{"id":274930,"date":"2025-12-24T02:08:16","date_gmt":"2025-12-24T02:08:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/274930\/"},"modified":"2025-12-24T02:08:16","modified_gmt":"2025-12-24T02:08:16","slug":"il-2026-dei-videogiochi-e-lanno-dei-giganti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/274930\/","title":{"rendered":"Il 2026 dei videogiochi \u00e8 l\u2019anno dei giganti"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa di profondamente ambiguo quando si prova a immaginare il futuro del videogioco guardando a un elenco di uscite \u201cbig\u201d. Da un lato, l\u2019entusiasmo primordiale, quasi adolescenziale, che scatta appena leggiamo nomi come <strong>Grand Theft Auto, Resident Evil, Halo, Tomb Raider<\/strong>.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro, una sensazione pi\u00f9 sorda, meno confessabile, che assomiglia a una <strong>stanchezza preventiva<\/strong>. Come se, ancora prima di mettere mano al pad, sapessimo gi\u00e0 cosa aspettarci.<\/p>\n<p>E il 2026, per come si sta delineando, sembra esattamente questo: un anno mastodontico, affollato di colossi, ma anche pericolosamente carico di significati che vanno oltre i singoli giochi,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.spaziogames.it\/speciali\/cosa-aspettarsi-dal-2026-videoludico\" rel=\"dofollow noopener\" target=\"_blank\">come ci ha raccontato la nostra Giulia Serena in uno speciale dedicato<\/a>.\u00a0<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il punto non \u00e8 stabilire se il 2026 sar\u00e0 un grande anno per i videogiochi. Lo sar\u00e0, quasi certamente. Il punto \u00e8 capire<strong> che tipo di grande anno sar\u00e0<\/strong>.\u00a0Se rappresenter\u00e0 un nuovo slancio creativo, o piuttosto l\u2019ennesima conferma di un\u2019industria che ha deciso di giocare sul sicuro, trasformando il concetto stesso di \u201cblockbuster\u201d in una comfort zone permanente. Ve lo cerco di spiegare, elencandovi i giochi.<\/p>\n<p>L&#8217;anno che verr\u00e0<\/p>\n<p>Basta infatti scorrere i titoli attesi per rendersene conto. <strong>Resident Evil Requiem, Onimusha: Way of the Sword, Wolverine, un nuovo Tomb Raider, un &#8220;nuovo&#8221; Halo, un nuovo Forza Horizon, un nuovo Control, Fatal Frame<\/strong> che torna con un remake, <strong>Nioh 3, Phantom Blade Zero, Pragmata <\/strong>che riemerge dal limbo.<\/p>\n<p>E poi lui, l\u2019elefante nella stanza,<strong> Grand Theft Auto VI<\/strong>, che da solo basterebbe a riscrivere il peso specifico di un\u2019intera generazione. \u00c8 una line-up che urla potenza, investimenti, valori produttivi altissimi. Ma urla anche un\u2019altra cosa, pi\u00f9 sottile: continuit\u00e0. Per alcuni sar\u00e0 un pregio. Per altri, un campanello d\u2019allarme.<\/p>\n<p>Prendiamo Resident Evil, tanto per cominciare. Capcom \u00e8 probabilmente l\u2019editore che meglio ha incarnato la parola \u201crinascita\u201d negli ultimi anni. Ha saputo reinventare la saga senza rinnegarla, alternando remake chirurgici a capitoli nuovi capaci di dialogare con il passato. Requiem, qualunque cosa sar\u00e0 davvero, non porta sulle spalle il peso del fallimento, ma quello delle aspettative.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 una differenza <strong>enorme<\/strong>. Il problema \u00e8 che a forza di azzeccare colpi, anche l\u2019eccellenza rischia di diventare routine. Il survival horror, oggi, \u00e8 di nuovo una comfort zone, non pi\u00f9 una scommessa. Lo stesso discorso vale per <strong>Onimusha<\/strong>, che torna dopo anni di silenzio.<\/p>\n<p>Un ritorno che profuma di operazione nostalgia, certo, ma anche di tentativo di riempire un vuoto preciso: quello lasciato da un certo tipo di <strong>action giapponese<\/strong>, elegante, stilizzato, feroce ma misurato. Il rischio, per\u00f2, \u00e8 che il passato venga trattato come una reliquia da restaurare, non come un\u2019idea da far evolvere davvero. E il confine tra omaggio e imbalsamazione \u00e8 sempre pi\u00f9 sottile.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 <strong>Wolverine<\/strong>. Il gioco che, forse pi\u00f9 di altri, rappresenta l\u2019ossessione contemporanea per i \u201cpersonaggi forti\u201d. Non nel senso narrativo, ma in quello di <strong>brand<\/strong>. Insomniac \u00e8 una garanzia, su questo non ci piove. Ma Wolverine non \u00e8 <strong>Spider-Man<\/strong>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un personaggio che vive di acrobazie, leggerezza, verticalit\u00e0. \u00c8 rabbia, violenza, introspezione, dolore. Se il 2026 ci consegner\u00e0 l\u2019ennesimo action open map iper-lisciato, con combattimenti spettacolari ma emotivamente vuoti, allora sar\u00e0 una sconfitta mascherata da successo.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Tomb Raider: Legacy of Atlantis<\/strong> \u00e8 un titolo che gi\u00e0 dal nome sembra voler dire tutto e niente. \u201cLegacy\u201d \u00e8 una parola che, nel marketing moderno, ha assunto un significato inquietante: non indica pi\u00f9 un\u2019eredit\u00e0 da raccogliere, ma un passato da monetizzare.<strong> Lara Croft <\/strong>\u00e8 uno dei personaggi pi\u00f9 importanti della storia del medium, ma \u00e8 anche una figura che da anni fatica a trovare una nuova identit\u00e0. Il reboot narrativo l\u2019ha umanizzata, quello ludico l\u2019ha standardizzata.<\/p>\n<p>Il 2026 sar\u00e0 l\u2019anno in cui Tomb Raider prover\u00e0 davvero a dire qualcosa di nuovo, o l\u2019ennesimo capitolo di una saga che vive di memoria?<\/p>\n<p><strong>Halo: Campaign Evolved<\/strong> \u00e8 forse il titolo pi\u00f9 simbolico di tutti. Non tanto per quello che promette, quanto per quello che suggerisce. La parola \u201cCampaign\u201d, messa l\u00ec con tanta enfasi, sembra quasi una richiesta di perdono. Come a dire: sappiamo di avervi deluso, sappiamo di aver inseguito modelli sbagliati, ora torniamo alle basi.<\/p>\n<p>Ma il problema di Halo non \u00e8 mai stato solo il contenuto. \u00c8 stata la direzione. E senza una visione forte, nemmeno la miglior campagna del mondo pu\u00f2 salvare un\u2019icona in crisi d\u2019identit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 <strong>Control Resonant<\/strong>, che rappresenta l\u2019altra faccia della medaglia: quella delle IP nuove che diventano rapidamente \u201cnuove certezze\u201d. Control \u00e8 stato un gioco coraggioso, strano, imperfetto. Ma proprio per questo memorabile.<\/p>\n<p>Trasformarlo in un franchise strutturato \u00e8 comprensibile, quasi inevitabile. Ma ogni seguito porta con s\u00e9 una domanda scomoda: quanto spazio resta per l\u2019imprevisto, quando il pubblico si aspetta gi\u00e0 una formula?\u00a0<\/p>\n<p>Il discorso potrebbe continuare con <strong>Forza Horizon 6<\/strong>, simbolo di una perfezione tecnica che ormai diamo per scontata; con <strong>Nioh 3<\/strong>, che dovr\u00e0 dimostrare di non essere prigioniero della propria stessa eccellenza; con <strong>Phantom Blade Zero<\/strong> e <strong>Pragmata<\/strong>, che incarnano la speranza che il 2026 non sia solo l\u2019anno delle certezze, ma anche quello delle sorprese.<\/p>\n<p>Il colosso pi\u00f9 grande<\/p>\n<p>E infine, inevitabilmente, <strong>Grand Theft Auto VI<\/strong>. Il gioco che non ha bisogno di presentazioni, perch\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 un evento culturale prima ancora di esistere davvero. GTA VI non sar\u00e0 solo un videogioco. Sar\u00e0 un termometro. Dir\u00e0 molto su cosa il pubblico \u00e8 disposto ad accettare, su quanto l\u2019industria pu\u00f2 spingersi oltre, su come Rockstar intende leggere il mondo contemporaneo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 se GTA ha sempre funzionato come <strong>una satira del presente<\/strong>, oggi quel presente \u00e8 pi\u00f9 complesso, pi\u00f9 fragile, pi\u00f9 polarizzato che mai. E fare satira, oggi, \u00e8 un atto rischioso. Il 2026, quindi, non \u00e8 solo un anno pieno di giochi grossi. <strong>\u00c8 un crocevia<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019anno in cui l\u2019industria dovr\u00e0 dimostrare se la parola \u201cblockbuster\u201d \u00e8 ancora sinonimo di ambizione, o se \u00e8 diventata semplicemente una gabbia dorata. \u00c8 l\u2019anno in cui capiremo se la nostalgia \u00e8 uno strumento creativo o una stampella. Se il futuro passa ancora dalle grandi IP, o se queste stanno lentamente soffocando tutto il resto.<\/p>\n<p>Da giocatori, \u00e8 facile <strong>lasciarsi travolgere dall\u2019hype<\/strong>. \u00c8 umano. Ma da osservatori, da appassionati che amano davvero questo medium, forse il compito \u00e8 un altro: guardare il 2026 non solo come una promessa di divertimento, ma come una domanda aperta. Una domanda scomoda, che suona pi\u00f9 o meno cos\u00ec: stiamo andando avanti, o stiamo solo diventando sempre pi\u00f9 bravi a girare in tondo?<\/p>\n<p>E la risposta, per quanto possa sembrare paradossale, non arriver\u00e0 dai numeri di vendita. Arriver\u00e0 da quanto, controller alla mano, <strong>saremo ancora capaci di sorprenderci davvero<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00a0 C\u2019\u00e8 qualcosa di profondamente ambiguo quando si prova a immaginare il futuro del videogioco guardando a un&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":274931,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[173],"tags":[1537,90,89,195,198,199,197,200,201,194,196],"class_list":{"0":"post-274930","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-scienza-e-tecnologia","8":"tag-it","9":"tag-italia","10":"tag-italy","11":"tag-science","12":"tag-science-and-technology","13":"tag-scienceandtechnology","14":"tag-scienza","15":"tag-scienza-e-tecnologia","16":"tag-scienzaetecnologia","17":"tag-technology","18":"tag-tecnologia"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115772110054374305","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/274930","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=274930"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/274930\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/274931"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=274930"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=274930"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=274930"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}