{"id":280625,"date":"2025-12-28T03:21:24","date_gmt":"2025-12-28T03:21:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/280625\/"},"modified":"2025-12-28T03:21:24","modified_gmt":"2025-12-28T03:21:24","slug":"ecce-bombo-1978-di-nanni-moretti-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/280625\/","title":{"rendered":"Ecce Bombo (1978) di Nanni Moretti &#8211; Recensione"},"content":{"rendered":"<p>Quarantasette anni fa, con <strong>Ecce Bombo<\/strong>, Nanni Moretti abbandonava l\u2019autoproclamata autarchia per entrare a pie\u2019 pari nel cinema industriale: lo faceva senza rinunciare a un\u2019oncia della propria poetica e dell\u2019approccio non didattico alla costruzione dell\u2019immagine, cercando le traiettorie giuste per raccontare una generazione gi\u00e0 sconfitta, utopista e cinica allo stesso tempo.\u201c<strong>Ma come sono fatto male\u201d<\/strong>Il film descrive le giornate di Michele, studente universitario, i suoi rapporti con i genitori e la sorella Valentina, quelli con le ragazze e la sua vita di gruppo. Vediamo lui e i suoi amici discutere del pi\u00f9 e del meno ai tavoli di un bar o parlare dai microfoni di una radio privata. Assistiamo alle discussioni suscitate nella famiglia di Michele dalla decisione di Valentina di partecipare all\u2019occupazione di una scuola, alla bizzarra corte che Michele fa alla ragazza di un suo amico, ai tentativi del giovane e dei suoi compagni di aiutare una schizofrenica, Olga, a vincere la sua malattia, a una stravagante sessione d\u2019esami, a sedute collettive di autocoscienza e di autoconfessione. [sinossi]<\/p>\n<p>\u201cEcce Bombo\u201d, urla a un orario improbabile lo stracciarolo che in bicicletta passa accanto a Michele e al suo gruppo di amici; hanno trascorso la notte svegli solo per poter vedere il sorgere del sole, ma hanno sbagliato direzione e la palla infuocata gli \u00e8 spuntata alle spalle. Non ha da subito un gran rapporto con il sol dell\u2019avvenire Michele\/Nanni, visto che gli sfuggir\u00e0 anche nel finale di <strong><a href=\"https:\/\/quinlan.it\/2016\/11\/23\/palombella-rossa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Palombella rossa<\/a> <\/strong>un decennio pi\u00f9 tardi, ma la metafora attraversa l\u2019intera filmografia di Moretti, come testimonia quel <strong><a href=\"https:\/\/quinlan.it\/2023\/04\/22\/il-sol-dellavvenire\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Il sol dell\u2019avvenire<\/a><\/strong> che \u00e8 per ora l\u2019ultimo parto creativo del regista romano, in attesa del prossimo <strong>Succeder\u00e0 questa notte<\/strong>, con ogni probabilit\u00e0 come da consolidata tradizione in concorso al festival di Cannes. Sempre sulla Croisette approd\u00f2 nel 1978 <strong>Ecce Bombo<\/strong>, prima volta in competizione per Moretti che se la dovette vedere tra gli altri con <strong>L\u2019australiano<\/strong> di Jerzy Skolimowski, <strong>L\u2019impero della passione<\/strong> di Nagisa \u014cshima, <strong>Despair<\/strong> di Rainer Werner Fassbinder, <strong>Violette Nozi\u00e8re<\/strong> di Claude Chabrol, <strong>Tornando a casa<\/strong> di Hal Ashby, <strong>El recurso del m\u00e9todo<\/strong> di Miguel Litt\u00edn e \u2013 per restare alla componente italiana \u2013 <strong>Ciao maschio<\/strong> di Marco Ferreri e il trionfatore <strong>L\u2019albero degli zoccoli<\/strong> di Ermanno Olmi. Nessuno, nel cinema italiano, aveva mai deciso di declamare con la nettezza cristallina di Nanni Moretti: il suo Michele Apicella pu\u00f2 anche tentennare, come sottolinea in maniera sublime quel passaggio entrato di diritto nella storia dialettica del cinema italiano in cui parlando al telefono con qualcuno il ragazzo (si) chiede \u201cMi si nota di pi\u00f9 se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?\u201d, ma non ha alcun timore di mostrare sicumera (\u201cPiccola, perch\u00e9 piangi? Perch\u00e9 sono un grande artista?\u201d), fungendo da ideale capobranco per il gruppo di coetanei con cui si accompagna, sperando di ammazzare quel tempo che procede inesorabile, e che non lascia scampo nemmanco la notte \u2013 il padre che nel deliquio onirico canta <strong>Anna <\/strong>di Lucio Battisti. Quello che pu\u00f2 essere considerato il secondo esordio di Moretti, visto che <strong>Io sono un autarchico<\/strong> era stato portato a termine in maniera completamente autonoma, facendosi poi notare grazie al circuito dei cineclub (qui invece si ha a che fare con una produzione in piena regola, del tutto intessuta negli intrecci dell\u2019industria nazionale), contiene gi\u00e0 una dichiarazione d\u2019intenti, una sfida tutt\u2019altro che velleitaria al sistema d\u2019immagini in vigore.<\/p>\n<p>Come sar\u00e0 per l\u2019intera epopea di Apicella, l\u2019alter ego che \u201cmorir\u00e0\u201d idealmente di ritorno da una trasferta con la squadra di pallanuoto ad Acireale nel succitato <strong>Palombella rossa<\/strong>, anche <strong>Ecce Bombo<\/strong> si confronta direttamente con il suo tempo, in una dialettica incessante con il contemporaneo, le sue urgenze, le sue distonie, l\u2019abitudine che porta con s\u00e9. Se l\u2019ideale cinematografico non pu\u00f2 che derivare dall\u2019esperienza flaianian-felliniana de <strong><a href=\"https:\/\/quinlan.it\/2020\/01\/20\/i-vitelloni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">I vitelloni<\/a><\/strong> \u2013 anche Michele e la sua accolita passano il tempo a bivaccare, cercando un film da andare a vedere, prendendo in giro una povera sconosciuta al telefono, tentando paradossali gruppi di autonalisi collettiva e via discorrendo \u2013 la fine degli anni Settanta \u00e8 un\u2019epoca di totale conflitto, anche in seno alla stessa sinistra. C\u2019\u00e8 stata una promessa di rivoluzione, solo un decennio prima, che \u00e8 rimasta lettera morta e il mondo giovanile sta cercando di trovare le coordinate espressive per rivendicare uno spazio che non sa poi forse gestire: Moretti coglie quell\u2019inadeguatezza del vivere attraverso pochi dialoghi (\u201cgiro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose\u201d), l\u2019illuminante e contraddittorio \u00abFestival della Felicit\u00e0\u00bb in cui ognuno \u00e8 depresso e disperato, e quell\u2019ultimo inutile tentativo di essere collettivo per andare a trovare Olga, che sta vivendo un momento difficile ma che nessuno \u2013 Apicella a parte \u2013 raggiunger\u00e0 perch\u00e9 distratto da qualcos\u2019altro, una balera estiva, una partita a pallone, un cocomeraro. Nel suo grottesco e un po\u2019 dimesso ghigno <strong>Ecce Bombo<\/strong> immortala un periodo storico, fungendo in qualche misura da pari e contraltare delle opere coeve di <a href=\"https:\/\/quinlan.it\/2017\/04\/23\/degli-innominabili-figli-dieci-anni-dalla-morte-alberto-grifi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Alberto Grifi<\/a>, come <strong>Il festival del proletariato giovanile al Parco Lambro <\/strong>o <strong>Lia<\/strong> \u2013 la cui protagonista ricorda molto da vicino la timbrica e l\u2019eloquio dei personaggi morettiani: il regista di <strong>Sogni d\u2019oro <\/strong>e <strong><a href=\"https:\/\/quinlan.it\/2021\/05\/04\/bianca\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Bianca<\/a><\/strong> \u00e8 ancora alla ricerca di un posizionamento allo stesso tempo dentro e fuori dallo schema istituzionale, non s\u2019\u00e8 fatto megafono di un \u201cpopolo\u201d come accadr\u00e0 nei decenni a venire. C\u2019\u00e8 ancora un personaggio che funge da schermo del \u201cvero\u201d come Michele Apicella, che non certo a caso morr\u00e0 proprio a un passo dal crollo del Muro di Berlino e dell\u2019Unione Sovietica, quando un nuovo percorso dovr\u00e0 essere intrapreso, dapprima mettendosi direttamente in gioco \u2013 <strong>Caro diario<\/strong> e <strong>Aprile<\/strong> \u2013 quindi cercando rifugio nella narrazione pi\u00f9 classicamente intesa, quasi che il personale politico non si possa pi\u00f9 trasformare in collettivo.<\/p>\n<p>L\u2019Italia che si intravvede in <strong>Ecce Bombo<\/strong> \u00e8 la pallida eco di qualcosa di realmente esistito e vissuto, e ora ridotto a guscio vuoto, a rituale (anti)sistemico; per questo Michele pu\u00f2 prendere in giro l\u2019occupazione del liceo della sorella minore, per questo la preparazione per l\u2019esame di maturit\u00e0 ha lo stesso valore dell\u2019elencazione dei giocatori della nazionale di calcio. Non si \u00e8 pi\u00f9 giovani, si \u00e8 imparato a \u201cfare il giovane\u201d, a interpretare un ruolo destinato alla societ\u00e0, costruito in un sistema mediatico ottundente, che destina spazi e tempi anche alla supposta controcultura, o a ci\u00f2 che ne resta. Tutto \u00e8 falso, sottolinea Moretti, anche nella parte di mondo di cui fa parte lui stesso: se <strong>Io sono un autarchico<\/strong> si faceva beffe del teatro sperimentale e dell\u2019indipendenza dei giovani (\u201cCom\u2019\u00e8 buono il budino di pap\u00e0!\u201d), <strong>Ecce Bombo<\/strong> passa in rassegna un tentativo di liberazione dagli schemi usurati della borghesia che non si rende neanche conto di essere a sua volta un prodotto della medesima societ\u00e0 borghese e liberale. Apicella quella consapevolezza ce l\u2019ha, ma a sua volta non sa cosa farsene se non riportando tutto a un egotismo accentratore, in particolar modo per quel che concerne gli affari intimi \u2013 e non a caso il film si apre su Michele che va a trovare la fidanzata sul set di un brutto film italiano met\u00e0 demenziale met\u00e0 erotico. Come paleser\u00e0 nel successivo <strong>Sogni d\u2019oro<\/strong>, trovandosi da solo di fronte a una telecamera, Moretti vuole urlare disperatamente la propria esistenza al mondo, e se lo fa mascherando il tutto in una cornice da commedia sarcastica non rinuncia a un\u2019introspezione spiazzante, cos\u00ec improvvisa e pura da apparire quasi brutale: si pensi in tal senso alla rappresentazione tutt\u2019altro che banale del personaggio di Olga, l\u2019amica di Mirko che il ragazzo ospita in casa e che soffre di schizofrenia. Nel suo mutismo, nella sua incapacit\u00e0 di comprendere il velleitario comportamento di Mirko e degli altri \u2013 \u00e8 lei ad apostrofarli in modo duro quando li trova impegnati in scherzi telefonici, neanche fossero dei dodicenni \u2013, si cela il pudore di Moretti, cos\u00ec artisticamente rovesciato in gigionismo nel personaggio di Michele ma in realt\u00e0 in grado di muoversi sottopelle.<\/p>\n<p>\u00c8 questa pudicizia, questo candore improvviso e in grado di ribaltare le prospettive preordinate ad aver permesso a <strong>Ecce Bombo<\/strong> di librarsi al di sopra dei suoi contemporanei per dimostrare che era possibile centrare il punto della questione \u2013 la disquisizione sulla tragedia di una nazione in balia del capitalismo pi\u00f9 omogeneizzante. E allora aveva con ogni probabilit\u00e0 ragione Mario Monicelli, con cui Moretti si confront\u00f2 in una puntata del televisivo <strong>Match<\/strong> presentato e moderato da Alberto Arbasino (uscendone \u201csconfitto\u201d, in un passaggio su cui il regista ragioner\u00e0 sempre ricorrendo al grottesco in <strong>Sogni d\u2019oro<\/strong>, nella disfida tra Apicella e il collega Gigio Cimino), quando sugger\u00ec come nonostante la ritrosia dell\u2019altro fosse proprio Moretti il pi\u00f9 degno prosecutore della commedia all\u2019italiana. Perch\u00e9 la radiografia acuta della societ\u00e0 in grado di tenere insieme comico, patetico e tragico che fu il motore della commedia all\u2019italiana \u00e8 al centro anche del cinema di Moretti, in particolar modo quello che viene alla luce con <strong>Io sono un autarchico<\/strong> e termina con <strong>Palombella rossa<\/strong>. <strong>Ecce Bombo<\/strong> \u00e8 un film logorroico, cos\u00ec estenuante nella battuta da aver sfornato un numero impressionante di modi di dire o di freddure utilizzabili nel dialogo quotidiano (qualcuno \u00e8 stato gi\u00e0 citato prima, impossibile non aggiungere almeno \u201cMa che siamo in un film di Alberto Sordi?\u201d, \u201cSilvia, non \u2018la\u2019 Silvia!\u201d, \u201cTi volevo dire se ci potevamo vedere per innamorarci di me\u201d, \u201cC\u2019\u00e8 questo amico mio etiope\u2026\u201d), in cui i personaggi non tengono a freno la lingua per non rendersi conto del vuoto delle rispettive esistenze. Anche il cinema italiano s\u2019\u00e8 fatto vuoto, suggerisce Moretti, che non perde occasione per mettere alla berlina alcuni clich\u00e9 della produzione decadente del periodo: ecco dunque l\u2019insofferenza verso i film \u201cnel\u201d nazismo e \u201csul\u201d nazismo, che Michele sottolinea durante la famosa notte in attesa dell\u2019alba che non verr\u00e0 mai; ecco quel \u201cFa molto Fellini, vero? Che bello!\u201d, che racchiude un omaggio e un amorevole sberleffo allo stesso tempo; ecco il gi\u00e0 citato finto set di un film che gi\u00e0 si prospetta abominevole, ma che tutti girano perch\u00e9 \u201cin fondo \u00e8 lavoro\u201d. Figlio per l\u2019appunto della commedia all\u2019italiana Moretti cerca con ostinazione una propria via espressiva, e dunque costruisce la sua maschera ideale su di s\u00e9, i suoi amici, il suo mondo, la sua Roma \u2013 c\u2019\u00e8 anche qui quel quartiere Prati che tanto spazio trover\u00e0 nel suo cinema. Se non si pu\u00f2 uscire dalla borghesia, con il suo fascino discreto, allora tanto vale accettarne la verit\u00e0, e non nascondersi pi\u00f9 dietro il cinema: anche Michele \u00e8 come suo padre, anche lui spia la sorella invidiandole un tempo che non ha saputo vivere politicamente, anche lui finir\u00e0 a cantare nel sonno. O forse in macchina, come ne <strong>Il sol dell\u2019avvenire<\/strong>. Quel sole che non \u00e8 sorto mai, se non alle spalle.<\/p>\n<p><strong>Info<\/strong><br \/><strong>Ecce Bombo<\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=asmOOr15rB0\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">un trailer<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quarantasette anni fa, con Ecce Bombo, Nanni Moretti abbandonava l\u2019autoproclamata autarchia per entrare a pie\u2019 pari nel cinema&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":280626,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-280625","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-entertainment","9":"tag-film","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115795046266201843","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/280625","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=280625"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/280625\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/280626"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=280625"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=280625"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=280625"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}