{"id":281347,"date":"2025-12-29T09:19:12","date_gmt":"2025-12-29T09:19:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/281347\/"},"modified":"2025-12-29T09:19:12","modified_gmt":"2025-12-29T09:19:12","slug":"milei-il-bilancio-del-biennio-al-potere-largentina-tra-choc-inflazione-proteste-e-poverta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/281347\/","title":{"rendered":"Milei, il bilancio del biennio al potere: l\u2019Argentina tra choc, inflazione, proteste (e povert\u00e0)"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Massimiliano Jattoni Dall\u2019As\u00e9n<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">A due anni dall\u2019insediamento, il governo Milei ha stabilizzato prezzi e conti pubblici, ma il costo sociale resta elevato. Tagli, \u00abderegolazione\u00bb e riforma del lavoro hanno riacceso scioperi e tensioni<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A due anni dal giorno dell\u2019insediamento di Javier Milei alla Casa Rosada (era il 10 dicembre 2023),\u00a0l\u2019Argentina appare come un Paese che ha arrestato la caduta macroeconomica che la distingueva ma ha pagato un prezzo sociale eccezionalmente alto. Fin dal discorso inaugurale, <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/aziende\/25_febbraio_25\/argentina-milei-privatizza-anche-le-miniere-di-carbone-di-ycrt-le-perle-dello-stato-finite-sul-mercato-645c6e77-a5ca-4b7f-a514-44ecec00cxlk.shtml\" title=\"Argentina, Milei privatizza anche le miniere di carbone di Ycrt: le \u00abperle\u00bb dello Stato finite sul mercato\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Milei aveva avvertito che il percorso sarebbe stato doloroso<\/a>: l\u2019aggiustamento fiscale, disse allora, avrebbe comportato recessione e aumento della povert\u00e0 nel breve periodo: una dichiarazione di metodo pi\u00f9 che una promessa politica, un segnale che la priorit\u00e0 del nuovo governo non sarebbe stata la tenuta sociale, ma la credibilit\u00e0 economica.\u00a0<\/p>\n<p>    La promessa dell\u2019aggiustamento: stabilizzare prima, spiegare dopo<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La\u00a0<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/finanza\/24_dicembre_17\/milei-piace-al-centrodestra-ma-la-sua-economia-in-argentina-funziona-ecco-i-numeri-5610a405-280b-4b5b-a14a-3152d20a9xlk.shtml\" title=\"Milei piace al centrodestra. Ma la sua economia in Argentina funziona? Ecco i numeri\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">motosierra<\/a>, da slogan elettorale, si \u00e8 tradotta cos\u00ec in una politica di tagli rapidi e generalizzati che ha prodotto risultati misurabili su inflazione e deficit, ma ha anche ridisegnato in modo brusco il rapporto tra Stato e cittadini. Come osserva il Financial Times, Milei ha governato come se la stabilizzazione fosse una condizione sufficiente, rinviando la questione della coesione sociale a una fase successiva che, per\u00f2, tarda ad arrivare.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Inflazione gi\u00f9, deficit azzerato<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019obiettivo iniziale dell\u2019esecutivo \u00e8 rimasto coerente per tutto il biennio: <b>spezzare il ciclo deficit\u2013emissione\u2013inflazione<\/b> che, secondo Milei, aveva reso cronica la crisi argentina. Come hanno spiegato pi\u00f9 volte in questi anni gli analisti, il governo ha scelto <b>una terapia d\u2019urto classica:<\/b> azzeramento del deficit, drastica riduzione dei sussidi, compressione della spesa pubblica e fine del finanziamento monetario. Non a caso, il Financial Times ha osservato come questa strategia abbia collocato Milei pi\u00f9 vicino all\u2019ortodossia macroeconomica internazionale che all\u2019immaginario libertario radicale evocato in campagna elettorale.<\/p>\n<p>    Una ripresa che arriva dopo la caduta<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sul piano dei risultati, i numeri hanno dato ragione al governo.\u00a0Almeno nel breve periodo. <b>L\u2019inflazione, che nel 2024 aveva superato il 280% su base annua, \u00e8 scesa nel corso del 2025<\/b>. A fine anno l\u2019aumento dei prezzi si attesta intorno al 30% annuo, un livello ancora elevato ma considerato un punto di svolta dopo anni di instabilit\u00e0 estrema. Allo stesso tempo,<b> Buenos Aires ha registrato un avanzo fiscale per la prima volta in oltre un decennio<\/b>, risultato ottenuto attraverso un taglio senza precedenti della spesa pubblica.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questa stabilizzazione, tuttavia, \u00e8 arrivata dopo <b>un 2024 segnato da una recessione profonda<\/b>. L\u2019economia si \u00e8 contratta, i consumi sono crollati e solo nel 2025 sono emersi segnali di rimbalzo. L\u2019Ocse prevede ora una crescita sostenuta, superiore al 5%, ma avverte che si tratta di un recupero tecnico dopo una caduta violenta. Come ricordava in questi giorni anche l\u2019Associated Press, <b>per molti argentini, la crescita resta un concetto astratto<\/b>, poich\u00e9 i benefici della stabilizzazione non si sono ancora tradotti in un miglioramento tangibile delle condizioni di vita quotidiane.<\/p>\n<p>    E\u2019 povero un argentino su 3<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il tema della povert\u00e0 \u00e8 forse quello che pi\u00f9 di ogni altro mette in discussione la narrazione governativa. Secondo i dati ufficiali, <b>la percentuale di argentini sotto la soglia di povert\u00e0 ha superato il 50%<\/b>\u00a0nella prima met\u00e0 del 2024, per poi ridursi nel 2025 grazie al rallentamento dell\u2019inflazione: secondo i dati dell\u2019Istituto nazionale di statistica (Indec), <b>nel primo semestre di quest\u2019anno \u00e8 scesa a circa il 31,6%<\/b>,\u00a0un livello che rappresenta il dato pi\u00f9 basso dal 2018. Ma molti economisti considerano questo calo fragile e in parte statistico: la disinflazione ha fermato l\u2019aumento della povert\u00e0, ma non ha ricostruito il potere d\u2019acquisto perso, soprattutto tra lavoratori informali e pensionati.<\/p>\n<p>    La vita quotidiana dopo i tagli<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 nella vita quotidiana che il costo della \u00abmotosierra\u00bb appare pi\u00f9 evidente. Reuters ha raccontato, in numerosi reportage, come <b>la riduzione dei sussidi su trasporti, energia e servizi pubblici abbia inciso in modo sproporzionato sui redditi medio-bassi<\/b>. Il Financial Times parla di una stabilizzazione regressiva, che ha favorito chi dispone di risparmi, accesso al dollaro o redditi indicizzati, mentre ha lasciato indietro ampie fasce urbane dipendenti da salari fissi. Anche con l\u2019inflazione in calo, il costo della vita resta percepito come pi\u00f9 alto e pi\u00f9 incerto.<\/p>\n<p>    La riforma del lavoro ha infiammato le piazze<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Intanto, il conflitto sociale ha ripreso forza a partire dall\u2019autunno 2025, per poi esplodere nelle ultime settimane di novembre e nei primi giorni di dicembre, in coincidenza con la presentazione in Parlamento del <b>disegno di legge sul lavoro promosso dal governo<\/b>. \u00c8 in quel passaggio che la stabilizzazione macroeconomica, fino ad allora raccontata come una necessit\u00e0 tecnica, si \u00e8 trasformata apertamente in uno scontro politico.<b> La proposta di riforma, che interviene su contratti, tutele e in particolare sul perimetro del diritto di sciopero<\/b>, ha innescato una sequenza di mobilitazioni culminate in scioperi nazionali di 24 ore e manifestazioni di massa a Buenos Aires e nelle principali citt\u00e0 del Paese.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Per giorni, il centro della capitale \u00e8 rimasto paralizzato<\/b>, mentre settori strategici come l\u2019agroindustria, i trasporti e i servizi pubblici hanno incrociato le braccia. La protesta, guidata dalle principali confederazioni sindacali, si \u00e8 saldata a un malessere pi\u00f9 ampio:<b> con l\u2019inflazione ormai in forte rallentamento, il conflitto si \u00e8 spostato dal terreno dei prezzi a quello dei diritti e della distribuzione dei costi dell\u2019aggiustamento<\/b>. In questo senso, gli scioperi di fine 2025 segnano un passaggio simbolico: non pi\u00f9 una reazione all\u2019emergenza inflazionistica, ma una contestazione strutturale del modello sociale implicito nella stabilizzazione perseguita dal governo.<\/p>\n<p>    Dalla povert\u00e0 alla protesta: il costo sociale come detonatore<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La ripresa delle proteste non pu\u00f2 essere letta come un episodio isolato n\u00e9 come una semplice reazione corporativa. Arriva dopo due anni in cui il costo dell\u2019aggiustamento si \u00e8 concentrato soprattutto sui redditi fissi, sui lavoratori informali e sui pensionati, mentre <b>la disinflazione \u2014 pur reale \u2014 non ha ricostruito il potere d\u2019acquisto perso<\/b>. La riduzione della povert\u00e0 registrata nel 2025, pur significativa sul piano statistico, convive con una diffusa percezione di insicurezza economica: meno inflazione, ma anche meno protezioni, meno servizi, meno margini di resistenza agli shock. \u00c8 su questo terreno che la riforma del lavoro ha agito da detonatore. <b>Con i prezzi finalmente sotto controllo, la questione non \u00e8 pi\u00f9 quanto costa vivere, ma chi paga il prezzo della stabilizzazione e per quanto tempo<\/b>.<\/p>\n<p>    Il prossimo biennio: stabilizzare non baster\u00e0 pi\u00f9<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In questo senso, gli scioperi e le manifestazioni di fine 2025 segnano l\u2019ingresso del governo Milei in una fase diversa e pi\u00f9 rischiosa.<b> La motosega ha funzionato come strumento di emergenza, ma ora si scontra con un limite politico strutturale<\/b>: una stabilizzazione che non produce rapidamente un miglioramento visibile delle condizioni di vita tende a <b>erodere il consenso e a radicalizzare il conflitto sociale<\/b>. Il secondo biennio non si giocher\u00e0 quindi sui decimali dell\u2019inflazione o sugli equilibri di bilancio, ma sulla <b>capacit\u00e0 \u2014 finora tutta da dimostrare \u2014 di trasformare la disciplina macroeconomica in un progetto socialmente sostenibile<\/b>. Se questo passaggio fallir\u00e0, il rischio non \u00e8 il ritorno immediato del caos inflazionistico, ma qualcosa di pi\u00f9 tipicamente argentino: una normalit\u00e0 fragile, attraversata da tensioni permanenti, in cui alcuni indicatori migliorano, ma il sistema nel suo insieme resta precario e divisivo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. 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