{"id":272276,"date":"2025-12-22T09:26:10","date_gmt":"2025-12-22T09:26:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/272276\/"},"modified":"2025-12-22T09:26:10","modified_gmt":"2025-12-22T09:26:10","slug":"generazione-perduta-quei-maschi-bianchi-diventati-invisibili-per-punire-i-padri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/272276\/","title":{"rendered":"Generazione perduta. Quei maschi bianchi diventati invisibili per punire i padri"},"content":{"rendered":"<p>Questa storia parla della generazione perduta. No, non la lost generation di Hemingway e Fitzgerald, non ci sono le illusioni sfumate della Belle \u00c9poque e corride alle cinque della sera, non c\u2019\u00e8 neppure una maledetta guerra mondiale, non ancora perlomeno. \u00c8 solo la storia dei maschi bianchi americani che circa quindici anni fa si sono messi in testa di lavorare nel mondo delle professioni liberali o dell\u2019industria culturale e sono stati cancellati dalle politiche di integrazione. Non erano neri, non erano donne, non erano omosessuali. Erano nipoti, figli e fratelli minori di un largo insieme di privilegiati e hanno pagato per tutti. Il racconto di tutto questo \u00e8 di Jacob Savage, uno che ha vissuto il tagliafuori sulla sua pelle e si \u00e8 consolato narrando il fenomeno, con testimonianze e numeri, su \u00abCompact\u00bb, una rivista non certo trumpiana, ma che si definisce liberal e socialdemocratica. La beffa \u00e8 che a portare l\u2019esperienza di Savage in Italia \u00e8 uno della generazione, la generazione X, che lui ritiene responsabile della sua sfortuna. Si chiede venia.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un momento, nella vita di certi mestieri, in cui capisci se entrerai davvero nella storia oppure resterai fuori a sentire le voci. Per Jacob Savage quel momento ha la forma ordinaria di una mail gentile. Poche righe, un tono quasi affettuoso, la scusa pronta: \u00abInizialmente pensavo di potervi coinvolgere, ma alla fine non \u00e8 stato possibile\u00bb. Non \u00e8 un \u00abnon sei bravo\u00bb. \u00c8 peggio: \u00e8 un \u00abnon puoi\u00bb, che non riguarda la tua sceneggiatura, ma la tua faccia. Il tuo genere. La tua razza. Il tuo posto nel mondo. Quel posto che, fino al giorno prima, ti avevano raccontato essere invisibile davanti al merito. E invece, dal 2014 in poi, diventa una targhetta fluorescente appuntata sul petto. Jacob ci arriva come ci arrivano in molti: facendo lavori che non si raccontano alle cene. Quindici anni di bagarinaggio per pagare le bollette. Ripetizioni per i SAT. Los Angeles come una promessa che si consuma lentamente, a colpi di affitti e di \u00abstiamo valutando \u00bb. Cinque anni in citt\u00e0, trentun anni, due progetti in cantiere, una migliore amica con cui scrive come si scrive quando si \u00e8 giovani: con la sensazione che l\u2019energia basti a spingere il mondo. Poi l\u2019incontro. Il dirigente lo apprezza, lo dice davvero, e qui sta la crudelt\u00e0: la lode \u00e8 sincera. Ma la writer\u2019s room \u00e8 piccola e sopra ci sono gi\u00e0 troppi uomini bianchi. \u00abNon possiamo avere una redazione composta solo da quelli come noi\u00bb. Non ci sar\u00e0 nessuna prossima stagione per lui.<\/p>\n<p>Il racconto diventa interessante quando smette di cercare un colpevole facile e comincia a guardare la struttura: chi \u00e8 rimasto al comando e chi ha pagato il conto. Perch\u00e9 la diversificazione, nella pratica, non \u00e8 ricaduta sui Boomer o sulla Generazione X che occupano i piani alti. \u00c8 ricaduta sui Millennial maschi bianchi, quelli arrivati al cancello proprio mentre il cancello cambiava regole. I numeri, in questa storia, non sono decorazione. Sono il rumore di fondo di una porta che si chiude: gli uomini bianchi nella scrittura tv di basso livello dal 48% (2011) all\u201911,9% (2024). Redazioni che cambiano volto. Assunzioni che diventano calcolo identitario. E non parliamo di frasi dette sottovoce: \u00abEra scontato che non avremmo assunto la persona migliore\u00bb, ricorda uno dei capi. Non \u00e8 solo Hollywood, che almeno ha la decenza di essere cinica. \u00c8 anche il giornalismo, che invece ama presentarsi come morale. Andrew, reporter di cronaca, prova la stessa sensazione: lavora, macina notti e weekend, fa scoop, si costruisce credibilit\u00e0. Poi a un certo punto la redazione smette di parlare di articoli e inizia a parlare di metriche. La diversit\u00e0 diventa ossessione, la pipeline non cambia ma le porte s\u00ec. I corsi, le valutazioni di \u201cclima\u201d, l\u2019ordine di catalogare le caratteristiche identitarie delle fonti. E la subcultura che entra di colpo: applausi su Zoom, dita che schioccano nella chat. Un linguaggio che, pi\u00f9 che includere, marca chi \u00e8 fuori. Andrew fa domanda ovunque: Atlantic, Politico, CNN, Washington Post, New York Times. Niente. Non arriva nemmeno al colloquio. Il paradosso \u00e8 feroce: ai piani alti restano spesso uomini bianchi pi\u00f9 anziani, e proprio perch\u00e9 restano, sotto non c\u2019\u00e8 spazio. Non basta essere bravi. Devi essere eccezionale, e possibilmente anche qualcos\u2019altro. Nasce cos\u00ec la \u00abstanza vietata\u00bb: non un luogo fisico, ma una condizione sociale. La sensazione che il mondo non tifi per te, anzi tifi deliberatamente contro di te. E quando questa sensazione attecchisce in una generazione, non \u00e8 un dettaglio psicologico. \u00c8 politica, cultura, destino. Ora, qui bisogna fare uno sforzo di lucidit\u00e0, perch\u00e9 gli esseri umani hanno un talento speciale nel trasformare ogni sofferenza in una gara di sofferenza. \u00c8 vero: altri gruppi hanno sub\u00ecto discriminazioni peggiori, pi\u00f9 brutali, pi\u00f9 radicate, ma il destino di Jacob e degli altri non \u00e8 la storia di \u00abtutti gli uomini bianchi\u00bb. \u00c8 la storia di una coorte, di quelli arrivati nel momento sbagliato, quando le ingiustizie del passato vengono pagate dagli ultimi arrivati. Il risultato non \u00e8 soltanto professionale. \u00c8 esistenziale. Matt, che a Hollywood voleva diventare uno di quei mediocri sceneggiatori destinati a lavorare per sempre, finisce a fare il pendolare verso un lavoro umile, con debiti sulla carta di credito e fantasie ricorrenti di cambiare nome e trasferirsi in Thailandia. Una vita intera ridotta a: monolocale, VPN, fuga. Non \u00e8 tragedia greca. \u00c8 tragedia americana: l\u2019idea che il mondo funzioni in un modo e scoprire che ha cambiato istruzioni senza avvisarti. La cosa pi\u00f9 inquietante non \u00e8 l\u2019idea che si sia tentato di riequilibrare. \u00c8 il modo: il tutto subito e la \u00abbont\u00e0\u00bb che divent\u00e0 esclusione. Forse la domanda finale non \u00e8 nemmeno \u00abchi ha ragione \u00bb.\n<\/p>\n<p> \u00c8 pi\u00f9 devastante: queste istituzioni sono diventate migliori? I media sono pi\u00f9 affidabili? Hollywood produce cose pi\u00f9 vere? L\u2019universit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 rispettata? Perch\u00e9 se la risposta \u00e8 no, allora abbiamo fatto quello che l\u2019umanit\u00e0 fa meglio: scambiare la giustizia con la scenografia della giustizia. E abbiamo lasciato una generazione fuori dalla stanza, ad ascoltare il futuro da dietro la porta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Questa storia parla della generazione perduta. 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