{"id":272089,"date":"2025-12-22T06:07:22","date_gmt":"2025-12-22T06:07:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/272089\/"},"modified":"2025-12-22T06:07:22","modified_gmt":"2025-12-22T06:07:22","slug":"giancarlo-de-carlo-i-collegi-e-lutopia-fotografica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/272089\/","title":{"rendered":"Giancarlo De Carlo, i Collegi e l\u2019utopia fotografica"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ultimo ad avere inteso Urbino come una vera e propria Polis fu un maestro dell\u2019architettura, Giancarlo De Carlo (1919-2005), che fra gli anni cinquanta e settanta, su precisa committenza del rettore Calo Bo, ne integr\u00f2 il profilo a partire dalla costruzione dei Collegi universitari che oggi fanno di Urbino un campus di straordinaria funzionalit\u00e0 e suggestione.<br \/>E ai Collegi si intitola infatti Kunstgewerbeschule per Giancarlo De Carlo, la mostra fotografica ospitata nella Fondazione Bo di Palazzo Passionei (catalogo Raffaelli editore, info: fondazionebo@uniurb.it) il cui allestimento si deve al rettore Giorgio Calcagnini e a Tiziana Mattioli con la collaborazione di Elena Baldoni e Antonella Negri. Al riguardo Tiziana Mattioli, italianista dell\u2019Universit\u00e0 urbinate, ha accettato di rispondere ad alcune domande.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 nato il progetto?<\/strong><br \/>Nasce dalla sorpresa chiusa in tre grandi scatole che nessuno aveva mai aperto. Stavano nei magazzini della Fondazione Bo insieme ad altri materiali non ancora archiviati, perch\u00e9 la donazione libraria di De Carlo comprende non soltanto la sua biblioteca ma anche molti documenti, oltre mille schede archiviate, e fra questi un appunto che rinviava a Zurigo e mi ha subito incuriosita: si tratta dei fogli di una lezione tenuta da De Carlo a Zurigo dove nel novembre del \u201966 venne allestita l\u2019unica esposizione, che si sappia, delle foto che oggi presentiamo.<\/p>\n<p><img alt=\"\" loading=\"lazy\" width=\"1170\" height=\"969\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" class=\"h-auto w-full cursor-zoom-in object-contain\" style=\"color:transparent;object-position:center\"  src=\"\/cdn-cgi\/image\/format=auto,width=1400\/https:\/\/static.ilmanifesto.it\/2025\/12\/de-carlo-046.jpg\"\/>Studenti (Kunstgewerbeschule der Stadt Z\u00fcrich, 1965)<\/p>\n<p><strong>Di che cosa si tratta, in realt\u00e0?<\/strong><br \/>Man mano che costruiva i Collegi, De Carlo si \u00e8 preoccupato di dare loro visibilit\u00e0 e risonanza internazionale. C\u2019\u00e8 una pubblicazione che li riguarda, del \u201964 (e non dimentichiamo che il \u201964 \u00e8 l\u2019anno in cui De Carlo consegna il Piano regolatore di Urbino, peraltro approvato dal Ministero competente solo dieci anni dopo\u2026) dove compaiono foto di Cesare Colombo, scritti di Carlo Bo, Vittorio Sereni e di Egidio Massoli che allora era il sindaco comunista, un sindaco illuminato, della citt\u00e0. Ma gi\u00e0 dal \u201959 si parlava dei Collegi i cui lavori iniziano nel \u201962 e si concludono nel giugno del \u201965: stiamo parlando del loro primo blocco, il Collegio del Colle, nelle adiacenze della Chiesa dei Cappuccini, dove De Carlo interloquisce con una presenza storica nel paesaggio ma intanto si muove con assoluta autonomia. Nell\u2019Archivio amministrativo dell\u2019Universit\u00e0 ci sono moltissime carte, progetti, disegni dove emerge con chiarezza, specie in una relazione che Bo scrisse per il Consiglio di amministrazione, che la prima idea dei Collegi, la scelta del luogo, era stata addirittura di costruirli alle Vigne, di fronte a Palazzo Ducale, ma lo aveva impedito la propriet\u00e0 ecclesiastica.<\/p>\n<p>Alcune foto erano gi\u00e0 state scattate durante i lavori, quelle appunto di Colombo o di Giorgio Casali, per essere presentate ai convegni o ad uso interno ma questo blocco riemerso di fotografie (trovate fra i libri di De Carlo e non ancora inventariate perch\u00e9 le scatole stesse sembravano dei libri) ha davvero qualcosa di straordinario: sono in tutto 146, formato 30\u00d730, foto in bianco e nero e gelatina d\u2019argento, e risalgono alla fine dei lavori. Dunque per chiarire l\u2019origine delle foto e seguendo l\u2019appunto di De Carlo abbiamo scritto a Zurigo, a quella che adesso \u00e8 l\u2019Universit\u00e0 delle Arti e allora era la Kunstgewerbeschule e comprendeva un corso di fotografia molto qualificato dove studi\u00f2 fra gli altri, tra il \u201962 e il \u201965, Oliviero Toscani diplomatosi con lo stesso professore che avrebbe accompagnato qui a Urbino un gruppo di studenti dal 14 al 24 settembre del \u201965 quando, si pu\u00f2 dire, nessuno aveva ancora visitato i Collegi.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i criteri del vostro attuale allestimento in Palazzo Passionei?<\/strong><br \/>Si tratta di una mostra complessa innanzitutto perch\u00e9 le foto vanno rispettate nella loro entit\u00e0 materiale, delicatissima in quanto hanno dormito per sessant\u2019anni in quegli astucci di legno: oltretutto godono di una tecnica di stampa estremamente raffinata e potrebbero rischiare di sciuparsi. Si \u00e8 cercato un allestimento semplice, rispettoso della filologia e capace di proteggere questi documenti molto particolari. Ci si pu\u00f2 chiedere perch\u00e9 De Carlo si fosse allora rivolto a Zurigo per documentare il proprio lavoro e perch\u00e9 avesse voluto degli studenti come testimoni. Direi che ha voluto mettere alla prova la sua architettura con dei simili, gli studenti, a coloro che l\u2019avrebbero poi abitata: se non ha scelto gli studenti di qui, che pure lo avevano aiutato a preparare il Piano regolatore, \u00e8 perch\u00e9 altri di Zurigo gli garantivano uno sguardo puro, vergine, insomma lo sguardo di chi si trovasse all\u2019improvviso di fronte a una nuova citt\u00e0, una Citt\u00e0 dell\u2019Utopia.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p><strong>\u00abNELLE CITT\u00c0 DEL MONDO\u00bb. Da Barcellona e Berkeley a New Delhi e Kiev, stazioni esistenziali di un militante<\/strong><\/p>\n<p><img alt=\"\" loading=\"lazy\" width=\"512\" height=\"512\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" class=\"h-auto w-full cursor-zoom-in object-contain\" style=\"color:transparent;object-position:center\"  src=\"\/cdn-cgi\/image\/format=auto,width=1200\/https:\/\/static.ilmanifesto.it\/2025\/12\/19clt1de-carlo-123-512x512.jpg\"\/>Giancarlo De Carlo, Kunstgewerbeschule der Stadt Z\u00fcrich<\/p>\n<p>\u00c8 stato detto, con pi\u00f9 di un fondamento, che il rapporto fra l\u2019architetto Giancarlo De Carlo e il Magnifico Rettore a vita dell\u2019Universit\u00e0 di Urbino, Carlo Bo, replicava a distanza di secoli quello intercorso, agli albori dell\u2019Umanesimo, tra Francesco di Giorgio Martini e il duca Federico da Montefeltro. Non \u00e8 dunque un caso che De Carlo, accettando settantenne la cittadinanza onoraria del suo luogo elettivo, dove aveva lasciato tanta impronta di s\u00e9 e firmato un Piano regolatore rivoluzionario, si augurasse paradossalmente di poter condividere un giorno un simile premio con quel grande maestro e chiedendosi, per l\u2019occasione, \u00abse per celebrare con la architettura sia meglio dilatare le dimensioni oppure demistificare i significati come lui stesso ha fatto, con grande successo, lavorando in scala pi\u00f9 piccola, un poco pi\u00f9 avanti, nello studiolo dei Torricini\u00bb.<\/p>\n<p>Il passo \u00e8 tratto dalla Piccola autobiografia in pubblico a Urbino, discorso in clausola al bellissimo libro che nel \u201895 De Carlo volle intitolare Nelle citt\u00e0 del mondo e ora torna (pp. 295, euro 22) con un saggio di Federico Bil\u00f2 e una nota di Manuel Orazi, edito da Quodlibet nella organica riproposizione delle opere di un maestro che fu anche uno scrittore dallo stile sobrio ed essenziale.<\/p>\n<p><strong>GI\u00c0 IL TITOLO<\/strong> evoca il crocevia intellettuale di un architetto che fin dal dopoguerra si situ\u00f2 nel fuoco di una militanza che nulla aveva di retorico o di freddamente programmatico ma era sostenuta, viceversa, sia dagli stimoli della tradizione sia dagli estri di una fiammante inventiva. Perch\u00e9 la modernit\u00e0 di De Carlo sta nel paradosso di riuscire classico senza pagare pegno al classicismo e quelle sue \u00abcitt\u00e0\u00bb, va pure aggiunto, si situano fra le \u00abinvisibili\u00bb dell\u2019amico Italo Calvino e le altre mille sognate da un suo sodale come Elio Vittorini che, spentosi nel \u201966, lasci\u00f2 inconcluso un romanzo picaresco dal titolo molto eloquente, Le citt\u00e0 del mondo. E le citt\u00e0 di De Carlo, nel percorso attestato nel suo libro pi\u00f9 autobiografico, da Barcellona e Berkeley a New Delhi e Los Angeles, da Siena e Istanbul a Kiev, sono stazioni esistenziali di qualcuno che continuava a dirsi, tuttavia, affetto dalla sindrome dell\u2019apolide: ma era un modo, questo, di rigettare qualunque vincolo metafisico o ipoteca identitaria.<\/p>\n<p><strong>NEL DISCORSO DI URBINO<\/strong>, pronunciato a braccio, Giancarlo De Carlo aveva infatti confessato che le attitudini elettive di un architetto non potevano che essere, guardando alle citt\u00e0 del mondo, \u00abcomprendere e trasformare\u00bb. (<strong>Ma. Ra.<\/strong>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019ultimo ad avere inteso Urbino come una vera e propria Polis fu un maestro dell\u2019architettura, Giancarlo De Carlo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":272090,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-272089","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115761725256886876","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/272089","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=272089"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/272089\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/272090"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=272089"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=272089"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=272089"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}