{"id":276189,"date":"2025-12-24T23:14:14","date_gmt":"2025-12-24T23:14:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/276189\/"},"modified":"2025-12-24T23:14:14","modified_gmt":"2025-12-24T23:14:14","slug":"la-verita-39","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/276189\/","title":{"rendered":"| La Verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\n        Scott Bessent (Ansa)\n    <\/p>\n<p>Partiamo da Washington, dove il Pil non solo non rallenta, ma accelera. Nel terzo trimestre dell\u2019anno, da luglio a settembre, l\u2019economia americana \u00e8 cresciuta del 4,3%. Non un decimale in pi\u00f9 o in meno: un punto pieno sopra le attese, ferme a un modesto 3,3%. Un dato arrivato in ritardo, complice lo  stop federale che ha paralizzato le attivit\u00e0 pubbliche, ma che ha avuto l\u2019effetto di una doccia fredda per gli analisti pi\u00f9 pessimisti. Altro che frenata da dazi: rispetto al secondo trimestre, l\u2019incremento \u00e8 stato dell\u20191,1%. Altro che economia sotto anestesia. Una successo che spinge <strong>Scott Bessent, <\/strong>segretario del Tesoro, a fare pressioni sulla Fed perch\u00e9 tagli i tassi e riveda al ribasso dal 2% all\u20191,5% il tetto all\u2019inflazione. Il motore della crescita? I consumi, tanto per cambiare. Gli americani hanno continuato a spendere come se i dazi fossero un concetto astratto da talk show. Nel terzo trimestre i consumi sono saliti del 3,5%, dopo il pi\u00f9 2,5% dei mesi precedenti. A spingere il Pil hanno contribuito anche le esportazioni e la spesa pubblica, in un mix poco ideologico e molto concreto. La morale \u00e8 semplice: mentre la politica discute, l\u2019economia va avanti. E spesso prende un\u2019altra direzione.<\/p>\n<p>E l\u2019Europa? Doveva essere la prima vittima collaterale della guerra commerciale. Anche qui, per\u00f2, i numeri si ostinano a non obbedire alle narrazioni. L\u2019Italia, per esempio, a novembre ha visto rafforzarsi il saldo commerciale con i Paesi extra Ue, arrivato a pi\u00f9 6,9 miliardi di euro, contro i 5,3 miliardi dello stesso mese del 2024. Quanto agli Stati Uniti, l\u2019export italiano registra s\u00ec un calo, ma limitato: meno 3%. Una flessione che somiglia pi\u00f9 a un raffreddore stagionale che a una polmonite da dazi. Non esattamente lo scenario da catastrofe annunciata.<\/p>\n<p>Anche la Bce, che per statuto non indulge in entusiasmi, ha dovuto prendere atto della resilienza dell\u2019economia europea. Le nuove proiezioni parlano di una crescita dell\u2019eurozona all\u20191,4% nel 2025, in rialzo rispetto all\u20191,2% stimato a settembre, e dell\u20191,2% nel 2026, contro l\u20191,0 precedente. Non \u00e8 un boom, certo, ma nemmeno il deserto postbellico evocato dai pi\u00f9 allarmisti. Soprattutto, \u00e8 un segnale: l\u2019Europa cresce nonostante tutto, e nonostante tutti.  E poi c\u2019\u00e8 la Cina, che osserva il dibattito globale con il sorriso di chi incassa. Nei primi undici mesi del 2025 Pechino ha messo a segno un surplus commerciale record di oltre 1.000 miliardi di dollari, con esportazioni superiori ai 3.400 miliardi. Altro che isolamento: la fabbrica del mondo continua a macinare numeri, mentre l\u2019Occidente discute se i dazi siano il male assoluto o solo un peccato veniale.<\/p>\n<p>Alla fine, la lezione \u00e8 sempre la stessa. I dazi fanno rumore, le previsioni pure. Ma l\u2019economia parla a bassa voce e con i numeri. E spesso, come in questo caso, si diverte a smentire chi aveva gi\u00e0 scritto il copione del disastro. Le cassandre restano senza applausi. Le statistiche, ancora una volta, si prendono la scena.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>I dati ribaltano la storia della catastrofe annunciata: l\u2019economia americana accelera e Scott Bessent preme sulla Fed perch\u00e9 tagli i tassi e riveda al ribasso il tetto all\u2019inflazione.Le statistiche, si sa, hanno un difetto imperdonabile: arrivano sempre dopo le profezie. E spesso le smentiscono. Cos\u00ec, mentre le cassandre della globalizzazione annunciavano sconquassi, recessioni a catena e un\u2019economia Usa piegata dai dazi di Donald Trump, i numeri hanno fatto quello che sanno fare meglio: raccontare un\u2019altra storia. Meno apocalittica, molto pi\u00f9 prosaica. E decisamente pi\u00f9 imbarazzante per chi aveva gi\u00e0 pronto il necrologio dell\u2019economia Usa.Partiamo da Washington, dove il Pil non solo non rallenta, ma accelera. Nel terzo trimestre dell\u2019anno, da luglio a settembre, l\u2019economia americana \u00e8 cresciuta del 4,3%. Non un decimale in pi\u00f9 o in meno: un punto pieno sopra le attese, ferme a un modesto 3,3%. Un dato arrivato in ritardo, complice lo stop federale che ha paralizzato le attivit\u00e0 pubbliche, ma che ha avuto l\u2019effetto di una doccia fredda per gli analisti pi\u00f9 pessimisti. Altro che frenata da dazi: rispetto al secondo trimestre, l\u2019incremento \u00e8 stato dell\u20191,1%. Altro che economia sotto anestesia. Una successo che spinge Scott Bessent, segretario del Tesoro, a fare pressioni sulla Fed perch\u00e9 tagli i tassi e riveda al ribasso dal 2% all\u20191,5% il tetto all\u2019inflazione. Il motore della crescita? I consumi, tanto per cambiare. Gli americani hanno continuato a spendere come se i dazi fossero un concetto astratto da talk show. Nel terzo trimestre i consumi sono saliti del 3,5%, dopo il pi\u00f9 2,5% dei mesi precedenti. A spingere il Pil hanno contribuito anche le esportazioni e la spesa pubblica, in un mix poco ideologico e molto concreto. La morale \u00e8 semplice: mentre la politica discute, l\u2019economia va avanti. E spesso prende un\u2019altra direzione.E l\u2019Europa? Doveva essere la prima vittima collaterale della guerra commerciale. Anche qui, per\u00f2, i numeri si ostinano a non obbedire alle narrazioni. L\u2019Italia, per esempio, a novembre ha visto rafforzarsi il saldo commerciale con i Paesi extra Ue, arrivato a pi\u00f9 6,9 miliardi di euro, contro i 5,3 miliardi dello stesso mese del 2024. Quanto agli Stati Uniti, l\u2019export italiano registra s\u00ec un calo, ma limitato: meno 3%. Una flessione che somiglia pi\u00f9 a un raffreddore stagionale che a una polmonite da dazi. Non esattamente lo scenario da catastrofe annunciata.Anche la Bce, che per statuto non indulge in entusiasmi, ha dovuto prendere atto della resilienza dell\u2019economia europea. Le nuove proiezioni parlano di una crescita dell\u2019eurozona all\u20191,4% nel 2025, in rialzo rispetto all\u20191,2% stimato a settembre, e dell\u20191,2% nel 2026, contro l\u20191,0 precedente. Non \u00e8 un boom, certo, ma nemmeno il deserto postbellico evocato dai pi\u00f9 allarmisti. Soprattutto, \u00e8 un segnale: l\u2019Europa cresce nonostante tutto, e nonostante tutti. E poi c\u2019\u00e8 la Cina, che osserva il dibattito globale con il sorriso di chi incassa. Nei primi undici mesi del 2025 Pechino ha messo a segno un surplus commerciale record di oltre 1.000 miliardi di dollari, con esportazioni superiori ai 3.400 miliardi. Altro che isolamento: la fabbrica del mondo continua a macinare numeri, mentre l\u2019Occidente discute se i dazi siano il male assoluto o solo un peccato veniale.Alla fine, la lezione \u00e8 sempre la stessa. I dazi fanno rumore, le previsioni pure. Ma l\u2019economia parla a bassa voce e con i numeri. E spesso, come in questo caso, si diverte a smentire chi aveva gi\u00e0 scritto il copione del disastro. Le cassandre restano senza applausi. Le statistiche, ancora una volta, si prendono la scena.\n<\/p>\n<p>\n        Sergio Mattarella (Ansa)\n    <\/p>\n<p>Si torna quindi all\u2019originale, fedeli al manoscritto autografo del paroliere,  che mor\u00ec durante l\u2019assedio di Roma per una ferita alla gamba. Lo certifica il documento oggi conservato al Museo del Risorgimento di Torino.<\/p>\n<p>La svolta riguarder\u00e0 soprattutto le cerimonie militari ufficiali. Lo Stato Maggiore della Difesa, in un documento datato 2 dicembre, ha infatti inviato l\u2019ordine a tutte le forze armate:  durante gli eventi istituzionali e le manifestazioni militari nelle quali verr\u00e0 eseguito l\u2019inno nella versione cantata &#8211; che parte con un \u00abAllegro marziale\u00bb -, il grido in questione dovr\u00e0 essere omesso. E viene raccomandata \u00abla scrupolosa osservanza\u00bb a tutti i livelli, fino al pi\u00f9 piccolo presidio territoriale, dalla Guardia di Finanza all\u2019Esercito. Ovviamente nessuno far\u00e0 una piega se allo stadio i tifosi o i calciatori della nazionale azzurra (discorso che vale per tutti gli sport)  faranno uno strappo alla regola, anche se la strada ormai \u00e8 tracciata. <\/p>\n<p>Per  confermare la bont\u00e0 della decisione del Colle basta ricordare le indicazioni che il Maestro <strong>Riccardo Muti <\/strong>diede ai 3.000 coristi (professionisti e amatori,  dai 4 agli 87 anni) radunati a Ravenna lo scorso giugno per l\u2019evento dal titolo agostiniano \u00abCantare amantis est\u00bb (Cantare \u00e8 proprio di chi ama).   Proprio in quell\u2019occasione, come avevamo raccontato su queste pagine, il grande direttore d\u2019orchestra &#8211; che da decenni cerca di spazzare via dall\u2019opera italiana le aggiunte postume, gli abbellimenti non richiesti e gli acuti non scritti dagli autori, ripulendo le partiture dalle \u00abbieche prassi erroneamente chiamate tradizioni\u00bb &#8211; ordin\u00f2 a un coro neonato ma allo stesso tempo immenso: \u00abIl \u201cs\u00ec\u201d finale non si canta, nel manoscritto non c\u2019\u00e8\u00bb. <\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        Paolo Barletta, Ceo Arsenale S.p.a. (Ansa)\n    <\/p>\n<p>Il contributo di Simest \u00e8 pari a 15 milioni e passa dalla Sezione Infrastrutture del Fondo 394\/81, plafond in convenzione con il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, dedicato alle imprese italiane impegnate in grandi commesse estere che valorizzano la filiera nazionale. In termini di struttura, il capitale sociale congiunto copre la componente di rischio industriale, mentre la componente del fondo saudita sostiene la rampa di avvio del progetto, riducendo il fabbisogno di capitale a carico dei partner italiani e rafforzando la bancabilit\u00e0 dell\u2019iniziativa nel Paese ospitante, presentata come modello pubblico-privato nel segmento ferroviario di lusso.<\/p>\n<p>L\u2019intesa \u00e8 inserita nella collaborazione Italia-Arabia Saudita, richiamando l\u2019apertura della sede Simest a Riyadh e il Memorandum of Understanding tra Cdp, Simest e Jiacc. \u00abDream of the Desert\u00bb \u00e8 indicato come progetto apripista di un modello pubblico-privato nel trasporto ferroviario di lusso.<\/p>\n<p>\u00abDream of the Desert \u00e8 un progetto simbolo per il nostro gruppo e per l\u2019industria ferroviaria internazionale. Valorizza le Pmi italiane e costituisce un caso apripista di partnership pubblico-privata nel settore ferroviario di lusso. L\u2019accordo siglato con Simest e le istituzioni saudite conferma come la collaborazione tra imprese e istituzioni possa creare valore duraturo e promuovere le eccellenze italiane nel mondo\u00bb, commenta <strong>Paolo Barletta<\/strong>, amministratore delegato di Arsenale.<\/p>\n<p><strong>Regina Corradini D\u2019Arienzo<\/strong>, amministratore delegato di Simest, aggiunge: \u00abL\u2019intesa sottoscritta con un primario attore industriale come Arsenale per la realizzazione di un progetto strategico per il Made in Italy, conferma il rafforzamento del ruolo di Simest a sostegno del tessuto produttivo italiano e delle sue filiere. Attraverso la prima operazione realizzata nell\u2019ambito del Plafond di equity del fondo pubblico di Investimenti infrastrutturali\u00bb, continua la numero uno del gruppo, \u00abSimest interviene direttamente come socio per accrescere la competitivit\u00e0 delle nostre imprese impegnate in progetti infrastrutturali ad alto valore aggiunto, favorendo al contempo l\u2019espansione del Made in Italy in mercati strategici ad elevato potenziale di crescita, come quello saudita. Lo strumento, sviluppato da Simest sotto la regia del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e in collaborazione con Cassa depositi e prestiti, si inserisce pienamente nell\u2019azione del Sistema Italia, che, sotto la regia della Farnesina, vede il coinvolgimento di Cdp, Simest, Ice e Sace. Un approccio integrato volto a garantire alle imprese italiane un supporto strutturato e complementare, dall\u2019azione istituzionale a quella finanziaria, per affrontare con efficacia le principali sfide della competitivit\u00e0 internazionale\u00bb.<\/p>\n<p>Sul piano industriale, Arsenale dichiara un treno interamente progettato, prodotto e allestito in Italia: gli hub Cpl (Brindisi) e Standgreen (Bergamo) operano con Cantieri ferroviari italiani (Cfi) come general contractor, coordinando una rete di Pmi (design, meccanica avanzata, ingegneria, lusso e hospitality). Per il committente estero, questa configurazione \u00abturnkey (chiavi in mano, ndr.)\u00bb concentra in un unico soggetto il coordinamento di produzione, integrazione e allestimento; per l\u2019ecosistema italiano, sposta volumi e valore aggiunto lungo la catena domestica, fino alla finitura degli interni ad alto contenuto di design.<\/p>\n<p>Il prodotto sar\u00e0 un treno di ultra lusso con itinerari da uno a due notti: partenza da Riyadh e collegamenti verso destinazioni iconiche del Regno, tra cui Alula (sito Unesco) e Hail, fino al confine con la Giordania. Gli interni sono firmati dall\u2019architetto e interior designer <strong>Aline Asmar d\u2019Amman<\/strong>, fondatore dello studio Culture in Architecture. La prima carrozza \u00e8 stata consegnata a settembre 2025; l\u2019avvio operativo \u00e8 previsto per fine 2026, con prenotazioni aperte da novembre 2025. <\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p><strong>Matteo Hallissey (Ansa)<\/strong><\/p>\n<p>Il video \u00e8 accompagnato da un post: \u00abAbbiamo messo in atto\u00bb, scrive l\u2019ex perfetto sconosciuto <strong>Hallisey<\/strong>, \u00abun flash mob pacifico pro Ucraina all\u2019interno di un convegno filorusso organizzato dall\u2019Anpi all\u2019universit\u00e0 Federico II di Napoli. Dopo aver atteso il termine dell\u2019evento con <strong>Alessandro Di Battista<\/strong> e il professor <strong>D\u2019Orsi <\/strong>e al momento delle domande, decine di studenti e attivisti pro Ucraina di +Europa, Ora!, Radicali, Liberi Oltre, Azione e della comunit\u00e0 ucraina hanno mostrato maglie e bandiere ucraine. \u00c8 vergognoso che non ci sia stata data la possibilit\u00e0 di fare domande e che l\u2019attivista che stava interloquendo con i relatori sia stato aggredito e spinto da un rappresentante dell\u2019Anpi fino a rompere il microfono. Anch\u2019io sono stato aggredito violentemente\u00bb, aggiunge il giovane radicale, \u00abmentre provavo a fare una domanda a <strong>D\u2019Orsi<\/strong> sulla sua partecipazione alla sfilata di gala di Russia Today a Mosca due mesi fa. Chi rivendica la storia antifascista e partigiana non pu\u00f2 non condannare queste azioni di fronte a una manifestazione pacifica\u00bb. <\/p>\n<p>Rivedendo pi\u00f9 volte il video al Var, di aggressioni non ne abbiamo viste, a parte come detto qualche spinta, ma va detto pure che quando <strong>Hallissey<\/strong> scrive \u00abmentre provavo a fare una domanda a <strong>D\u2019Orsi<\/strong>\u00bb, omette di precisare che quella domanda \u00e8 stata posta al professore, ma in maniera tutt\u2019altro che pacata: le urla del buon Matteo sono scolpite nel video da lui stesso, ripetiamo, pubblicato. Per quel che riguarda la rottura del microfono, le immagini, viste e riviste non chiariscono se il fallo c\u2019\u00e8 o no: si vede un giovane attivista che contende un microfono a <strong>D\u2019Orsi<\/strong>, ma i frame non permettono di accertare se alla fine si sia rotto o sia rimasto intero. <\/p>\n<p>Quello che \u00e8 certo \u00e8 che ieri sono piovuti nelle redazioni i soliti comunicati di solidariet\u00e0, non solo da parte di Azione, degli stessi Radicali e di <strong>Benedetto Della Vedova<\/strong>, ma anche del capogruppo alla Camera di Fratelli d\u2019Italia <strong>Galeazzo Bignami<\/strong>, che su X ha vergato un severo post: \u00abSolidariet\u00e0 a <strong>Matteo Hallissey<\/strong>, presidente dei Radicali italiani\u00bb, ha scritto <strong>Bignami<\/strong>, \u00abaggredito a un evento Anpi per aver provato a porre domande in un flash mob pacifico. Da chi ogni giorno impartisce lezioni di democrazia ma reagisce con violenza, non accettiamo lezioni\u00bb. Non si comprende, come abbiamo detto, dove sia la violenza, perch\u00e9 per una volta bisogna pur mettere da parte il politically correct e l\u2019ipocrisia dilagante e dire le cose come stanno: dal video emerge in maniera cristallina la natura provocatoria del flash mob pro Ucraina, e da quelle urla e da quegli atteggiamenti, per noi che abbiamo purtroppo l\u2019abitudine a pensar male, anche se si fa peccato, fa capolino pure che magari l\u2019obiettivo era proprio quello di scatenare una reazione violenta da parte dei partecipanti al convegno. <\/p>\n<p>Non lo sapremo mai: quello che sappiamo \u00e8 che i Radicali, sigla che nella politica italiana ha avuto un ruolo di primissimo piano per tante battaglie condotte in primis dal compianto <strong>Marco Pannella<\/strong>, sono ormai ridotti a praticare forme di puro macchiettismo politico, pur di ottenere un po\u2019 di visibilit\u00e0: ricorderete lo show di <strong>Riccardo Magi<\/strong>, deputato di +Europa, che vaga nell\u2019aula di Montecitorio vestito da fantasma. A proposito di <strong>Magi<\/strong>: il congresso che lo scorso febbraio ha rieletto segretario di +Europa il deputato fantasma \u00e8 stato caratterizzato da innumerevoli polemiche  e altrettante ombre. Poche ore prima della chiusura del tesseramento, il 31 dicembre, dalla provincia di Napoli, in particolare da Giugliano e Afragola, arrivano la bellezza di 1.900 nuovi iscritti, praticamente un terzo dell\u2019intera platea di tesserati, iscritti che poi si traducono in delegati che eleggono i vertici del partito. Una conversione di massa alla causa radicale degli abitanti di questi due popolosi comuni del Napoletano in sostanza stravolge gli equilibri congressuali. Tra accuse e controaccuse, un giovanissimo militante, alla fine dello stesso congresso, sconfigge nella corsa alla presidenza di +Europa uno storico esponente del partito come <strong>Benedetto Della Vedova<\/strong>. Si tratta proprio di <strong>Matteo Hallissey<\/strong>.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        Fabrizio Corona (Ansa)\n    <\/p>\n<p>Il punto di partenza \u00e8 l\u2019iscrizione sul registro degli indagati di <strong>Corona<\/strong>, che ha consentito agli inquirenti di sequestrare foto, video e chat. Nella sua nuova versione da youtuber conduttore di Falsissimo, <strong>Corona<\/strong>, ieri, davanti ai pm di Milano ha riempito un verbale e poi si \u00e8 presentato davanti a telecamere, fotografi e cronisti: \u00abHo parlato del \u201csistema Signorini\u201d\u00bb, ha esordito. Poi ha precisato: \u00abTre minuti ho parlato del revenge porn e un\u2019ora dei reati (presunti, ndr) commessi da <strong>Signorini<\/strong>, ma anche di tutti i suoi giri e di tutte le sue amicizie. Ho pi\u00f9 di 100 testimonianze, ho fatto i nomi ai pm e sono gi\u00e0 pronte due denunce contro di lui\u00bb. Una di <strong>Antonio<\/strong> <strong>Medugno<\/strong>, ex concorrente del Gf Vip, edizione 2021-2022, intervistato nella seconda puntata de \u00abIl prezzo del successo\u00bb su Falsissimo. \u00abAnche un altro \u00e8 pronto a farlo\u00bb, ha annunciato <strong>Corona<\/strong>. Poi ha alzato i toni: \u00abSe prendono il cellulare a <strong>Signorini<\/strong> trovano Sodoma e Gomorra\u00bb. E ha sfidato la Procura: \u00abSe dopo la querela non vanno a fargli una perquisizione io mi lego qua davanti al tribunale\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Corona <\/strong>ha precisato che la sua \u00abnon \u00e8\u00bb una \u00abvendetta\u00bb. Ma l\u2019innesco \u00e8 personale: \u00abDopo che gli ho visto presentare il suo ultimo libro ho detto \u00abci vuole un bel coraggio\u00bb e ho cominciato a fare telefonate e ho recuperato questo materiale, ne ho un sacco, ho delle fotografie sue clamorose\u00bb. <\/p>\n<p>Il \u00absistema\u00bb, dice, lo ha messo nero su bianco nell\u2019interrogatorio richiesto da lui stesso, assistito dall\u2019avvocato <strong>Cristina<\/strong> <strong>Morrone<\/strong> dello studio legale di <strong>Ivano<\/strong> <strong>Chiesa<\/strong>. L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 ribaltare il tavolo e trasformare l\u2019ennesima inchiesta a suo carico in quello che lui definisce il \u00abMe too italiano\u00bb.  \u00abIl problema\u00bb, ha detto <strong>Corona<\/strong>, \u00ab\u00e8 che lui ricopre un ruolo cos\u00ec importante e con quel ruolo non puoi cercare di adescare e proporre l\u2019ingresso in un programma televisivo, che deve passare per dei casting, ci sono delle regole. Pagher\u00e0 per quello che fa\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Corona<\/strong>, in sostanza, durante il suo interrogatorio, ha cercato di spostare l\u2019attenzione dalle modalit\u00e0 con cui foto e chat sono state mostrate, su ci\u00f2 che quelle chat potrebbero raccontare. Nel frattempo il fronte si \u00e8 allargato: il Codacons, insieme all\u2019Associazione utenti dei servizi radiotelevisivi, ha fatto sapere di aver depositato un esposto ai pm milanesi, all\u2019Agcom e al Garante per la privacy. <\/p>\n<p>Ora tocca alle autorit\u00e0 decidere, o meno, se entrare nel backstage mediatico.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Scott Bessent (Ansa) Partiamo da Washington, dove il Pil non solo non rallenta, ma accelera. 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