{"id":278780,"date":"2025-12-26T20:40:14","date_gmt":"2025-12-26T20:40:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/278780\/"},"modified":"2025-12-26T20:40:14","modified_gmt":"2025-12-26T20:40:14","slug":"la-verita-44","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/278780\/","title":{"rendered":"| La Verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\n        MR. BRAINWASH, Banksy thrower, opera unica su carta, 2022\n    <\/p>\n<p>Contrariamente a quanto si possa pensare, la street art, cos\u00ec straordinariamente attuale e rivoluzionaria, affonda le sue radici negli albori della storia: si pu\u00f2 dire che <strong\/>parta dalle incisioni rupestri (i graffiti primitivi sono temi ricorrenti in molti street artist contemporanei) e millenni dopo, passando per le pitture murali medievali, i murales politici del dopoguerra e il \u00ab muralismo \u00bb messicano di <strong>Diego Rivera<\/strong>, J<strong>os\u00e9 Clemente Orozco <\/strong>e<strong> David Alfaro Siqueiros<\/strong>, approdi nella New York ( o meglio, nel suo sottosuolo\u2026) di fine anni \u201960, dove tag, firme e strani simboli si moltiplicano sui treni e sui muri delle metropolitane, espressione di quella nuova forma d\u2019arte che prende il nome di writing, quell\u2019arte urbana che \u00e8 la \u00abparente pi\u00f9 prossima \u00bb della street art, meno simbolica e pi\u00f9 figurativa. <\/p>\n<p>E quando si parla di street art, il primo nome che viene in mente \u00e8 in assoluto quello di <strong>Banksy<\/strong>, la figura pi\u00f9 enigmatica della scena artistica  contemporanea, che ha fatto del mistero la sua cifra espressiva. <strong>Banksy<\/strong> \u00e8 \u00abl\u2018 artista che non c\u2019\u00e8 \u00bb ma che lascia ovunque il segno del suo passaggio, con una comunicazione che si muove con intelligenza tra arte e media: i suoi profili social sono il primo canale di diffusione e le sue opere, spesso realizzate con stencil (una maschera normografica su cui viene applicata una vernice, cos\u00ec da ottenere un&#8217;immagine sullo spazio retrostante), sono interventi rapidi nello spazio urbano, capaci di coniugare arte e messaggio politico. Quella di <strong>Bansky<\/strong> \u00e8 un\u2019arte clandestina, quasi abusiva, fulminea, che compare dal nulla un po\u2019ovunque, in primis sui grandi scenari di guerra, dal muro che divide Israele e Palestina ai palazzi bombardati in Ucraina. Le sue immagini, dall\u2019iconica Balloon Girl (la ragazzina con un palloncino rosso a forma di cuore) ai soldati che disegnano il segno della pace, dai bambini con maschere antigas, alle ragazzine che abbracciano armi da guerra, sono ironiche e dissacranti, a volte disturbanti, ma lanciano sempre messaggi politici e chiare invettive contro i potenti del mondo.<br \/>Ed \u00e8 proprio il misterioso artista (forse) di Bristol il fulcro della mostra a Conegliano, curata da <strong>Daniel Buso <\/strong>e organizzata da ARTIKA in collaborazione con Deodato Arte e la suggestiva cittadina veneta.<\/p>\n<p><strong>La Mostra, Keith Haring e Obey<\/strong><\/p>\n<p>Ricca di 80 opere, con focus sulla figura di <strong>Bansky<\/strong> ( particolarmente significativa la sua Kids on Guns, un&#8217;opera del 2013 che rappresenta due bambini stilizzati in cima a una montagna di armi, simbolo della lotta contro la violenza), la mostra si articola attorno a quattro grandi temi &#8211; ribellione, pacifismo, consumismo e critica al sistema \u2013 ed ospita, oltre all\u2019enigmatico artista britannico, altri due guru della street art: <strong>Keith Haring<\/strong> e <strong>Shepard Fairey<\/strong>, in arte <strong>Obey<\/strong>. <\/p>\n<p>Convinto che \u00abl\u2019arte non \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 elitaria riservata all\u2019apprezzamento di pochi: l\u2019arte \u00e8 per tutti e questo \u00e8 il fine a cui voglio lavorare\u00bb <strong>Haring<\/strong> (morto prematuramente nel 1990, a soli 32 anni, stroncato dall\u2019AIDS) ha creato un nuovo linguaggio comunicativo caratterizzato da tematiche legate alla politica e alla societ\u00e0, facendo degli omini stilizzati e del segno grafico nero i suoi tratti distintivi; <strong>Fairey<\/strong>, in arte <strong>Obey<\/strong>, attualmente uno degli street artist pi\u00f9 importanti ( e discussi) al mondo, si \u00e8 fin da subito reso conto di come la societ\u00e0 in cui \u00e8 nato e cresciuto lo abbia condotto all\u2019obbedienza senza che lui se ne rendesse conto: da qui la scelta di chiamarsi Obey , che significa obbedire.<\/p>\n<p><strong>Bansky, Haring , Obey,<\/strong> praticamente la storia della street art racchiusa in una mostra che non \u00e8 solo un&#8217;esposizione di opere d&#8217;arte, ma anche un&#8217;occasione per riflettere sulle contraddizioni di questo oramai popolarissimo movimento artistico e sul suo ruolo nella societ\u00e0 contemporanea. Alla domanda se un\u2019arte nata per contestare il sistema possa oggi essere esposta nei musei, venduta all\u2019asta e diventare oggetto di mercato, non vengono offerte risposte, ma contributi per stimolare una riflessione personale in ogni visitatore. Perch\u00e9, in fondo, anche questa \u00e8 la forza della Street Art: porre questioni pi\u00f9 che dare certezze&#8230;<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\u00c8 Palazzo Sarcinelli a Conegliano a ospitare (sino al 22 marzo 2026) una mostra ricca di 80 opere dedicata a Bansky e al movimento della street art, dalle sue origini underground alla sua attuale consacrazione nel mondo dell&#8217;arte. \u00c8 una mostra di quelle che lasciano il segno l\u2019esposizione allestita nelle sale di Palazzo Sarcinelli, un viaggio emozionale nel mondo della street art raccontato attraverso le opere di quegli artisti che hanno saputo trasformare un linguaggio espressivo marginale (e spesso illegale\u2026) in una forma d\u2019arte globale e universalmente riconosciuta. Contrariamente a quanto si possa pensare, la street art, cos\u00ec straordinariamente attuale e rivoluzionaria, affonda le sue radici negli albori della storia: si pu\u00f2 dire che parta dalle incisioni rupestri (i graffiti primitivi sono temi ricorrenti in molti street artist contemporanei) e millenni dopo, passando per le pitture murali medievali, i murales politici del dopoguerra e il \u00ab muralismo \u00bb messicano di Diego Rivera, Jos\u00e9 Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros, approdi nella New York ( o meglio, nel suo sottosuolo\u2026) di fine anni \u201960, dove tag, firme e strani simboli si moltiplicano sui treni e sui muri delle metropolitane, espressione di quella nuova forma d\u2019arte che prende il nome di writing, quell\u2019arte urbana che \u00e8 la \u00abparente pi\u00f9 prossima \u00bb della street art, meno simbolica e pi\u00f9 figurativa. E quando si parla di street art, il primo nome che viene in mente \u00e8 in assoluto quello di Banksy, la figura pi\u00f9 enigmatica della scena artistica contemporanea, che ha fatto del mistero la sua cifra espressiva. Banksy \u00e8 \u00abl\u2018 artista che non c\u2019\u00e8 \u00bb ma che lascia ovunque il segno del suo passaggio, con una comunicazione che si muove con intelligenza tra arte e media: i suoi profili social sono il primo canale di diffusione e le sue opere, spesso realizzate con stencil (una maschera normografica su cui viene applicata una vernice, cos\u00ec da ottenere un&#8217;immagine sullo spazio retrostante), sono interventi rapidi nello spazio urbano, capaci di coniugare arte e messaggio politico. Quella di Bansky \u00e8 un\u2019arte clandestina, quasi abusiva, fulminea, che compare dal nulla un po\u2019ovunque, in primis sui grandi scenari di guerra, dal muro che divide Israele e Palestina ai palazzi bombardati in Ucraina. Le sue immagini, dall\u2019iconica Balloon Girl (la ragazzina con un palloncino rosso a forma di cuore) ai soldati che disegnano il segno della pace, dai bambini con maschere antigas, alle ragazzine che abbracciano armi da guerra, sono ironiche e dissacranti, a volte disturbanti, ma lanciano sempre messaggi politici e chiare invettive contro i potenti del mondo.Ed \u00e8 proprio il misterioso artista (forse) di Bristol il fulcro della mostra a Conegliano, curata da Daniel Buso e organizzata da ARTIKA in collaborazione con Deodato Arte e la suggestiva cittadina veneta.La Mostra, Keith Haring e ObeyRicca di 80 opere, con focus sulla figura di Bansky ( particolarmente significativa la sua Kids on Guns, un&#8217;opera del 2013 che rappresenta due bambini stilizzati in cima a una montagna di armi, simbolo della lotta contro la violenza), la mostra si articola attorno a quattro grandi temi &#8211; ribellione, pacifismo, consumismo e critica al sistema \u2013 ed ospita, oltre all\u2019enigmatico artista britannico, altri due guru della street art: Keith Haring e Shepard Fairey, in arte Obey. Convinto che \u00abl\u2019arte non \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 elitaria riservata all\u2019apprezzamento di pochi: l\u2019arte \u00e8 per tutti e questo \u00e8 il fine a cui voglio lavorare\u00bb Haring (morto prematuramente nel 1990, a soli 32 anni, stroncato dall\u2019AIDS) ha creato un nuovo linguaggio comunicativo caratterizzato da tematiche legate alla politica e alla societ\u00e0, facendo degli omini stilizzati e del segno grafico nero i suoi tratti distintivi; Fairey, in arte Obey, attualmente uno degli street artist pi\u00f9 importanti ( e discussi) al mondo, si \u00e8 fin da subito reso conto di come la societ\u00e0 in cui \u00e8 nato e cresciuto lo abbia condotto all\u2019obbedienza senza che lui se ne rendesse conto: da qui la scelta di chiamarsi Obey , che significa obbedire.Bansky, Haring , Obey, praticamente la storia della street art racchiusa in una mostra che non \u00e8 solo un&#8217;esposizione di opere d&#8217;arte, ma anche un&#8217;occasione per riflettere sulle contraddizioni di questo oramai popolarissimo movimento artistico e sul suo ruolo nella societ\u00e0 contemporanea. Alla domanda se un\u2019arte nata per contestare il sistema possa oggi essere esposta nei musei, venduta all\u2019asta e diventare oggetto di mercato, non vengono offerte risposte, ma contributi per stimolare una riflessione personale in ogni visitatore. Perch\u00e9, in fondo, anche questa \u00e8 la forza della Street Art: porre questioni pi\u00f9 che dare certezze&#8230;\n<\/p>\n<p>\n        Da sx in alto: americani della 92\u00aa Divisione, alpini della Divisione \u00abMonterosa\u00bb, paracadutisti tedeschi e la frazione di Sommocolonia oggi. Garfagnana, 26 dicembre 1944\n    <\/p>\n<p>La battaglia della Garfagnana, nota come Operazione \u00abWintergewitter\u00bb (tempesta invernale) fu l\u2019ultima controffensiva delle forze dell\u2019Asse sul fronte italiano. Inizi\u00f2 la notte tra Natale e Santo Stefano del 1944 per terminare tre giorni pi\u00f9 tardi. L\u2019obiettivo, pur presentando scarse se non nulle possibilit\u00e0 di raggiungerlo, era quello di arrestare l\u2019avanzata alleata lungo il fronte della linea Gotica allora in stallo per l\u2019inverno rallentando l\u2019avanzata degli angloamericani che puntavano verso Bologna e la Pianura Padana. Il teatro delle operazioni fu la valle del Serchio nella Garfagnana, in provincia di Lucca, dove gli americani del 92\u00b0 Infantry Regiment, i famosi \u00abBuffalo Soldiers\u00bb a maggioranza afroamericana, si erano acquartierati nei giorni precedenti al Natale, ritenendo le ostilit\u00e0 in pausa. L\u2019effetto sorpresa era proprio il punto cardine dell\u2019operazione pianificata dal comando tedesco guidato dal generale <strong>Otto Fretter-Pico<\/strong>. Le forze dell\u2019Asse consistevano sostanzialmente di reparti da montagna, i \u00abGebirgsjaeger\u00bb tedeschi e gli alpini italiani della Divisione \u00abMonterosa\u00bb, uno dei primi reparti addestrati in Germania dopo la nascita della Repubblica Sociale. L\u2019attacco fu fissato per la mezzanotte, tra il 25 e il 26 dicembre e procedette speditamente. I reparti speciali tedeschi e gli alpini iniziarono una manovra di accerchiamento da Montebono per Bobbio, Tiglio e Pian di Coreglia, mentre un reparto leggero prendeva in poche ore Sommocolonia. Contemporaneamente tutti i reparti si muovono, compreso un nucleo del Battaglione \u00abSan Marco\u00bb, che in poco tempo occupava Molazzana. Entro la sera di Santo Stefano la linea dei Buffalo Soldiers era sfondata, mentre i reparti americani arretravano in massa. I prigionieri erano circa 250, mentre numerose armi e munizioni venivano requisite. Anche vettovaglie e generi di conforto cadevano nelle mani degli attaccanti. <\/p>\n<p>Gli americani praticamente non reagirono, ma si spostarono in massa verso la linea difensiva di Bagni di Lucca. Per un breve tempo sembr\u00f2 (soprattutto agli italiani, mentre i tedeschi sembravano paghi della riuscita sorpresa) che il fronte potesse cedere fino in Versilia e verso Livorno. L\u2019ordine di Fretter-Pico di arrestare l\u2019avanzata fu una doccia fredda. Le ragioni dell&#8217;arresto risiedevano principalmente nella difficolt\u00e0 di mantenere le posizioni, la scarsit\u00e0 ormai cronica di uomini e munizioni (c\u2019era solo l\u2019artiglieria, nessun carro armato e soprattutto nessun supporto dall\u2019Aviazione, praticamente sparita dai cieli del Nord Italia). Gli americani invece avevano il dominio assoluto del cielo, con i cacciabombardieri che potevano decollare dai vicini aeroporti della Toscana occupata, come quelli di Grosseto e Rosignano. Tra il 27 e il 30 dicembre 1944 i P-47 Thunderbolt dell\u2019Usaf bombardarono a tappeto, mietendo vittime soprattutto tra la popolazione civile. La linea difensiva dell\u2019Asse ritorn\u00f2 nei giorni successivi alle posizioni di partenza, mentre il fronte si assestava fino all\u2019inizio del febbraio 1945 quando gli alleati lanciarono l\u2019operazione \u00abFourth Term\u00bb, che port\u00f2 in pochi giorni alla conquista della Garfagnana. Durante l\u2019operazione \u00abWintergewitter\u00bb lo scontro pi\u00f9 violento si verific\u00f2 nell\u2019abitato di Sommocolonia dove la guarnigione americana perse quasi tutti gli uomini, compreso il proprio comandante tenente <strong>John R. Fox<\/strong> che, vistosi ormai circondato dai tedeschi, chiese all\u2019artiglieria della 92\u00aa di sparare sull\u2019abitato nel tentativo disperato di rallentare l\u2019attacco a sorpresa. Mor\u00ec sotto le macerie della sua postazione e solamente nel 1997 fu insignito della medaglia d\u2019onore.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>Lee Raybon avrebbe ambizioni da detective. Non da investigatore tout court. Piuttosto, vorrebbe essere un reporter, di quelli capaci &#8211; forti solo delle proprie risorse &#8211; di portare a termine indagini e inchieste, di dar forma alle notizie prima ancora che queste vengano diffuse dalle autorit\u00e0 competenti.<\/p>\n<p>L&#8217;ambizione, tuttavia, \u00e8 rimasta tale, nel corso di un&#8217;esistenza che ha costretto Raybon a ripiegare su altro per il mero sostentamento. Si \u00e8 reinventato libraio, Lee Raybon, gestendo di giorno un negozio di libri rari. La notte, per\u00f2, ha continuato a seguire il cuore, dando spazio alle sue indagini scalcagnate. Qualcuna \u00e8 riuscito a trasformarla in articolo di giornale, venendola alle pagine di cronaca locale di Tulsa, citt\u00e0 che ospita il racconto. E sono i pezzi ritagliati, insieme ai libri ormai giallognoli, ad affollare l&#8217;apportamento di Raybon, che la moglie ha mollato su due piedi, quando ben ha realizzato che non ci sarebbe stato spazio per altro nella vita di quell&#8217;uomo. Raybon, dunque, \u00e8 rimasto solo. Non solo come il crime, per lo pi\u00f9, ha raccontato i suoi detective. Non \u00e8, cio\u00e8, una solitudine disperata, quella di Raybon. Non c&#8217;\u00e8 tristezza n\u00e9 emarginazione. C&#8217;\u00e8 passione, invece: quella per un mestiere cui anche la figlia dell&#8217;uomo sembra guardare con grande interesse.<\/p>\n<p>Francis, bench\u00e9 quattordicenne, ha sviluppato per il secondo mestiere del padre una curiosit\u00e0 quasi morbosa, in nome della quale ha cominciato a seguirlo in ogni dove, partecipando lei pure alle indagini. Cosa, questa, che si ostina a fare anche quando la situazione diventa insolitamente complicata. Lee Raybon ha messo nel mirino i Washberg, una tra le famiglie pi\u00f9 potenti di Tulsa. Ma uno di loro, Dale, si \u00e8 tolto la vita, quando l&#8217;articolo di Raybon sulle faccende losche della dinastia \u00e8 stato pubblicato su carta. Perch\u00e9, per\u00f2? Quali segreti nascondo i Washberg? Le domande muovono la nuova indagine di Raybon, la sostanziano. E, attorno alla ricerca di risposte, si dipana The Lowdon, riuscendo a bilanciare l&#8217;irrequietezza del suo protagonista, il suo cinismo, con il racconto di una dinamica familiare di solito estranea al genere crime.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>Secondo i calcoli di Facile.it, il 2025 si chiuder\u00e0 con un calo di circa 50 euro per la rata mensile di un mutuo variabile standard, scesa da 666 euro di inizio anno a circa 617 euro. Un movimento coerente con il progressivo rientro delle componenti di costo indicizzate (Euribor) e con l\u2019aspettativa di stabilizzazione di breve periodo.<\/p>\n<p>Sul versante dei mutui a tasso fisso, il 2025 \u00e8 stato invece caratterizzato da un lieve aumento dei costi per i nuovi mutuatari, in larga parte legato alla risalita dell\u2019indice IRS (il riferimento tipico per i fissi). A gennaio 2025 l\u2019IRS a 25 anni \u00e8 stato in media pari a 2,4%; nell\u2019ultimo mese \u00e8 arrivato al 3,1%. L\u2019effetto, almeno parziale, si \u00e8 trasferito sulle nuove offerte: per un finanziamento standard la rata risulta oggi pi\u00f9 alta di circa 40 euro rispetto a inizio anno.<\/p>\n<p>\u00abIl 2025 \u00e8 stato un anno positivo sul fronte dei tassi dei mutui: i variabili sono scesi a seguito dei tagli della Bce, mentre i fissi, seppur in lieve aumento, offrono comunque buone condizioni per chi vuole tutelarsi da possibili futuri aumenti di rata. Oggi, quindi, l\u2019aspirante mutuatario pu\u00f2 godere di un\u2019ampia offerta di soluzioni: scegliere il tasso variabile significa partire con una rata pi\u00f9 contenuta, ma il vantaggio economico iniziale pu\u00f2 essere ritenuto da molti ancora non sufficiente per giustificare il rischio connesso a questo tipo di finanziamento. Per chi non \u00e8 disposto a rischiare, invece, i fissi garantiscono comunque condizioni favorevoli, oltre alla certezza che la rata resti uguale per tutte la durata del mutuo. Non esiste in assoluto una soluzione giusta o sbagliata, la scelta va presa da ciascun richiedente secondo le proprie caratteristiche; un consulente esperto pu\u00f2 essere d\u2019aiuto per valutare pregi e difetti di ciascuna proposta e identificare quella pi\u00f9 adatta\u00bb, spiegano gli esperti di Facile.it<\/p>\n<p>Guardando in avanti, un\u2019indicazione operativa sui variabili arriva dai Futures sugli Euribor (aggiornati al 10 dicembre 2025): per il 2026 non vengono prezzate grandi variazioni. L\u2019Euribor a 3 mesi, oggi sotto il 2,1%, \u00e8 atteso su livelli simili anche nel prossimo anno.<\/p>\n<p>\u00abIn questo momento il mercato non prevede ulteriori tagli da parte della BCE nel 2026 e al netto di qualche piccola oscillazione al rialzo verso fine anno, nei prossimi 12 mesi le rate dovrebbero rimanere tendenzialmente stabili\u00bb, continuano gli esperti di Facile.it<\/p>\n<p>Lo snodo resta l\u2019inflazione: se dovesse tornare ad accelerare, non si potrebbero escludere nuove mosse restrittive della Bce, con un impatto immediato sugli indici e quindi sulle rate dei variabili. Pi\u00f9 difficile, invece, \u00ableggere\u00bb i fissi: finch\u00e9 i rendimenti dei titoli europei resteranno in salita, \u00e8 complicato immaginare una traiettoria diversa per gli Irs e, a cascata, per i mutui collegati.<\/p>\n<p>Per chi deve scegliere adesso, lo scenario \u00e8 nettamente diverso rispetto a inizio anno. Nel 2025, il tasso variabile \u00e8 tornato mediamente pi\u00f9 conveniente. Secondo l\u2019analisi** di Facile.it sulle migliori offerte online, per un mutuo da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%) i variabili partono da un TAN del 2,54%, con rata di 554,5 euro. A parit\u00e0 di profilo, i fissi partono da un TAN del 3,10%, con rata di 604 euro: circa 50 euro in pi\u00f9 al mese.<\/p>\n<p>\u00abScegliere oggi un tasso variabile significa partire con una rata pi\u00f9 contenuta, ma il vantaggio economico iniziale pu\u00f2 essere ritenuto da molti ancora non sufficiente per giustificare il rischio connesso a questo tipo di finanziamento. Per chi non \u00e8 disposto a rischiare, invece, i fissi garantiscono comunque condizioni favorevoli, oltre alla certezza che la rata resti uguale per tutte la durata del mutuo. Non esiste in assoluto una soluzione giusta o sbagliata, la scelta va presa da ciascun richiedente secondo le proprie caratteristiche; un consulente esperto pu\u00f2 essere d\u2019aiuto per valutare pregi e difetti di ciascuna proposta e identificare quella pi\u00f9 adatta\u00bb, concludono gli esperti di Facile.it.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        Brahim Diaz esulta dopo aver segnato un gol durante la partita inaugurale della 35\u00aa Coppa d&#8217;Africa tra Marocco e Comore allo stadio Prince Moulay Abdellah di Rabat (Getty Images)\n    <\/p>\n<p>Serve a spostare l\u2019immaginario: non pi\u00f9 periferia, non pi\u00f9 frontiera, ma piattaforma. Il governo marocchino non lo nasconde. \u00abLa Coppa d\u2019Africa \u00e8 una prova generale per il Mondiale 2030 e un simbolo della nostra capacit\u00e0 di organizzare eventi globali con standard elevati\u00bb, ha dichiarato recentemente un portavoce del governo di Rabat, sottolineando l\u2019utilizzo dello sport come leva di soft power e di consolidamento di immagine internazionale. Il re Mohammed VI ha insistito pubblicamente sul ruolo dello sport come strumento di dialogo e cooperazione regionale, definendo iniziative come Afcon e il Mondiale 2030 parte integrante della \u00abstrategia marocchina di apertura e modernizzazione\u00bb. Questa visione \u00e8 stata ripresa anche dai media di Stato come elemento di legittimazione politica e di promozione dell\u2019identit\u00e0 nazionale. I numeri aiutano a capire la traiettoria. Il Marocco conta oggi circa 37 milioni di abitanti e una crescita demografica relativamente contenuta dell\u20191 per cento annuo circa, molto pi\u00f9 bassa rispetto a molte economie subsahariane. <\/p>\n<p>Questo rallentamento demografico consente una pianificazione a medio-lungo termine pi\u00f9 sostenibile. Sul piano economico, il pil ha superato i 140 miliardi di dollari nel 2023, con un pil pro capite attorno ai 3.700 dollari, superiore a molti Paesi dell\u2019Africa subsahariana e stabile negli ultimi anni. Il calcio entra qui. La Coppa d\u2019Africa diventa una vetrina perch\u00e9 cade in un momento preciso. Il Paese \u00e8 nel pieno di un ciclo di investimenti pubblici legati a grandi eventi. Strade, aeroporti, linee ferroviarie ad alta velocit\u00e0, stadi. Secondo stime ufficiali, tra infrastrutture sportive e opere collegate il Marocco ha messo sul piatto investimenti nell\u2019ordine di oltre 21 miliardi di dirham \u2014 quasi 2 miliardi di euro \u2014 per modernizzare stadi e citt\u00e0 in vista di Afcon 2025 e del Mondiale 2030. Questa spinta \u00e8 percepita anche a livello diplomatico. <\/p>\n<p>Nel corso degli ultimi anni Rabat ha promosso nuove alleanze economiche in Africa occidentale, con piani di investimento in energia, telecomunicazioni e infrastrutture. La Coppa d\u2019Africa \u00e8 intesa come un elemento di \u201csoft power\u201d che attraversa i confini: non solo uno spettacolo sportivo, ma un\u2019occasione per creare reti di relazioni, far visita a delegazioni internazionali e mostrare un\u2019immagine di stabilit\u00e0 e apertura. Il messaggio \u00e8 rivolto prima di tutto al continente africano. Il Marocco si propone come modello alternativo: africano per storia e geografia, ma sempre pi\u00f9 occidentale per governance, modelli economici e partner strategici. \u201cLo sport \u00e8 parte integrante della nostra politica estera e interna\u201d, ha detto un consigliere politico marocchino parlando della Coppa d\u2019Africa come di un evento che rafforza l\u2019influenza regionale di Rabat. La Coppa d\u2019Africa serve anche a rafforzare una narrativa interna. Il Paese viene da anni di riforme graduali, non sempre popolari, tra cui la promozione di miglioramenti nei servizi pubblici. Il consenso passa anche dalla capacit\u00e0 di offrire orgoglio nazionale e visibilit\u00e0 internazionale. <\/p>\n<p>Dopo il quarto posto al Mondiale 2022, la nazionale \u00e8 diventata un moltiplicatore emotivo, un simbolo di successo collettivo. Ma non mancano le critiche. In un anno segnato da proteste giovanili e richieste di maggiori investimenti in sanit\u00e0 ed educazione, alcuni osservatori ricordano che infrastrutture sportive e servizi sociali competono per risorse limitate. \u00abVogliamo ospedali, non stadi\u00bb \u00e8 stato lo slogan di manifestazioni che hanno investito diverse citt\u00e0 marocchine nei mesi scorsi, sottolineando il rischio di disallineamento tra spesa per eventi e bisogni sociali. Nel contesto internazionale il torneo assume un ulteriore significato. La Coppa d\u2019Africa 2025 arriva pochi anni prima del Mondiale 2030, che il Marocco ospiter\u00e0 insieme a Spagna e Portogallo. Non come semplice partecipante, ma come Paese co-organizzatore, una delle prime volte che un Paese africano riveste questo ruolo congiunto nel calcio globale. Il Marocco conta di vincere la Coppa D&#8217;Africa. Il risultato sportivo conter\u00e0. Ma conter\u00e0 meno del messaggio lasciato. Rabat vuole usare il calcio per ribadire che il centro pu\u00f2 spostarsi, che l\u2019Africa non \u00e8 solo luogo di risorse e problemi, ma anche piattaforma, regia e snodo geopolitico. E nel 2030, quando il mondo guarder\u00e0 lo stesso pallone rimbalzare tra Europa e Africa, quella storia sar\u00e0 gi\u00e0 stata scritta.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"MR. BRAINWASH, Banksy thrower, opera unica su carta, 2022 Contrariamente a quanto si possa pensare, la street art,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":278781,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,8541,164155,1644,1612,164159,203,17405,204,1537,90,89,82697,1617,164156,164158,164157,16756,34907,442,108],"class_list":{"0":"post-278780","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-banksy","14":"tag-conegliano-veneto","15":"tag-cultura","16":"tag-design","17":"tag-diego-rivera","18":"tag-entertainment","19":"tag-graffiti","20":"tag-intrattenimento","21":"tag-it","22":"tag-italia","23":"tag-italy","24":"tag-keith-haring","25":"tag-mostre","26":"tag-mr-brainwash","27":"tag-muralismo-messicano","28":"tag-obey","29":"tag-pittura","30":"tag-street-art","31":"tag-treviso","32":"tag-veneto"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115787807059433842","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/278780","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=278780"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/278780\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/278781"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=278780"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=278780"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=278780"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}