{"id":275390,"date":"2025-12-24T10:11:11","date_gmt":"2025-12-24T10:11:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/275390\/"},"modified":"2025-12-24T10:11:11","modified_gmt":"2025-12-24T10:11:11","slug":"la-corazzata-potemkin-compie-100-anni-storia-di-un-film-molto-piu-importante-e-meno-lungo-della-caricatura-che-ne-fece-fantozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/275390\/","title":{"rendered":"La corazzata Pot\u00ebmkin compie 100 anni: storia di un film molto pi\u00f9 importante (e meno lungo) della caricatura che ne fece Fantozzi"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Filippo Mazzarella<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Il 24 dicembre 1925 viene presentato a Mosca il secondo lungometraggio del regista, che da noi in Italia arriv\u00f2 solo nel 1960<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il 24 dicembre 1925 viene presentato a Mosca <\/b><b>La corazzata Pot\u00ebmkin\/<\/b>Bronenos\u0435\u0446 \u00abPot\u00ebmkin\u00bb, <b> secondo lungometraggio (dopo Sciopero\/<\/b>Sta\u010dka, dell\u2019anno precedente) di <b>Sergej \u0116jzen\u0161tejn<\/b>, maestro del cinema sovietico che per primo concep\u00ec il mezzo come s<b>trumento politico e arte collettiva<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Intuendo, grazie alla<b> teoria del montaggio in contrapposizione di attrazioni<\/b>, lo scontro delle immagini come punto nodale della possibilit\u00e0 di produrre <b>senso ed emozione<\/b>; e influenzando in modo decisivo tutto il cinema a venire.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br 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pazzesca!<\/b>\u00bb, ma attenzione: il suo senso di rispetto intellettuale lo port\u00f2 naturalmente a storpiarne il vero titolo), <b>riport\u00f2 il film alla ribalta nel 1976<\/b> incastonandolo nella battuta \u00abliberatoria\u00bb che in un solo grido fu capace di <b>dissolvere decenni di reverenza accademica<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Eppure, proprio grazie a quella <b>estrema forma di parodia<\/b>, il film \u00e8 parzialmente tornato a circolare nell\u2019immaginario popolare, sopravvivendo come oggetto vivo e rimesso in gioco, dimostrando paradossalmente <b>la sua forza e attualit\u00e0<\/b> proprio l\u00e0 dove sembrava essere stato ridotto a feticcio (o bersaglio).\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ambientate nel giugno del 1905, <b>le vicende seguono i membri dell\u2019equipaggio della corazzata russa <\/b>del titolo, mentre gli eventi rappresentati (suddivisi in cinque atti) mescolano realt\u00e0 e finzione, rielaborando (anche fantasiosamente: <b>il massacro di Odessa<\/b>, per esempio, non si svolse sulla celebre scalinata, ma in stradine secondarie e durante la notte) i reali fatti storici che segnarono l\u2019inizio della rivoluzione russa.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel primo atto (Uomini e vermi), i marinai scoprono che <b>la carne loro destinata \u00e8 marcia<\/b>; e guidati dal mozzo Vakulen\u010duk (Aleksandr Antonov), rifiutano il cibo e <b>sfidano le autorit\u00e0<\/b>, rischiando l\u2019esecuzione.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel secondo, (Dramma sul ponte),<b> il plotone di esecuzione si rifiuta di sparare<\/b>; ha inizio l\u2019ammutinamento e i marinai prendono il controllo della nave uccidendo alcuni ufficiali.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel terzo (Il morto chiama), Vakulen\u010duk viene ucciso e il suo corpo esposto a Odessa galvanizza la popolazione che lo <b>acclama come eroe<\/b> e manifesta contro la repressione zarista.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel quarto (La scalinata di Odessa), i cosacchi massacrano la folla inerme mentre i marinai della Pot\u00ebmkin aprono il fuoco dalla nave.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nell\u2019ultimo (Una contro tutte), la corazzata sfida la flotta zarista ma i marinai si rifiutano di sparare, sostenendo gli ammutinati che illesi sventolano la bandiera rossa.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Girato per celebrare il ventesimo anniversario della rivoluzione, <b>La corazzata Pot\u00ebmkin<\/b> (che per la cronaca dura solo 75 minuti, a fronte della <b>lunghezza \u00abmostruosa\u00bb<\/b> ancora inventata da Villaggio) non \u00e8 soltanto un\u2019opera di \u00abpropaganda\u00bb sovietica: \u00e8 la <b>costruzione di un linguaggio cinematografico nuovo<\/b>, una sorta di laboratorio percettivo con cui \u0116jzen\u0161tejn (appena ventiseienne) concepisce innanzitutto, come detto, il montaggio come strumento politico e al contempo sensoriale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non pi\u00f9 <b>un semplice raccordo narrativo<\/b>, ma un\u2019arma capace di generare emozione, tensione, pensiero: una teoria che si manifesta in ogni sequenza, culminando in quella celeberrima della scalinata di Odessa, dove la <b>repressione zarista contro la folla <\/b>diventa una sinfonia di contrappunti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non c\u2019\u00e8 un protagonista unico: \u00e8 il popolo a essere \u00abpersonaggio\u00bb, mentre ogni quadro \u00e8 pensato quasi come parte di un movimento pi\u00f9 grande e sfuggente: la carne dei marinai, il metallo della nave,<b> i corpi che fuggono<\/b>, cadono, soccombono, l\u2019occhio che guarda (e reagisce).<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quando la madre (Beatrice Vitoldi, una diplomatica di origini salernitane poi attrice naturalizzata sovietica) assiste al<b> precipitare del passeggino<\/b> sulla scalinata, \u00e8 come se il cinema scoprisse per la prima volta la sua effettiva capacit\u00e0 di incidere il Tempo e di \u00abattivare\u00bb lo spettatore.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u0116jzen\u0161tejn evoca e \u00aburla\u00bb, fors\u2019anche scompostamente: ma il suo \u00e8 <b>l\u2019abbrivio di una grammatica \u00abnuova\u00bb<\/b> fondata sul conflitto visivo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Una lezione che \u00e8 anche <b>il momento d\u2019origine di ogni idea moderna e successiva di regia <\/b>(da Stanley Kubrick a Brian De Palma, da Orson Welles ad Alfred Hitchcock: la lista \u00e8 lunga, gli esempi sarebbero infiniti), pienamente riconosciuta solo dopo<b> controversie politiche e censura parziale<\/b> (in patria) quando il film entr\u00f2 finalmente (e non senza qualche diffidenza ideologica) nei circuiti europei.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Rivista oggi, \u00e8 un\u2019opera che <b>non ha (e non pu\u00f2) aver perso potenza<\/b> sul piano figurativo: il bianco e nero contrastato della fotografia di \u0116duard Tiss\u00e9 (che fu operatore di \u0116jzen\u0161tejn anche per Sciopero e poi per il non meno memorabile Ottobre\/Oktjabr, 1928), i primi piani scolpiti,<b> la composizione geometrica dei quadri<\/b> e la tensione morale che li attraversa possiedono ancora <b>una forza totalmente materica<\/b> che il tempo ha nobilitato mettendone in luce la natura duplice di poema visivo e macchina ideologica.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E se la sua retorica <b>pu\u00f2 sembrare datata<\/b>, resta un elemento comunque fondamentale per esplorare <b>il rapporto sempre conflittuale<\/b> tra massa e autorit\u00e0 (ossia tra libert\u00e0 e imposizione).<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E un esempio di come il cinema si fosse improvvisamente scoperto <b>capace di \u00abfare\u00bb la Storia<\/b> nel momento stesso in cui la rappresentava, rovesciando simbolicamente il Potere con <b>la sola forza di uno sguardo<\/b>. <\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-12-24T10:19:57+01:00\">24 dicembre 2025 ( modifica il 24 dicembre 2025 | 10:19)<\/p>\n<p 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