{"id":274920,"date":"2025-12-24T02:00:36","date_gmt":"2025-12-24T02:00:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/274920\/"},"modified":"2025-12-24T02:00:36","modified_gmt":"2025-12-24T02:00:36","slug":"muore-a-vienna-arnulf-rainer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/274920\/","title":{"rendered":"Muore a Vienna Arnulf Rainer"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 morto il 18 dicembre 2025, a pochi giorni dal suo novantaseiesimo compleanno,\u00a0<strong>Arnulf Rainer<\/strong>, una delle figure\u00a0pi\u00f9 radicali e irrequiete dell\u2019arte europea\u00a0del secondo Novecento. Nato a Baden, in Austria, nel 1929, Rainer ha attraversato oltre settant\u2019anni di ricerca artistica mettendo costantemente in discussione l\u2019immagine, il corpo e l\u2019atto stesso del fare pittura.<\/p>\n<p>Chi era Arnulf Rainer<\/p>\n<p>Artista refrattario alle etichette, ma centrale nei dibattiti dell\u2019avanguardia internazionale, Rainer ha costruito un linguaggio inconfondibile fondato sul gesto, sulla sovrapposizione e sulla negazione dell\u2019immagine. \u00c8 all\u2019inizio degli Anni Cinquanta che prende forma il nucleo pi\u00f9 noto del suo lavoro: le \u00dcbermalungen,\u00a0<strong>le \u201cpitture sovrapposte\u201d<\/strong>, con cui interviene su opere proprie e altrui, coprendo, oscurando, stratificando fino a trasformare l\u2019atto distruttivo in un paradossale gesto di omaggio. Non cancellazione, ma immersione: l\u2019immagine viene sepolta sotto la pittura, trattenendo in s\u00e9 una memoria silenziosa.<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>L\u2019arte di Arnulf Rainer<\/p>\n<p>Il processo, pi\u00f9 che il risultato, \u00e8 sempre stato al centro della sua pratica. Rainer concepiva la creazione come un\u2019esperienza quasi ascetica, un attraversamento fisico e mentale che avvicina l\u2019arte a una forma di meditazione.\u00a0<strong>Questa tensione spirituale attraversa anche il suo lavoro fotografico<\/strong>, spesso legato all\u2019autoritratto. Gi\u00e0 negli Anni Cinquanta l\u2019artista mette in scena il proprio volto in bianco e nero, deformandolo, aggredendolo con segni pittorici violenti, fino alle celebri Face Farces e Body Poses, dove l\u2019espressione corporea diventa campo di battaglia tra controllo e perdita di s\u00e9.<\/p>\n<p>Il Novecento di Arnulf Rainer<\/p>\n<p>Negli Anni Sessanta il suo lavoro incontra l\u2019energia del Viennese Actionism, pur restando sempre autonomo rispetto al movimento. Rainer ne condivide l\u2019urgenza espressiva e l\u2019attenzione al corpo, ma rifiuta la dimensione spettacolare dell\u2019azione, preferendo un confronto pi\u00f9 introverso e stratificato con l\u2019immagine. \u00c8 in questo periodo che la fotografia diventa per lui una superficie da \u201clavorare\u201d fisicamente:<strong>\u00a0la pittura viene strofinata, battuta, spezzata sulla carta fotografica<\/strong>, generando una fusione inedita tra figurazione e astrazione.\u00a0La riflessione sul rapporto tra vita e morte attraversa tutta la sua opera. Dai primi cicli segnati dal trauma storico del Novecento, come la Shoah, Hiroshima, la distruzione bellica, fino alle serie dedicate ai cadaveri e ai volti resi anonimi dalla morte, Rainer interroga l\u2019immagine come luogo di sopravvivenza e di perdita. Emblematica resta la sua attenzione per le fotografie scattate a Hiroshima dopo il 1945, accostate come una litania visiva del disastro.\u00a0A partire dalla met\u00e0 degli Anni Settanta, il suo universo iconografico si amplia: alle figure umane si affiancano rocce, grotte, corpi femminili e persino le opere di maestri della storia dell\u2019arte, da Leonardo a Goya, da Van Gogh in poi, nuovamente attraversate dal gesto pittorico come se nessuna immagine potesse dirsi intoccabile.<\/p>\n<p>Il riconoscimento internazionale di Arnulf Rainer<\/p>\n<p>Il riconoscimento internazionale arriva presto e si consolida nel tempo. Dopo una delle prime retrospettive al Museum des 20. Jahrhunderts di Vienna nel 1968, Rainer partecipa pi\u00f9 volte a documenta a Kassel e alla Biennale di Venezia, dove nel 1978 rappresenta l\u2019Austria.\u00a0<strong>Gli Anni Ottanta segnano il definitivo ingresso nel canone<\/strong>: mostre personali nei principali musei europei e americani, dal Centre Pompidou al Guggenheim di New York, e l\u2019inserimento delle sue opere nelle collezioni del MoMA e di numerose istituzioni internazionali. Parallelamente, l\u2019attivit\u00e0 didattica all\u2019Accademia di Belle Arti di Vienna contribuisce a formare nuove generazioni di artisti.\u00a0<strong>Negli ultimi decenni<\/strong>, il lavoro di Rainer \u00e8 stato oggetto di riletture e grandi retrospettive, fino alla fondazione del museo a lui dedicato nella natia Baden e alla mostra monografica per i suoi 95 anni, nel 2024. Un segno tangibile di come la sua ricerca, pur profondamente legata alle ferite del Novecento, continui a interrogare il presente.<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00c8 morto il 18 dicembre 2025, a pochi giorni dal suo novantaseiesimo compleanno,\u00a0Arnulf Rainer, una delle figure\u00a0pi\u00f9 radicali&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":274921,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-274920","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115772078415184944","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/274920","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=274920"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/274920\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/274921"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=274920"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=274920"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=274920"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}