{"id":276952,"date":"2025-12-25T12:53:11","date_gmt":"2025-12-25T12:53:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/276952\/"},"modified":"2025-12-25T12:53:11","modified_gmt":"2025-12-25T12:53:11","slug":"cecilia-sala-in-iran-mi-hanno-portata-bendata-alla-gru-per-le-impiccagioni-mia-madre-e-quelle-tre-domande-decisive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/276952\/","title":{"rendered":"Cecilia Sala: \u00abIn Iran mi hanno portata bendata alla gru per le impiccagioni. Mia madre e quelle tre domande decisive\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Aldo Cazzullo<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">La giornalista e la prigionia in Iran: \u00abSentii un gattino camminarmi tra le caviglie in cortile mentre ero incappucciata.<br \/>\nChiesi di poterlo tenere con me, si misero a ridere\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ripubblichiamo l\u2019intervista di Aldo Cazzullo a Cecilia Sala, pubblicata il 1\u00b0 settembre, una delle pi\u00f9 apprezzate dalle nostre lettrici e dai nostri lettori nel 2025.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Cecilia Sala, perch\u00e9 il suo nuovo libro si intitola \u00abI figli dell\u2019odio?\u00bb.<\/b><br \/>\u00abSono affezionata, nel mio lavoro, agli scontri generazionali nei luoghi in cui vado. A Hebron ho visto le ragazze delle scuole medie con uno striscione che diceva: se tua moglie e i figli che ti ha dato non sono ebrei, cacciali di casa. L\u2019idea che ragazze di tredici anni possano avere questa preoccupazione mi ha molto colpito\u00bb.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Sono le ragazze di Kiryat Arba, la citt\u00e0 di Ben-Gvir, la capitale dei coloni pi\u00f9 duri.<\/b><br \/>\u00abUno degli ostaggi a Gaza \u00e8 di Kiryat Arba; e quella di Kiryat Arba \u00e8 l\u2019unica comunit\u00e0 a chiedere che non venga liberato. Per ragioni evidenti, che nessuno pi\u00f9 di me pu\u00f2 capire, tutti stanno facendo di tutto per riportare a casa i loro cari, ma a Kiryat Arba no: il \u201cloro\u201d ostaggio deve morire per la causa. Pensano che riconquistare Gaza sia pi\u00f9 importante che salvarlo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei racconta quasi una mutazione di una parte del popolo israeliano.<\/b><br \/>\u00abI giovani non conoscono i palestinesi, anche se vivono appiccicati a loro. Sono decisamente pi\u00f9 a destra non solo dei fondatori laburisti, ma dei loro padri, che credevano ai due Stati. In Iran i giovani sono pi\u00f9 liberali dei padri. In Israele molti giovani sono pi\u00f9 incattiviti dei genitori quando avevano la loro et\u00e0. Negano quello che sta accadendo a Gaza. \u00c8 vero che anche i palestinesi negano quello che ha fatto Hamas. Ti dicono: \u201cNon \u00e8 possibile che abbiano ucciso donne e bambini, perch\u00e9 il Corano lo vieta\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei ha intervistato un ragazzo palestinese cui un cecchino ha amputato la mano destra con una fucilata.<\/b><br \/>\u00ab\u00c8 una punizione molto diffusa, di una crudelt\u00e0 quasi perversa, anche se efficiente dal loro punto di vista: un maschio senza la mano destra non potr\u00e0 mai fare il miliziano. Ma l\u2019odio che monta \u00e8 qualcosa di indelebile. Ogni minuscola azione, anche solo accenderti una sigaretta, ti ricorda quello che hai subito\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Anche i palestinesi sono molto cambiati.<\/b><br \/>\u00abHo conversato a lungo con Firas, un ex combattente condannato a quindici anni di carcere. Non ne ha fatto neanche uno: lo liberarono dopo gli accordi di Oslo. Firas ha cresciuto il figlio Samih a Jenin, la capitale della resistenza palestinese, spiegandogli che sconfiggere Israele \u00e8 impossibile, che l\u2019unica via \u00e8 la politica, che senza la diplomazia lui non sarebbe neppure nato perch\u00e9 il padre sarebbe stato chiuso in galera. Samih \u00e8 morto a 19 anni, in un\u2019imboscata tesa a una pattuglia israeliana. La lezione del padre non gli era servita a nulla\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei scrive che a Gaza non vogliono pi\u00f9 Hamas, ma in Cisgiordania Hamas \u00e8 molto pi\u00f9 popolare di Fatah.<\/b><br \/>\u00abLo dicono i sondaggi palestinesi: nessuno vuole essere governato da chi \u00e8 al governo. A Gaza sono consapevoli che Hamas ha tirato loro addosso i devastanti bombardamenti israeliani. Ma in Cisgiordania il governo di Fatah \u00e8 considerato complice dell\u2019occupazione. Il poliziotto buono di Israele\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei descrive una societ\u00e0 israeliana quasi sull\u2019orlo di una guerra civile.<\/b><br \/>\u00abNon penso la vedremo, perch\u00e9 la parte di Israele che crede nello stato di diritto far\u00e0 di tutto per evitarla. Ma l\u2019altra parte, quella estremista e messianica, per evitarla non fa nulla: l\u2019ultima volta che sono stata in Cisgiordania, a fine luglio, i soldati israeliani portavano il passamontagna con 40 gradi non per il timore di rappresaglie palestinesi, ma per paura di rappresaglie da parte dei \u201cloro\u201d estremisti\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E in Iran cosa accadr\u00e0? Il regime pu\u00f2 cadere?<\/b><br \/>\u00abIn questo momento non posso tornare in Iran. Sono sicura che prima di andare in pensione ci torner\u00f2. E nel frattempo la Repubblica islamica sar\u00e0 caduta\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come fa a dirlo?<\/b><br \/>\u00abNon sar\u00e0 facile, e non sar\u00e0 domani; ma il regime cadr\u00e0. Perch\u00e9 la grande maggioranza degli iraniani \u00e8 giovane. E la grande maggioranza dei giovani \u00e8 contro il regime. Certo, non hanno armi. L\u2019Iran non \u00e8 la Siria o la Libia, non \u00e8 diviso tra trib\u00f9 e fazioni armate. Le armi le hanno i pasdaran. Anche se Israele ammazza i capi militari, non c\u2019\u00e8 un\u2019opposizione organizzata per annientare 200 mila pasdaran. Che per\u00f2 sanno di essere deboli. Sanno che prima o poi perderanno il potere. Sanno di aver perso la nuova generazione. Anche se prima di accettarlo si batteranno\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nelle ultime pagine del libro, lei racconta per la prima volta la sua <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/politica\/25_gennaio_03\/come-salvare-cecilia-sala-punto-punto-2493a900-d2b4-4941-a0cc-3d5077372xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">detenzione nel terribile carcere di Evin<\/a>. Pare un racconto kafkiano.<\/b><br \/>\u00abSto registrando un podcast per Chora seduta sul letto. Un pasdaran con cui avevo appuntamento mi ha appena detto che non pu\u00f2 incontrarmi, perch\u00e9 in citt\u00e0 c\u2019\u00e8 troppo smog. Intuisco che qualcosa non torna. Bussano alla porta. Rispondo che non ho bisogno di nulla. Bussano ancora. Apro. Capisco subito quello che stanno per farmi. Mi prendono i soldi, il passaporto, il telefonino. Mi incappucciano. Mi portano via. E mi rendo conto della cosa pi\u00f9 terrificante\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quale?<\/b><br \/>\u00abNon avere nessun potere sul mio destino. La consapevolezza che non conti pi\u00f9 nulla, non puoi fare nulla per te stessa, sei nelle mani di persone di cui non ti puoi fidare, e l\u2019unica speranza \u00e8 che nel tuo paese si diano da fare per te\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Sul telefonino lei aveva molti contatti, anche quelli con i dissidenti.<\/b><br \/>\u00abMa erano contatti protetti, che non sono riusciti a scoprire. In ogni caso, sapevo che l\u2019unico modo per salvarmi era negare tutto. E non confessare nulla. Anche se non sapevo quanto sarei stata prigioniera \u2014 settimane? Mesi? Anni? \u2014, e quanto avrei potuto resistere\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Com\u2019\u00e8 l\u2019ingresso a Evin?<\/b><br \/>\u00abTi spogliano. Devi fare il solito squat nuda. Sul pavimento sotto il metal detector sono dipinte le bandiere americana e israeliana, che devi calpestare. Gli uomini vengono picchiati. Tutti, sistematicamente. Le celle per gli interrogatori sono chiuse e insonorizzate, ma a volte vengono aperte, e senti le grida dei torturati. Anche le donne a volte vengono bastonate. A me non \u00e8 accaduto. Ma sul muro della mia cella c\u2019era una grande macchia di sangue. Versata dalla donna che era l\u00ec dentro prima. Non so se fosse stata picchiata, o si sia ferita da sola\u00bb.<br \/><b><br \/>Da sola?<\/b><br \/>\u00abQuando erano aperte sia la feritoia della mia cella, sia la feritoia della cella di fronte, potevo non vedere ma sentire la mia compagna di prigionia. E la sentivo prendere la rincorsa, per quanto si possa fare in un loculo di due metri, e gettarsi con tutte le sue forze con la testa contro la porta blindata. Sperando di fracassarsi il cranio e morire\u00bb.<br \/><b><br \/>Cosa c\u2019era nella cella?<\/b><br \/>\u00abNulla. Assolutamente nulla. Non un letto, non un materasso, non un cuscino. Solo un secchio di acciaio per i bisogni, in alternativa al cesso alla turca dove talora mi portava la guardia. Nient\u2019altro, tranne la macchia di sangue. E nulla mi hanno lasciato. N\u00e9 gli occhiali, n\u00e9 le lenti a contatto. Senza lenti io vedo davvero male. Ma non avevo libri da leggere. Ho chiesto un Corano in inglese, in una prigione islamica avranno pure un Corano, ma non me l\u2019hanno dato\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Com\u2019\u00e8 la vita in prigionia?<\/b><br \/>\u00ab\u00c8 la parte pi\u00f9 difficile da spiegare. Il tempo \u00e8 iperdilatato: ti sembra sia passata un\u2019ora, ma sono passati solo dieci minuti. Giorno e notte non esistono. La luce \u00e8 sempre accesa, quindi non riesci a dormire. \u00c8 tutto studiato per spezzarti e ottenere da te quello che vogliono. Una condizione predisposta per farti impazzire, per farti venire i pensieri peggiori, per indurti a dubitare di tutto e tutti. Non hai niente con cui distrarti. Puoi solo addentrarti nelle tue paure. Una tortura bianca\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei conosceva Evin dai racconti che le avevano fatto.<\/b><br \/>\u00abS\u00ec. Sapevo la storia della fotoreporter iraniana ammazzata di botte. Tante donne vengono uccise in Iran. All\u2019epoca l\u2019attuale presidente, Masoud Pezeshkian, un riformista, era ministro della Sanit\u00e0. La magistratura islamica disse che la prigioniera aveva avuto un infarto. Pezeshkian rispose: \u201cNon ci credo, vado io a farle l\u2019autopsia\u201d. Il presidente \u00e8 un cardiochirurgo. Concluse: \u201cNon \u00e8 un infarto, le hanno spaccato la testa\u201d. Insomma, \u00e8 uno che vede i crimini del sistema, talora ha la forza di denunciarli, ma alla fine al sistema rimane dentro\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Da lei, Cecilia, cosa volevano?<\/b><br \/>\u00abChe confessassi di essere una spia. Se dev\u2019essere scambiata con qualcuno, una spia vale pi\u00f9 di una giornalista. Ma io conoscevo la storia dell\u2019iraniano di cittadinanza svedese che, indotto dopo due anni a confessare il falso, da otto anni \u00e8 rinchiuso a Evin nel braccio della morte, ridotto a un fantasma. Certo, io ho dovuto resistere soltanto ventuno giorni. Se i tuoi sono bravi a liberarti, ce la fai. Per questo io sono stata fortunata. Ma se ti spezzano, e tu confessi, allora \u00e8 finita\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come sono gli interrogatori?<\/b><br \/>\u00abSono molto bravi, dal loro punto di vista. Finti premi, finte speranze, affinch\u00e9 poi la batosta faccia pi\u00f9 male. Ti illudono, e ti terrorizzano\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quale lingua parlano?<\/b><br \/>\u00abInglese. Talora italiano. Uno parlava italiano molto bene, certo era stato nel nostro Paese\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il momento peggiore?<\/b><br \/>\u00abQuando mi hanno fatto uscire dalla cella, bendata e incappucciata come sempre, aggrappata al bastone della guardia per non cadere, e mi hanno tolto la benda e il cappuccio per farmi vedere una gru: \u201c\u00c8 quello che facciamo alle spie\u201d. \u00c8 una cosa che sappiamo tutti, ma le assicuro che vedere la gru delle impiccagioni l\u00ec, nel cortile del carcere, \u00e8 stata durissima. Ho avuto una crisi di panico, e per una volta, anche se mi ero ripromessa di non farlo mai, ho accettato di essere sedata\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ha potuto parlare con l\u2019Italia?<\/b><br \/>\u00abUna telefonata con mia madre. \u00c8 stata brava. Sapendo che non potevo parlare, mi ha fatto tre domande chiuse, cui rispondere con un s\u00ec o con un no: hai un letto? No. Hai un materasso? No. Hai un cuscino? No. Erano le preoccupazioni di una mamma. Sono diventate tre notizie, un modo per raccontare la mia condizione, per sensibilizzare l\u2019opinione pubblica. Quando i carcerieri l\u2019hanno saputo, si sono arrabbiati, mi hanno punita. Ma ormai era successo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Non ha mai trovato un momento di umanit\u00e0?<\/b><br \/>\u00abUn giorno una guardia, una donna, mi ha detto: \u201cSei una brava prigioniera\u201d. Mi sono chiesta: come sono le cattive prigioniere? Quelle che urlano, piangono, si fanno del male? Per quanto tempo posso riuscire a essere una brava prigioniera, senza perdere la testa pur non dormendo, con la luce sempre addosso, sempre pi\u00f9 terrorizzata? Cos\u00ec mi sfidavo nei miei pensieri: \u201cCecilia, per quanto tempo sarai una brava prigioniera?\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ma era una pantomima, o no? Sapevano di avere in mano una giornalista da scambiare con un prigioniero iraniano, o qualcuno credeva davvero che lei potesse essere una spia da impiccare alla gru?<br \/><\/b>\u00abTutti i regimi deboli sono paranoici. Io sono stata presa come ostaggio. Ma questo posso dirlo ora. Allora non sapevo se mi avevano arrestato per qualcosa che avevo scritto \u2014 \u201cpubblicit\u00e0 contro la repubblica islamica\u201d, per questo arrestano i giornalisti iraniani \u2014, o se davvero potessero pensare che fossi una spia. Una volta che ti hanno in pugno, vagliano tutte le ipotesi, e cercano di ottenere tutto quello che possono\u00bb.<br \/><b><br \/>C\u2019\u00e8 una pagina molto dolce nel suo libro. La storia di un gatto.<\/b><br \/>\u00ab\u00c8 stato l\u2019unico contatto con un essere vivente. Nessuno mi ha mai stretto la mano. Ma un giorno, camminando bendata e incappucciata in cortile, ho sentito contro le caviglie questo gattino, che miagolava, faceva le fusa, si strusciava. La vibrazione di quel corpicino non minaccioso fu una sensazione molto piacevole. Un microscopico gesto d\u2019affetto. Lo intravidi, mi pare fosse fulvo, quasi rosso. Cos\u00ec, all\u2019uscita dall\u2019interrogatorio pi\u00f9 duro, durato dieci ore, dopo l\u2019attacco di panico e ancora intontita dalla sedazione, chiesi se potevo avere in cella il gatto. Mi risero in faccia. Adesso per\u00f2 a casa ho un gatto rosso\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Com\u2019\u00e8 stato <a href=\"\">uscire<\/a>?<\/b><br \/>\u00abTi dimentichi come sono fatte le cose. Un effetto strano: il cortile, le luci naturali, le automobili, l\u2019aeroporto&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il libro \u00e8 dedicato a quelli che l\u2019hanno riportata a casa. Quindi anche a Giorgia Meloni?<\/b><br \/>\u00abIl libro \u00e8 dedicato ai palestinesi, agli israeliani, agli iraniani che mi hanno accompagnata per i luoghi che loro chiamano casa, dandomi fiducia. E poi \u00e8 dedicato a coloro che hanno riportato me a casa, salvandomi la vita, con un\u2019operazione formidabile, difficile, urgente. Si sapeva di una guerra imminente tra Israele e Iran. I detenuti che, come me, erano a Evin nelle celle di massima sicurezza, sono spariti. Alcuni sono morti. Sono morti anche interlocutori con cui si stavano discutendo scambi di prigionieri. Sono molto grata a tutti quelli che mi hanno riportata a casa: i servitori dello Stato che sono venuti prendermi a Teheran, e <a href=\"\">Meloni<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Torner\u00e0 in Iran?<\/b><br \/>\u00abLa mia previsione \u00e8 che torner\u00f2. Non ora\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Che fine ha fatto la prigioniera che sbatteva la testa contro il muro?<\/b><br \/>\u00abNon lo so. N\u00e9 lo sapr\u00f2 mai, perch\u00e9 non ho mai conosciuto il suo nome\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-12-13T16:29:23+01:00\">25 dicembre 2025<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Aldo Cazzullo La giornalista e la prigionia in Iran: \u00abSentii un gattino camminarmi tra le caviglie 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