{"id":279478,"date":"2025-12-27T09:34:15","date_gmt":"2025-12-27T09:34:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/279478\/"},"modified":"2025-12-27T09:34:15","modified_gmt":"2025-12-27T09:34:15","slug":"camilla-lunelli-in-italia-solo-il-30-per-cento-delle-cantine-e-a-guida-femminile-il-successo-di-ferrari-trento-il-patto-di-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/279478\/","title":{"rendered":"Camilla Lunelli: \u00abIn Italia solo il 30 per cento delle cantine \u00e8 a guida femminile. Il successo di Ferrari Trento? Il &#8220;patto di famiglia&#8221;\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>                      di\u00a0Alessandra Dal Monte<\/p>\n<p class=\"summary-art is--brera-r is-mr-b-20 is-mr-t-20\">La direttrice Comunicazione e relazioni esterne del gruppo trentino si racconta nel quarto episodio di Sparkling Minds, le interviste alle menti frizzanti del vino italiano<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Camilla Lunelli, nel 2025 ha festeggiato 21 anni alle redini di Ferrari Trento insieme ai suoi cugini Matteo e Marcello e a suo fratello Alessandro. Se dovesse scegliere una parola che rappresenta la visione della vostra famiglia e dell\u2019azienda, quale sarebbe?<\/b><br \/>\u00abEccellenza. \u00c8 una parola che per noi riassume tutto: la ricerca dell\u2019eccellenza in ogni fase del processo produttivo, dalla vigna alla bottiglia, fino al calice. \u00c8 il valore che abbiamo ereditato da Giulio Ferrari e che cerchiamo di portare avanti ogni giorno come famiglia, insieme a tutte le persone che lavorano con noi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L&#8217;eccellenza pu\u00f2 anche essere una condanna?<\/b><br \/>\u00abSicuramente \u00e8 una responsabilit\u00e0, ma io la vivo in modo assolutamente positivo, non come una condanna. \u00c8 come un faro, un principio che ci impegniamo a seguire giorno dopo giorno. Porsi obiettivi ambiziosi espone anche a qualche delusione in pi\u00f9, perch\u00e9 significa fallire pi\u00f9 frequentemente. Per\u00f2 sono fermamente convinta che sia il modo giusto di lavorare: \u00e8 un approccio che richiede tanto impegno e tanta passione, ma che porta anche grandi soddisfazioni\u00bb.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Se le chiedo una grande soddisfazione sua e dell\u2019azienda, e invece un rimpianto o un errore, che cosa le viene in mente?<\/b><br \/>\u00abDi soddisfazioni ne abbiamo avute molte, e alcune molto recenti. Il fatto di essere stati nominati per ben otto volte <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cook\/vini\/25_novembre_07\/ferrari-brut-cambia-veste-l-ad-matteo-lunelli-celebriamo-la-qualita-in-tre-milioni-di-bottiglie-1376f2f5-dfc0-4e0b-ae33-93dcb24cdxlk.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">\u201cProduttore dell\u2019anno\u201d <\/a>ai campionati mondiali delle bollicine \u00e8 qualcosa di incredibile. Avere portato le nostre bollicine al Quirinale, sul podio della Formula 1, in tanti contesti prestigiosi e importanti sono traguardi che restano nella storia della nostra casa e che ci riempiono davvero di orgoglio. Naturalmente c\u2019\u00e8 anche qualche rimpianto. Personalmente rimpiango il fatto di non aver insistito prima, e con pi\u00f9 forza, sulla comunicazione del nostro impegno in tema di sostenibilit\u00e0. Se ne parla molto negli ultimi anni, ma in realt\u00e0 noi abbiamo sempre fatto e investito tanto: per le persone che lavorano con noi, per la comunit\u00e0 in cui siamo inseriti, per l\u2019ambiente. Non averlo raccontato con la stessa fermezza prima che diventasse un tema \u201cmainstream\u201d \u00e8 un mio rimpianto personale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Che bilancio fa del suo ruolo di Direttrice comunicazione e pubbliche relazioni?<\/b><br \/>\u00abDirei un bilancio estremamente positivo. Sono stati vent\u2019anni molto belli e molto vari: ogni mio giorno lavorativo \u00e8 diverso dal precedente. Mi piace molto che il nostro sia un mondo che ti porta a contatto con la terra: amo passeggiare in vigna, vivere la campagna. Ma allo stesso tempo le nostre bollicine ci portano in splendidi ristoranti, grandi hotel, nel mondo dello spettacolo e dello sport. \u00c8 una variet\u00e0 professionale davvero ricchissima\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Prima di entrare in azienda, per\u00f2, lei viveva in un altro universo: lavorava come cooperante in Africa. Com\u2019\u00e8 arrivata fin l\u00ec e perch\u00e9 \u00e8 rientrata?<\/b><br \/>\u00abL\u2019Africa \u00e8 stato il coronamento di un sogno che avevo fin dai tempi dell\u2019universit\u00e0. Dopo la laurea ho lavorato un paio d\u2019anni in consulenza, ma coltivando sempre l\u2019idea di restituire almeno in parte la grande fortuna che ho sempre sentito di avere: la famiglia, le opportunit\u00e0, il luogo meraviglioso in cui sono cresciuta.\u00a0Ho mandato un curriculum alle Nazioni Unite pensando che sarebbe rimasto lettera morta. Invece, dopo un iter di selezione, mi \u00e8 stato proposto di partire per il Niger. Da l\u00ec sono seguiti quasi tre anni in Africa, prima con le Nazioni Unite e poi con una ONG: un\u2019esperienza bellissima dal punto di vista umano e molto arricchente dal punto di vista professionale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Oltre al Niger ha vissuto e lavorato anche in Uganda. All\u2019epoca di bollicine ne beveva?<\/b><br \/>\u00abS\u00ec, e in modo del tutto inaspettato. L\u2019Uganda \u00e8 stata fonte di una grande sorpresa: il piccolo negozietto sotto casa mia a Kampala, gestito da un indiano, vendeva Ferrari.\u00a0In azienda nessuno sapeva esattamente come le bottiglie fossero arrivate fin l\u00ec, ma c\u2019erano, e avevano anche una buona rotazione. Perci\u00f2 io avevo la mia bottiglia di Ferrari Brut sempre a disposizione, anche a Kampala\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Gliel\u2019ha mai detto a quel signore che era della famiglia produttrice?<\/b><br \/>\u00abNo, non gliel\u2019ho mai detto. Da questo punto di vista sono sempre stata molto \u201cbasso profilo\u201d.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Che cosa l\u2019ha riportata a Trento e in azienda?<\/b><br \/>\u00abIl richiamo delle montagne, della famiglia, delle bollicine in cui sono cresciuta e che mi hanno sempre affascinato \u00e8 rimasto fortissimo.\u00a0In particolare mio zio Gino \u2013 lo zio che non aveva figli e che telefonava un po\u2019 a tutti noi sparsi per il mondo per \u201crichiamarci all\u2019ovile\u201d \u2013 mi ha proposto di rientrare e di assumere il ruolo di responsabile comunicazione. Ho accettato con grande piacere e cos\u00ec \u00e8 iniziata questa avventura imprenditoriale in famiglia\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nella vostra storia familiare colpisce il fatto che ogni generazione lasci spazio relativamente giovane a quella successiva. Perch\u00e9?<\/b><br \/>\u00abA me sembra una scelta estremamente lungimirante e spero che avremo la stessa lucidit\u00e0 quando sar\u00e0 il nostro momento.\u00a0Il nonno (Bruno Lunelli, ndr) ha lasciato quando si \u00e8 trattato di costruire la nuova cantina a Ravina, l\u2019attuale sede, portando l\u2019attivit\u00e0 fuori dal centro storico di Trento. Disse che era un\u2019avventura per giovani che hanno tutta la vita davanti, non per una persona della sua et\u00e0, allora quasi sessantenne.\u00a0Allo stesso modo, mio padre Mauro e i miei zii hanno passato la mano relativamente giovani, pur restando presenti: hanno ancora il loro ufficio in cantina, sono una bella presenza per tutta l\u2019azienda e sono sempre disponibili per una parola o un consiglio. Per\u00f2 l\u2019operativit\u00e0 l\u2019hanno lasciata a chi pu\u00f2 leggere meglio il mercato dei prossimi 10, 20, 30 anni\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Avete anche siglato un patto di famiglia che regola il passaggio generazionale e i ruoli in azienda. Come funziona?<\/b><br \/>\u00abCi siamo seduti, ormai diversi anni fa, tutti insieme \u2013 familiari azionisti e familiari operativi \u2013 per fissare regole condivise.\u00a0Abbiamo disciplinato il passaggio generazionale, il trasferimento delle quote e pi\u00f9 in generale i rapporti tra azienda e famiglia, con l\u2019obiettivo che la famiglia sia un motore e non un freno.\u00a0C\u2019\u00e8 anche una clausola importante: quella di non avere i coniugi come manager operativi in azienda. Alla terza generazione \u2013 e con la quarta che avanza \u2013 la famiglia \u00e8 gi\u00e0 complessa, con molti attori. Evitare di portare in azienda eventuali separazioni, divorzi o questioni strettamente personali ci \u00e8 sembrato un modo saggio per prevenire problemi.\u00a0Ai nostri figli chiederemo, prima di essere considerati per ruoli manageriali, un percorso di studi coerente e esperienze lavorative esterne all\u2019azienda\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Torniamo alle origini. Nel 1902 vengono presentate le prime bottiglie di bollicine a Trento, che all\u2019epoca si potevano chiamare Champagne. Chi era Giulio Ferrari?<\/b><br \/>\u00abGiulio Ferrari \u00e8 stato un pioniere, un visionario molto contemporaneo. Era un ragazzo che, giovanissimo, studia all\u2019Imperial Regia Scuola Agraria di San Michele all\u2019Adige e poi prosegue gli studi di enologia a Geisenheim, in Germania, e a Montpellier, in Francia.\u00a0Durante il periodo in Francia fa quello che oggi chiameremmo uno stage in Champagne. \u00c8 l\u00ec che matura l\u2019intuizione alla base non solo della nostra cantina, ma dell\u2019intero sistema Trentodoc: l\u2019idea che il suo Trentino, pur essendo mille chilometri pi\u00f9 a sud, grazie alla montagna e alle forti escursioni termiche fra giorno e notte, sia un territorio ideale per creare bollicine metodo classico di grandissima qualit\u00e0.\u00a0All\u2019epoca, anche prodotte fuori dalla regione francese, quelle bollicine potevano ancora chiamarsi \u201cChampagne\u201d.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nella storia di famiglia un\u2019altra data chiave \u00e8 il 1952, quando l\u2019azienda di Giulio Ferrari diventa di propriet\u00e0 di suo nonno Bruno Lunelli. Com\u2019\u00e8 avvenuto il passaggio?<\/b><br \/>\u00abMio nonno Bruno era un commerciante di vini. Aveva iniziato come garzone nel negozio della famiglia di Cesare Battisti, il celebre irredentista trentino, e dal 1927 aveva aperto l\u2019Enoteca Lunelli, il punto di riferimento a Trento per il vino. Era cliente di Giulio Ferrari, che\u00a0non aveva figli: arrivato a un\u2019et\u00e0 avanzata, si pose il problema della successione. Il nonno aveva molti punti di forza: era trentino, nel 1952 aveva gi\u00e0 cinque figli, era estremamente competente nel mondo del vino. Quello che gli mancava era il capitale per fare un investimento cos\u00ec importante.\u00a0Da qui le cambiali: i miei zii raccontano ancora la sera in cui torn\u00f2 a casa dicendo di aver acquistato le cantine Ferrari, dopo aver firmato una mole importante di cambiali. In pochi anni, grazie al lavoro e alla collaborazione tra Giulio Ferrari, rigorosissimo sulla qualit\u00e0, e il nonno, con forte spirito imprenditoriale, il debito fu estinto e l\u2019azienda crebbe molto, senza mai scendere a compromessi sulla qualit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>All\u2019epoca si producevano poco meno di 9.000 bottiglie. Oggi sono milioni. Quanto ha contato la comunicazione in questa crescita?<\/b><br \/>\u00abSiamo stati antesignani nel capire che si poteva fare comunicazione nel mondo del vino senza che questo andasse a discapito della qualit\u00e0. Oltre al passaparola legato al prodotto, c\u2019\u00e8 stato il fatto che le nostre bottiglie sono state scelte per eventi importanti, e noi abbiamo saputo dar loro risonanza: penso al brindisi in campo al Santiago Bernabeu, nell\u201982, dopo la vittoria dell\u2019Italia ai Mondiali, o al presidente Pertini che si chiede perch\u00e9 un presidente della Repubblica italiana debba accogliere i suoi ospiti con lo Champagne in un Paese che produce ottime bollicine, e sceglie Ferrari come brindisi del Quirinale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>In famiglia si racconta anche di un nonno sul campanile che lanciava volantini\u2026<\/b><br \/>\u00abS\u00ec, \u00e8 vero. Il nonno \u00e8 stato molto creativo fin dagli inizi. Una delle sue prime \u201ccampagne\u201d di comunicazione, negli anni \u201930, fu salire sulla torre di Piazza Duomo a Trento e lasciare cadere dei volantini che pubblicizzavano la sua enoteca proprio all\u2019uscita della messa principale della domenica.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ci sono stati anche momenti difficili?<\/b><br \/>\u00abUno dei pi\u00f9 difficili risale al 1967. Ci fu un grande scandalo di contraffazione del vino da parte di un\u2019azienda di Dosimo, in provincia di Cremona, che si chiamava Ferrari. All\u2019epoca i marchi non erano tutelati come oggi. Questi vini \u201cFerrari\u201d \u2013 che non avevano nulla a che vedere con noi \u2013 finirono al centro di un caso giudiziario con grande eco mediatica. In famiglia ci si chiese se cambiare la ragione sociale da Ferrari a Lunelli, tanto era il discredito che ricadeva sul nome \u201cFerrari\u201d. Alla fine si scelse di mantenere il marchio, che era gi\u00e0 forte e sinonimo di qualit\u00e0, e addirittura di aumentare la dimensione della scritta \u201cFerrari\u201d in etichetta per distinguere con chiarezza Ferrari Trento dalla Ferrari di Dosimo. La storia ha dato ragione a questa scelta\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>In questi anni ha incontrato tante persone e contesti diversi: c\u2019\u00e8 un aneddoto che le \u00e8 rimasto nel cuore?<\/b><br \/>\u00abNe avrei molti. Penso alla serata fantastica al party di Elton John in occasione degli Oscar, dove sono andata con mio cugino Matteo, o agli Emmy Awards, di cui siamo stati brindisi ufficiale per diversi anni.\u00a0Anche Villa Margon ha vissuto momenti speciali: un vertice tra il primo ministro italiano e quello francese, e una cena in onore del presidente Ciampi in cui ci siamo molto spaventati. Era agosto, faceva molto caldo, lui aveva avuto una giornata pesante e, a un certo punto, ha avuto un leggero malore.\u00a0Accompagnato dalla signora Franca si \u00e8 accomodato sul letto nella stanza accanto. Per fortuna non era nulla di grave. Il giorno dopo, alla stampa che gli chiedeva dell\u2019episodio, ha risposto che non era nulla, che voleva solo sdraiarsi sul letto che era stato dell\u2019imperatore Carlo V prima di lui. Una battuta che racconta benissimo la sua grandezza\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Domanda d\u2019obbligo: essere donna in un mondo, quello del vino, storicamente maschile \u00e8 stato pi\u00f9 difficile? Si \u00e8 sentita di dover dimostrare di pi\u00f9?<\/b><br \/>\u00abSarebbe bello che questa domanda non fosse pi\u00f9 necessaria, ma oggi \u00e8 ancora doverosa. Il tema del genere nel vino \u2013 come in quasi tutti i settori \u2013 non \u00e8 risolto.\u00a0La percentuale di donne, soprattutto in posizioni dirigenziali, \u00e8 bassa ovunque. Nel vino, pi\u00f9 o meno il 30 per cento delle cantine \u00e8 a guida femminile: un numero non pessimo, ma finch\u00e9 non sar\u00e0 il 50 per cento non possiamo dirci soddisfatti. Se poi andiamo a vedere, le cantine guidate da donne sono spesso realt\u00e0 pi\u00f9 piccole. Il bicchiere mezzo pieno \u00e8 che, in media, sono molto attente alla qualit\u00e0 e alla sostenibilit\u00e0.\u00a0Io personalmente non mi sono mai sentita discriminata, ma sicuramente ho messo tanto impegno in quello che facevo per dimostrare di essere all\u2019altezza\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>C\u2019\u00e8 poi il tema del bilanciamento vita\u2013lavoro, che spesso pesa ancora soprattutto sulle donne. Lei ha tre figli: com\u2019\u00e8 andata?<\/b><br \/>\u00abIo ho una grandissima fortuna: ho condiviso il progetto di creare una famiglia con mio marito Stefano, che \u00e8 pi\u00f9 che presente. Dividiamo in maniera davvero equa il carico della gestione familiare, in particolare tutto ci\u00f2 che riguarda i figli.\u00a0Se devo essere onesta, lui fa anche qualcosa pi\u00f9 di me, perch\u00e9 il mio \u00e8 un lavoro che richiede moltissimo tempo: viaggi, spostamenti, cene, tanti impegni belli ma impegnativi. Mi sento privilegiata.\u00a0Resta il fatto che, in generale, il lavoro di cura della famiglia ricade ancora in modo prevalente sulle donne. In azienda stiamo cominciando ad affrontare il tema: stiamo facendo l\u2019assessment per ottenere la certificazione di genere UNI\/PdR 125. \u00c8 solo un inizio, ma \u00e8 importante che ci sia attenzione anche a livello aziendale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Le faccio le ultime tre domande. La prima: litigate mai con i cugini, con suo fratello?<\/b><br \/>\u00abAssolutamente s\u00ec. Sarebbe poco sano non avere momenti di confronto. In una famiglia i toni talvolta sono pi\u00f9 accesi che tra semplici colleghi. L\u2019importante \u00e8 che la stima reciproca e l\u2019affetto prevalgano sulle singole questioni: un accordo si trova sempre. Paradossalmente litighiamo pi\u00f9 spesso su cose non particolarmente significative. Sulle scelte di fondo siamo sempre stati molto allineati\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La seconda: che cosa le fa davvero paura?<\/b><br \/>\u00abQuello che mi terrorizza, come credo qualsiasi mamma e qualsiasi genitore, \u00e8 che possa accadere qualcosa a uno dei miei figli\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La terza: un sogno, un obiettivo che le piacerebbe ancora realizzare?<\/b><br \/>\u00abMi piacerebbe che, fra cinquant\u2019anni, chi si trover\u00e0 al mio posto potesse ancora scegliere \u201ceccellenza\u201d come parola ispiratrice per raccontare il nostro gruppo e il nostro lavoro\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-12-27T06:30:04+01:00\">27 dicembre 2025<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di\u00a0Alessandra Dal Monte La direttrice Comunicazione e relazioni esterne del gruppo trentino si racconta nel quarto episodio 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