire \u00e8 il fenomeno di questi anni. Sono farmaci molto importanti, oltre che molto costosi, ma troppo spesso vengono presi alla stregua di integratori. Il Belgio e la Gran Bretagna due anni fa ne hanno vietato la vendita a chi non \u00e8 seriamente malato, negli Stati Uniti o in Italia si vedono su ricetta medica. Non sono adatti a chi vuol perdere solo qualche chiletto. <strong>Molti studi hanno inoltre dimostrato che, una volta smesso di usarli, il loro beneficio scompare. Eppure resta troppo facile saltare il fossato della salute.\u00a0<\/strong>Giunti alla fine della nostra fiera delle vanit\u00e0 corporee, come possiamo concludere? Un fatto certo \u00e8 che la distinzione tra farmaco e integratore, chiara sulla carta, diventa nebulosa nella realt\u00e0. Pi\u00f9 in generale, il ricorso ai supplementi alimentari fa male oppure siamo di fronte al pi\u00f9 classico effetto placebo? Forse la risposta \u00e8 che non lo sappiamo con certezza. E\u2019 sicuro che fanno male al portafoglio, \u00e8 sicuro che le pressioni per farli, per cos\u00ec dire, passare di categoria assimilandoli a farmaci diventano negative per le finanze pubbliche oltre che per il buon senso e per l\u2019onore della scienza medica. Tuttavia, fanno parte di quella che \u00e8 stata chiamata silver economy, l\u2019economia che accompagna \u00a0l\u2019invecchiamento della popolazione, fondata su bisogni veri e altrettanto vere illusioni, basata anch\u2019essa sulla titanica e inane ricerca dell\u2019immortalit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dagli integratori ai farmaci per perdere peso alla chirurgia estetica. 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