{"id":27148,"date":"2025-08-04T05:57:13","date_gmt":"2025-08-04T05:57:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/27148\/"},"modified":"2025-08-04T05:57:13","modified_gmt":"2025-08-04T05:57:13","slug":"perche-la-israel-non-adotta-il-marchio-amore-vita-in-segno-di-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/27148\/","title":{"rendered":"\u00abPERCHE&#8217; LA ISRAEL NON ADOTTA IL MARCHIO &#8220;AMORE &#038; VITA&#8221; IN SEGNO DI PACE?\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Il Tour de France 2025 si \u00e8 concluso da pochi giorni e <strong>Ivano Fanini ha molto da dire sulla corsa pi\u00f9 importante del ciclismo mondiale<\/strong>, avendo avuto anche un legame particolare con il Tour di quest\u2019anno. Un legame che va oltre il semplice interesse professionale.\n            <\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 stato <strong>uno spettacolo interessante, senza per\u00f2 essere fenomenale o particolarmente emozionante,<\/strong> ci tengo a precisarlo. \u00c8 stato comunque un buon Tour, bello da vedere, ma non con picchi che ti fanno battere il cuore come altre edizioni. La cosa che mi ha colpito maggiormente \u00e8 stata l\u2019ultima tappa, quella sui Campi Elisi con <strong>Wout Van Aert che \u00e8 riuscito a fare qualcosa di incredibile<\/strong>, vincendo in un luogo storico, ma soprattutto staccando Pogacar, che voleva assolutamente vincere con la maglia gialla. Da italiano, per\u00f2, mi sono emozionato soprattutto per <strong>la conquista della maglia verde, che \u00e8 tornata in Italia grazie a Jonathan Milan.<\/strong> Un traguardo incredibile che solo tre ciclisti italiani hanno saputo conquistare. Tra l\u2019altro, tutti e tre hanno in qualche modo legami con me. Il grandissimo <strong>Franco Bitossi<\/strong> infatti, ha corso con le bici Fanini e la nostra amicizia tutt&#8217;ora. Poi c\u2019\u00e8 <strong>Petacchi<\/strong>, che ormai vive nelle mie zone da anni. Anche se non ho mai avuto il piacere di farlo correre con le mie squadre\u00a0 (a dire il vero, avrei voluto ingaggiarlo agli inizi di carriera, ma poi virai su Magnusson), ci lega una profonda stima reciproca. E infine, Milan, figlio di Flavio, che ho fatto passare professionista con Amore e Vita nel 1992\u00bb.\n            <\/p>\n<p>\u00abCi sono per\u00f2 altri atleti legati al mio team- continua Ivano Fanini- che si sono messi in evidenza durante questo Tour.<strong> Lenny Martinez<\/strong>, il pi\u00f9 giovane atleta in gara, ha indossato per molti giorni la maglia a pois di leader della classifica degli scalatori. Lo ricordo quando aveva solo cinque anni e faceva le sue prime pedalate con la nostra maglia Amore e Vita \u2013 McDonald\u2019s. All\u2019epoca suo padre Miguel, tre volte campione del mondo e campione olimpico di MTB a Sydney 2000, correva con noi. Vederlo oggi, poco pi\u00f9 che ventenne, protagonista al Tour, \u00e8 una soddisfazione enorme. Sono convinto che, con la giusta esperienza, Lenny non si limiter\u00e0 a vincere la maglia a pois, ma potr\u00e0 a risultati ancora pi\u00f9 importanti&#8230; Non sar\u00e0 facile, ma ha la mentalit\u00e0 giusta e la guida perfetta del padre. Poi c\u2019\u00e8 <strong>Mike Woods<\/strong>, canadese portacolori della Israel, che abbiamo scoperto e portato al ciclismo dopo la sua carriera nell\u2019atletica. Woods ha avuto delle giornate da protagonista, ma purtroppo gli \u00e8 mancato il successo di tappa ma vederlo l\u00ec \u00e8 una soddisfazione continua\u00bb.<\/p>\n<p>E ancora: \u00abAnche a causa del mio legame molto forte con il ciclismo danese, <strong>ho seguito con trepidazione anche la gara di Vingegaard:<\/strong> alla fine degli anni \u201970 e in tutti gli anni \u201980 ho avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo del ciclismo in Danimarca, ho anche lanciato molti atleti e tra i tanti non posso dimenticare <strong>Brian Pedersen<\/strong>, un mio atleta nel 1990, che \u00e8 stato lo scopritore e il direttore sportivo di Jonas fino al suo passaggio alla Visma, e per questo motivo tifo con grande passione per lui. Tuttavia, <strong>quest\u2019anno Pogacar \u00e8 stato davvero incontenibile<\/strong> sotto ogni punto di vista, non lascia mai nulla agli avversari, nemmeno un piccolo \u2018regalo\u2019. <strong>Bisogna ammettere che \u00e8 il migliore di tutti, secondo me \u00e8 gi\u00e0 il pi\u00f9 grande ciclista di tutti i tempi.<\/strong> Vince praticamente il 95% delle corse a cui partecipa, domina in salita, in volate ristrette, \u00e8 tra i pi\u00f9 forti a crono, sui muri delle classiche e non ha paura ad attaccare e fare lunghe fughe da solo. E tutto questo lo fa in un modo che nessuno aveva mai fatto prima. Nessuno, nemmeno Fausto Coppi, Eddy Merckx, Bernard Hinault o Miguel Indurain \u00e8 mai stato capace di fare quello che sta facendo lui. La Slovenia \u00e8 davvero fortunata ad avere il numero uno del ciclismo mondiale, e non solo, perch\u00e9 molti altri talenti stanno venendo fuori grazie all\u2019impulso Pogacar\u00bb.<\/p>\n<p>Ivano Fanini conclude il suo intervento con<strong> una valutazione che riguarda la politica e la situazione internazionale:<\/strong> \u00abMi sento <strong>particolarmente vicino al team\u00a0 Israel per molte ragioni.<\/strong> Innanzitutto, voglio sottolineare che il Team Manager<strong> Kjell Carlstrom<\/strong> l\u2019ho portato proprio io nel mondo del professionismo. Lo scoprii nel 2000 durante una gara in Bulgaria e dal 2001 al 2004 ha corso con noi, vivendo quattro stagioni bellissime che gli permisero poi di fare il salto alla Liquigas. Kello, come lo chiamavamo, <strong>\u00e8 una persona di grande intelligenza e gi\u00e0 allora si percepiva chiaramente che possedeva qualcosa di speciale<\/strong>. Nella sua squadra ci sono figure a me molto care, come i direttori sportivi Frassi e Cataford: il primo \u00e8 stato Direttore Sportivo della nostra squadra per molti anni, mentre Cataford ha corso con noi come atleta. Anche il meccanico polacco Dabrowski ha fatto parte di Amore e Vita per diverse stagioni come corridore, senza dimenticare Mike Woods, che ho gi\u00e0 menzionato. Per tutti questi motivi, mi sento davvero vicino a loro. In realt\u00e0, grazie proprio a Carlstrom, avevamo anche\u00a0 progettato una collaborazione che avrebbe dovuto concretizzarsi nel 2022, ma alla fine, a causa di scelte dell&#8217;ultimo minuto del patron Sylvn Adams, la cosa purtroppo non and\u00f2 in porto. Ci\u00f2 che ho letto <a href=\"https:\/\/www.tuttobiciweb.it\/article\/2025\/07\/26\/1753515139\/alessandro-de-marchi-israele-palestina\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">nell&#8217;articolo di De Marchi riportato da tuttobiciweb<\/a> lo condivido pienamente e gli faccio un grande applauso per il coraggio che ha avuto nell\u2019esprimere pubblicamente il suo punto di vista, che so bene potrebbe risultare scomodo a molti. Tuttavia, la situazione in Israele \u00e8 davvero tragica,e mi addolora profondamente poich\u00e9 \u00e8 una terra che amo molto. Come praticante cattolico e legato al Santo Padre Giovanni Paolo II, ho avuto il privilegio di visitare Israele numerose volte, per vedere i luoghi legati alla vita di Ges\u00f9 Cristo. Ma ci\u00f2 che sta accadendo oggi \u00e8 devastante e vergognoso. I morti non si contano pi\u00f9, e sembra che non ci sia una via d&#8217;uscita pacifica, almeno nel breve periodo, purtroppo. Ho anche un ex atleta israeliano, Niv Libner, con cui io e mio figlio Cristian siamo ancora in contatto. Lui si trova attualmente sotto le bombe, e ci descrive la situazione come apocalittica. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo vissuto una situazione simile con la guerra in Ucraina. Avendo un gran numero di atleti ucraini e una licenza in quel paese, decidemmo di fermarci per riprendere pi\u00f9 avanti. Successivamente, mi \u00e8 stata proposta la possibilit\u00e0 di portare nel team uno sponsor russo e uno iraniano, ma ho scelto di non farlo, proprio per la situazione geopolitica in quei paesi, entrambi coinvolti in conflitti. L\u2019UCI, in quel caso, aveva preso una posizione chiara che noi abbiamo sostenuto e rispettato. <strong>Ora, non sto dicendo che il team Israel debba smettere di esistere, assolutamente no. Anzi, credo che debbano continuare a correre.<\/strong> Ma <strong>mi chiedo se continuare a farlo con il nome &#8220;Israel&#8221; non stia creando pi\u00f9 danni che benefici,<\/strong> soprattutto in un contesto globale cos\u00ec teso. Mi viene in mente una situazione che riguarda la mia squadra. Nel 1989, decisi di scrivere sulle maglie della squadra un messaggio molto forte: \u201cNo all\u2019Aborto\u201d. Quel messaggio ci port\u00f2 tantissime critiche, soprattutto da parte di femministe e altre persone contrarie, e ad ogni corsa ci fermavano per protestare, imbrattando le maglie dei nostri corridori e le nostre ammiraglie. Fu proprio per questo che<strong> il Santo Padre Giovanni Paolo II mi consigli\u00f2 di togliere quel messaggio e sostituirlo con uno pi\u00f9 universale, di pace. Cos\u00ec, nacque il nome \u201cAmore e Vita\u201d, che da allora \u00e8 il nostro simbolo.<\/strong> Credo che la squadra Israel oggi debba riflettere su quanto possa essere pi\u00f9 significativo un gesto simile. <strong>Se lo desiderano, sono disposto a offrire loro il nostro nome \u201cAMORE E VITA\u201d con grande piacere, senza chiedere nulla in cambio.<\/strong> Un passo del genere rappresenterebbe un gesto importante, che farebbe onore a Israele, un paese che oggi \u00e8 criticato dalla maggior parte della comunit\u00e0 internazionale. Quindi, se lo desiderano, sono pronto a dar loro il nostro nome, come segno di pace e speranza. Ora pi\u00f9 che mai sarebbe un passo in avanti significativo e indelebile, un segno di pace importantissimo\u00a0 per loro, in un momento storico cos\u00ec drammatico\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il Tour de France 2025 si \u00e8 concluso da pochi giorni e Ivano Fanini ha molto da dire&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":27149,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1456],"tags":[1824,1825,1537,90,89,1931,245,244,1826],"class_list":{"0":"post-27148","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-ciclismo","8":"tag-ciclismo","9":"tag-cycling","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-pogacar","14":"tag-sport","15":"tag-sports","16":"tag-tour-de-france"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27148","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27148"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27148\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27149"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27148"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27148"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27148"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}