{"id":272895,"date":"2025-12-22T18:06:17","date_gmt":"2025-12-22T18:06:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/272895\/"},"modified":"2025-12-22T18:06:17","modified_gmt":"2025-12-22T18:06:17","slug":"jensen-huang-nvidia-persona-dellanno-per-leconomia-il-re-dellintelligenza-artificiale-non-teme-la-bolla-e-non-si-fermera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/272895\/","title":{"rendered":"Jensen Huang (Nvidia) persona dell\u2019anno per \u00abL\u2019Economia\u00bb: il re dell\u2019intelligenza artificiale non teme la Bolla e non si fermer\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Massimo Gaggi<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">L\u2019imprenditore nato a Taiwan e naturalizzato americano scelto da L\u2019Economia del Corriere come persona economica dell\u2019anno, ha costruito nell\u2019arco di trent\u2019anni, partendo da zero, l\u2019impresa di maggior valore al mondo con 4.300 miliardi di capitalizzazione a Wall Street<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Visionario, lavoratore maniacale, dittatore benevolo che in azienda si infuria con chi sbaglia, ma non licenzia. Jensen Huang, l\u2019imprenditore nato a Taiwan e naturalizzato americano scelto da L\u2019Economia del Corriere come persona economica dell\u2019anno, ha costruito nell\u2019arco di trent\u2019anni, partendo da zero, l\u2019impresa di maggior valore al mondo: Nvidia. Un nome che venne scelto con riferimento al termine latino (e italiano) di invidia: fin dall\u2019inizio Huang scelse di ostentare la  volont\u00e0 di suscitarla nei suoi concorrenti. <br \/>E c\u2019\u00e8 riuscito: Intel, che allora dominava il mercato dei microprocessori, oggi arranca in debito d\u2019ossigeno e di tecnologia mentre Nvidia \u00e8 leader assoluto nei semiconduttori ed \u00e8 quasi monopolista per quelli destinati ai supercomputer.\u00a0<\/p>\n<p>    La biografia tormentata<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La straordinaria avventura di Huang, che a cinque anni ha lasciato Taiwan per la Thailandia e a dieci \u00e8 approdato negli Usa, prima bullizzato in una scuola media del Kentucky, poi a Portland dove diventa ingegnere nell\u2019universit\u00e0 pubblica pi\u00f9 a buon mercato, la Oregon State, \u00e8 il frutto di quattro ingredienti: genio nello sviluppo di nuove tecnologie; disponibilit\u00e0 a rischiare tutto su una nuova idea nella quale crede fortemente anche a costo di abbandonare un business redditizio ma ormai maturo (quello dei videogame); enorme capacit\u00e0 di lavoro con uno stile di leadership che unisce la concretezza di chi viene dalla gavetta a una forte tendenza all\u2019accentramento delle funzioni; infine una buona dose di fortuna. <br \/>Come gli altri tycoon della Silicon Valley, anche Huang \u00e8 ora oggetto di biografie che tendono a sconfinare nell\u2019agiografia. Ma a differenza di altri leader divenuti personaggi pubblici, addirittura icone (Steve Jobs), celebrity che fanno notizia per feste sontuose e voli nello spazio (Jeff Bezos) o leader aziendali che coltivano l\u2019ambizione di cambiare la societ\u00e0 civile, addirittura il mondo (Elon Musk, Peter Thiel, Mark Zuckerberg), Jensen Huang ha sempre mantenuto uno stile molto riservato: parla assai poco di s\u00e9 anche coi biografi e non si pone mai obiettivi politici.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nell\u2019ultimo anno si \u00e8 recato spesso alla Casa Bianca e ha stretto un rapporto con Donald Trump ma per poter strappare quello che, alla fine, ha ottenuto: il via libera all\u2019esportazione dei suoi microprocessori verso la Cina e altre aree fin qui sottoposte a forti limitazioni (Arabia Saudita, Qatar)<\/b>.  Il suo successo nel convincere il presidente Usa che l\u2019embargo \u00e8 controproducente perch\u00e9 spinge Pechino a moltiplicare gli sforzi per produrre in casa i processori pi\u00f9 avanzati senza dipendere pi\u00f9 da quelli americani, ha avuto certamente un suo peso geopolitico nel rapporto Usa-Cina, ma Huang si \u00e8 mosso nell\u2019ottica di rimuovere un ostacolo all\u2019ulteriore sviluppo della sua azienda. <br \/>Nvidia \u00e8 divenuta un gigante grazie a visioni e scelte coraggiose: nel 1993 Huang, che aveva cominciato a lavorare prima per AMD, un altro produttore di chip, e poi per LSI Logic, decide di mettersi in proprio e insieme a due disegnatori grafici crea la sua nuova societ\u00e0 entrando nel vivace ma affollato mercato dei videogiochi: vuole produrre schede grafiche pi\u00f9 avanzate e potenti. Sono anni di successi e sconfitte, grandi profitti e rischi di bancarotta, soprattutto dopo lo scoppio della bolla delle dot com, nel 2000. <b>Da allora \u00abdobbiamo lavorare con l\u2019impegno di chi teme di essere a 30 giorni dal fallimento\u00bb \u00e8 diventato il motto ufficiale di Nvidia: anche ora che la societ\u00e0 vale circa 4400 miliardi di dollari, come il Pil di Italia e Spagna messi insieme. Ma Nvidia sopravvive a quella crisi.<\/b><\/p>\n<p>    Il cambio in corsa<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Huang, unico leader di un\u2019azienda nata prima della bolla tuttora alla guida della sua impresa, nel primo decennio del nuovo secolo ha fatto decollare l\u2019azienda con due scommesse temerarie: dapprima il cambio dell\u2019architettura del microprocessore da lineare (un\u2019operazione alla volta) al parallel processing. Una tecnologia di enorme complessit\u00e0 che, per\u00f2, una volta messa a punto, ha dato ai suoi chip una velocit\u00e0 e una potenza molto superiori ai competitor, lasciando indietro anche Intel.<br \/>La seconda scommessa: trasferire queste sue nuove Gpu (Graphic processing unit) dal business sicuro e redditizio ma statico dei videogame alla gestione di grandi volumi di dati a fini di ricerca scientifica. Un progetto tenuto inizialmente segreto, basato sullo sviluppo della piattaforma software per supercomputer Cuda. Geniale tecnicamente, ma con un limite commerciale: quello della ricerca scientifica \u00e8 un mercato troppo piccolo. Il titolo perde quota in Borsa, gli azionisti mugugnano e premono affinch\u00e9 Nvidia torni a dare priorit\u00e0 al  pi\u00f9 redditizio mercato del gaming. Huang ha il merito di resistere, ma \u00e8 anche fortunato perch\u00e9 proprio in quegli anni sboccia, con le prime reti neurali e la diffusione delle tecniche del machine learning, il mercato dell\u2019Ai: un mercato che ha fame dei potenti chip prodotti solo da Nvidia.<\/p>\n<p>    La fortuna aiuta gli audaci<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Fortunato, ma anche bisognoso di un aiutino: fin dal 2009 Geoffrey Hinton, considerato il padre dell\u2019Ai, spiega nei convegni che i chip Nvidia sono i migliori per lo sviluppo delle reti neurali.<\/b> Grazie a due sue Gpu, AlexNet sviluppa il primo, rivoluzionario, sistema di riconoscimento delle immagini, ma ancora nel 2013, al summit delle industrie del suo settore, Huang non cita nemmeno le reti neurali. \u00c8 un oscuro ricercatore di lontane origini italiane, Bryan Catanzaro, a capire le enormi possibilit\u00e0 che si stanno aprendo per la tecnologia Nvidia e a spiegarle a Huang. Per lui \u00e8 un fulmine che i biografi paragonano alla conversione di San Paolo sulla via di Damasco: in un weekend trasforma l\u2019impresa specializzata in grafica in un\u2019azienda dell\u2019intelligenza artificiale. Ancora oggi il fondatore rifiuta l\u2019etichetta di produttore di microprocessori: sostiene di essere nel business dei sistemi per l\u2019Ai. <br \/><b>Al di l\u00e0 delle definizioni, oggi Nvidia \u00e8 un gigante con 36 mila dipendenti che, oltre a produrre i semiconduttori pi\u00f9 potenti e avanzati, sviluppa sistemi complessi come quelli di guida autonoma per varie case automobilistiche,<\/b> collabora nel campo della ricerca con le universit\u00e0 di mezzo mondo e sostiene il mercato dei suoi processori anche investendo nelle imprese che li utilizzano: incroci pericolosi in caso di scoppio della nuova bolla dell\u2019Ai che \u00e8 andata formandosi negli ultimi due anni, sull\u2019onda dell\u2019entusiasmo per ChatGPT. N\u00e9 pu\u00f2 essere escluso un calo della domanda di GPU o la nascita di concorrenti competitivi (Amazon, Google e altri stanno sviluppando in casa i loro chip tentando di sottrarsi al monopolio Nvidia). Huang non se ne preoccupa, pensa solo a migliorare i suoi prodotti e ad aprire mercati. Questa \u00e8 la sua forza, ma anche il suo limite. <br \/>La forza di uno stile essenziale, sobrio: il suo look contrassegnato sempre da un giubbotto di pelle nera non \u00e8 il tentativo di fare moda ma una scelta pratica (il capo d\u2019abbigliamento per lui pi\u00f9 semplice da indossare) e anche psicologica: la pelle \u00e8 uno scudo per l\u2019uomo che ha vissuto un\u2019adolescenza difficile. Jensen non nasconde ad esempio di aver cominciato lavorando come lavapiatti in un fast food Denny\u2019s a 15 anni. Anzi, proprio perch\u00e9 ha imparato molto partendo dal basso nel suo stile manageriale, c\u2019\u00e8 il contatto con tutti i dipendenti, indipendentemente dai rapporti gerarchici.<\/p>\n<p>    La tecnica motivazionale<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00c8  cos\u00ec che gli sono arrivati i consigli di Catanzaro. Un rapporto diretto, un rimboccarsi le maniche in mezzo agli altri dipendenti che lo rende un capo carismatico, benvoluto nonostante le sfuriate riservate in pubblico a chi sbaglia.<\/b> \u00c8 la sua tecnica motivazionale, dice chi lavora con lui: poi, a differenza degli altri boss di Silicon Valley, non licenzia mai nessuno. Una storia di successo con due limiti.<br \/>Huang \u00e8 un accentratore: i suoi 30 capi area riportano solo a lui. Non ci sono vice, non ci sono bracci destri n\u00e9 successori designati. Niente delfini n\u00e9 maggiordomi. <br \/>In secondo luogo Huang non prospetta una sua visione per il futuro. Si limita a negare che l\u2019intelligenza artificiale creer\u00e0 problemi sociali perch\u00e9 manger\u00e0 moltissimi posti di lavoro. Non solo nega, ma si infuria se solo gli viene posta la domanda: sostiene che nella storia la tecnologia ha sempre fatto questo, ridurre il costo di produzione di beni e servizi e alla fine il benessere \u00e8 cresciuto. <b>Per lui esiste solo la fiducia assoluta nel progresso tecnologico, anche se molti \u2014 non solo filosofi, sociologi e politici ma anche imprenditorie e scienziati \u2014 avvertono che stavolta \u00e8 diverso: una tecnologia che pu\u00f2 sostituire l\u2019uomo in tutte le sue funzioni<\/b> e pu\u00f2 raggiungere livelli di intelligenza molto superiori ai suoi, pone all\u2019umanit\u00e0 problemi di una natura fin qui sconosciuta.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. 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