{"id":277744,"date":"2025-12-26T03:00:45","date_gmt":"2025-12-26T03:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/277744\/"},"modified":"2025-12-26T03:00:45","modified_gmt":"2025-12-26T03:00:45","slug":"natale-a-betlemme-che-se-rialzata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/277744\/","title":{"rendered":"Natale a Betlemme, che s&#8217;\u00e8 rialzata"},"content":{"rendered":"<p>Fino a sera i bambini si rincorrono nella piazza della Mangiatoia, dando con gioia calci a un pallone. Intorno, i carretti degli ultimi ambulanti continuano a esalare i fumi del mais; sotto i portici, i proprietari dei negozi di souvenir si ostinano a restare seduti sulla soglia o chiudono lentamente i battenti. I poliziotti parlano e scherzano, mentre un turista si contorce nel tentativo di cogliere nella stessa inquadratura la compagna, il Presepio, il grande albero di Natale e l\u2019oro silenzioso della Basilica della Nativit\u00e0. \u00c8 la Betlemme della vigilia, con la sua luce mite e antica che torna ad affiorare dopo oltre due anni di guerra e oscurit\u00e0. Ora la piazza si riempie di lingue diverse, di passi, di giornalisti affannati. \u00abHic de Virgine Maria Jesus Christus natus est\u00bb, si legge nel cerchio della stella a quattordici punte che indica il luogo della grotta dove nacque il Messia, a poche spanne dallo spazio che ospit\u00f2 la mangiatoia, sotto l\u2019altare maggiore della Basilica. Johnny, guida turistica locale, si addentra nella simbologia della stella e poi, pi\u00f9 prosaicamente, annuncia: \u00abSiete fortunati, qui in condizioni normali \u00e8 difficile anche farsi fare una foto\u00bb. Il suo sparuto gruppo di pellegrini \u00e8 composto da cinesi, sudcoreani, americani. \u00ab\u00c8 il mio quinto lavoro in due anni, temo che passato il Natale sar\u00e0 tutto finito\u00bb, aggiunge, mentre aiuta una signora a rialzarsi dalla posa.<\/p>\n<p>\u00c8 un sentimento che pervade la citt\u00e0, come tutta la Cisgiordania trascinata in un nuovo girone di miseria e di lutto dal conflitto di Gaza e dal conseguente inasprimento dell\u2019occupazione israeliana. Imprigionata dai check-point, privata dei pellegrini, Betlemme \u00e8 stata per due anni un deserto. La fragile tregua iniziata in ottobre ha per\u00f2 facilitato i movimenti: come una breve pioggia su un terreno arido, ha nutrito l\u2019insopprimibile istinto alla rinascita. Luce, dunque, e ombre. \u00abSiamo circondati da 134 barriere. L\u2019economia della citt\u00e0, che dipende all\u201980 per cento dal turismo, \u00e8 collassata. La disoccupazione ha raggiunto il 65 per cento. Chi pu\u00f2 emigra. Ma abbiamo deciso di riaccendere lo spirito del Natale, nonostante le difficili condizioni. Le persone devono poter immaginare un futuro. Voglio che Betlemme mandi il messaggio giusto al mondo: sosteneteci, sostenete la Palestina, la giustizia. Solo con la giustizia potremo ottenere una pace durevole\u00bb, spiega ad Avvenire Maher Canawati, il sindaco cristiano della citt\u00e0. Dopo la visita in Vaticano di settembre, papa Leone gli ha inviato una lettera, letta pubblicamente il 6 dicembre, il giorno dell\u2019accensione dell\u2019albero.<\/p>\n<p>\u00abIn questi giorni ci sono stati centinaia di turisti, gli alberghi hanno riaperto, i ristoranti hanno ricominciato a lavorare. L\u2019Autorit\u00e0 Palestinese ci sta aiutando a rendere le strade sicure. Betlemme \u00e8 viva, abbiamo risposto\u00bb, afferma Canawati. Oggi la piazza della Mangiatoia ospita parate, canti, danze, una grande festa che culminer\u00e0 con la Messa di mezzanotte celebrata dal patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, appena rientrato da Gaza. Uno spettacolo per i betlemiti e per il mondo, per i suoi popoli e i loro governi, chiamati a discernere fra distruzione e giustizia, verit\u00e0 e oblio, redenzione e tenebra, mentre restano spettatori dell\u2019immensa solitudine delle vittime. Nel campo profughi di Aida, alla periferia di Betlemme, una piccola bicicletta prende velocit\u00e0 in discesa; la ruota s\u2019incastra in una crepa dell\u2019asfalto logoro e lo scolaro rovina a terra. Sopraggiungono i compagni, lo rincuorano. Si rialza con una smorfia rigida, sintesi di pianto e orgoglio. Il Natale arriva anche qui, dove la tendopoli del 1950 \u00e8 diventata un asfittico labirinto di edifici irregolari, poveri carruggi segnati dai murales di pace e resistenza, circondati dal grande muro di separazione, dalle sue torrette occhiute e da un\u2019area di addestramento dell\u2019esercito israeliano che dista pochi metri dall\u2019ingresso del campo: un grande buco di serratura sovrastato da una chiave, simbolo delle case perdute nella Nakba del 1948 e del mai sopito desiderio di ritorno.<\/p>\n<p>Le scuole, i centri educativi, le Ong organizzano attivit\u00e0 culturali e ludiche per bambini e adolescenti, coinvolgendoli nel colore della festa natalizia, oltre il grigiore del cemento. \u00abSiamo qui da 77 anni, in uno spazio ormai senza regole. L\u2019esercito israeliano entra quando vuole, terrorizza, arresta. Nessuno riesce a proteggerci, n\u00e9 l\u2019Autorit\u00e0 Palestinese n\u00e9 la comunit\u00e0 internazionale. Ma dobbiamo preservare la nostra umanit\u00e0: continuiamo a resistere come se l\u2019occupazione non ci fosse. Non possiamo vivere nella paura. Loro fanno il loro peggio, noi il nostro meglio. Loro distruggono, noi creiamo\u00bb, spiega nel suo ufficio Abdel Fattah Abu Srour, fondatore di al-Rowwad, centro culturale che ha scelto teatro, musica e danza come forme di resistenza nonviolenta. Negli ultimi mesi il centro ha dovuto destinare molte energie alla distribuzione di beni di prima necessit\u00e0: fra i settemila abitanti, la disoccupazione supera il 75 per cento. Abu Srour chiama sumud la natura profonda dell\u2019animo palestinese: perseveranza, capacit\u00e0 di sopportazione, resistenza ostinata. Un altro esempio vive nella selva di souvenir e articoli religiosi del Nativity Store, situato a \u00abcinque metri da dove \u00e8 nato Ges\u00f9\u00bb, racconta con entusiasmo Rony Tabash, erede di una lunga tradizione. \u00abMio nonno ha aperto il negozio nel 1927, fra poco saranno cento anni. Tre generazioni\u00bb, dice in un italiano limpido, con un\u2019allegria che si attenua solo quando ricorda che ormai da Betlemme non emigrano pi\u00f9 singoli individui, ma famiglie intere. La storica bottega coinvolge venticinque artigiani e non si \u00e8 arresa a quattro anni di pandemia e guerra. \u00abNell\u2019ultimo periodo mio padre \u00e8 stato malato, ma ogni giorno mi diceva: vai, Rony, apri il negozio. Anche se c\u2019\u00e8 la guerra, anche se non c\u2019\u00e8 nessuno. Apri la porta, aprila alla speranza. Abbiamo bisogno del mondo per resistere, ma senza di noi questo posto diventer\u00e0 un museo. Ce lo ha insegnato Ges\u00f9: siamo noi la pietra viva\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Fino a sera i bambini si rincorrono nella piazza della Mangiatoia, dando con gioia calci a un pallone.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":277745,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[14,8,1537,90,89,7,15,82,9,83,10,13,11,80,84,12,81,85],"class_list":{"0":"post-277744","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-ultime-notizie","8":"tag-cronaca","9":"tag-headlines","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-news","14":"tag-notizie","15":"tag-notizie-di-cronaca","16":"tag-notizie-principali","17":"tag-notiziedicronaca","18":"tag-notizieprincipali","19":"tag-titoli","20":"tag-ultime-notizie","21":"tag-ultime-notizie-di-cronaca","22":"tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","23":"tag-ultimenotizie","24":"tag-ultimenotiziedicronaca","25":"tag-ultimenotizieenewsdioggi"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115783638863532144","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/277744","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=277744"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/277744\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/277745"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=277744"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=277744"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=277744"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}