{"id":27416,"date":"2025-08-04T09:12:10","date_gmt":"2025-08-04T09:12:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/27416\/"},"modified":"2025-08-04T09:12:10","modified_gmt":"2025-08-04T09:12:10","slug":"sullo-stato-della-critica-darte-i-precedenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/27416\/","title":{"rendered":"Sullo stato della critica d\u2019arte: i precedenti"},"content":{"rendered":"<p>Tornare su dibattiti ampi, stratificati e complessi pu\u00f2 spesso risultare ripetitivo e, dunque, superfluo, ma ci sono certi temi che non cessano mai di esaurirsi. Ne \u00e8 un caso <strong>la <\/strong><strong>querelle<\/strong><strong> sulla critica d\u2019arte in Italia<\/strong>, di cui spesso e volentieri ci si \u00e8 occupati e su cui spesso e volentieri si \u00e8 tornati. Ma determinate riflessioni, essendo specchio non solo dello stato dell\u2019arte ma anche della societ\u00e0 stessa che gira attorno a questa, richiedono <strong>un continuo aggiornamento e un attivo confronto<\/strong>. Cercher\u00f2 di non banalizzare n\u00e9 sostenendo che la critica d\u2019arte \u00e8 morta (espressione oltremodo abusata) n\u00e9 che naturalmente questa non necessiti di essere ripensata, problematizzata e adattata al contemporaneo, insieme a tutte le sue urgenze. Cambiano i mezzi di comunicazione, cambiano le dinamiche tra gli attori del sistema, cambiano le ricerche degli artisti e i loro riferimenti e si introducono nuove figure che portano ad altrettante nuove necessit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo, infatti, non \u00e8 prendere una posizione radicale, ma inserirsi nella complessit\u00e0 di una pratica a cui vanno mutuati <strong>nuovi strumenti e metodologie<\/strong> per far s\u00ec che possa accompagnare nuovi modi e tempi. \u201cSe vogliamo che tutto rimanga com\u2019\u00e8, bisogna che tutto cambi\u201d: probabilmente \u00e8 in questa chiave che va sciolto il nodo e dunque diventa imprescindibile conoscere la storia della critica d\u2019arte per delinearne nuovi confini. Numerosi e diversificati quesiti, dalle riflessioni sul <strong>capitalismo artistico-culturale<\/strong> alla professionalizzazione del critico di oggi, sono stati posti a ricercatori e intellettuali appartenenti a pi\u00f9 generazioni <strong>per offrire una panoramica aggiornata sul dibattito<\/strong>, che non vuole essere un punto di arrivo ma, al contrario, l\u2019inizio di ulteriori e molteplici prospettive. Gli interventi raccolti, infatti, sono dei campioni, esempi autorevoli e voci \u201cemergenti\u201d (mi si passi il termine) che non hanno la pretesa di esaurire l\u2019argomento n\u00e9 tantomeno di individuarne un\u2019univoca lettura.<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>Una piattaforma di scambio intellettuale sullo stato della critica d\u2019arte in Italia\u00a0<\/p>\n<p>\u201cCredo che ci sia un margine di manovra immenso per la critica d\u2019arte contemporanea: sta a noi decidere se relegare questa tradizione di studi malmessa al passato remoto o se chiederci come rigiocarla nel presente; se ristabilire i fatti per nutrire gli annali della letteratura artistica italiana o se far s\u00ec che la critica torni a essere un laboratorio di idee operoso e sfaccettato, un\u2019arma impropria e non un\u2019arma spuntata\u201d, scrive <strong>Riccardo Venturi<\/strong> in Natura pictrix. Adalgisa Lugli e il meraviglioso, intervento pubblicato lo scorso anno nel volume Armi Improprie (per Johan &amp; Levi editore) che raccoglie gli interventi di riconosciute figure del panorama della critica d\u2019arte italiana, insieme a studiosi, dottorandi, ricercatori e docenti, tenutisi in occasione dell\u2019omonimo convegno <strong>Armi improprie. Lo stato della critica d\u2019arte in Italia<\/strong>, ospitato dall\u2019Universit\u00e0 IULM di Milano il 27 e 28 aprile 2023. L\u2019evento, curato dallo storico e critico d\u2019arte <strong>Vincenzo Trione<\/strong>, preside della facolt\u00e0 di Arti e Turismo dell\u2019universit\u00e0, si poneva, infatti, l\u2019obiettivo di offrire una piattaforma di scambio intellettuale sullo stato della critica d\u2019arte italiana valutando l\u2019esistenza di un presunto canone. Tra i temi affrontati il contributo della critica d\u2019arte sulla stampa, <strong>il complesso sistema di equilibri tra editoria, critica d\u2019arte e politica culturale<\/strong>, la relazione tra pratica artistica e discorso critico e il rapporto tra arte e tecnologia, oltre l\u2019approfondimento di alcuni storici dell\u2019arte come Francesco Arcangeli, Eugenio Battisti, Roberto Longhi, Roberto Salvini e Carlo Ludovico Ragghianti. A cui si sono aggiunti Giulio Carlo Argan, Adalgisa Lugli, Enrico Crispolti, Filiberto Menna, Achille Bonito Oliva, Germano Celant, Carla Lonzi e Lea Vergine, tra gli altri.<\/p>\n<p>I precedenti<\/p>\n<p>Sempre del 2023 \u00e8 l\u2019articolo <strong>Come siamo silenziosi sullo stato dell\u2019arte<\/strong>, pubblicato il 3 settembre sul Domenicale del Sole 24 Ore a firma di <strong>Gian Maria Tosatti<\/strong>, che \u00e8 diventato un\u2019ulteriore occasione di dibattito e scambio, tanto che ha \u201cprovocato\u201d tutta una serie di risposte, sia sulle stesse pagine del quotidiano (di Michele Dantini e Christian Caliandro arrivate il 17 settembre) sia in altre testate e sui social. \u201cIn Italia ci sono centinaia di artisti ma manca una pubblicistica di peso\u201d, \u00e8 questo il sottotitolo del contenuto, che si apre sul rifiuto della critica da parte degli artisti di oggi. La dichiarazione \u00e8 il frutto di una ricerca fatta dalla Quadriennale negli anni della direzione di Tosatti, da cui \u00e8 stato prodotto un annuario che ha raccolto tutta la produzione critica pubblicata nel 2022 prendendone a riferimento degli estratti. Uno dei dati principali, riporta l\u2019artista, scrittore e giornalista, \u00e8 che su circa 700 artisti attivi in Italia sotto i 70 anni, collocabili a un livello di carriera rilevante, soltanto di circa 300 si \u00e8 scritto e la somma degli articoli di critica che nomina artisti o opere d\u2019arte \u00e8 stato di circa 530. \u201cCi rendiamo conto che sono misure molto ridotte per un paese come l\u2019Italia che sulla critica pu\u00f2 vantare pagine importanti della sua storia\u201d, ha dichiarato Tosatti ai microfoni di RSI il 5 ottobre 2023 (in occasione di un confronto radio tra quest\u2019ultimo, Dantini e Caliandro), spiegando che l\u2019articolo nasce da questa evidenza. Tra i vari argomenti esaminati sicuramente quello che ha destato l\u2019attenzione e la penna di storici dell\u2019arte e critici sono state le interviste, lette come strumento di semplificazione e lettura superficiale del lavoro di un artista.<\/p>\n<p>Non ha dunque tardato l\u2019intervento di <strong>Michele Dantini<\/strong> che mette in discussione la scelta di tale metodologia parlando di un silenzio della critica che va interrogato appellandosi allo sciopero argomentativo di Carla Lonzi. Dantini sostiene che il censimento di Tosatti non sia del tutto rilevante, perch\u00e9 ci sono dei silenzi ben pi\u00f9 eloquenti della cronaca artistica o delle interviste, che non riconosce, nemmeno lui, un genere critico: \u201cCredo che il termine critica sia vetusto e che dovremmo anche allargare il fuoco, che si scriva o meno di artisti sotto i 70 anni non \u00e8 cos\u00ec significativo. Basti pensare che il pi\u00f9 importante testo critico, e dunque immediatamente produttivo per l\u2019arte contemporanea, \u00e8 un libro di Longhi su Piero della Francesca. Si pu\u00f2 dunque usare anche l\u2019antico in mancanza di un contemporaneo soddisfacente\u201d. Ma cosa c\u2019\u00e8 allora alla base di una lettura pessimista della critica d\u2019arte? <strong>E qui interviene Christian Caliandro<\/strong>: \u201cTralasciando i problemi strutturali della pratica, che non appartengono solo agli ultimi anni e che non riguardano solo l\u2019Italia, da chiamare in causa \u00e8 sicuramente lo strapotere del mercato dell\u2019arte, che non sa letteralmente che farsene della figura del critico e che infatti l\u2019ha sostituita con quella del curatore, come sostenuto anche da Dantini. Queste due diverse figure, per\u00f2, con i rispettivi ruoli e funzioni, sono spesso confuse. Tuttavia, non credo di poter dichiarare in maniera definitiva che la critica in Italia non ci sia perch\u00e9 basta andarsi a guardare anche solo le uscite editoriali degli ultimi due e tre anni, sia di editori pi\u00f9 grandi ma anche e soprattutto di realt\u00e0 indipendenti che stanno portando avanti un grande lavoro di ricerca. Questi difendono un panorama ricco e variegato. Dunque, il punto di partenza deve essere il riconoscimento reciproco, perch\u00e9 non credo possa uscire nulla di buono dalla negazione del lavoro altrui\u201d.<\/p>\n<p>Critici e curatori: le posizioni contrastanti\u00a0<\/p>\n<p>Si arriva cos\u00ec alla questione forse pi\u00f9 calda del dibattito. <strong>Chi \u00e8 e cosa fa il critico?<\/strong> E chi \u00e8 e cosa fa il curatore? <strong>Tosatti<\/strong> comprende la posizione di <strong>Dantini<\/strong> su Carla Lonzi, ma ribadisce che non \u00e8 possibile giustificare il silenzio critico come lo sciopero di un intero comparto. \u201cCertamente Lonzi aveva le sue ragioni\u201d, spiega, \u201cma ci sono centinaia se non migliaia di giovani che, una volta usciti dalle facolt\u00e0 di storia dell\u2019arte, sono orientati verso una carriera critica anche se poi sono portati a una serie di azioni che prevedono solo l\u2019analisi di opere e progetti. La differenza tra critico e curatore \u00e8 molto semplice e risiede nelle parole con cui definiamo i ruoli stessi: critico viene da crisi e curatore viene da cura. Entrambi hanno una radice medica, la crisi \u00e8 un momento di distinguo, in cui si capisce se si sopravvive o si muore, mentre la cura \u00e8 l\u2019impegno a rendere positiva una circostanza che tende al neutro o al negativo. Anche dietro l\u2019attivit\u00e0 di curatore c\u2019\u00e8 una direzione critica, ma tendenzialmente quello che poi va a fare \u00e8 promozione e questo fa comodo al mercato. L\u2019attivit\u00e0 critica \u00e8 pi\u00f9 complessa, c\u2019\u00e8 l\u2019obiettivo di creare un\u2019argomentazione pi\u00f9 scientifica possibile, cercando di conoscere le ragioni di tanti gesti compiuti dall\u2019artista all\u2019interno di un percorso, per poi cercare di definire gli elementi sommersi e quelli salvati\u201d. <strong>Caliandro<\/strong> si accoda, sostenendo che il critico \u00e8 un disturbatore perch\u00e9 la critica non pu\u00f2 essere contemporaneamente dentro e fuori il sistema: \u201cOggi \u00e8 difficile fare critica per questo, perch\u00e9 la critica \u00e8 fuori dal sistema\u201d.<\/p>\n<p>Caterina Angelucci<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Tornare su dibattiti ampi, stratificati e complessi pu\u00f2 spesso risultare ripetitivo e, dunque, superfluo, ma ci sono certi&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":27417,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-27416","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27416","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27416"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27416\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27417"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27416"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27416"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27416"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}