{"id":281189,"date":"2025-12-28T13:01:35","date_gmt":"2025-12-28T13:01:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/281189\/"},"modified":"2025-12-28T13:01:35","modified_gmt":"2025-12-28T13:01:35","slug":"amici-miei-preso-sul-serio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/281189\/","title":{"rendered":"\u201cAmici miei\u201d preso sul serio"},"content":{"rendered":"<p>Il 6 dicembre scorso, alla presenza di personalit\u00e0 politiche e di molti protagonisti del cinema italiano, <strong><a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/cultura\/cinema\/2025\/12\/06\/i-50-anni-di-amici-miei-lomaggio-della-camera-a-tognazzi_3b5f0fb7-ee6d-4078-b9d2-817e98e1b0e2.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">la Camera ha omaggiato Ugo Tognazzi e i 50 anni di Amici miei<\/a><\/strong>, commedia cult uscita nel 1975.<\/p>\n<p>L\u2019idea del film fu di Piero Germi, a scriverlo furono invece tre penne rodate e corrosive: Tullio Pinelli, Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi. Chi gir\u00f2 i primi due episodi, infine, fu Mario Monicelli, erede di Germi, che con grande rispetto volle che nei titoli di testa comparisse la scritta \u00abun film di Pietro Germi\u00bb.<\/p>\n<p>All\u2019uscita della pellicola la critica si mostr\u00f2 particolarmente tiepida, ma ben presto la potenza del passaparola trasform\u00f2 Amici miei nel film pi\u00f9 visto della stagione \u201975-\u201976: pi\u00f9 di sette miliardi di incassi al botteghino, lasciando indietro sia Lo squalo di Spielberg sia il Jack Nicholson di Qualcuno vol\u00f2 sul nido del cuculo. Amici miei ebbe anche un altro \u201cprimato\u201d: sdogan\u00f2 il dialetto toscano, allora quasi mai impiegato sul grande schermo. Roberto Benigni, il \u201cmalincomico\u201d Francesco Nuti, il suo epigono Pieraccioni: da allora diventer\u00e0 prassi far ridere \u201cin toscano\u201d.<\/p>\n<p>\u201cAmici miei\u201d e la Gen Z<\/p>\n<p>Se Amici miei pu\u00f2 dirsi forse un\u2019opera moderna, senz\u2019altro non pu\u00f2 dirsi contemporanea. <strong><a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/cinema\/2025\/08\/22\/news\/-amici-miei-alla-prova-della-generazione-z-8024286\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Lo ha spiegato bene sul Foglio Andrea Munez<\/a><\/strong>, scrittore e docente di Storia del cinema alla Sapienza:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u00abPoco tempo fa mostrai Amici miei in classe a degli studenti universitari (quasi nessuno l\u2019aveva visto): \u201c\u00c8 triste\u201d, \u201cnon fa ridere\u201d, \u201cmaschi bianchi che sessualizzano la donna\u201d, oppure \u201cgiustifica la violenza\u201d (per via degli schiaffoni in stazione). Insomma, il solito repertorio della Generazione Z. [\u2026] Tecnicamente ineccepibile, umanamente insopportabile\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>In effetti non \u00e8 scontato che ragazzi \u201csequestrati\u201d dai loro algoritmi possano tifare per le zingarate di cinque bischeri di mezza et\u00e0, irrimediabilmente boomer, sebbene ispirate da racconti reali di personaggi del sottosuolo fiorentino. Trattasi, \u00e7a va sans dire, dell\u2019architetto Rambaldo Melandri (Gastone Moschin), del giornalista Giorgio Perozzi (Philippe Noiret), del barista Guido Necchi (Duilio Del Prete), del professor Alfeo Sassaroli (Adolfo Celi) e infine dell\u2019imprescindibile conte Lello Mascetti, un Ugo Tognazzi in forma strepitosa.<\/p>\n<p>Eppure dopo 50 anni il film continua a raccontare ancora molto dell\u2019Italia e degli italiani, avendo influenzato il modo di parlare, oltre che di parlamentari in vena di stroncature, anche di chi all\u2019epoca neppure era nato. Ma nulla \u00e8 come sembra in Amici miei, e perfino la vexata quaestio della \u201csupercazzola\u201d non \u00e8 cos\u00ec banalmente archiviabile. Andrea Ballarini, giornalista scomparso troppo presto (<strong><a href=\"https:\/\/www.radioradicale.it\/scheda\/581842\/intervista-a-piero-vietti-sulliniziativa-de-il-foglio-di-ripubblicare-a-puntate-il\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">qui un bel ricordo di Piero Vietti<\/a><\/strong> per Radio Radicale), ricordava sceneggiatura originale alla mano che l\u2019uso mediatico cinquantennale dei neologismi metasemantici del film non solo era un abuso, ma era anche filologicamente infondato. Ovviamente l\u2019autore di \u201cManuale d\u2019istruzione\u201d, la gustosa rubrica che il giornalista teneva sul Foglio, <strong><a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/manuale-di-conversazione\/2017\/09\/08\/news\/amici-miei-151376\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">lo raccontava a modo suo<\/a><\/strong>:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u00abAprire un accanito dibattito sull\u2019ortografia. Valutare se schierarsi con il partito filologico, che preferisce la \u201csupercazzora\u201d alla vulgata \u201csupercazzola\u201d. Dopo avere scaldato l\u2019uditorio, infiammarlo per decidere se si debba\u00a0 dire \u201cbrematurata\u201d o \u201cprematurata\u201d. Quindi sfoderare l\u2019arma fine di mondo, citando il libro di Leo Benvenuti, Piero De Bernardi e Tullio Pinelli, tratto dalla sceneggiatura originale, che attesta inequivocabilmente le lezioni \u201csupercazzora\u201d e \u201cbrematurata\u201d. Quindi, tirarsela moltissimo\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>La lotta di classe chiusa da una supercazzola<\/p>\n<p>Dicevamo che nulla \u00e8 come sembra in questa commedia cos\u00ec altamente impattante, cos\u00ec capace di frantumare d\u2019embl\u00e9e un clima culturale tristemente cristallizzato. Nel 1975,\u00a0mentre moriva Pier Paolo Pasolini e il terrorismo insanguinava lo Stivale, il film di Monicelli suon\u00f2 come un allettante invito a troncare con ideologie, lotte di classe con annesse sovrastrutture, e puntare sul genio, sul puro, poetico e liberante cazzeggio. Una rivoluzione. <\/p>\n<p>Lo sguardo umanissimo del quintetto goliardico fiorentino \u2013 perfettamente inquadrata in quella che molti hanno ribattezzato la \u201cfilosofia del Perozzi\u201d (\u00abChe sia per questo, per non sentire il peso di tutto questo che continuo a non prendere nulla sul serio\u00bb) \u2013 sembra essere quello dell\u2019autore anonimo del Qoelet, misterioso libro della Bibbia in cui si leggono passaggi che paiono essere la legittimazione teologica delle beffe di Tognazzi &amp; C.: \u00abIl saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio. Ma so anche che un\u2019unica sorte \u00e8 riservata a tutt\u2019e due. Allora ho pensato: \u201cAnche a me toccher\u00e0 la sorte dello stolto! Allora perch\u00e9 ho cercato d\u2019esser saggio? Dov\u2019\u00e8 il vantaggio?\u201d. E ho concluso: \u201cAnche questo \u00e8 vanit\u00e0\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>La \u00abmalinconia di fondo\u00bb del film<\/p>\n<p>Nella sala della Camera in cui si \u00e8 celebrato il mezzo secolo di Amici miei, il critico cinematografico e autore televisivo Enrico Magrelli, al cospetto del presidente della commissione Cultura Federico Mollicone, a Michele Placido, a Dino Risi, ai fratelli Ricky e Gianfranco Tognazzi, ha ricordato che dietro la \u00abmaschera giocosa della brigata di Amici miei, si nasconde una malinconia di fondo che rende il film profondamente esistenzialista\u00bb. Un\u2019indicazione preziosa, ma che sembra aprire ad altro. <\/p>\n<p>Se \u00e8 vero infatti che la risata \u00e8 l\u2019altra faccia della dolore, a guardar bene il tema vero che s\u2019impone nell\u2019umorismo crudele di Amici miei \u00e8 tutto compendiato in \u201csorella morte\u201d. Ogni cosa porta l\u00ec. Il titolo della pellicola, innanzitutto; un omaggio alle ultime parole di Pietro Germi, che poco prima di morire avrebbe confidato: \u00abAmici miei, ci vedremo, io me ne vado\u00bb. Poi l\u2019\u201cuscita di scena\u201d di Monicelli, altro tassello \u2013 il pi\u00f9 disperato ma anche il meno fedele \u2013 di una pista interpretativa che per\u00f2 sono soprattutto gli stessi protagonisti del film a sostenere. In modo chiarissimo. Uomini arguti, spigliati, colti, ma diretti inesorabilmente verso una vecchiaia che sa di finale di partita; perennemente in bilico tra sconfitte, miserie umane e malattie, coscienti che il tempo si \u00e8 fatto breve, e che la morte si avvicina a passi veloci, come un ladro nella notte. <\/p>\n<p>\u201cAmici miei\u201d tra le bischerate e il nulla<\/p>\n<p>Di tutto ci\u00f2 il conte Mascetti e i suoi amici sono intimamente consapevoli (e palesemente angosciati). Le celeberrime zingarate \u2013 termine che non a caso Monicelli non amava affatto, ritenendolo, parole sue, \u00abtroppo romantico\u00bb \u2013 altro non sono che segni evidenti della consapevolezza che i cinque hanno della vertiginosa drammaticit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>\u00abLo scopo \u00e8 superare il senso di solitudine e di disperazione\u00bb, cos\u00ec scrive Gian Piero Brunetta, ordinario di Storia e critica del cinema all\u2019Universit\u00e0 di Padova, che nel saggio Laterza Il cinema italiano contemporaneo aggiunge:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u00abQuesti amici di una vita, senza meta e senza un domani, cercano un diversivo, una distrazione, un tentativo di occultare la propria rovina. [\u2026] A ben vedere, il film non parla di libert\u00e0, ma di una fuga in avanti verso il nulla;\u00a0un gruppo di amici che oscilla tra le bischerate e la constatazione del proprio niente\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>E allora lo scherzo beffardo e ostinato dei protagonisti \u2013 che sia rintontire un malcapitato vigile per evitare multe; imbucarsi ad una festa per ingozzarsi a ufo (ma non solo); terrorizzare un borgo fingendosi ingegneri iconoclastici; raddrizzare la Torre di Pisa \u2013 \u00e8 forse quello che non sembra: il tentativo, esilarante ma insieme drammatico e serissimo, di dare un senso all\u2019intera esistenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il 6 dicembre scorso, alla presenza di personalit\u00e0 politiche e di molti protagonisti del cinema italiano, la Camera&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":281190,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[640,203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-281189","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-cinema","9":"tag-entertainment","10":"tag-film","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115797326850017331","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/281189","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=281189"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/281189\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/281190"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=281189"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=281189"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=281189"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}