{"id":279010,"date":"2025-12-27T00:18:25","date_gmt":"2025-12-27T00:18:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/279010\/"},"modified":"2025-12-27T00:18:25","modified_gmt":"2025-12-27T00:18:25","slug":"da-venezia-a-leonforte-salvo-la-pittura-e-la-geografia-di-un-ritorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/279010\/","title":{"rendered":"Da Venezia a Leonforte. Salvo, la pittura e la geografia di un ritorno"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/tag\/salvo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Salvo<\/a> nasce a Leonforte il 22 maggio 1947. Per anni, il nome del paese \u00e8 ricorso come un\u2019indicazione, una presenza silenziosa nella storia dell\u2019artista. Dato biografico, pi\u00f9 che luogo attivo. Oggi, Salvo ritorna simbolicamente nel contesto che gli ha dato i natali con due opere \u2013 San Giovanni degli Eremiti, del 1982, e La strada di casa, del 2004 \u2013 e il paese torna al centro del racconto, riconoscendo il pittore e riaccogliendolo nei propri spazi. Il ritorno di Salvo si \u00e8 articolato come un percorso a pi\u00f9 livelli, tenendo insieme il riconoscimento istituzionale e la dimensione pi\u00f9 intima dei luoghi d\u2019origine: Salvo. Da Leonforte a Venezia e ritorno ha permesso un viaggio che, per mano della <a href=\"https:\/\/www.labiennale.org\/it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Biennale di Venezia<\/a> e dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archiviosalvo.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Archivio Salvo<\/a>, ha preso avvio dalla citt\u00e0 lagunare, per poi trovare nel paese dell\u2019artista il proprio centro simbolico e narrativo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1177090\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DSC_6459-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\"  \/><\/p>\n<p>Il primo momento si \u00e8 svolto il 16 dicembre nella Biblioteca della Biennale, con una giornata di studi che l\u2019Archivio Storico della <a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/tag\/biennale-di-venezia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Biennale di Venezia<\/a> ha dedicato ai 50 anni dalla partecipazione di Salvo alla Biennale Arte del 1976. Un appuntamento che ha dato l\u2019opportunit\u00e0 di rileggere quella presenza alla luce della parabola complessiva dell\u2019artista, collocandolo all\u2019interno di una storia dell\u2019arte che oggi ne riconosce pienamente la centralit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00abIl mio nome \u00e8 Mangione Salvatore, detto Salvo nato a Leonforte (Enna) il 22-5-1947. Nel catalogo spero bene che sia pubblicato per primo il mio nome d\u2019arte e tra parentesi poi il mio nome per esteso\u00bb, si legge in una missiva inviata dall\u2019artista all\u2019allora Presidente della Biennale. La corrispondenza \u00e8 oggi conservata nell\u2019Archivio storico della Biennale, diretto da <strong>Debora Rossi<\/strong>;\u00a0e proprio l\u2019archivio \u00e8 stato il punto di partenza per la giornata di studi che ha visto gli interventi di <strong>Sarah Cosulich<\/strong>, <strong>Lisa Andreani<\/strong> ed <strong>Elena Volpato<\/strong>. La tappa veneziana ha dunque costituito una cornice critica e istituzionale per un progetto che si \u00e8 mosso riavvolgendo un nastro, tanto indietro da arrivare al punto iniziale.<\/p>\n<p>Il 23 dicembre, infatti, l\u2019iniziativa ha assunto una dimensione diversa, pi\u00f9 stratificata. Qui, l\u2019omaggio a Salvo si \u00e8 tradotto in celebrazione pubblica ma anche in un gesto di restituzione. Partendo dall\u2019inaugurazione di una targa in via Cavallotti 12, nella casa d\u2019infanzia dell\u2019artista, si \u00e8 segnato emblematicamente il punto di origine di \u00abUn percorso che unisce attraverso un filo Leonforte, Torino, Venezia e poi, di nuovo, la strada di casa\u00bb, come ha affermato il Sindaco. La targa, che nel suo marmo, nel colore e nel carattere dell\u2019incisione tanto ricorda le lapidi realizzate dall\u2019artista, \u00e8 stata svelata alla presenza delle eredi, ora titolari dell\u2019Archivio Salvo, e del Presidente della Biennale di Venezia <strong><a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/tag\/pietrangelo-buttafuoco\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Pietrangelo Buttafuoco<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1177087\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DSC_6436-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\"  \/><\/p>\n<p>La pittura di Salvo abita spesso i luoghi, si muove attraverso gli scorci, fra palazzi, rovine e alberi. Ma il vero elemento che la caratterizza \u00e8 la luce, una luce che si fa colore e che avvolge ogni forma geometrica conferendo un volume e una matericit\u00e0 riconoscibilissimi: \u00abAscolto con attenzione l\u2019indefinibile colore del luogo e dell\u2019ora, eterno ed effimero al tempo stesso\u00bb, per usare le parole del pittore stesso. Paesaggio e colore si fondono annullando la traiettoria liminale che definisce l\u2019entit\u00e0 dell\u2019uno e dell\u2019altro in modo netto, nutrendosi a vicenda. Spazi, dunque, che diventano quasi atemporali per questo rapporto speciale con la luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Due sono le opere esposte fino al 26 gennaio nel corridoio della scuola elementare Nunzio Vaccalluzzo, la stessa frequentata da Salvo: una scelta chirurgicamente precisa perch\u00e9, come ha affermato il Presidente della Biennale, \u00abLa formazione avviene nei primi anni, ed \u00e8 l\u00ec che si sedimenta la capacit\u00e0 di essere artisti inconsapevoli\u00bb. Secondo Buttafuoco, proprio in quella commistione tra rito, musica e comunit\u00e0 si pu\u00f2 cogliere una chiave profonda del lavoro dell\u2019artista: \u00abHo immaginato una delle sue opere, la rappresentazione della Sicilia, dove l\u2019elenco dei luoghi diventa un elenco di ingegni, di memorie, di ritorni\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1177088\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DSC_6452-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\"  \/><\/p>\n<p>La strada di casa riveste un valore particolare all\u2019interno della produzione di Salvo. Si tratta della rappresentazione della Chiesa Madre, unica opera all\u2019interno della produzione conosciuta dedicata esplicitamente a Leonforte; proprio per questo, il suo ritorno assume il sapore e il senso di una restituzione immateriale e affettiva. Non una veduta, ma un\u2019immagine capace di condensare architettura e luce in un tempo che diventa immortale, uno spazio mentale riconoscibilissimo per chi lo abita e carico in potenza di un infinito ventaglio di racconti per chi, non conoscendolo, lo guarda e vi inscrive un proprio immaginario.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1177085\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/photo_2025-12-24_10-37-28-1024x771.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"524\"  \/>Salvo, La strada di casa, 2004<\/p>\n<p>Accanto a quest\u2019opera, San Giovanni degli Eremiti riporta in vita uno dei soggetti pi\u00f9 ricorrenti della pittura di Salvo. Un luogo che, nella sua opera, smette di essere semplice edificio per diventare dispositivo poetico. \u00abNon \u00e8 solo una chiesa\u00bb, ha spiegato Buttafuoco, \u00abcon un colpo d\u2019occhio diventa una moschea, diventa un monumento che canta con le sue pietre, che attraversa le culture e le stratificazioni della nostra storia\u00bb. Un\u2019immagine che restituisce una luce interiorizzata, filtrata dal tempo e dalla memoria, i cui colori \u2013 racconta la figlia del pittore \u2013 rendono perfettamente l\u2019idea del modo in cui Salvo intendeva la propria pittura, capaci di trasformare un \u201csemplice\u201d edificio in qualcosa di personalissimo, di interiorizzato e tradotto. Lo spazio reale si trasforma in un dispositivo poetico, in cui convivono esperienza diretta e immaginazione: \u00e8 in questo scarto che si colloca la capacit\u00e0 di restituire l\u2019essenza di un luogo senza mai ridurlo a veduta.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1177084\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/photo_2025-12-24_10-37-32.jpg\" alt=\"\" width=\"930\" height=\"700\"  \/>Salvo, San Giovanni degli Eremiti, 1982<\/p>\n<p>Nel corso dell\u2019incontro \u00e8 emerso anche il ruolo centrale dell\u2019Archivio Salvo, inteso non come spazio di asettica conservazione, ma come mezzo attivo di studio e trasmissione. <strong>Clara Dagosta<\/strong> ha insistito sull\u2019idea di un archivio capace di mantenere vivo il dialogo tra l\u2019opera di Salvo e le generazioni successive, sottolineando come gli archivi non siano mezzi chiusi sul passato, ma strumenti per \u00abPortare il lavoro di Salvo nel presente\u00bb.<\/p>\n<p>Le tradizionali novene hanno accompagnato il passaggio dalla strada alla piazza, restituendo all\u2019evento una dimensione collettiva e sonora, intrinsecamente legata alla tradizione del paese. Buttafuoco ha sottolineato come quel contesto fosse tutt\u2019altro che accessorio, parlando di \u00abUna cornice esatta, dove immaginare il genio di Salvo nel divertimento di avere intorno a s\u00e9 la festa, l\u2019insieme squillante delle note che sono colori a tutti gli effetti\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1177089\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DSC_6455-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\"  \/><\/p>\n<p><strong>Norma Mangione<\/strong>, figlia di Salvo, presente a Leonforte insieme a sua madre <strong>Cristina Tuarivoli<\/strong>, moglie dell\u2019artista, ha raccontato a exibart quanto per lei questo sia \u00abUn evento che simbolicamente ha un senso bello e speciale\u00bb. Il ritorno di Salvo a Leonforte non ha cos\u00ec assunto i toni della nostalgia, ma quelli di una consapevolezza piena. \u00abSalvo \u00e8 vivo\u00bb, recita una delle opere realizzate dall\u2019artista. Caratteri che si stagliano lapidari, dalle grazie triangolari e nette. E inscritto in tutto il sottotesto di significati che quest\u2019opera porta con s\u00e9, c\u2019\u00e8 anche una grande verit\u00e0 che questo progetto ha reso possibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Salvo nasce a Leonforte il 22 maggio 1947. 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