{"id":278593,"date":"2025-12-26T17:40:17","date_gmt":"2025-12-26T17:40:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/278593\/"},"modified":"2025-12-26T17:40:17","modified_gmt":"2025-12-26T17:40:17","slug":"la-verita-43","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/278593\/","title":{"rendered":"| La Verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\n        Chen Zhi\n    <\/p>\n<p>Dall\u2019immobiliare al fintech, fino al cuore delle truffe online: a 37 anni il fondatore del Prince Group \u00e8 accusato da Stati Uniti e Regno Unito di aver costruito dalla Cambogia un impero criminale basato su frodi digitali, riciclaggio e sfruttamento di manodopera. Tra cittadinanze comprate, rapporti con il potere politico e miliardi congelati in criptovalute, il ritratto di un magnate oggi scomparso dai radar.<\/p>\n<p>A trentasette anni appena compiuti, <strong>Chen Zhi<\/strong> viene indicato dagli inquirenti come l\u2019architetto occulto di una gigantesca macchina di frodi digitali, descritta come un sistema criminale costruito sullo sfruttamento sistematico delle vittime. L\u2019aspetto giovanile, il volto quasi infantile e la barba curata contrastano con l\u2019immagine dell\u2019uomo che, in pochissimo tempo, avrebbe accumulato una ricchezza smisurata. Nell\u2019ottobre scorso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti lo ha formalmente incriminato, accusandolo di aver orchestrato dalla Cambogia un colossale schema di truffe in criptovalute, capace di sottrarre miliardi di dollari a persone sparse in tutto il mondo. Parallelamente, il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato il sequestro di circa 14 miliardi di dollari in bitcoin riconducibili, secondo le autorit\u00e0, alla sua rete: il pi\u00f9 imponente congelamento di asset digitali mai registrato. Sul sito ufficiale del suo conglomerato, la <strong>Cambodian Prince Group<\/strong>, Chen Zhi viene presentato come un imprenditore rispettato e un benefattore di primo piano, capace di trasformare l\u2019azienda in uno dei gruppi pi\u00f9 influenti del Paese, allineato \u2013 si legge \u2013 ai parametri internazionali. Interpellata per un commento, la societ\u00e0 non ha rilasciato dichiarazioni. Resta dunque aperta la domanda centrale: chi \u00e8 davvero Chen Zhi, l\u2019uomo che secondo le accuse avrebbe costruito un impero fondato sulle truffe online?<\/p>\n<p>Originario della provincia cinese del Fujian, nella parte sud-orientale del Paese, <strong>Chen Zhi<\/strong> avrebbe mosso i primi passi imprenditoriali nel settore dei giochi online, con risultati tutt\u2019altro che eclatanti. Tra il 2010 e il 2011 si trasfer\u00ec in Cambogia, inserendosi in un mercato immobiliare allora in piena ebollizione. Il suo arrivo coincise con l\u2019esplosione di una bolla speculativa alimentata dall\u2019afflusso di capitali cinesi e dalla disponibilit\u00e0 di ampie porzioni di territorio sottratte alle comunit\u00e0 locali e finite nelle mani di figure politicamente ben introdotte. Una parte consistente di quei fondi derivava dall\u2019espansione internazionale dei progetti infrastrutturali cinesi legati alla Belt and Road Initiative, mentre altri capitali provenivano da investitori privati alla ricerca di sbocchi meno costosi rispetto al mercato immobiliare cinese, ormai surriscaldato. A questo si aggiunse l\u2019aumento vertiginoso del turismo proveniente dalla Cina.<\/p>\n<p>Phnom Penh cambi\u00f2 volto in pochi anni: il profilo urbano, un tempo dominato da edifici coloniali bassi e color ocra, lasci\u00f2 spazio a una distesa di torri in vetro e acciaio. Ancora pi\u00f9 drastica fu la metamorfosi di Sihanoukville, ex localit\u00e0 balneare tranquilla, trasformata in un polo di casin\u00f2, hotel di lusso e complessi residenziali. Qui confluirono non solo turisti e investitori, ma anche giocatori d\u2019azzardo, spinti dal divieto di gioco vigente in Cina. In questo contesto, la rapida ascesa di Chen Zhi apparve fuori scala. Nel 2014 ottenne la cittadinanza cambogiana, rinunciando a quella cinese, un passaggio che gli consent\u00ec di intestarsi direttamente terreni e propriet\u00e0, a fronte di un contributo minimo di 250 mila dollari allo Stato. L\u2019origine dei suoi capitali rimase per\u00f2 opaca. Nel 2019, aprendo un conto bancario sull\u2019Isola di Man, dichiar\u00f2 di aver ricevuto due milioni di dollari da uno zio non meglio identificato per avviare la sua prima operazione immobiliare. Nessuna prova documentale \u00e8 mai emersa a sostegno di questa versione.<\/p>\n<p>Il Prince Group nacque ufficialmente nel 2015, quando Chen Zhi aveva soltanto 27 anni, con un focus iniziale sul real estate. Tre anni dopo ottenne una licenza bancaria per creare la Prince Bank. Nello stesso periodo acquis\u00ec la cittadinanza cipriota, in cambio di un investimento di almeno 2,5 milioni di dollari, aprendo cos\u00ec le porte dell\u2019Unione Europea. Successivamente ottenne anche il passaporto di Vanuatu. Nel giro di pochi anni il gruppo si espanse in settori sempre pi\u00f9 diversi: compagnie aeree, centri commerciali di fascia alta, hotel a cinque stelle e progetti faraonici come la cosiddetta \u201cBaia delle Luci\u201d, una eco-citt\u00e0 dal valore stimato di 16 miliardi di dollari. Nel 2020 Chen Zhi ha ricevuto dal sovrano cambogiano il titolo onorifico di \u201c<strong>Neak Oknha\u201d<\/strong><strong>,<\/strong> il pi\u00f9 elevato riconoscimento del Paese, riservato a chi effettua donazioni significative al governo.<\/p>\n<p>In quella fase, ha consolidato relazioni politiche di altissimo livello: consigliere del ministro dell\u2019Interno Sar Kheng, partner d\u2019affari del figlio Sar Sokha, e collaboratore diretto di Hun Sen e, successivamente, di Hun Manet dopo la sua ascesa alla guida del governo nel 2023. I media locali lo hanno celebrato come mecenate, lodando il finanziamento di borse di studio e le donazioni durante l\u2019emergenza Covid. Nonostante ci\u00f2, Chen Zhi \u00e8 rimasto una figura schiva, poco incline alle apparizioni pubbliche. Secondo il giornalista Jack Adamovic Davies, autore di una lunga inchiesta su di lui, chi lo ha incontrato lo descrive come una persona pacata, educata e capace di esercitare un\u2019autorit\u00e0 silenziosa. Una discrezione che, col senno di poi, potrebbe aver contribuito a schermarlo da attenzioni indesiderate. Il punto di svolta arriva nel 2019, con il crollo della bolla immobiliare a Sihanoukville. Il settore del gioco d\u2019azzardo online attir\u00f2 organizzazioni criminali cinesi, scatenando violenti conflitti tra bande e allontanando i turisti. Sotto la pressione di Pechino, il governo cambogiano viet\u00f2 il gioco online nell\u2019agosto di quell\u2019anno. Centinaia di migliaia di cittadini cinesi lasciarono la citt\u00e0, e interi complessi residenziali rimasero vuoti. Eppure, nonostante il tracollo, Chen Zhi ha continuato ad comprare beni di lusso e a espandere il proprio raggio d\u2019azione. Secondo le autorit\u00e0 occidentali, avrebbe investito decine di milioni in immobili a Londra, New York, jet privati, yacht e opere d\u2019arte, tra cui un dipinto attribuito a Picasso.<\/p>\n<p>Per Stati Uniti e Regno Unito, l\u2019origine di questa ricchezza risiede nell\u2019industria criminale pi\u00f9 redditizia dell\u2019Asia contemporanea: la frode online, alimentata da traffico di esseri umani e sofisticati sistemi di riciclaggio. Le sanzioni imposte colpiscono oltre cento societ\u00e0 e numerosi individui legati al Prince Group, descrivendo una rete globale di societ\u00e0 di comodo e portafogli digitali usati per occultare i flussi finanziari. Al centro delle accuse figurano complessi come il Golden Fortune Science and Technology Park, vicino al confine vietnamita, dove \u2013 secondo testimonianze raccolte \u2013 lavoratori provenienti da diversi Paesi sarebbero stati trattenuti con la forza e costretti a perpetrare truffe informatiche. Oggi, dopo l\u2019annuncio delle sanzioni, banche e governi regionali prendono le distanze dal gruppo. Le autorit\u00e0 cambogiane cercano di rassicurare i risparmiatori, mentre Singapore e Thailandia avviano verifiche sulle attivit\u00e0 locali. Resta per\u00f2 difficile immaginare un netto distacco dell\u2019\u00e9lite di Phnom Penh da un uomo con cui i legami sono stati cos\u00ec stretti per anni. Di Chen Zhi, intanto, si sono perse le tracce. L\u2019uomo che fino a poco tempo fa figurava tra i pi\u00f9 influenti del Paese sembra essersi dissolto, lasciando dietro di s\u00e9 un intreccio di potere, denaro e accuse che ora scuote l\u2019intera Cambogia.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>Dall\u2019immobiliare al fintech, fino al cuore delle truffe online: a 37 anni il fondatore del Prince Group \u00e8 accusato da Stati Uniti e Regno Unito di aver costruito dalla Cambogia un impero criminale basato su frodi digitali, riciclaggio e sfruttamento di manodopera. Tra cittadinanze comprate, rapporti con il potere politico e miliardi congelati in criptovalute, il ritratto di un magnate oggi scomparso dai radar.A trentasette anni appena compiuti, Chen Zhi viene indicato dagli inquirenti come l\u2019architetto occulto di una gigantesca macchina di frodi digitali, descritta come un sistema criminale costruito sullo sfruttamento sistematico delle vittime. L\u2019aspetto giovanile, il volto quasi infantile e la barba curata contrastano con l\u2019immagine dell\u2019uomo che, in pochissimo tempo, avrebbe accumulato una ricchezza smisurata. Nell\u2019ottobre scorso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti lo ha formalmente incriminato, accusandolo di aver orchestrato dalla Cambogia un colossale schema di truffe in criptovalute, capace di sottrarre miliardi di dollari a persone sparse in tutto il mondo. Parallelamente, il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato il sequestro di circa 14 miliardi di dollari in bitcoin riconducibili, secondo le autorit\u00e0, alla sua rete: il pi\u00f9 imponente congelamento di asset digitali mai registrato. Sul sito ufficiale del suo conglomerato, la Cambodian Prince Group, Chen Zhi viene presentato come un imprenditore rispettato e un benefattore di primo piano, capace di trasformare l\u2019azienda in uno dei gruppi pi\u00f9 influenti del Paese, allineato \u2013 si legge \u2013 ai parametri internazionali. Interpellata per un commento, la societ\u00e0 non ha rilasciato dichiarazioni. Resta dunque aperta la domanda centrale: chi \u00e8 davvero Chen Zhi, l\u2019uomo che secondo le accuse avrebbe costruito un impero fondato sulle truffe online?Originario della provincia cinese del Fujian, nella parte sud-orientale del Paese, Chen Zhi avrebbe mosso i primi passi imprenditoriali nel settore dei giochi online, con risultati tutt\u2019altro che eclatanti. Tra il 2010 e il 2011 si trasfer\u00ec in Cambogia, inserendosi in un mercato immobiliare allora in piena ebollizione. Il suo arrivo coincise con l\u2019esplosione di una bolla speculativa alimentata dall\u2019afflusso di capitali cinesi e dalla disponibilit\u00e0 di ampie porzioni di territorio sottratte alle comunit\u00e0 locali e finite nelle mani di figure politicamente ben introdotte. Una parte consistente di quei fondi derivava dall\u2019espansione internazionale dei progetti infrastrutturali cinesi legati alla Belt and Road Initiative, mentre altri capitali provenivano da investitori privati alla ricerca di sbocchi meno costosi rispetto al mercato immobiliare cinese, ormai surriscaldato. A questo si aggiunse l\u2019aumento vertiginoso del turismo proveniente dalla Cina.Phnom Penh cambi\u00f2 volto in pochi anni: il profilo urbano, un tempo dominato da edifici coloniali bassi e color ocra, lasci\u00f2 spazio a una distesa di torri in vetro e acciaio. Ancora pi\u00f9 drastica fu la metamorfosi di Sihanoukville, ex localit\u00e0 balneare tranquilla, trasformata in un polo di casin\u00f2, hotel di lusso e complessi residenziali. Qui confluirono non solo turisti e investitori, ma anche giocatori d\u2019azzardo, spinti dal divieto di gioco vigente in Cina. In questo contesto, la rapida ascesa di Chen Zhi apparve fuori scala. Nel 2014 ottenne la cittadinanza cambogiana, rinunciando a quella cinese, un passaggio che gli consent\u00ec di intestarsi direttamente terreni e propriet\u00e0, a fronte di un contributo minimo di 250 mila dollari allo Stato. L\u2019origine dei suoi capitali rimase per\u00f2 opaca. Nel 2019, aprendo un conto bancario sull\u2019Isola di Man, dichiar\u00f2 di aver ricevuto due milioni di dollari da uno zio non meglio identificato per avviare la sua prima operazione immobiliare. Nessuna prova documentale \u00e8 mai emersa a sostegno di questa versione.Il Prince Group nacque ufficialmente nel 2015, quando Chen Zhi aveva soltanto 27 anni, con un focus iniziale sul real estate. Tre anni dopo ottenne una licenza bancaria per creare la Prince Bank. Nello stesso periodo acquis\u00ec la cittadinanza cipriota, in cambio di un investimento di almeno 2,5 milioni di dollari, aprendo cos\u00ec le porte dell\u2019Unione Europea. Successivamente ottenne anche il passaporto di Vanuatu. Nel giro di pochi anni il gruppo si espanse in settori sempre pi\u00f9 diversi: compagnie aeree, centri commerciali di fascia alta, hotel a cinque stelle e progetti faraonici come la cosiddetta \u201cBaia delle Luci\u201d, una eco-citt\u00e0 dal valore stimato di 16 miliardi di dollari. Nel 2020 Chen Zhi ha ricevuto dal sovrano cambogiano il titolo onorifico di \u201cNeak Oknha\u201d, il pi\u00f9 elevato riconoscimento del Paese, riservato a chi effettua donazioni significative al governo.In quella fase, ha consolidato relazioni politiche di altissimo livello: consigliere del ministro dell\u2019Interno Sar Kheng, partner d\u2019affari del figlio Sar Sokha, e collaboratore diretto di Hun Sen e, successivamente, di Hun Manet dopo la sua ascesa alla guida del governo nel 2023. I media locali lo hanno celebrato come mecenate, lodando il finanziamento di borse di studio e le donazioni durante l\u2019emergenza Covid. Nonostante ci\u00f2, Chen Zhi \u00e8 rimasto una figura schiva, poco incline alle apparizioni pubbliche. Secondo il giornalista Jack Adamovic Davies, autore di una lunga inchiesta su di lui, chi lo ha incontrato lo descrive come una persona pacata, educata e capace di esercitare un\u2019autorit\u00e0 silenziosa. Una discrezione che, col senno di poi, potrebbe aver contribuito a schermarlo da attenzioni indesiderate. Il punto di svolta arriva nel 2019, con il crollo della bolla immobiliare a Sihanoukville. Il settore del gioco d\u2019azzardo online attir\u00f2 organizzazioni criminali cinesi, scatenando violenti conflitti tra bande e allontanando i turisti. Sotto la pressione di Pechino, il governo cambogiano viet\u00f2 il gioco online nell\u2019agosto di quell\u2019anno. Centinaia di migliaia di cittadini cinesi lasciarono la citt\u00e0, e interi complessi residenziali rimasero vuoti. Eppure, nonostante il tracollo, Chen Zhi ha continuato ad comprare beni di lusso e a espandere il proprio raggio d\u2019azione. Secondo le autorit\u00e0 occidentali, avrebbe investito decine di milioni in immobili a Londra, New York, jet privati, yacht e opere d\u2019arte, tra cui un dipinto attribuito a Picasso.Per Stati Uniti e Regno Unito, l\u2019origine di questa ricchezza risiede nell\u2019industria criminale pi\u00f9 redditizia dell\u2019Asia contemporanea: la frode online, alimentata da traffico di esseri umani e sofisticati sistemi di riciclaggio. Le sanzioni imposte colpiscono oltre cento societ\u00e0 e numerosi individui legati al Prince Group, descrivendo una rete globale di societ\u00e0 di comodo e portafogli digitali usati per occultare i flussi finanziari. Al centro delle accuse figurano complessi come il Golden Fortune Science and Technology Park, vicino al confine vietnamita, dove \u2013 secondo testimonianze raccolte \u2013 lavoratori provenienti da diversi Paesi sarebbero stati trattenuti con la forza e costretti a perpetrare truffe informatiche. Oggi, dopo l\u2019annuncio delle sanzioni, banche e governi regionali prendono le distanze dal gruppo. Le autorit\u00e0 cambogiane cercano di rassicurare i risparmiatori, mentre Singapore e Thailandia avviano verifiche sulle attivit\u00e0 locali. Resta per\u00f2 difficile immaginare un netto distacco dell\u2019\u00e9lite di Phnom Penh da un uomo con cui i legami sono stati cos\u00ec stretti per anni. Di Chen Zhi, intanto, si sono perse le tracce. L\u2019uomo che fino a poco tempo fa figurava tra i pi\u00f9 influenti del Paese sembra essersi dissolto, lasciando dietro di s\u00e9 un intreccio di potere, denaro e accuse che ora scuote l\u2019intera Cambogia.\n<\/p>\n<p>Secondo i calcoli di Facile.it, il 2025 si chiuder\u00e0 con un calo di circa 50 euro per la rata mensile di un mutuo variabile standard, scesa da 666 euro di inizio anno a circa 617 euro. Un movimento coerente con il progressivo rientro delle componenti di costo indicizzate (Euribor) e con l\u2019aspettativa di stabilizzazione di breve periodo.<\/p>\n<p>Sul versante dei mutui a tasso fisso, il 2025 \u00e8 stato invece caratterizzato da un lieve aumento dei costi per i nuovi mutuatari, in larga parte legato alla risalita dell\u2019indice IRS (il riferimento tipico per i fissi). A gennaio 2025 l\u2019IRS a 25 anni \u00e8 stato in media pari a 2,4%; nell\u2019ultimo mese \u00e8 arrivato al 3,1%. L\u2019effetto, almeno parziale, si \u00e8 trasferito sulle nuove offerte: per un finanziamento standard la rata risulta oggi pi\u00f9 alta di circa 40 euro rispetto a inizio anno.<\/p>\n<p>\u00abIl 2025 \u00e8 stato un anno positivo sul fronte dei tassi dei mutui: i variabili sono scesi a seguito dei tagli della Bce, mentre i fissi, seppur in lieve aumento, offrono comunque buone condizioni per chi vuole tutelarsi da possibili futuri aumenti di rata. Oggi, quindi, l\u2019aspirante mutuatario pu\u00f2 godere di un\u2019ampia offerta di soluzioni: scegliere il tasso variabile significa partire con una rata pi\u00f9 contenuta, ma il vantaggio economico iniziale pu\u00f2 essere ritenuto da molti ancora non sufficiente per giustificare il rischio connesso a questo tipo di finanziamento. Per chi non \u00e8 disposto a rischiare, invece, i fissi garantiscono comunque condizioni favorevoli, oltre alla certezza che la rata resti uguale per tutte la durata del mutuo. Non esiste in assoluto una soluzione giusta o sbagliata, la scelta va presa da ciascun richiedente secondo le proprie caratteristiche; un consulente esperto pu\u00f2 essere d\u2019aiuto per valutare pregi e difetti di ciascuna proposta e identificare quella pi\u00f9 adatta\u00bb, spiegano gli esperti di Facile.it<\/p>\n<p>Guardando in avanti, un\u2019indicazione operativa sui variabili arriva dai Futures sugli Euribor (aggiornati al 10 dicembre 2025): per il 2026 non vengono prezzate grandi variazioni. L\u2019Euribor a 3 mesi, oggi sotto il 2,1%, \u00e8 atteso su livelli simili anche nel prossimo anno.<\/p>\n<p>\u00abIn questo momento il mercato non prevede ulteriori tagli da parte della BCE nel 2026 e al netto di qualche piccola oscillazione al rialzo verso fine anno, nei prossimi 12 mesi le rate dovrebbero rimanere tendenzialmente stabili\u00bb, continuano gli esperti di Facile.it<\/p>\n<p>Lo snodo resta l\u2019inflazione: se dovesse tornare ad accelerare, non si potrebbero escludere nuove mosse restrittive della Bce, con un impatto immediato sugli indici e quindi sulle rate dei variabili. Pi\u00f9 difficile, invece, \u00ableggere\u00bb i fissi: finch\u00e9 i rendimenti dei titoli europei resteranno in salita, \u00e8 complicato immaginare una traiettoria diversa per gli Irs e, a cascata, per i mutui collegati.<\/p>\n<p>Per chi deve scegliere adesso, lo scenario \u00e8 nettamente diverso rispetto a inizio anno. Nel 2025, il tasso variabile \u00e8 tornato mediamente pi\u00f9 conveniente. Secondo l\u2019analisi** di Facile.it sulle migliori offerte online, per un mutuo da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%) i variabili partono da un TAN del 2,54%, con rata di 554,5 euro. A parit\u00e0 di profilo, i fissi partono da un TAN del 3,10%, con rata di 604 euro: circa 50 euro in pi\u00f9 al mese.<\/p>\n<p>\u00abScegliere oggi un tasso variabile significa partire con una rata pi\u00f9 contenuta, ma il vantaggio economico iniziale pu\u00f2 essere ritenuto da molti ancora non sufficiente per giustificare il rischio connesso a questo tipo di finanziamento. Per chi non \u00e8 disposto a rischiare, invece, i fissi garantiscono comunque condizioni favorevoli, oltre alla certezza che la rata resti uguale per tutte la durata del mutuo. Non esiste in assoluto una soluzione giusta o sbagliata, la scelta va presa da ciascun richiedente secondo le proprie caratteristiche; un consulente esperto pu\u00f2 essere d\u2019aiuto per valutare pregi e difetti di ciascuna proposta e identificare quella pi\u00f9 adatta\u00bb, concludono gli esperti di Facile.it.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        Brahim Diaz esulta dopo aver segnato un gol durante la partita inaugurale della 35\u00aa Coppa d&#8217;Africa tra Marocco e Comore allo stadio Prince Moulay Abdellah di Rabat (Getty Images)\n    <\/p>\n<p>Serve a spostare l\u2019immaginario: non pi\u00f9 periferia, non pi\u00f9 frontiera, ma piattaforma. Il governo marocchino non lo nasconde. \u00abLa Coppa d\u2019Africa \u00e8 una prova generale per il Mondiale 2030 e un simbolo della nostra capacit\u00e0 di organizzare eventi globali con standard elevati\u00bb, ha dichiarato recentemente un portavoce del governo di Rabat, sottolineando l\u2019utilizzo dello sport come leva di soft power e di consolidamento di immagine internazionale. Il re Mohammed VI ha insistito pubblicamente sul ruolo dello sport come strumento di dialogo e cooperazione regionale, definendo iniziative come Afcon e il Mondiale 2030 parte integrante della \u00abstrategia marocchina di apertura e modernizzazione\u00bb. Questa visione \u00e8 stata ripresa anche dai media di Stato come elemento di legittimazione politica e di promozione dell\u2019identit\u00e0 nazionale. I numeri aiutano a capire la traiettoria. Il Marocco conta oggi circa 37 milioni di abitanti e una crescita demografica relativamente contenuta dell\u20191 per cento annuo circa, molto pi\u00f9 bassa rispetto a molte economie subsahariane. <\/p>\n<p>Questo rallentamento demografico consente una pianificazione a medio-lungo termine pi\u00f9 sostenibile. Sul piano economico, il pil ha superato i 140 miliardi di dollari nel 2023, con un pil pro capite attorno ai 3.700 dollari, superiore a molti Paesi dell\u2019Africa subsahariana e stabile negli ultimi anni. Il calcio entra qui. La Coppa d\u2019Africa diventa una vetrina perch\u00e9 cade in un momento preciso. Il Paese \u00e8 nel pieno di un ciclo di investimenti pubblici legati a grandi eventi. Strade, aeroporti, linee ferroviarie ad alta velocit\u00e0, stadi. Secondo stime ufficiali, tra infrastrutture sportive e opere collegate il Marocco ha messo sul piatto investimenti nell\u2019ordine di oltre 21 miliardi di dirham \u2014 quasi 2 miliardi di euro \u2014 per modernizzare stadi e citt\u00e0 in vista di Afcon 2025 e del Mondiale 2030. Questa spinta \u00e8 percepita anche a livello diplomatico. <\/p>\n<p>Nel corso degli ultimi anni Rabat ha promosso nuove alleanze economiche in Africa occidentale, con piani di investimento in energia, telecomunicazioni e infrastrutture. La Coppa d\u2019Africa \u00e8 intesa come un elemento di \u201csoft power\u201d che attraversa i confini: non solo uno spettacolo sportivo, ma un\u2019occasione per creare reti di relazioni, far visita a delegazioni internazionali e mostrare un\u2019immagine di stabilit\u00e0 e apertura. Il messaggio \u00e8 rivolto prima di tutto al continente africano. Il Marocco si propone come modello alternativo: africano per storia e geografia, ma sempre pi\u00f9 occidentale per governance, modelli economici e partner strategici. \u201cLo sport \u00e8 parte integrante della nostra politica estera e interna\u201d, ha detto un consigliere politico marocchino parlando della Coppa d\u2019Africa come di un evento che rafforza l\u2019influenza regionale di Rabat. La Coppa d\u2019Africa serve anche a rafforzare una narrativa interna. Il Paese viene da anni di riforme graduali, non sempre popolari, tra cui la promozione di miglioramenti nei servizi pubblici. Il consenso passa anche dalla capacit\u00e0 di offrire orgoglio nazionale e visibilit\u00e0 internazionale. <\/p>\n<p>Dopo il quarto posto al Mondiale 2022, la nazionale \u00e8 diventata un moltiplicatore emotivo, un simbolo di successo collettivo. Ma non mancano le critiche. In un anno segnato da proteste giovanili e richieste di maggiori investimenti in sanit\u00e0 ed educazione, alcuni osservatori ricordano che infrastrutture sportive e servizi sociali competono per risorse limitate. \u00abVogliamo ospedali, non stadi\u00bb \u00e8 stato lo slogan di manifestazioni che hanno investito diverse citt\u00e0 marocchine nei mesi scorsi, sottolineando il rischio di disallineamento tra spesa per eventi e bisogni sociali. Nel contesto internazionale il torneo assume un ulteriore significato. La Coppa d\u2019Africa 2025 arriva pochi anni prima del Mondiale 2030, che il Marocco ospiter\u00e0 insieme a Spagna e Portogallo. Non come semplice partecipante, ma come Paese co-organizzatore, una delle prime volte che un Paese africano riveste questo ruolo congiunto nel calcio globale. Il Marocco conta di vincere la Coppa D&#8217;Africa. Il risultato sportivo conter\u00e0. Ma conter\u00e0 meno del messaggio lasciato. Rabat vuole usare il calcio per ribadire che il centro pu\u00f2 spostarsi, che l\u2019Africa non \u00e8 solo luogo di risorse e problemi, ma anche piattaforma, regia e snodo geopolitico. E nel 2030, quando il mondo guarder\u00e0 lo stesso pallone rimbalzare tra Europa e Africa, quella storia sar\u00e0 gi\u00e0 stata scritta.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        iStock\n    <\/p>\n<p>Sempre la storia dimostra che questo tipo di progresso tecnologico \u00e8 spesso seguito dallo sviluppo di contromisure, non a caso stiamo assistendo alla comparsa di armi anti-drone, queste sia di tipo convenzionale, con un proiettile che viene sparato contro di essi, ma anche del tipo a energia concentrata, ovvero laser. L\u2019evidenza per\u00f2 \u00e8 che l&#8217;uso dei droni abbia cambiato la natura della guerra, con la zona in cui le forze di terra sono vulnerabili ad attacchi letali da parte di mezzi a pilotaggio remoto che si estende tra dieci e sedici chilometri dietro la linea del fronte. Ci\u00f2 ha reso trincee, posizioni fortificate e veicoli blindati molto pi\u00f9 vulnerabili di quanto non lo fossero in precedenza, costringendo l\u2019industria a sviluppare nuovi tipi di protezioni da installare a bordo. Cos\u00ec se inizialmente i droni hanno dimostrato il loro valore nelle operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione, poi in quello di effettori d\u2019attacco, ora costituiscono anche una forza di difesa restando comunque utili per la raccolta di informazioni in tempo reale e per fornire consapevolezza della situazione del campo di battaglia, come anche a supporto della pianificazione e del comando, nel controllo e nella comunicazione come nell&#8217;avvistamento dell&#8217;artiglieria.<\/p>\n<p><strong>Un colpo deve costare meno di un proiettile<\/strong><\/p>\n<p>Uno dei problemi da risolvere per praticare un vero contrasto ai droni sono i costi: un sistema laser, oltre che costoso \u00e8 anche difficilmente trasportabile e resta comunque vulnerabile a eventuali attacchi, dunque in Ucraina vengono usate le infinitamente pi\u00f9 economiche reti che riducono l&#8217;efficacia dei droni imbrigliandone le eliche. La Marina britannica ha recentemente annunciato che impiegher\u00e0 un&#8217;arma a energia diretta denominata DragonFire, sistema che come detto, sebbene presenti delle limitazioni, come il costo iniziale, le dimensioni, la necessit\u00e0 di alimentazione elettrica e il fatto di dover avere il bersaglio in vista per colpirlo, a ogni colpo costa soltanto l\u2019equivalente di 12 euro. L\u2019alternativa \u00e8 usare la radiofrequenza, ovvero un\u2019onda radio, che per\u00f2 in quanto a limitazioni si discosta di poco dall\u2019altro: presenta l\u2019indubbio vantaggio di poter colpire pi\u00f9 bersagli contemporaneamente, ma non pu\u00f2 distinguere tra i bersagli che ingaggia quali sono amici e quali nemici. Tradotto: nessun mezzo amico pu\u00f2 volare quando viene usato tale sistema. Non si risolve il problema neppure con effettori come piccoli missili, che costerebbero pi\u00f9 di altri droni: esistono, sia chiaro, ma se per neutralizzare un oggetto del valore di qualche migliaio di dollari se ne impiega uno che costa qualche milione, come \u00e8 avvenuto nel Mar Rosso durante i primi attacchi dei ribelli Houthi alle navi commerciali, le contromisure si rivelano insostenibili.<\/p>\n<p><strong>Un nuovo problema, costruirli in fretta<\/strong><\/p>\n<p>A parte l\u2019Ucraina, l\u2019Iran e la Cina, nessuna altra nazione \u00e8 in grado di produrre droni in modo sufficientemente rapido e puntuale per usarli in modo massiccio. Inoltre, l\u2019evoluzione dei droni stessi \u00e8 tanto rapida che nessuna forza armata pu\u00f2 permettersi di tenere in magazzino un arsenale di unit\u00e0 che invecchierebbero in pochi mesi. Ci\u00f2 ha creato una vulnerabilit\u00e0 critica nelle catene di approvvigionamento delle componenti dei droni, in particolare la dipendenza dell&#8217;Occidente da parti e materiali di origine cinese che presentano ovvi rischi per continuit\u00e0 di fornitura, possibili intrusioni software e quindi pericolo per conflitti futuri.<\/p>\n<p><strong>Un rebus tra materiali, costi e normative green<\/strong><\/p>\n<p>Per risolvere la situazione occorre una nuova corsa alla produzione protetta basandola sulla cooperazione internazionale, costruendo solide alleanze per la produzione di droni tra i membri della Nato concentrandosi sulla produzione coordinata e sempre sull&#8217;innovazione. Il tutto per realizzare catene di approvvigionamento sovrane: investire nella produzione nazionale di componenti critici, inclusi semiconduttori e sensori, per ridurre la dipendenza da materiali di origine asiatica. Ci\u00f2 perch\u00e9 oltre Pechino, si \u00e8 anche persa la certezza della continuit\u00e0 di produzione proveniente da Taiwan. Un altro metodo \u00e8 standardizzare la produzione di droni concentrandosi sulla produzione scalabile. La chiamano resilienza ma si tratta di sicurezza della catena di approvvigionamento, partendo dal disporre di una riserva di terre rare e di materiali definiti critici. Questa strategia \u00e8 per\u00f2 resa ancor pi\u00f9 difficile dall\u2019applicazione di severe direttive ecologiche da parte dell\u2019Unione europea e degli Usa, dove gi\u00e0 talune produzioni non possono essere pi\u00f9 fatte con taluni materiali, con il risultato che un numero significativo di componenti risulta oggi non rispondente alle caratteristiche di quelli precedenti. Lo sa bene chi progetta, sempre pi\u00f9 in lotta con dichiarazioni per le normative Reach, che comprende migliaia di sostanze chimiche in vari prodotti inclusi abbigliamento, mobili, ed elettronica), e RoHs, la specifica per i dispositivi elettrici ed elettronici che limita le sostanze pericolose come piombo, mercurio, cadmio e altre per proteggere l\u2019ambiente. E si sa che la guerra non \u00e8 certo ecologica.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        Il ministro degli Esteri del Regno di Giordania Ayman Safadi\n    <\/p>\n<p>Il ministro degli Esteri giordano <strong>Ayman Safadi<\/strong> spiega la partecipazione di Amman all\u2019operazione Usa in Siria contro l\u2019Isis, il ruolo della comunit\u00e0 drusa nella stabilit\u00e0 interna e l\u2019impegno della Giordania per la pace e la sicurezza nella Striscia di Gaza. \u00abQuesti terroristi vogliono ricostituire lo Stato Islamico\u00bb, avverte.<\/p>\n<p>Nell\u2019attacco alle posizioni dello Stato Islamico in Siria Washington ha colpito 70 obiettivi, neutralizzando la cellula che agiva nella provincia orientale siriana di Deir Ezzor. Questi miliziani dell\u2019Isis erano i responsabili dell\u2019attacco di Palmira dove avevano perso la vita tre americani, due militari e un interprete civile ed erano noti per le continue offensive con droni in questa area. L\u2019operazione, denominata Occhio di falco, si \u00e8 estesa a diverse localit\u00e0 della Siria centrale utilizzando caccia, elicotteri d&#8217;attacco e artiglieria e agendo insieme all\u2019aviazione della Giordania. Amman ha confermato la sua partecipazione a questa azione militare ribadendo la propria volont\u00e0 di sradicare lo Stato Islamico dal Medio Oriente. <strong>Ayman Safadi<\/strong> \u00e8 vice primo ministro e ministro degli Esteri del Regno di Giordania da quasi 9 anni ed \u00e8 un diplomatico di grande esperienza.<\/p>\n<p><strong>Ministro Safadi, la partecipazione delle vostre forze aeree all\u2019operazione degli Usa dimostra il vostro interesse ad essere protagonisti in Medio Oriente.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAbbiamo deciso di affiancare gli statunitensi del Centcom perch\u00e9 riteniamo l\u2019Isis un pericolo per tutta la nostra area e soprattutto per la Giordania. Questi terroristi hanno gi\u00e0 cercato di infiltrare la nostra nazione, ma la loro propaganda non ha mai attecchito. La Giordania \u00e8 uno dei 90 paesi che compongono la coalizione globale contro l&#8217;Isis, a cui la Siria ha recentemente aderito e questa operazione \u00e8 l\u2019attuazione pratica dei nostri principi. La nostra aviazione ha agito per impedire ai gruppi estremisti come questo di sfruttare questa regione come una rampa di lancio allo scopo di minacciare la sicurezza dei paesi vicini alla Siria e del Medio Oriente in generale, soprattutto dopo che l&#8217;Isis si \u00e8 riorganizzato e ha ricostruito le sue capacit\u00e0 nella Siria meridionale. In troppi hanno sottovalutato la rinascita di questo network del terrorismo che \u00e8 proliferato in Africa, dove gestisce traffici di armi, droga e migranti. Con i guadagni di queste attivit\u00e0 criminali vogliono ricostituire lo Stato Islamico dell\u2019Iraq e del Levante, quella creatura nefasta che aveva conquistato il nord dell\u2019Iraq e tutta la Siria orientale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il Medio Oriente \u00e8 una regione complessa per le diversit\u00e0 culturali e religiose. In Giordania la convivenza sembra funzionare: come vive la sua comunit\u00e0 drusa questo equilibrio?<\/strong><\/p>\n<p> \u00abNoi drusi siamo un gruppo etno-religioso con una lunga storia e abbiamo sempre lottato per le nazioni dove viviamo. In Giordania la comunit\u00e0 \u00e8 piccola, ma siamo fieri di essere giordani. In Siria la situazione \u00e8 complicata per i drusi che sono stati attaccati dai beduini e probabilmente anche da elementi dello Stato Islamico, il nuovo governo di Damasco deve fare di pi\u00f9 per difendere le minoranze. Il presidente siriano Ahmed al Shara ha pubblicamente dichiarato di combattere lo Stato Islamico, ma ci sono intere province del sud e dell\u2019est che sono fuori controllo e ci sono ancora troppe armi in Siria\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il governo israeliano ha dichiarato di non fidarsi del nuovo regime di Damasco, qual \u00e8 la posizione di Amman?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl presidente statunitense Donald Trump ha voluto togliere tutte le sanzioni alla Siria, aprendo un grande credito al nuovo corso. Adesso al Shara deve dimostrare di meritare questa fiducia e lo deve fare pacificando la sua nazione, la Siria \u00e8 un paese con tante anime: sunniti, sciiti, cristiani e drusi. Washington sta dedicando una grande attenzione al Medio Oriente e questo \u00e8 positivo. Soltanto il presidente Trump pu\u00f2 ottenere una pace duratura e un futuro per la Striscia, la Giordania segue con estrema attenzione ci\u00f2 che accade a Gaza perch\u00e9 circa il 50% della nostra popolazione \u00e8 di origine palestinese. Noi siamo totalmente contrari a una divisione della Striscia, il territorio dei palestinese non deve essere toccato ed i confini devono restare gli stessi. La cosa pi\u00f9 importante \u00e8 garantire la sicurezza di tutti, dei palestinesi, degli israeliani ed anche delle nazioni vicine. La Giordania ha sempre represso la presenza di Hamas sul suo territorio, chiudendone gli uffici ed esiliandone i funzionari nel 1999. Negli ultimi anni abbiamo aumentato la sicurezza alle frontiere per ostacolare il contrabbando di armi, collegato ad Hamas che nel passato ha tentato di destabilizzare la Giordania\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Quale futuro per la Striscia di Gaza?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDobbiamo difendere la pace e ricostruire un posto dove gli abitanti di Gaza possano vivere. Il nostro sovrano ed il nostro governo hanno pi\u00f9 volte dichiarato di essere favorevoli ad un maggior impegno degli europei nella Striscia. La Giordania ha relazioni eccellenti con l\u2019Italia. Sua Maest\u00e0 il Re Abdullah II di Giordania a marzo ha incontrato Giorgia Meloni e ha espresso apprezzamento per la solida cooperazione tra le due nazioni nell\u2019assistenza umanitaria a Gaza. Il presidente del Consiglio italiano ha voluto sottolineare ancora una volta il ruolo svolto dalla Giordania, come una forza di pace e di dialogo determinante per il futuro di tutta l\u2019area\u00bb. <\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Chen Zhi Dall\u2019immobiliare al fintech, fino al cuore delle truffe online: a 37 anni il fondatore del Prince&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":278594,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[8563,164075,14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-278593","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cambogia","9":"tag-chen-zhi","10":"tag-cronaca","11":"tag-dal-mondo","12":"tag-dalmondo","13":"tag-mondo","14":"tag-news","15":"tag-notizie","16":"tag-ultime-notizie","17":"tag-ultime-notizie-di-mondo","18":"tag-ultimenotizie","19":"tag-ultimenotiziedimondo","20":"tag-world","21":"tag-world-news","22":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115787099362575368","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/278593","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=278593"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/278593\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/278594"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=278593"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=278593"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=278593"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}