{"id":276394,"date":"2025-12-25T03:21:32","date_gmt":"2025-12-25T03:21:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/276394\/"},"modified":"2025-12-25T03:21:32","modified_gmt":"2025-12-25T03:21:32","slug":"nellisola-di-pemba-dove-far-nascere-gesu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/276394\/","title":{"rendered":"Nell&#8217;isola di Pemba, dove far nascere Ges\u00f9?"},"content":{"rendered":"<p>Federica Maifredi \u00e8 fidei donum nell&#8217;arcipelago di Zanzibar dove vivono un centinaio di cattolici. Dopo anni a contatto con situazioni di vulnerabilit\u00e0 e violenza, dall&#8217;Egitto al Sudan, dal Togo al Per\u00f9 fino alla Repubblica Democratica del Congo, \u00e8 in Tanzania da aprile come volontaria nella scuola per l&#8217;infanzia e nell&#8217;unica parrocchia esistente. La speranza \u00e8 costruire una scuola laica dove accogliere i figli della piccola comunit\u00e0 cristiana e coltivare il dialogo nella quotidianit\u00e0<\/p>\n<p><b>Antonella Palermo &#8211; Citt\u00e0 del Vaticano<\/b><\/p>\n<p>&#8220;A volte ci si scambia gli auguri di Natale un po&#8217; per circostanza, diciamo la verit\u00e0. \u00c8 diventata quasi una formula svuotata di senso. E il senso magari lo riscopri quando sei in &#8216;minoranza&#8217;, quando gli auguri non si ricevono e non si possono fare. E, comunque, malgrado ci\u00f2, ci si scambia quel che si ha, un seme di amicizia buona. E questo basta&#8221;. <b>Federica Maifredi\u00a0<\/b>\u00e8<b>\u00a0<\/b>laica fidei donum, appartenente alla diocesi di Brescia, di dove \u00e8 originaria, e vive nell&#8217;isola di Pemba, in Tanzania.\u00a0Conversare telefonicamente con lei \u00e8 sentire in sottofondo il richiamo continuo del muezzin alla preghiera. Qui la popolazione \u00e8 quasi completamente musulmana. &#8220;Quest&#8217;anno per noi \u00e8 il primo Natale che passiamo qui, particolare perch\u00e9 nessuno lo festeggia a parte noi. Come comunit\u00e0 cristiana siamo un centianio di persone. In parrocchia ho fatto il presepe insieme ad altre donne che hanno pulito e addobbato per l&#8217;accoglienza di Ges\u00f9 Bambino. Nulla per\u00f2 fuori fa sentire questo clima di festa, di solennit\u00e0. Con mio marito abbiamo organizzato un pranzo insieme ad altri espatriati. Sette, otto persone in tutto. Ognuno prepara qualcosa e stiamo cos\u00ec a farci un po&#8217; di compagnia&#8221;. Nel suo racconto riavvolge i fili andando a ritroso fino alla genesi del suo desiderio di lasciare la\u00a0comfort zone\u00a0in Italia e di cominciare un servizio di volontariato che l&#8217;avrebbe condotta in vari Paesi africani e del Sud del mondo.\u00a0<\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-original=\"https:\/\/www.vaticannews.va\/content\/dam\/vaticannews\/multimedia\/2025\/dicembre\/12\/WhatsApp-Image-2025-12-11-at-13.08.42aem.jpg\/_jcr_content\/renditions\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg\" alt=\"Federica con alcune donne di Pemba\" title=\"Federica con alcune donne di Pemba\"\/><\/p>\n<p>\n   Federica con alcune donne di Pemba\n  <\/p>\n<p>Andare l\u00e0 dove c&#8217;\u00e8 bisogno <\/p>\n<p>Era il 2006 e Federica aveva 26 anni: si stava facendo sempre pi\u00f9 chiara la voglia di spendersi nel volontariato. La prima esperienza fu in Togo, poi in Brasile. Figlia unica, venne il momento di comunicare ai genitori l&#8217;intenzione di impegnarsi in questo ambito a lungo termine. &#8220;Io lavoravo in un ufficio, mi avevano detto che non sarebbe stato automatico ritrovare il posto una volta tornata. I miei erano perplessi. Venni a Roma per tre mesi per un corso dalle suore canossiane e, anzich\u00e9 un anno, fin\u00ec di dover stare fuori due anni: prima in Egitto con i rifugiati sudanesi e poi in Sudan, nel 2008, un Paese che mi strazia ancora il cuore al pensiero di raid che, proprio in questi giorni ho appreso hanno colpito un villaggio vicino a El-Obeid dove vivevo io. C&#8217;\u00e8 gente tranquillissima l\u00ec che vorrebbe solo vivere una vita semplice di agricoltura e allevamento, e non chiede nulla di pi\u00f9. \u00c8 impressionante cosa sta succedendo l\u00ec. Fa male. Ci ho vissuto un tempo\u00a0che mi \u00e8 piaciuto tantissimo &#8211; ricorda &#8211; in cui ho capito che avrei voluto proseguire nella missione ad gentes. Mi misi cos\u00ec nuovamente a disposizione, la suora da cui tornai mi mand\u00f2 in Togo dove gi\u00e0 avevo avuto modo di conoscere il dispensario e una missionaria laica che mi aveva fatto appassionare alla scelta. Nel 2009 cominci\u00f2 l\u2019avventura&#8221;.<\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-original=\"https:\/\/www.vaticannews.va\/content\/dam\/vaticannews\/multimedia\/2025\/dicembre\/12\/VOLONTARIATO-IN-AFRICA_10_Federica-Maifredi-9.jpg\/_jcr_content\/renditions\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg\" alt=\"Tra la gente del Congo\" title=\"Tra la gente del Congo\"\/><\/p>\n<p>\n   Tra la gente del Congo \u00a0 (\u00a9 Federica Maifredi)\n  <\/p>\n<p>Dalla periferia di Lom\u00e8, nel 2012 lo spostamento in un altro villaggio nel Paese. Tre anni dopo, sempre dalla provincia di Brescia, scendeva Andrea: sarebbe diventato suo marito. &#8220;Non ci conoscevamo ma, piano piano, abbiamo ricostruito una rete di conoscenze comuni. Anche lui era figlio unico, viveva con la madre ed era animato dai miei stessi desideri, dai miei valori, ideali. Geometra, sa fare l\u2019elettricista, ha fatto il muratore. Era molto spendibile, un jolly\u00a0che occorreva alla missione. Nel frattempo ci siamo innamorati, avevo 35 anni. Io non avevo mai pensato al matrimonio, pur non escludendolo, ma ho incontrato la persona con cui trascorrere una vita cos\u00ec. Una vocazione individuale che dunque si raddoppiava rappresentando anche una novit\u00e0 e che, devo ammetterlo, l\u00ec per l\u00ec cre\u00f2 anche qualche incomprensione in chi ci vedeva da fuori&#8221;. Utile fu per i fidanzati rientrare per un periodo nei propri ambienti di provenienza dove fortificare la scelta di futuri sposi, mentre intanto tornare in Togo si faceva pressoch\u00e9 impossibile. &#8220;Al centro missionario diocesano ci proposero una casa famiglia in Per\u00f9 dove c\u2019era necessit\u00e0 di accompagnare, come coppia, un gruppo di adolescenti. Nonostante non avessimo alle spalle una esperienza del genere, siamo stati accolti e abbiamo trascorso due anni e mezzo l\u00e0, dove poi ci siamo sposati&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>Essere pronti a lasciare <\/p>\n<p>Non una fuga, dunque, quella di Federica, ma un capire poco a poco che il proprio baricentro era altrove, nel bisogno di una semplice presenza, una fiaccola di speranza. S\u00ec, la speranza di una pace di cui avrebbe sperimentato tutta la fragilit\u00e0 in Repubblica Democratica del Congo, successiva destinazione. &#8220;Eravamo nello Stato dell\u2019Itturi, a nord est del Paese, ai confini con l\u2019Uganda, una zona calda, vicina al Kivu.\u00a0Non ho mai visto cos\u00ec tanta gente riempire la chiesa a tutte le ore del giorno: gente che non ha mai avuto niente, solo disgrazie, stare in ginocchio cos\u00ec tante ore e pregare. Vedere, per esempio, la statua della Madonna in processione era vederla come una persona viva e salutarla con un fazzolettino, gioire. Era gente che riceveva il Vangelo, attaccata con le unghie a questo Vangelo, e che spera, spera nella salvezza. Il Vangelo \u00e8 per loro l\u2019unica cosa li pu\u00f2 tirar fuori, li pu\u00f2 aiutare&#8221;. Federica ricorda quanto le\u00a0sarebbe piaciuto andare a incontrare Papa Francesco in occasione del viaggio apostolico nel 2023,\u00a0ma che bisognava prendere tre voli interni e cos\u00ec mandarono una piccola delegazione. &#8220;Sentivamo che il Papa era pi\u00f9 che un pastore, lo abbiamo percepito sempre come uno di noi&#8230; Il fatto che parlasse davvero tanto di perdono in una terra dilaniata dalla guerra e dai massacri era sfidante e difficile. Io quello che ho vissuto in Congo\u2026&#8221;. Le parole non arrivano, sono inadeguate a descrivere gli scempi. Poi prova a ricordare un episodio.<\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-original=\"https:\/\/www.vaticannews.va\/content\/dam\/vaticannews\/multimedia\/2025\/dicembre\/12\/VOLONTARIATO-IN-AFRICA_10_Federica-Maifredi-8.jpg\/_jcr_content\/renditions\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg\" alt=\"Guardando il gioco dei bambini in Repubblica Democratica del Congo\" title=\"Guardando il gioco dei bambini in Repubblica Democratica del Congo\"\/><\/p>\n<p>\n   Guardando il gioco dei bambini in Repubblica Democratica del Congo \u00a0 (\u00a9 Federica Maifredi)\n  <\/p>\n<p>&#8220;Accadevano cose allucinanti. Una notte, verso l\u2019una, sentiamo degli spari, era abbastanza normale sentirli, in realt\u00e0. Ma quella volta seguirono grida e rumori di motociclette. Il giorno dopo apprendiamo che il nostro vicino di casa, che lavorava in un commercio di telefoni, aveva sub\u00ecto una rapina a mano armata da parte di una banda. Gli avevano intimato di tirar fuori i soldi che aveva, lui lo fece ma loro dissero che non era tutto. Allora per far vedere che non scherzavano spararono alle gambe della moglie, incinta, che era nel letto. C\u2019era anche un bambino che veniva all\u2019asilo da noi. Loro, non contenti, quando l\u2019uomo disse che avrebbe dovuto portare la donna in ospedale, spararono su di lei, a morte. \u2018Finiscila!\u2019, dissero. Spararono al petto. C\u2019erano dei ragazzi in moto che segnalarono la cosa alla polizia la quale rispose di non avere carburante nella macchina, che non sarebbero potuti andare. Ecco uno dei problemi pi\u00f9 grossi in certi contesti come questo: la complicit\u00e0. &#8220;La sera seguente le suore ci dissero di stare con loro. C\u2019era sempre lo zainetto pronto con documenti e soldi, poi la cosa si risolse ma durante il periodo che restammo non potevamo certo essere spensierati. Quando passavano camion che facevano rumori forti, o perdevano il loro carico, non sapevi se erano scoppi o altro&#8230; Sono stati tre anni intensi. In quel periodo ero all\u2019asilo e insegnavo italiano alle postulanti. Andrea era nella biblioteca che ha ristrutturato mettendo su corsi di computer&#8221;. Federica guarda a un&#8217;epoca tanto dolorosa quanto bella, dice, per la possibilit\u00e0 che ha avuto di innestarsi nella realt\u00e0 locale rispondendo alle esigenze che arrivavano &#8216;dal basso&#8217;, in tutta semplicit\u00e0: &#8220;Spesso ti parlano di progetti predefiniti che per\u00f2 si rivelano solo idee: magari ti propongono di fare scuola e poi, una volta sul posto, scopri che la scuola ancora non c\u2019\u00e8&#8221;.<\/p>\n<p>Il valore di una testimonianza silenziosa\u00a0 <\/p>\n<p>Sopravvivere nel villaggio di Aru con la guerra perennemente sull&#8217;uscio divenne cos\u00ec non pi\u00f9 sostenibile. Nel confinante Uganda la possibilit\u00e0 di rifugiarsi per qualche settimana faceva ben sperare ma l&#8217;idea di ritornare in Repubblica Democratica del Congo fu definitivamente ritenuta impraticabile. &#8220;Non siamo pi\u00f9 rientrati: l\u2019esercito ugandese era entrato nel Paese e c\u2019erano ribelli ovunque. Questo accadeva nella scorsa primavera. L\u2019esercito del Congo era ridicolo, sgangheratissimo: uomini che pesavano trenta, quaranta chili, con fucili vecchissimi. Spesso, col pretesto di compiere giri per la sicurezza, se ne approfittavano: con le donne, con il cibo. A quel punto &#8211; racconta Federica &#8211; non ti puoi rifiutare se vogliono entrare in casa, li devi accogliere. E pu\u00f2 succedere di tutto&#8221;. Fu in questo frangente ancora una volta pieno di incognite che\u00a0alcuni cooperanti dell&#8217;associazione <a href=\"https:\/\/lvia.it\/lvia-chi-siamo\/\" rel=\"external nofollow noopener\" target=\"_blank\">LVIA<\/a>, fondata a Cuneo da Aldo Benevelli, sacerdote partigiano missionario, intercettarono in Andrea il giusto profilo per un nuovo impiego a Pemba, nell&#8217;arcipelago di Zanzibar. &#8220;Si doveva decidere entro un mese ma non era facile interrompere tutto. L&#8217;aggravarsi della situazione in Congo acceler\u00f2 i tempi, capimmo che l\u2019opportunit\u00e0 era da cogliere al volo e ci trasferimmo&#8221;. Federica era abituata in tanti anni di missione ad adattamenti continui ma stavolta si trattava di fare un vero salto nel buio. &#8220;Cosa avrei fatto? Cosa sarei diventata, in un contesto completamente musulmano?&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-original=\"https:\/\/www.vaticannews.va\/content\/dam\/vaticannews\/multimedia\/2025\/dicembre\/24\/PEMBA---UGANDA---CONGO-Federica-Maifredi.jpg\/_jcr_content\/renditions\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg\" alt=\"La semplicit\u00e0 della casa \u00a9 Federica Maifredi\" title=\"La semplicit\u00e0 della casa \u00a9 Federica Maifredi\"\/><\/p>\n<p>\n   La semplicit\u00e0 della casa \u00a9 Federica Maifredi \u00a0 (\u00a9 Federica Maifredi)\n  <\/p>\n<p>Dopo nove mesi di permanenza, oggi Federica pu\u00f2 dirsi molto contenta, giacch\u00e9 si sono andati profilando man mano alcuni ambiti in cui poter offrire il suo servizio. Tre volte a settimana si reca in un asilo privato, musulmano frequentato da una sessantina di bambini, altrettanti sono nella scuola dell\u2019infanzia. &#8220;Mi piace tantissimo. La direttrice mi ha preso in buon cuore, mi adora. \u00c8 madre di sei figli, mi tratta come fossi sua nipote. Mi accompagna al mercato, mi invita spesso a casa sua, mi consiglia. \u00c8 bello. Poi tre pomeriggi vado a fare il doposcuola in parrocchia. Mi sono messa a disposizione, anche fosse stato solo per pulire la chiesa&#8221;. \u00c8 la sfida di una convivenza possibile che si lascia scoprire piano piano, nella pazienza, nella piccolezza e nella fiducia di ricalibrare ogni volta le proprie attitudini. &#8220;In Europa, in Italia si parla spesso di integrazione, ma rischia di diventare una parola forse un po&#8217; vuota, nel tentativo di autoconvincersi che sia buona&#8221;, spiega. &#8220;Io qua semplicemente la vivo, nel rispetto reciproco. E questa cosa apre alla possibilit\u00e0 della testimonianza, seppure silenziosa e senza segni, di portare Ges\u00f9 Cristo. C&#8217;\u00e8 da essere buoni cristiani, o comunque provarci, essere onesti, sinceri, ecco. Li ho sentiti spesso qui dire: i cristiani sono brave persone. \u00c8 una cosa bella. Poi qui ci sono moschee ovunque. Ogni cinque ore c\u2019\u00e8 il muezzin che richiama alla preghiera. Questo mi interroga. Mi chiedo: a che punto \u00e8 il mio dialogo con Dio? \u00c8 cresciuto? \u00c8 costante? \u00c8 di convenienza? Sono ancora l\u00ec che dico le mie preghierine a Messa o prima di andare oppure ci penso di continuo durante il giorno? Loro lasciano le loro attivit\u00e0 per andare i quindici minuti alla preghiera e poi tornano alla vita. Io quanto spesso mi fermo per parlare con il Signore? Quante volte nell\u2019affanno mi fermo e dico quello che voglio dire al Signore? Qui, per esempio, i pescatori, mentre tirano le reti e sbattono il polpo sullo scoglio, al richiamo del muezzin si fermano, si inginocchiano e pregano. \u00c8 bello. Quante volte a noi capita di aver vergogna a fare il segno della croce fuori al ristorante?&#8221;.<\/p>\n<p>Con i bambini <\/p>\n<p>Nelle parole di Federica affiora qualche preoccupazione per il futuro ambientale dell&#8217;isola che al momento non \u00e8 ancora travolta dal turismo che invece ha saturato l\u2019altra isola principale dell\u2019arcipelago Zanzibar, Unguja. &#8220;Vediamo gi\u00e0 i cambiamenti per le strade, le imprese che stanno ampliando l\u2019aeroporto, lavorano a nuove costruzioni. I 300 mila locali rifiutano l&#8217;omologazione del turismo di massa&#8221;. Fortuna ci sono i bambini: affascinanti, spontanei, hanno gli occhi che brillano. &#8220;A differenza della realt\u00e0 del Togo o del Congo qui hanno una famiglia solida alle spalle. Qui c\u2019\u00e8 la poligamia ma la famiglia conta molto. Non ci sono bambini che ti vengono in braccio o che si attaccano alle gambe, non cercano quel contatto personale, quasi morboso, un rapporto che vada a colmare la mancanza di un nucleo. I nonni contano, le zie contano. Li educano fin da piccoli al rispetto per tutti. Poi in realt\u00e0 restano con tutte le peculiarit\u00e0 dei piccoli, con il loro entusiasmo e mentre lanciano i sassi per raccogliere i frutti dagli alberi capita che li lancino pure alle case&#8221;. Proprio sui bambini si cerca di destinare il grosso delle energie: il sacerdote ha l\u2019idea infatti di costruire una scuola laica (asilo e primaria) dove accoglierne quanti pi\u00f9 possibile anche per venire incontro all&#8217;esigenza di una gran fetta di popolazione cattolica (insegnanti, militari, persone delle ong\u2026) che qui risiede e che \u00e8 costretta in molti casi a dividersi per portare i figli a scuola in Tanzania. Federica partecipa con speranza a questo progetto per cui chiede sostegno e tenta di dire cosa \u00e8 per lei vivere la speranza giubilare: &#8220;A Pemba la speranza \u00e8 di poter aiutare. Significa ogni giorno, ma davvero ogni giorno, cercare di dare, di essere, di usare piccoli gesti di gentilezza che possano smuovere, disarmare l\u2019altro, disinnescare l\u2019odio&#8221;. E si ferma a constatare come oggi ci si perda tanto della bellezza delle relazioni nel ritmo frenetico delle grandi citt\u00e0, per cui &#8220;non c\u2019\u00e8 tempo per guardare negli occhi l\u2019altro, di accorgersi come sta l\u2019altro. Una corsa per andare dove?&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-original=\"https:\/\/www.vaticannews.va\/content\/dam\/vaticannews\/multimedia\/2025\/dicembre\/12\/VOLONTARIATO-IN-AFRICA_10_Federica-Maifredi-5.jpg\/_jcr_content\/renditions\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg\" alt=\"Volti \u00a9 Federica Maifredi\" title=\"Volti \u00a9 Federica Maifredi\"\/><\/p>\n<p>\n   Volti \u00a9 Federica Maifredi \u00a0 (\u00a9 Federica Maifredi)\n  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Federica Maifredi \u00e8 fidei donum nell&#8217;arcipelago di Zanzibar dove vivono un centinaio di cattolici. 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