{"id":280228,"date":"2025-12-27T20:32:11","date_gmt":"2025-12-27T20:32:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/280228\/"},"modified":"2025-12-27T20:32:11","modified_gmt":"2025-12-27T20:32:11","slug":"la-verita-45","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/280228\/","title":{"rendered":"| La Verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Veniamo al profeta, <strong>Pellegrino Artusi<\/strong>, il <strong>Garibaldi<\/strong> della cucina tricolore. Scrivendo il libro La scienza in cucina e l\u2019arte di mangiar bene (1891), l\u2019uomo di Forlimpopoli trapiantato a Firenze cre\u00f2 un\u2019identit\u00e0 gastronomica comune nel Paese da poco unificato, raccogliendo le ricette tradizionali delle varie Regioni &#8211; e subregioni &#8211; italiane valorizzando le tipicit\u00e0 e diffondendone la conoscenza. \u00c8 cos\u00ec che suscit\u00f2 uno slancio di orgoglio nazionale per le diverse cucine italiane che, nei secoli, si sono caratterizzate ognuna in maniera diversa, attraverso i vari coinvolgimenti storici, la civilt\u00e0 contadina, la cucina di corte (anche papale), quella borghese, le benefiche infiltrazioni e contaminazioni di popoli e cucine d\u2019oltralpe e d\u2019oltremare, e, perch\u00e9 no, anche attraverso la fame e la povert\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Orio Vergani<\/strong>, il custode, giornalista e scrittore milanese (1898-1960), \u00e8 una figura di grande rilievo nella storia della cucina patria. Fu lui insieme ad altri innamorati a intuire negli anni Cinquanta del secolo scorso il rischio che correvano le buone tavole del Bel Paese minacciate dalla omologazione e dall\u2019appiattimento dei gusti, insidiate da una cucina industriale e standardizzata. Fu lui a distinguere i pericoli nel turismo di massa e nell\u2019alta marea della modernizzazione. Il timore e l\u2019allarme sacrosanto di <strong>Vergani<\/strong> erano dettati dalla paura di perdere a tavola l\u2019autenticit\u00e0, la qualit\u00e0 e il legame col territorio della nostra tradizione gastronomica. Per combattere la minaccia, l\u2019invitato speciale fond\u00f2 nel 1953 l\u2019Accademia italiana della cucina sottolineando gi\u00e0 nel nome la diversit\u00e0 dell\u2019arte culinaria nelle varie parti d\u2019Italia.<\/p>\n<p>L\u2019Accademia, istituzione culturale della Repubblica italiana, continua al giorno d\u2019oggi, con le sue delegazioni in sessanta Paesi del mondo e gli 8.000 soci, a portare avanti il buon nome della cucina italiana. Non \u00e8 un caso se a sostenere il progetto all\u2019Unesco siano stati tre attori, due dei quali legati al \u00abprofeta\u00bb romagnolo e al \u00abcustode\u00bb milanese: la Fondazione Casa Artusi di Forlimpopoli e l\u2019Accademia italiana della cucina nata, appunto, dall\u2019intuizione di <strong>Orio Vergani<\/strong>. Terzo attore \u00e8 la rivista La cucina Italiana, fondata nel 1929. <strong>Paolo Petroni<\/strong>, presidente dell\u2019Accademia, commenta: \u00abIl riconoscimento dell\u2019Unesco rappresenta una grandissima medaglia al valore, per noi. La festeggeremo il terzo gioved\u00ec di marzo in tutte le delegazioni del mondo e nelle sedi diplomatiche con una cena basata sulla convivialit\u00e0 e sulla socialit\u00e0. Il menu? Libero. Ogni delegazione lo rapporter\u00e0 al territorio e alla tradizione.<\/p>\n<p>L\u2019Unesco ha riconosciuto la cucina italiana patrimonio immateriale andando oltre alle ricette e al semplice nutrimento, considerandola un sistema culturale, rafforzando il ruolo dell\u2019Italia come ambasciatrice di un modello culturale nel mondo in quanto la nostra cucina \u00e8 una pratica sociale viva, che trasmette memoria, identit\u00e0 e legame con il territorio, valorizzando la convivialit\u00e0, i rituali, la condivisione famigliare, come il pranzo della domenica, la stagionalit\u00e0 e i gesti quotidiani, oltre a promuovere inclusione e sostenibilit\u00e0 attraverso ricette antispreco tramandate da generazione in generazione. Il riconoscimento non celebra piatti specifici come \u00e8 stato fatto con altri Paesi, ma l\u2019intera arte culinaria e culturale che lega comunit\u00e0, famiglie e territori attraverso il cibo. Riconosce l\u2019intelligenza delle ricette tradizionali nate dalla povert\u00e0 contadina, che insegnano a non sprecare nulla, un concetto di sostenibilit\u00e0 ancestrale. Incarna il legame tra la natura, le risorse locali e le tradizioni culturali, riflettendo la diversit\u00e0 dei paesaggi italiani\u00bb.<\/p>\n<p>Peccato che non tutti la pensino cos\u00ec, vedi l\u2019attacco del critico e scrittore britannico di gastronomia <strong>Giles Coren<\/strong> sul Times. Dopo aver bene intinto la penna nell\u2019iperbole, nella satira e nell\u2019insulto, <strong>Coren<\/strong> \u00e8 partito all\u2019attacco alla baionetta contro, parole sue, il riconoscimento assegnato dall\u2019Unesco, riconoscimento prevedibile, servile, ottuso e irritante. Dice l\u2019opinionista prendendosela anche con i suoi connazionali snob: \u00abDa quando scrivo di ristoranti, combatto contro la presunta supremazia del cibo italiano. Perch\u00e9 \u00e8 un mito, un miraggio, una bugia alimentata da inglesi dell\u2019alta borghesia che, all\u2019inizio degli anni Novanta, trasferirono le loro residenze estive in Toscana\u00bb.<\/p>\n<p>Risponde <strong>Petroni<\/strong>: \u00abCredo che l\u2019articolo di <strong>Coren<\/strong> sia una burla, lo scherzo di uno che in fondo, e lo ha dimostrato in altri articoli, apprezza la cucina italiana. Per etichettare il tutto come burla, basta leggere la parte in cui elogia la cucina inglese candidandola al riconoscimento Unesco per il valore culturale del \u201ctoast bruciato appena prima che scatti l\u2019allarme antincendio\u201d, gli \u201cspaghetti con il ketchup\u201d, il \u201cBarolo britannico\u201d, i \u201cnoodles cinesi incollati alla tovaglia\u201d e altre perle di questo genere. C\u2019\u00e8 da sottolineare, invece, che la risposta dell\u2019Unesco \u00e8 stata unanime: i 24 membri del comitato intergovernativo per la salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale hanno votato all\u2019unanimit\u00e0 in favore della cucina italiana. Non c\u2019\u00e8 stato nemmeno un astenuto. La prima richiesta fu bocciata. Nel 2023 l\u2019abbiamo ripresentata. \u00c8 la parola \u201cimmateriale\u201d che ci blocc\u00f2. \u00c8 difficile definire una cucina immateriale senza cadere nel materiale. Per esempio l\u2019Unesco non ha dato il riconoscimento alla pizza in quanto pizza, ma all\u2019arte napoletana della pizza. Il cammino \u00e8 stato molto difficile ma, alla fine, siamo riusciti a unificare la pratica quotidiana, i gesti, le parole, i rituali di una cucina variegata e il risultato c\u2019\u00e8 stato. La cucina italiana \u00e8 la prima premiata dall\u2019Unesco in tutta la sua interezza\u00bb.<\/p>\n<p>Se<strong> Coren<\/strong> ha scherzato, <strong>Alberto Grandi<\/strong>, docente all\u2019Universit\u00e0 di Parma, autore del libro La cucina italiana non esiste, \u00e8 andato gi\u00f9 pesante nell\u2019articolo su The Guardian. Basta il titolo per capire quanto: \u00abIl mito della cucina tradizionale italiana ha sedotto il mondo. La verit\u00e0 \u00e8 ben diversa\u00bb. \u00ab<strong>Grandi<\/strong> \u00e8 arrivato a dire che la pizza l\u2019hanno inventata gli americani e che il vero grana si trova nel Wisconsin. Che la cucina italiana non risalga al tempo dei Romani lo sanno tutti. Prima della scoperta dell\u2019America, la cucina era un\u2019altra cosa. Quella odierna nasce nell\u2019Ottocento da forni e fornelli borghesi. Se si rimane alla civilt\u00e0 contadina, si rimane alle zuppe o poco pi\u00f9. Le classi povere non avevano carne da mangiare\u00bb. <strong>Petroni<\/strong> conclude levandosi un sassolino dalla scarpa: l\u2019esultanza dei cuochi stellati, i \u00abcappelloni\u00bb, come li chiama, \u00e8 comprensibile ma loro non c\u2019entrano: \u00abSono contento che approvino il riconoscimento, ma sia chiaro che questo va alla cucina italiana famigliare, domestica\u00bb.<\/p>\n<p>A chi si deve il maggior merito del riconoscimento Unesco? \u00abA <strong>Maddalena Fossati<\/strong>, la direttrice de La cucina italiana. \u00c8 stata lei a rivolgersi all\u2019Accademia e alla Fondazione Casa Artusi. Il documento l\u2019abbiamo preparato con il prezioso aiuto di <strong>Massimo Montanari<\/strong>, accademico onorario, docente all\u2019Universit\u00e0 di Bologna, e presentato con il sostegno del sottosegretario alla Cultura, <strong>Gianmarco Mazzi<\/strong>\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Veniamo al profeta, Pellegrino Artusi, il Garibaldi della cucina tricolore. 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