{"id":276884,"date":"2025-12-25T11:49:15","date_gmt":"2025-12-25T11:49:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/276884\/"},"modified":"2025-12-25T11:49:15","modified_gmt":"2025-12-25T11:49:15","slug":"storia-e-presente-di-un-capolavoro-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/276884\/","title":{"rendered":"storia e presente di un capolavoro italiano"},"content":{"rendered":"<p>Tra i vigneti e i pendii di Marcellise, una frazione di San Martino Buon Albergo, sorge una delle opere pi\u00f9 eccentriche e audaci dell\u2019architettura italiana del Novecento: <strong>Villa Il Girasole<\/strong>, la casa che ruota seguendo il sole. Realizzata tra il 1929 e il 1935 dall\u2019ingegnere ferroviario <strong>Angelo Invernizzi<\/strong>, con il supporto dell\u2019architetto <strong>Ettore Fagiuoli<\/strong>, la villa nacque da un\u2019idea semplice e radicale allo stesso tempo: creare un edificio capace di cambiare orientamento per inseguire la luce durante l\u2019arco della giornata.<\/p>\n<p>A quasi un secolo dalla sua costruzione, l\u2019edificio continua a esercitare un fascino particolare, sospeso tra utopia futurista e sperimentazione tecnica, pur avendo vissuto lunghi periodi di abbandono che oggi la Fondazione dedicata alla famiglia Invernizzi sta cercando di superare con nuovi studi, rilievi e progetti di tutela.<\/p>\n<p>Il meccanismo che faceva ruotare l\u2019abitazione<\/p>\n<p>A renderla unica non \u00e8 solo la forma, ma l\u2019intero impianto ingegneristico. La villa \u00e8 composta da una massiccia torre cilindrica fissa, che fungeva da fulcro, e da un volume abitativo a forma di L, ancorato a una <strong>piattaforma circolare<\/strong> che scorreva su <strong>binari ferroviari<\/strong>. Il tutto veniva mosso da un sistema di motori elettrici capaci di compiere una rotazione completa di 360 gradi in poco pi\u00f9 di nove ore. Un tempo perfettamente calibrato per seguire il percorso del sole, come un gigantesco girasole meccanico.<\/p>\n<p>Per l\u2019epoca si trattava di un progetto quasi fantascientifico: materiali derivati dall\u2019ingegneria ferroviaria, strutture in cemento armato, finestre a nastro che ricordano l\u2019aeronautica e un\u2019attenzione alla luce naturale che oggi definiremmo anticipatrice della bioarchitettura.<\/p>\n<p>Futurismo, razionalismo e sperimentazione tecnica<\/p>\n<p>Dal punto di vista stilistico, Villa Girasole \u00e8 difficilmente classificabile. Il basamento circolare riprende suggestioni navali, mentre il volume principale, con la sua forma a T stilizzata, rievoca tanto il razionalismo quanto alcune tensioni futuriste. L\u2019insieme appare come una macchina abitabile, un\u2019architettura che non si limita a dialogare con l\u2019ambiente circostante, ma lo attraversa fisicamente attraverso il movimento.<\/p>\n<p>Vista da lontano, potrebbe sembrare un osservatorio astronomico o una stazione di controllo: linee nette, profilo compatto, un equilibrio tra monumentalit\u00e0 e leggerezza. Invernizzi, da ingegnere ferroviario, port\u00f2 nel progetto una mentalit\u00e0 tecnica e pragmatica, ma anche una dose di visionariet\u00e0 che ancora oggi impressiona chi studia la struttura.<\/p>\n<p>Decenni di oblio e la nascita della Fondazione<\/p>\n<p>Nonostante la sua originalit\u00e0, Villa Girasole \u00e8 rimasta per lungo tempo poco conosciuta. Presentata ufficialmente solo nel 1936 sulla rivista Architettura, ha avuto un primo recupero critico nel 2006 grazie a una monografia firmata, tra gli altri, da <strong>Kenneth Frampton<\/strong>. Nel 2002, la figlia di Invernizzi, <strong>Lidia Invernizzi<\/strong>, ha deciso di lasciare la propriet\u00e0 a una Fondazione dedicata ai genitori, avviando cos\u00ec un percorso di tutela che per\u00f2 si interruppe per anni.<\/p>\n<p>Tra il 2014 e il 2022 l\u2019edificio ha vissuto un periodo di forte decadenza, aggravato da problemi strutturali che hanno compromesso la funzionalit\u00e0 del meccanismo rotante. Solo dal 2023, con l\u2019insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione, guidato dall\u2019ingegnere <strong>Giulio Furlani<\/strong>, \u00e8 iniziato un lavoro sistematico di <strong>rilevazione tecnica e messa in sicurezza<\/strong>, in collaborazione con l\u2019Universit\u00e0 di Padova.<\/p>\n<p>La villa oggi<\/p>\n<p>Oggi il meccanismo \u00e8 fermo, ma la villa \u00e8 al centro di una nuova attenzione scientifica. Le verifiche sui cedimenti, i monitoraggi strutturali e gli studi sulle possibilit\u00e0 di restauro stanno delineando un percorso graduale, che potrebbe un giorno portare alla riattivazione del movimento.<\/p>\n<p>L\u2019edificio non \u00e8 ancora aperto al pubblico, ma la Fondazione ha annunciato aperture speciali riservate a ricercatori e studiosi. L\u2019obiettivo \u00e8 restituire alla villa una funzione culturale stabile, preservandone l\u2019unicit\u00e0 e rendendola un punto di riferimento per lo studio dell\u2019architettura sperimentale.<\/p>\n<p>La villa rappresenta infatti un raro caso in cui <strong>arte, ingegneria e paesaggio<\/strong> convergono in un\u2019opera coerente, dove la tecnologia non \u00e8 un accessorio, ma l&#8217;essenza stessa dell\u2019edificio.<\/p>\n<p>Un patrimonio in attesa di essere valorizzati<\/p>\n<p>Se i prossimi studi confermeranno la possibilit\u00e0 di recuperare il meccanismo rotante, Villa Girasole potrebbe diventare uno dei pi\u00f9 significativi esempi europei di architettura cinetica restaurata. Il suo futuro dipende per\u00f2 dalla capacit\u00e0 di reperire risorse, attivare collaborazioni e costruire un progetto culturale solido. Nel frattempo, rimane un capolavoro silenzioso che la collina di Marcellise custodisce da quasi un secolo, un\u2019idea di casa che ha osato sfidare il proprio tempo muovendosi insieme al sole.<\/p>\n<p>undefined<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Tra i vigneti e i pendii di Marcellise, una frazione di San Martino Buon Albergo, sorge una delle&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":276885,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[2670,1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,22292,4909,204,1537,90,89,38149,440],"class_list":{"0":"post-276884","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-architettura","9":"tag-arte","10":"tag-arte-e-design","11":"tag-arteedesign","12":"tag-arts","13":"tag-arts-and-design","14":"tag-design","15":"tag-entertainment","16":"tag-ingegneria","17":"tag-innovazione","18":"tag-intrattenimento","19":"tag-it","20":"tag-italia","21":"tag-italy","22":"tag-restauro","23":"tag-territorio"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115780056698813524","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/276884","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=276884"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/276884\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/276885"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=276884"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=276884"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=276884"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}