{"id":280945,"date":"2025-12-28T09:14:16","date_gmt":"2025-12-28T09:14:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/280945\/"},"modified":"2025-12-28T09:14:16","modified_gmt":"2025-12-28T09:14:16","slug":"richter-deleuze-pancrazzi-elio-grazioli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/280945\/","title":{"rendered":"Richter, Deleuze, Pancrazzi | Elio Grazioli"},"content":{"rendered":"<p>La Fondazione Vuitton di Parigi ospita fino al 2 marzo 2026 una grande e bellissima mostra di Gerhard Richter. C\u2019\u00e8 tutto, in bell\u2019ordine, ben esposto e ben presentato nelle schede delle sezioni e delle singole opere. Una mostra davvero esemplare. Richter \u00e8 artista famosissimo, credo anche presso un vasto pubblico. \u00c8 stato definito come la versione europea, o tedesca, alla Pop Art, perch\u00e9 ha iniziato negli stessi inizi dei Sessanta, pi\u00f9 decisamente critico degli americani alla societ\u00e0 della merce e dei consumi, anche lui tornando alla figurazione prendendo le immagini da rotocalchi o comunque fotografiche.<\/p>\n<p>L\u2019ho visitata in compagnia di Riccardo Panattoni, filosofo, che, direttore del Centro di ricerca \u201cTiresia\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Verona, mi aveva invitato a una <a href=\"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/tiresia\/evento\/giornate-di-studio-sul-corso-di-gilles-deleuze-dedicato-alla-pittura-19-20-novembre-2025\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">giornata di studio<\/a> incentrata sul libro Sulla pittura di Gilles Deleuze (qui gi\u00e0 <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/deleuze-e-la-catastrofe-della-pittura\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">recensito da Massimo Don\u00e0<\/a>), che sarebbe stata il giorno dopo il nostro ritorno, per cui era nei nostri pensieri e discorsi. Per il mio intervento io avevo pensato all\u2019opera di Luca Pancrazzi, di cui avevo appena visto la triplice mostra in corso nelle tre sedi della galleria Marcorossi, a Milano, Verona e Torino (fino al 31 gennaio 2026), intervistando l\u2019artista per farne una recensione su questo sito. Lungo la visita della mostra di Richter coglievo alcuni aspetti che li confrontano e i pensieri mi si intrecciavano ad ogni sala.<\/p>\n<p>L\u2019opera di Richter sembra davvero l\u2019illustrazione perfetta del libro di Deleuze. Vale rileggere Sulla pittura sfogliando passo passo un catalogo di Richter: caos, catastrofe, grigio-germe, diagramma, colore, modulazione. La mostra inizia significativamente con un quadro \u201cfallito\u201d con nere pennellate rabbiose scarabocchiate su un tentativo sottostante considerato non riuscito. \u00c8 la catastrofe. Prima c\u2019era stato il caos dell\u2019Informale, che ora Richter voleva superare. Il passaggio avviene, come in Deleuze, attraverso il grigio, di cui Deleuze, con riferimento a Paul Klee, distingue una versione spenta e morta, il grigiume, da una viva e risolutiva, in cui gi\u00e0 vibrano i colori. Questo secondo grigio \u00e8 il paradigma che permette il salto \u2013 cos\u00ec viene descritto, ancora sulla scorta di Klee \u2013, non un ordine, ma l\u2019origine stessa, retroattivata, apr\u00e8s-coup, come si dice in francese, della pittura nella sua specificit\u00e0, nella sua forma, nel colore.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Richter passa al grigio e al tempo stesso \u201ctorna\u201d alla figurazione, ma \u00e8 un ritorno sui generis, retroattivo appunto, proprio perch\u00e9 basato su un\u2019immagine derivata, cio\u00e8 presa, come detto, da fonti fotografiche. La fotografia fa qui da ponte. Un ponte determinante, perch\u00e9 cambia tutto, cambia la pittura, la quale perde la sua specificit\u00e0 nel senso greenberghiano modernista del termine. Qui si esce da Deleuze.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"21ae4c13-8023-4525-ba6e-b8559fe9259b\" height=\"1000\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Richter, Zio Rudi, 1965.jpg\" width=\"564\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nRichter, Zio Rudi, 1965.<\/p>\n<p>Richter da allora esercita simultaneamente pittura e fotografia, in modo cos\u00ec stretto che potremmo parlare di un medium doppio. Richter lo dir\u00e0 con una delle sue frasi celebri, apparentemente lampante e in realt\u00e0 ambigua tanto da apparire misteriosa: \u201cFotografo con la pittura\u201d. Cosa significa fotografare con la pittura, se di fatto si dipingono fotografie? Significa appunto che le due non vanno pi\u00f9 distinte, sono un medium solo grazie al loro legame dato per indissolubile. Allora Richter dipinge delle fotografie, prima in grigio poi a colori, rielaborando l\u2019immagine, come si ricorder\u00e0, ripassandola con un pennello grande mentre \u00e8 ancora umida, facendola apparire come \u201csfocata\u201d \u2013 termine e peculiarit\u00e0 fotografici. Poi ritorna all\u2019astrazione, e allora il colore esplode insieme alla elaborazione, spatolate, pennellate vistose, grattamenti e quant\u2019altro. Ma anche questi dipinti comportano una parte \u201csfocata\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"94e8fc8f-997c-4c99-b6f2-032718278dc5\" height=\"415\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Richter, sala della mostra alla Fondazione Vuitton.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nRichter, sala della mostra alla Fondazione Vuitton, Parigi.<\/p>\n<p>Quindi prima ha sfocato l\u2019immagine poi ha sfocato la pittura. A volte ne rifotografa delle parti e le \u201ccopia\u201d ingrandendole di nuovo in pittura. Fotografa radente dei dettagli dei suoi dipinti e ne fa un libro fotografico. Poi passa della pittura astratta su delle fotografie e insomma non le disgiunge pi\u00f9. Fino all\u2019ultimo periodo, in cui si dedica al disegno, e attraverso di esso mette in gioco altri effetti fotografici che potremmo definire pi\u00f9 \u201cinconsci\u201d, da inconscio ottico.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Richter ha rappresentato dagli anni Settanta, ma ancor pi\u00f9 dagli Ottanta, il campione di tutta una progenie di artisti che hanno rifatto fotografie in pittura con intenti vari. Ora, basta paragonare questo lavorio sui medium al puro rapporto simulativo degli iperrealisti degli anni Sessanta e della Pictures Generation degli anni Ottanta per capire la posta in gioco: non competizione, non simulazione, per sintetizzare, ma vera e propria rielaborazione dell\u2019immagine e ripensamento del medium.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 il percorso formale, quello dei contenuti rappresentati apre un altro importante capitolo. Se ne \u00e8 discusso molto soprattutto rifacendosi all\u2019Atlas, ovvero alla raccolta di ritagli e fotografie che Richter ha costruito \u2013 e appunto sottolineo costruito \u2013 per decenni. Sorta di archivio, esso \u00e8 per\u00f2 anche un diario di lavoro in cui di nuovo tutto si intreccia: alle immagini storiche (famoso \u00e8 il ritratto dello zio in abiti militari nazisti, e i cicli sulla Bader Meinohf e sulle fotografie rubate del campo di concentramento nazista) si uniscono quelle che hanno attirato la sua attenzione (le candele, i teschi), quelle private (le mogli, i figli), quelle di dettagli di suoi dipinti, come del resto nella sua opera. Ma quello che colpisce nel parallelismo non \u00e8 tanto il mescolamento dei soggetti quanto l\u2019andirivieni che scombina la cronologia lineare, che mostra un Richter che torna sui propri passi, riprende e sviluppa, per poi continuare e di nuovo riprendere anche pi\u00f9 indietro. Non per niente in diverse occasioni \u2013 non in questa parigina, purtroppo \u2013 Richter ha esposto l\u2019Atlas stesso in grandi pannelli. \u00c8 l\u2019archivio che, frutto di rielaborazione, diventa forma e diventa opera tra le opere, o opera delle opere.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"563c04c2-9680-4688-a710-d0bec02c21a4\" height=\"557\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Richter, 18 ottobre 1977, 1988.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nRichter, 18 ottobre 1977, 1988.<\/p>\n<p>Ma quello che mi sembra pi\u00f9 importante in questo modo di procedere \u00e8 che lo sviluppo interno del lavoro artistico da un lato si ripercuote sulla memoria della storia e della biografia, dall\u2019altro procede secondo il continuo ripensamento di ci\u00f2 che di mano in mano si sviluppa su ci\u00f2 che si \u00e8 gi\u00e0 fatto, in un percorso di rinnovamento costante. Si ri-parte sempre dal presente, ma il passato ritorna e si rinnova senza sosta.<\/p>\n<p>Anche Luca Pancrazzi lavora in questo modo ed \u00e8 una sua peculiarit\u00e0. Ha un archivio smisurato, di materiali di vario tipo, anche lui, misto di ritagli e di fotografie scattate da lui stesso, a migliaia, di paesaggio soprattutto. Non c\u2019\u00e8 l\u2019aspetto personale, biografico, che \u00e8 sostituito da quello del lavoro artistico, l\u2019atelier, gli strumenti, i tavoli, le pareti, i giochi di luce e ombre nella stanza, le esposizioni. Questo diventa di mano in mano la fonte dei suoi dipinti e, appunto, torna di mano in mano che procede il suo sviluppo, la sua ricerca formale, per riprenderlo e rielaborarlo. Cos\u00ec si ritrovano gli \u201corizzonti\u201d negli anni, prima acquarellati, poi costruiti tridimensionalmente in maquette, poi disegnati, sia contemporaneamente sia variati a distanza di anni. Lo stesso per i paesaggi e gli altri soggetti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec nelle mostre odierne \u201ctorna\u201d il soggetto degli alberi, gi\u00e0 dipinto come parte dei paesaggi o nelle ombre di quelli di fronte alle grandi finestre dell\u2019atelier. Il fatto \u00e8 che sia per contenuto che per forma il lavoro si \u00e8 rinnovato. Per quel che riguarda il contenuto, lo suggerisce il singolare titolo nientemeno che in latino: Urbs ex arboribus. Il paesaggio, la citt\u00e0, ora \u00e8 visto \u201cdagli alberi\u201d, sia nel senso di fatta di alberi, quasi nata dal bosco, sia in quello di come vista da o attraverso di essi. L\u2019idea del titolo in latino, dice l\u2019artista, gli viene dal fatto che le piante sono classificate scientificamente con nomi latini. \u201cCos\u00ec questo titolo sposta la questione sulle piante e vorrebbe inaugurare un ribaltamento di visione da soggettiva (umana) a quella delle piante stesse\u201d, dice l\u2019artista. \u201cSono adesso le piante che osservano e giudicano il nostro stile di vita ed affascinate dal nostro spasmodico fare non hanno abbandonato le citt\u00e0 ma sarebbero pronte a riprendersele in poco tempo se solo glielo lasciassimo fare\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"a04c3072-f234-49ee-8c5e-6384c6efaeee\" height=\"1057\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Pancrazzi 1.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nLuca Pancrazzi, Urbs ex arboribus, 2025.<\/p>\n<p>\u00c8 un tipico rovesciamento asimmetrico di Pancrazzi, il \u201cparadigma\u201d logico del suo intero lavoro, che chiama \u201csimmetria variabile variata\u201d ad indicare che nella simmetria degli opposti \u00e8 sempre contenuta una differenza che permette la variazione, e la ripresa appunto. Cos\u00ec il paesaggio visto dagli alberi non \u00e8 il puro simmetrico della natura opposta alla citt\u00e0: \u00e8 un punto di vista straniante che apre su analogie e differenze altrimenti invisibili. Tra esse in particolare mi pare qui evidenziato il tema dell\u2019intrico dei rami che si riflette su quello della visione della citt\u00e0. Pancrazzi era infatti, nei nuovi temi, giunto alla questione dell\u2019intrico, del suo aspetto di casualit\u00e0, che si ripercuoteva su una pennellata che definiva \u201cstocastica\u201d, aleatoria, non strutturata.<\/p>\n<p>\u00c8 come se fosse tornato alla \u201ccatastrofe\u201d, per riprendere i termini e il discorso deleuziani. Resta infatti da dire che i quadri sono \u2013 e lo sono da tempo, come una cifra stilistica ormai di Pancrazzi \u2013 dipinti con il bianco, solo con il bianco. \u00c8 il suo \u201ccolore-germe\u201d, ma, come il grigio kleeiano, anche nel suo caso esistono bianchi diversi. C\u2019\u00e8 chi lo ha inteso come assenza di colori, chi come loro somma, chi ancora come non-colore, acromo. Il bianco di Pancrazzi \u00e8 ulteriormente un altro. Viene infatti dal bianchetto, quello che si usava per cancellare gli errori e riscrivere sopra. \u00c8 cos\u00ec che entra in scena l\u2019errore, lo scarto, la correzione, di nuovo non come opposto dell\u2019esatto, del necessario, ma come ci\u00f2 che Pancrazzi sintetizza con l\u2019espressione, spesso titolo di intere serie, \u201cfuori registro\u201d. Il dato \u00e8 rilevante, mi pare, fin nel ripensare, esteticamente se non filosoficamente, la pittura, nonch\u00e9 la fotografia e il loro rapporto.<\/p>\n<p>Anche in Pancrazzi il bianco d\u00e0 origine all\u2019esplosione del colore e alla sua modulazione. Come si vede anche nelle mostre alle gallerie Marcorossi. Ai quadri bianchi infatti sono contrapposti simmetricamente variati dei dipinti su carta tutti colorati. La novit\u00e0 \u00e8 che sono s\u00ec tratti da fotografie ma realizzati a mano libera, non pi\u00f9 con l\u2019aiuto della proiezione, variazione non da poco, perch\u00e9 mette in gioco la mano, il carattere precipuo della pittura, come prosegue lo stesso Deleuze, ovvero qui la componente casuale del segno, del tratto, della pennellata. Infine questa casualit\u00e0, da stocastica, vista dalla parte degli alberi, come indicato, rappresenta uno sviluppo caotico s\u00ec, ma nel senso di \u201cnaturale\u201d, e questo sia per l\u2019immagine che per la pittura, che per l\u2019opera, la storia, la biografia.<\/p>\n<p>Quanto alla fotografia, questi dipinti portano scritto in basso una serie numerica, che costituisce anche il titolo, che appare di primo acchito a sua volta casuale, ma si decifra in realt\u00e0 come data completa di fine registrata della realizzazione del dipinto, quasi fosse uno scatto, un\u2019istantanea. E in un certo senso lo diventa, appunto.<\/p>\n<p>In copertina, Luca Pancrazzi, 130423032025, 2025.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Fondazione Vuitton di Parigi ospita fino al 2 marzo 2026 una grande e bellissima mostra di Gerhard&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":280946,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,165497,204,1537,90,89,165498,1617],"class_list":{"0":"post-280945","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-gerhard-richter","16":"tag-intrattenimento","17":"tag-it","18":"tag-italia","19":"tag-italy","20":"tag-luca-pancrazzi","21":"tag-mostre"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115796434893813605","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/280945","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=280945"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/280945\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/280946"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=280945"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=280945"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=280945"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}