{"id":272461,"date":"2025-12-22T12:05:11","date_gmt":"2025-12-22T12:05:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/272461\/"},"modified":"2025-12-22T12:05:11","modified_gmt":"2025-12-22T12:05:11","slug":"eroe-per-caso-il-mito-pop-di-mario-magnotta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/272461\/","title":{"rendered":"Eroe per caso. Il mito pop di Mario Magnotta"},"content":{"rendered":"<p>Scherzi telefonici e una lavatrice. Cos\u00ec un bidello dell\u2019Aquila \u00e8 diventato, senza volerlo, un\u2019icona<\/p>\n<p>Se su Wikipedia cercate \u201c16 settembre\u201d troverete diversi eventi storici legati a questa data, come l\u2019indipendenza del Messico (1810), la \u201cnotte delle matite spezzate\u201d in Argentina (1976), il massacro di Sabra e Shatila (1982). Per il 1987 leggerete, quale episodio memorabile, \u201c<strong>Mario Magnotta subisce il celebre scherzo della lavatrice<\/strong>\u201d. Per una consistente platea di iniziati \u00e8 cosa nota, anche perch\u00e9 quel giorno viene ricordato ogni anno con un Magnotta Day. Stimiamo tuttavia che fra i lettori si annidino numerosi profani, i quali hanno diritto a un immediato ragguaglio.<\/p>\n<p>\u201cCosa rester\u00e0 di questi anni Ottanta\u201d si chiedeva, all\u2019epilogo di quel decennio, un brano di Raf che passava su tutte le radio: oggi possiamo sicuramente dire che \u00e8 restato fra le tante cose il mito pop di <strong>Mario Magnotta<\/strong>, un \u201ceveryman\u201d dell\u2019Aquila assurto a fama del tutto involontaria per essere rimasto vittima di una serie di scherzi telefonici architettati da due concittadini cultori di quella vena goliardica, dai tratti teneri e spietati, cui la provincia italiana provvedeva fertile humus. Altro che internet e i social, altro che telefonini. All\u2019epoca c\u2019era l\u2019apparecchio bigrigio a rotella della Sip, c\u2019era l\u2019Italia che in un anno, quel 1987, cambi\u00f2 tre governi (Craxi, Fanfani VI e Goria), c\u2019era un Festival di Sanremo che \u2013 regnante Pippo Baudo \u2013 registr\u00f2 con buona pace di Carlo Conti l\u2019audience pi\u00f9 alta della storia. C\u2019era soprattutto l\u2019enorme spazio creativo spalancato dalla noia, che oggi s\u2019inganna con la digitazione compulsiva dei reel su Instagram e YouTube dove s\u2019amano e s\u2019odiano lontani personaggi della politica o dello spettacolo. A quel tempo s\u2019ammazzava lo spleen diversamente: costituivano efficace medicina le burle mirate ai personaggi prossimi, quelli che avevi conosciuto al bar, a scuola, negli uffici e che per qualche stramba forma caratteriale, a cagione di un tic o di inconsuete peculiarit\u00e0 meritavano l\u2019acre privilegio del tormento ridanciano. <strong>Magnotta, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Mario_Magnotta\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">bidello all\u2019Istituto tecnico commerciale \u201cLuigi Rendina\u201d dell\u2019Aquila<\/a>, natura ingenua quanto fumantina, praticava in omaggio al quieto vivere un sordiano ossequio verso chiunque esercitasse qualche autorit\u00e0, sfoderando per la medesima ragione la veemenza dei giusti contro ogni insidia alla propria tranquillit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019obbligo di permutare una lavatrice marca SanGiorgio con un costoso modello nuovo, prescritto da una immaginaria clausola siglata nel precedente acquisto sei anni prima, fece perdere per pi\u00f9 di un mese pace e sonno a Magnotta, straziato da decine di telefonate dei suoi persecutori. Gli ingegnosi aguzzini <strong>Antonello De Dominicis<\/strong> e <strong>Maurizio Videtta<\/strong> soprannominato Bull\u00f2, ex alunni dell\u2019Istituto tecnico commerciale, s\u2019alternavano alla cornetta impersonando una serie di soggetti che soffocavano progressivamente il bidello in un lacciuolo kafkiano: il direttore milanese della SanGiorgio, il ragioniere della ditta concessionaria per L\u2019Aquila, il dettagliante da cui Magnotta aveva comprato l\u2019elettrodomestico. <strong>Furono registrate su cassette solo quattro delle innumerevoli chiamate, di cui l\u2019ultima<\/strong> \u2013 consumatasi quel fatidico 16 settembre \u2013 <strong>suscit\u00f2 l\u2019ira funesta della vittima, dopo che nelle settimane precedenti il suo umore era trascolorato per tutte le tonalit\u00e0<\/strong> (tentativi di arruffianamento, scatti stizzosi, orgogliose rivendicazioni di onest\u00e0, annaspanti rilanci dialettici). Alla fine, messo alle strette like a cornered rat, il bidello non ne potette pi\u00f9: il crescendo furioso di quei quasi nove minuti culmin\u00f2 in una mitragliata di bestemmie, imprecazioni, un \u201cno!\u201d urlatissimo e una minaccia diventata gemma proverbiale per i magnottisti vecchi e nuovi, incastonata pure da Simone Cristicchi nel brano L\u2019Italia di Piero del 2007: \u201cM\u2019iscrivo ai terroristi!\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Cos\u00ec, suo malgrado, l\u2019ignoto e ignaro bidello si consegnava a una popolarit\u00e0 che sarebbe durata per il resto della vita: conquistata nell\u2019\u00e8ra analogica, quando il passaparola era letteralmente tale, \u00e8 proseguita negli anni digitali sfidando la miriade di contenuti che giorno dopo giorno inzeppano il web; conseguita presso una generazione dedita al difficoltoso reperimento dei nastri duplicati di mano in mano, quella popolarit\u00e0 si \u00e8 imposta anche presso chi negli anni Ottanta non era nato e si gode e rigode comodamente la saga di Magnotta con un clic su YouTube (tra i link con l\u2019ultima telefonata dello scherzo, \u201cLavatrice 4\u201d, ce n\u2019\u00e8 uno che conta due milioni 600 mila visualizzazioni). <strong>Nemmeno la morte del bidello nel 2009 ne ha offuscato la \u201cleggenda\u201d<\/strong>, che di recente s\u2019\u00e8 anzi rinverdita: il 16 settembre scorso il sindaco dell\u2019Aquila, Pierluigi Biondi, ha inaugurato un murale di Magnotta con il suo volto effigiato su una fantasiosa banconota da 480 mila lire, la cifra a cui il bidello pag\u00f2, e teneva a precisare in contanti, la benedetta lavatrice. \u201cMario \u00e8 stato, a suo modo e senza volerlo, un influencer ante litteram, in un\u2019epoca in cui internet e i social media ancora non esistevano\u201d dichiar\u00f2 il sindaco alla cerimonia di scopertura dell\u2019opera. Quella notoriet\u00e0 nata per caso lo rese icona aquilana, \u201cun personaggio popolare e trasversale entrato nell\u2019immaginario collettivo\u201d. Non \u00e8 il primo riconoscimento, n\u00e9 forse sar\u00e0 l\u2019ultimo, concessogli postumo dalla citt\u00e0 adottiva (Magnotta, nato in provincia di Imperia, arriv\u00f2 da piccolo all\u2019Aquila e rimase presto orfano dei genitori): nel 2012 fu deliberata l\u2019intitolazione di una strada che ancora attende la localizzazione, mentre qualcuno ha proposto di ristrutturare l\u2019alloggio in cui abit\u00f2 il bidello, danneggiato dal terremoto, per trasformarlo in un minuscolo museo. Intanto sulla sua vicenda \u00e8 appena uscito il documentario \u201cSemplice cliente\u201d, scritto e diretto da Alessio De Leonardis per Mescalito Film e proiettato in anteprima a L\u2019Aquila il 22 novembre scorso. Che riempisse un cinematografo del capoluogo abruzzese era prevedibile, ma non erano scontate le richieste fioccate da decine di altre sale, da Milano alla Sardegna passando per Roma, dove questa settimana le proiezioni al Barberini hanno registrato il sold out. Ricordano i veterani di Magnotta che nella Capitale il suo culto fior\u00ec subito, da quando i privilegiati possessori di quelle audiocassette le sparavano dalle autoradio a tutto volume e ne propagavano l\u2019ascolto pur non sapendo cosa significasse il verbo \u201cviralizzare\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Romano dell\u201982, a De Leonardis, come a tanti fan pi\u00f9 giovani, la saga aquilana \u00e8 stata tramandata: \u201cNel mio caso fu un fratello maggiore, per altri sono stati i cugini pi\u00f9 grandi o i genitori. Ne ho avuto conferma quando mi sono ritrovato nei cinema tanti ragazzi, per i quali credo che il mito di Magnotta simboleggi un\u2019epoca di maggiore libert\u00e0 da loro non vissuta ma orecchiata\u201d, ci racconta il regista, \u201cossia quella della cinica ma umanissima spensieratezza che animava gli Amici miei di Monicelli, politicamente scorretta ma leggera, quando non incombeva ancora la smania di catalogare persone e parole n\u00e9 di normare la risata. Oggi, che quasi nessuno accetterebbe certi scherzi e perci\u00f2 quasi nessuno sa pi\u00f9 come scherzare, i grandi sceneggiatori delle commedie all\u2019italiana difficilmente riuscirebbero a lavorare. Io stesso, quando scrivo, per esprimermi pi\u00f9 liberamente devo ambientare le storie una trentina d\u2019anni addietro\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Neanche Mario Magnotta, naturalmente, era politically correct: quando gli rivelarono che il tormentone della lavatrice era stato una canzonatura, quando all\u2019insaputa degli stessi autori, restii inizialmente a diffonderle, quelle cassette cominciarono a circolare, lui la prese con disinvoltura britannica. In fondo, disse, quei figuri immaginari contro cui aveva scagliato le invettive finali gli avevano tenuto compagnia. Nemmeno si rizel\u00f2 quando scopr\u00ec altre burle di cui era stato vittima, sebbene toccassero aspetti delicati della vita privata: un finto operatore di Telefono Azzurro che ipotizzava la sua omosessualit\u00e0 e gli contestava l\u2019educazione della figlia; il sedicente amante della moglie \u2013 dalla quale era stato davvero abbandonato \u2013 che gli chiedeva di riprenderla e versarle una somma maggiore di quella stabilita nell\u2019accordo di separazione. L\u2019aspirante magnottista curioso di sentire le reazioni del bidello, passibili della pi\u00f9 ovvia censura quanto suscitatrici della massima solidariet\u00e0, trover\u00e0 tutto sul web e forse capir\u00e0 perch\u00e9 si continui a celebrare quel sanguigno, fragile signore con un Magnotta Day, e perch\u00e9 il suo viso coi baffoni abbia ispirato magliette, gadget, un esaustivo sito internet (www.magnotta.it), gruppi Facebook dal titolo ammiccante (\u201cFigli di Magnotta\u201d) e persino un fumetto: Magnotta Wars di Antonio Recupero e Fabrizio Pluc Di Nicola, uscito in prima edizione nel 2017 e ristampato a settembre da Emmetre Edizioni. Pi\u00f9 semplicemente, si comprender\u00e0 l\u2019affezione a questo mito pop nostranissimo e dal marcato accento abruzzese scorrendo la mole dei commenti su YouTube alle sue inconsapevoli performance, tra cui peschiamo qualche recente esempio: \u201cQuesto non \u00e8 uno scherzo telefonico. Questa \u00e8 arte. Un distillato di frustrazione, rabbia, nevrosi, caos mentale, elettrotecnica, rassegnazione, blasfemia, ingenuit\u00e0, cortesia e italianit\u00e0 racchiuso in una bolla surreale che lo rende immortale nel tempo\u201d; \u201cero un ragazzino quando la mitologica cassetta inizi\u00f2 a girare in tutta Italia, e sono qui, a 48 anni suonati, a ascoltare e ripetere mentalmente, parola per parola, l\u2019epopea di un mio personale eroe\u201d; \u201cbellissimo, il fenomeno Magnotta \u00e8 stato quasi un ponte tra analogico e digitale, il girare delle cassette e i download su internet, un fenomeno che non accadr\u00e0 mai pi\u00f9\u201d. In quel bidello si riassume insomma, cos\u00ec recita lo slogan di \u201cSemplice cliente\u201d, \u201cl\u2019assurda parabola di un uomo comune, inconsapevole pioniere della viralit\u00e0 italiana, simbolo di ironia, fragilit\u00e0 e resistenza\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Forse, se uno scherzo simile fosse congegnato adesso, la vittima sarebbe pi\u00f9 avveduta (e bisognerebbe camuffare il numero del chiamante): dopo il primo approccio chiederebbe consiglio all\u2019AI di Google, agli amici di Facebook o si rivolgerebbe al Codacons per intentare una class action contro la SanGiorgio. Magari, a burla confessata, minaccerebbe o sporgerebbe denuncia ai sensi dell\u2019articolo 660 del codice penale (molestie o disturbo alle persone) o ai sensi di qualche nuova violazione attinta dal vocabolario inglese. Se Magnotta l\u2019avesse risolta cos\u00ec, pi\u00f9 o meno malamente, la faccenda sarebbe finita davanti al giudice o nel dimenticatoio entro poche settimane, tutt\u2019al pi\u00f9 con l\u2019effimero strascico di un gossip locale. Invece ader\u00ec subito al personaggio che era improvvisamente diventato e cavalc\u00f2 la tigre. Anzich\u00e9 frapporre ostacoli assecond\u00f2 la diffusione dello scherzo, consacrata con l\u2019approdo alla tv nazionale e la prima ospitata nel programma di Fabrizio Frizzi I fatti vostri su Raidue nel 1992. Divenne la star di numerose serate a tema nei locali di diverse citt\u00e0, vest\u00ec i panni dell\u2019opinionista presso le emittenti private con una rubrica tutta sua e fu persino \u201csindaco ombra\u201d dell\u2019Aquila, ruolo in cui produsse proposte tra l\u2019assurdit\u00e0 e il buon senso, come quella di risolvere l\u2019annoso problema dei parcheggi abbattendo le troppe chiese chiuse (e per questo fu minacciato di scomunica).<\/p>\n<p>\u201cQuando si rese conto, dopo tanta vita oscura e difficile, di essere diventato suo malgrado un mito, ebbe l\u2019intelligenza di sfruttare la nuova condizione e compens\u00f2 con il divertimento e la notoriet\u00e0 un\u2019esistenza che era stata sempre in salita\u201d, commenta De Leonardis, al quale \u00e8 riuscita anche l\u2019impresa di combinare l\u2019incontro fra gli autori dello scherzo e Romina, la figlia di Magnotta, che prima si era sempre negata ma ha finalmente accettato l\u2019eredit\u00e0 di un padre diventato \u2013 ci perdonino gli aquilani \u2013 l\u2019uomo pi\u00f9 noto del capoluogo. Almeno presso una larga fascia di italiani senza troppa puzza sotto il naso.<\/p>\n<p>Il bidello glorioso mor\u00ec a soli sessantasei il 4 gennaio di quel funesto 2009, tre mesi prima del sisma che travolse la citt\u00e0, tante vite, le antiche pietre e gli affetti. Magnotta per\u00f2 resistette nella memoria anche al lutto collettivo: non appena a L\u2019Aquila si torn\u00f2 a sorridere in tanti ripensarono a lui e ci ripenseranno pure l\u2019anno prossimo, quando il capoluogo gestir\u00e0 il titolo di Capitale italiana della Cultura. Perch\u00e9, se non contempla pi\u00f9 anche il gioco, vera cultura non c\u2019\u00e8.<br \/>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Scherzi telefonici e una lavatrice. 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