{"id":27341,"date":"2025-08-04T08:24:09","date_gmt":"2025-08-04T08:24:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/27341\/"},"modified":"2025-08-04T08:24:09","modified_gmt":"2025-08-04T08:24:09","slug":"sonno-irregolare-collegato-al-rischio-di-172-malattie-che-cosa-ha-scoperto-un-nuovo-studio-sullinstabilita-del-ritmo-sonno-veglia-su-88mila-persone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/27341\/","title":{"rendered":"Sonno irregolare collegato al rischio di 172 malattie. Che cosa ha scoperto un nuovo studio sull&#8217;instabilit\u00e0 del ritmo sonno-veglia su 88mila persone"},"content":{"rendered":"<p class=\"has-dropcap\">Un\u2019analisi condotta su 88.461 partecipanti al database UK Biobank, monitorati per una media di <strong>quasi sette anni<\/strong> tramite <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/fitness\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">fitness<\/a> tracker, ha rivelato che l\u2019irregolarit\u00e0 del ritmo <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/sonno\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">sonno<\/a>-veglia \u00e8 associata a un rischio significativamente pi\u00f9 alto di sviluppare <strong>ben 172 diverse malattie<\/strong>. Lo studio, pubblicato poche settimane fa su <strong>Health Data Science<\/strong>, ha messo in evidenza come la regolarit\u00e0 del sonno, intesa come coerenza degli orari di addormentamento e risveglio e <strong>stabilit\u00e0 del ciclo circadiano<\/strong>, sia un <strong>indicatore molto pi\u00f9 importante della durata del sonno<\/strong> nel predire la <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/salute\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">salute<\/a> a lungo termine. Ad esempio i partecipanti che andavano a dormire tardi, oltre mezzanotte e mezza, o che mostravano ritmi circadiani deboli, presentavano rischi di <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/malattia\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">malattia<\/a> <strong>fino a due o tre volte maggiori per alcune condizioni gravi<\/strong>, come la cirrosi epatica.<\/p>\n<p>Gli studiosi hanno analizzato vari parametri circadiani, tra cui la stabilit\u00e0 fra le varie giornate, l\u2019ampiezza del ritmo e la variabilit\u00e0 all&#8217;interno delle singole giornate, trovando che livelli bassi di stabilit\u00e0 e ampiezza e un\u2019elevata frammentazione del ritmo giornaliero erano <strong>fortemente collegati all\u2019aumento di patologie metaboliche, respiratorie e cardiovascolari<\/strong>. La durata del sonno, spesso considerata l\u2019unico indicatore rilevante, si \u00e8 dimostrata <strong>meno predittiva<\/strong>: i cosiddetti \u00abdormitori lunghi\u00bb, con pi\u00f9 di nove ore a letto, non mostravano un reale beneficio poich\u00e9 spesso <strong>dormivano meno di sei ore effettive<\/strong>, un errore comune quando si usano solo questionari <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/auto\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">auto<\/a>-riportati. L\u2019uso dei dispositivi indossabili ha permesso di ottenere misurazioni oggettive, superando questi limiti e mettendo in evidenza come conti pi\u00f9 la regolarit\u00e0 e la qualit\u00e0 del sonno, oltre che l&#8217;orario di coricamento, che la durata tout court.<\/p>\n<p>Secondo i ricercatori, i meccanismi alla base di queste associazioni includono la compromissione del <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/metabolismo\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">metabolismo<\/a>, della regolazione ormonale e della risposta immunitaria, con un <strong>potenziale<\/strong> <strong>aumento dello stato infiammatorio cronico<\/strong>. Inoltre l\u2019instabilit\u00e0 circadiana \u00e8 risultata correlata a un\u2019<strong>accelerazione dell\u2019invecchiamento biologico epigenetico<\/strong>, misurato con marcatori molecolari come GrimAge e PhenoAge. Questi dati rafforzano l\u2019idea che la regolarit\u00e0 del sonno non sia solo un fattore di <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/benessere\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">benessere<\/a> ma <strong>un vero e proprio biomarcatore di salute generale<\/strong>.<\/p>\n<p>Non basta: i ricercatori hanno stimato che fino al 37% del rischio di sviluppare il morbo di Parkinson potrebbe essere attribuito a ritmi del sonno disturbati, insieme al 36% del rischio di diabete di tipo 2 e al 22% del rischio di insufficienza renale acuta. <strong>Per 92 malattie, oltre il 20% del rischio complessivo pu\u00f2 essere ricondotto ai problemi di sonno.<\/strong><\/p>\n<p>Queste percentuali rappresentano naturalmente quella che gli scienziati definiscono frazione attribuibile alla popolazione, ovvero la quota di carico di malattia che potrebbe teoricamente essere prevenuta se tutti avessero un sonno ottimale. I dati collocano l\u2019impatto del sonno sulla salute allo stesso livello di fattori di rischio ben noti come fumo, obesit\u00e0 e basso livello di istruzione.<\/p>\n<p>Fra l&#8217;altro, per validare i risultati pi\u00f9 significativi i ricercatori hanno replicato le principali scoperte utilizzando i dati del National Health and Nutrition Examination Survey, che include cittadini statunitensi provenienti da ambiti socio-demografici diversi. Il check ha confermato le associazioni tra la pessima qualit\u00e0 del ritmo del sonno e patologie come la Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, l\u2019insufficienza renale, il diabete e la <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/depressione\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">depressione<\/a>, malattie che in precedenza non erano mai state collegate, nella letteratura scientifica, alla tempistica e alla regolarit\u00e0 del sonno<\/p>\n<p>Lo studio suggerisce inoltre che interventi mirati a rafforzare il ritmo circadiano, come l\u2019<strong>esposizione a luce naturale al mattino<\/strong>, l\u2019uso di terapie luminose o semplicemente la <strong>disciplina di mantenere orari fissi per andare a letto e svegliarsi<\/strong>, potrebbero ridurre l\u2019incidenza di numerose patologie croniche. Anche nei giorni liberi e nei fine settimana evitare grandi scostamenti di orario contribuisce a stabilizzare i meccanismi biologici che regolano sonno e veglia, proteggendo l\u2019organismo da squilibri che, se protratti, possono sfociare in malattie anche gravi.<\/p>\n<p>I ricercatori concludono dunque che <strong>non basta dormire a sufficienza<\/strong>: la qualit\u00e0 e soprattutto la coerenza temporale del sonno sono determinanti per la salute a lungo termine. Una routine circadiana solida e regolare, combinata con una buona igiene del sonno, pu\u00f2 ridurre il rischio di patologie complesse e rallentare il processo di invecchiamento biologico.<\/p>\n<p><strong>FONTI SCIENTIFICHE CITATE IN QUESTO ARTICOLO:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/spj.science.org\/doi\/10.34133\/hds.0161\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Phenome-wide Analysis of Diseases in Relation to Objectively Measured Sleep Traits and Comparison with Subjective Sleep Traits in 88\u202f461 Adults<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un\u2019analisi condotta su 88.461 partecipanti al database UK Biobank, monitorati per una media di quasi sette anni tramite&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":27342,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[1719,239,1537,90,89,614,240,1718],"class_list":{"0":"post-27341","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-benessere","9":"tag-health","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-ricerca","14":"tag-salute","15":"tag-sonno"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27341","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27341"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27341\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27342"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27341"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27341"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27341"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}