{"id":274177,"date":"2025-12-23T14:22:10","date_gmt":"2025-12-23T14:22:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/274177\/"},"modified":"2025-12-23T14:22:10","modified_gmt":"2025-12-23T14:22:10","slug":"le-ai-hanno-imparato-a-generare-immagini-che-sembrano-foto-brutte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/274177\/","title":{"rendered":"Le AI hanno imparato a generare immagini che sembrano foto brutte"},"content":{"rendered":"<p>Caricamento player<\/p>\n<p>Lo scorso novembre Google ha presentato Nano Banana Pro, l\u2019ultima versione del suo modello di intelligenza artificiale in grado di generare immagini sulla base di descrizioni testuali. Fin da subito il modello ha colpito per il suo realismo e la sua precisione, anche nella generazione di fotografie.<\/p>\n<p>Spesso, infatti, le fotografie generate dall\u2019AI hanno un\u2019estetica artificiale facilmente riconoscibile, con volti e superfici lisce e innaturali. Le immagini di Nano Banana Pro risultano pi\u00f9 convincenti perch\u00e9 sembrano foto reali, con i loro difetti e limiti. In particolare, il modello replica le caratteristiche tipiche della fotografia da smartphone, basata su lenti e sensori non particolarmente avanzati, che producono foto con meno profondit\u00e0 e contrasto delle macchine fotografiche professionali.<\/p>\n<p>Il maggiore realismo raggiunto da Nano Banana Pro rappresenta ovviamente un potenziale problema, vista l\u2019applicazione di tecnologie simili nella disinformazione e nelle truffe, ma rappresenta anche un notevole passo avanti per il settore.<\/p>\n<p>Ci sono vari motivi per cui le fotografie sintetiche (ovvero generate con le AI) hanno solitamente un aspetto innaturale. Il primo \u00e8 legato all\u2019addestramento di questi programmi, che vengono sviluppati attraverso l\u2019analisi di milioni di immagini di ogni tipo, molte delle quali provengono dal web, dove abbondano immagini stock e stilizzate, che hanno tipicamente un\u2019estetica molto patinata.<\/p>\n<p>Un altro \u00e8 la tecnica con cui queste AI vengono addestrate, chiamata diffusione. Dopo aver sviluppato programmi in grado di riconoscere gli elementi di un\u2019immagine, gli sviluppatori sottopongono loro dei contenuti corrotti digitalmente, cio\u00e8 con pixel aggiuntivi che confondono il quadro generale, tipo l\u2019effetto neve delle vecchie televisioni. Col tempo, il modello impara a riconoscere e a rimuovere questo \u201crumore\u201d per ricostruire l\u2019immagine sottostante; una volta imparato a farlo, il passo successivo \u00e8 partire da puro rumore per generare un\u2019immagine qualsiasi, che sar\u00e0 quindi estremamente pulita.<\/p>\n<p>Secondo Valentina Tanni, storica dell\u2019arte e autrice di Antimacchine. Mancare di rispetto alla tecnologia, modelli come Nano Banana Pro stanno \u00abattenuando l\u2019effetto patinato e l\u2019estetica iper-dettagliata, ossia le caratteristiche che tendiamo ad associare alle immagini fake, costruite, manipolate\u00bb. La diffusione delle AI generative, infatti, ha gi\u00e0 cambiato i criteri con cui determiniamo il realismo di una fotografia: \u00abun\u2019immagine imperfetta ci appare spesso molto pi\u00f9 reale e autentica, perch\u00e9 allontana il sospetto della manipolazione\u00bb.<\/p>\n<p>Silvio Lorusso, scrittore e autore de Il designer senza qualit\u00e0, concorda sul fatto che, in pochi anni, l\u2019intelligenza artificiale abbia \u00abcompletamente scardinato la nostra idea di realismo\u00bb. Prima di queste tecnologie, infatti, per creare una foto ben fatta servivano luci, scene, macchine e personale di qualit\u00e0, oltre che tempo; oggi, invece, questi modelli permettono di creare immagini di ogni tipo in pochi secondi.<\/p>\n<p>Nano Banana Pro dimostra che c\u2019\u00e8 un\u2019altra strada per aumentare il fotorealismo delle AI: non il perfezionamento anatomico del corpo umano (\u00e8 noto che i modelli abbiano <a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2023\/02\/05\/mani-intelligenze-artificiali\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">difficolt\u00e0 a rendere correttamente le dita della mano<\/a>, ad esempio) ma l\u2019imitazione dei mezzi con cui le fotografie vengono scattate. Inclusi i loro difetti e le loro limitazioni tecniche, quali \u00abbassa risoluzione, grana digitale, vignettatura, effetto occhi rossi, e cos\u00ec via\u00bb, dice Lorusso.<\/p>\n<p>Secondo Ben Sandofsky, co-fondatore dell\u2019app fotografica Halide, \u00abGoogle potrebbe aver aggirato la uncanny valley\u00bb, ovvero quel sentimento di disgusto e inquietudine che si prova verso robot, macchine e bambole che sono realistiche, ma non del tutto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.theverge.com\/column\/843883\/ai-image-generators-better-worse\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Come spiega<\/a> il sito The Verge, Google non \u00e8 l\u2019unica a offrire modelli in grado di farlo: anche Meta AI e il programma Adobe Firefly permettono di gestire \u00abl\u2019intensit\u00e0 visiva\u00bb delle immagini, rendendole meno lucide e pi\u00f9 \u201cimperfette\u201d.<\/p>\n<p>Lo stesso succede anche nella generazione di video. I due principali modelli del settore, Sora 2 di OpenAI e Veo 3 di Google, sono in grado di generare video sgranati e a bassa risoluzione, come fossero stati ripresi da dispositivi di scarsa qualit\u00e0. Sono proprio questi i contenuti sintetici che pi\u00f9 spesso vengono presi per veri dagli utenti, come dimostra il <a href=\"https:\/\/video.corriere.it\/video-virali\/questo-video-dei-coniglietti-sul-trampolino-da-200-milioni-di-views-e-un-falso-purtroppo\/be0eb285-8e32-4877-a7b1-021e47809xlk\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">recente caso<\/a> di un video virale che imitava le registrazioni delle fototrappole notturne per animali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Caricamento player Lo scorso novembre Google ha presentato Nano Banana Pro, l\u2019ultima versione del suo modello di intelligenza&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":274178,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[173],"tags":[1537,90,89,195,198,199,197,200,201,194,196],"class_list":{"0":"post-274177","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-scienza-e-tecnologia","8":"tag-it","9":"tag-italia","10":"tag-italy","11":"tag-science","12":"tag-science-and-technology","13":"tag-scienceandtechnology","14":"tag-scienza","15":"tag-scienza-e-tecnologia","16":"tag-scienzaetecnologia","17":"tag-technology","18":"tag-tecnologia"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115769334254225089","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/274177","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=274177"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/274177\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/274178"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=274177"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=274177"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=274177"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}