{"id":281512,"date":"2025-12-29T11:24:13","date_gmt":"2025-12-29T11:24:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/281512\/"},"modified":"2025-12-29T11:24:13","modified_gmt":"2025-12-29T11:24:13","slug":"il-duo-francesco-urbano-ragazzi-e-la-curatela-collettiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/281512\/","title":{"rendered":"Il duo Francesco Urbano Ragazzi e la curatela collettiva"},"content":{"rendered":"<p>Non capita spesso di riflettere sullo stato dell\u2019arte contemporanea italiana negli Stati Uniti. Soprattutto a New York. Lo ha fatto il duo curatoriale <strong>Francesco Urbano Ragazzi<\/strong> grazie alla prima Fellowship per curatori promossa dall\u2019American Academy in Rome e dalla Direzione Creativit\u00e0 Contemporanea del Ministero della Cultura. Questo autunno il duo ha infatti presentato due eventi nella Grande Mela per promuovere la ricerca artistica e curatoriale pi\u00f9 recente, cercando di tracciare una nuova prospettiva critica sull\u2019Italia.\u00a0<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/il-pubblico-di-laaaand-alla-sva-di-new-york-a-cura-di-francesco-urbano-ragazzi-1024x683.jpg\" alt=\"Il pubblico di LAAAAND alla SVA di New York, a cura di Francesco Urbano Ragazzi\" class=\"wp-image-1203343\"  \/>Il pubblico di LAAAAND alla SVA di New York, a cura di Francesco Urbano Ragazzi<strong>I progetti di Francesco Urbano Ragazzi a New York<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Dopo una residenza a Roma presso la storica sede dell\u2019Academy al Gianicolo, Francesco Urbano Ragazzi ha organizzato un simposio internazionale e una rassegna di film e video. A legare i due appuntamenti, la volont\u00e0 di mettere in discussione i formati di mostra a carattere nazionale in un\u2019epoca come la nostra, in cui nuove forme di nazionalismo radicale stanno pericolosamente emergendo in tutto il mondo. Alla <strong>School of Visual Arts<\/strong>, rinomato centro di formazione artistico e curatoriale, si \u00e8 tenuto LAAAAAND. Curating Another Nation, un panel che ha visto la partecipazione dell\u2019accademica Jenny Lin (Tsao Family Rome Prize Fellow 2025, University of Southern California), delle curatrici Claire Tancons (fondatrice e direttrice di EXTEMPORA, Parigi) e Dare Turner (curatrice di arte indigena del Brooklyn Museum), e dell\u2019artista <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/2025\/11\/intervista-artista-anton-vidokle\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Anton Vidokle<\/a> (fondatore di e-flux e co-curatore della Seoul Mediacity Biennale 2025), con la moderazione della critica d\u2019arte Nikki Columbus. Presso la e-flux Screening Room \u00e8 invece andata in scena <strong>TUTTAUNANOTTE. An Italian Cinematic Showcase<\/strong>, un programma di film e video che guarda in maniera policentrica alla scena artistica italiana.\u00a0\u00a0<br \/>Perch\u00e9 vi diamo la notizia proprio ora? Per due ottimi motivi. Il primo. A partire da oggi e fino al 6 gennaio 2026 i 22 titoli che compongono TUTTAUNANOTTE saranno visibili gratuitamente\u00a0<a href=\"https:\/\/www.e-flux.com\/film\/series\/6392001\/tuttaunanotte-an-italian-cinematic-showcase\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">sul sito di e-flux<\/a>. Le opere di Marina Apollonio, Atelier dell\u2019Errore, Bottin, Ludovica Carbotta, Pauline Curnier Jardin, Liryc Dela Cruz, Michela De Mattei, Tomaso De Luca, Anna Franceschini, Nicola Genovese, Enrico Ghezzi, Beatrice Gibson, Invernomuto, Sonia Leimer, Miltos Manetas, Stefano Miraglia, Muna Mussie, Raffaela Naldi Rossano, Jacopo Rinaldi, RM, Lorenzo Silvestri, Nat\u00e1lia Trejbalov\u00e1 ci traghetteranno quindi verso il nuovo anno. Il secondo motivo. Qui di seguito potrete trovare, tradotto in italiano e in esclusiva per Artribune, uno stralcio dell\u2019intervento che Francesco Urbano Ragazzi ha presentato alla School of Visual Arts. \u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><strong>L\u2019intervento del duo Francesco Urbano Ragazzi a New York<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>\u201c[\u2026] Carla Lonzi rappresenta il punto di rottura del paradigma identitario che caratterizzava il sistema dell\u2019arte con cui si confrontava. Lo sanc\u00ec lei stessa nel breve saggio che accompagnava il catalogo della mostra Identit\u00e9 Italienne. L\u2019Art en Italie depuis 1959, curata da Germano Celant al Centre Pompidou di Parigi nel 1981. Ma di quel paradigma ci siamo tutt\u2019altro che liberati: sembra anzi che, nell\u2019arte, la questione identitaria non sia mai stata cos\u00ec attuale e stringente. Potremmo persino dire che le identit\u00e0 sono diventate i nuovi media. Per questo abbiamo voluto riconnetterci alla figura di Carla Lonzi per tracciare un\u2019altra genealogia della curatela, una genealogia femminista che si basa su una profonda alleanza creativa tra artista e curatore. Un\u2019alleanza esistenziale, che non ha bisogno di stabilire classifiche e gerarchie. Abbiamo guardato all\u2019approccio radicalmente relazionale di Lonzi per provare ad applicarlo al modo di concepire le mostre nel nostro tempo ed \u00e8 a partire da l\u00ec che abbiamo immaginato Alt\u00e9rit\u00e9 Italienne\u201d.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/alterite-italienne-gli-artisti-aggregatori-1024x768.jpg\" alt=\"Alt\u00e9rit\u00e9 Italienne, gli artisti aggregatori\" class=\"wp-image-1203339\"  \/>Alt\u00e9rit\u00e9 Italienne, gli artisti aggregatori<strong>Francesco Urbano Ragazzi e il concetto di alterit\u00e0<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cNel tentativo di smarcarci dalle derive nazionalistiche e identitarie del nostro tempo, il progetto riunisce un gruppo di lavoro formato da artisti chiamati ad affiancarci nell\u2019elaborazione di una mostra a carattere nazionale. Nell\u2019estate del 2024 abbiamo cos\u00ec invitato 10 artisti legati in vario modo all\u2019Italia e, insieme a loro, abbiamo costituito cinque circoli di ricerca. I circoli sono nati dall\u2019accostamento di coppie caratterizzate da diversi gradi di affinit\u00e0: in alcuni casi si trattava di coppie esistenti anche nella vita, in altri di collettivi con una lunga attivit\u00e0 alle spalle, in altri ancora di nuove unioni fondate su possibili interessi comuni. Abbiamo definito i componenti di queste coppie artisti aggregatori. Ve li presentiamo.\u00a0<br \/><strong>Beatrice Gibson<\/strong> \u00e8 un\u2019artista inglese che opera sull\u2019aspetto poetico e utopico del cinema. All\u2019inizio di questo decennio ha deciso di trasferirsi da Londra a Palermo e di istituire l\u00ec Nuova Orfeo, un cineclub d\u2019arte femminista. <strong>Natalja Trebalova<\/strong>, che ha conosciuto Beatrice attraverso il progetto, ha invece scelto l\u2019Italia dalla repubblica slovacca, dove ha dato forma filmica e scultorea alle proprie visioni fantascientifiche.\u00a0<br \/><strong>Liryc Dela Cruz<\/strong>, artista filippino di base a Roma, e la sua cara amica <strong>Muna Mussie<\/strong>, artista eritrea di base a Bologna, condividono una pratica estetico-politica che attraversa le immagini in movimento e la performance come strumenti di contemplazione ed esperienza diasporica.\u00a0<br \/><strong>Monia Ben Hamouda<\/strong>, artista milanese di origini tunisine, ibrida la tradizione calligrafica araba in ambienti che richiamano, espandono e pervertono il futurismo. Il suo compagno, <strong>Michele Gabriele<\/strong>, cresciuto tra il sud e il nord dell\u2019Italia, sviluppa sculture immaginifiche che attraversano i canali digitali tracciando una traiettoria artistica soprattutto al di fuori dei confini nazionali.\u00a0<br \/><strong>Invernomuto<\/strong>, il duo formato nel 2003 da Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi, fa esplodere l\u2019antropologia nei linguaggi della musica, dell\u2019istallazione, del cinema e dei media digitali, e trasforma cos\u00ec le province del mondo in epicentri pulsanti di mitologie e immaginari.\u00a0<br \/><strong>Ludovica Carbotta<\/strong> e <strong>Tomaso De Luca<\/strong>, sono invece due artisti che non avevamo mai lavorato prima assieme, accomunati dal fatto di aver scelto di spostarsi dall\u2019Italia, rispettivamente a Barcellona e Berlino, per indagare l\u2019architettura tra i poli del gioco e della costrizione\u201d.\u00a0<\/p>\n<p><strong>La curatela collettiva secondo il duo Francesco Urbano Ragazzi<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cSono stati questi artisti, in dialogo tra loro e con noi, a stabilire i criteri di selezione e le modalit\u00e0 espositive di Alt\u00e9rit\u00e9 Italienne. Dovevamo anzitutto smarcarci dal feticismo, connaturato nel sistema dell\u2019arte per gli artisti pi\u00f9 hot, le minoranze pi\u00f9 sovversive, le riscoperte pi\u00f9 urgenti e altri trend del momento. Ma sentivamo dell\u2019altro lato di dover evitare il rischio di rispondere a questo rifiuto con un collettivismo generico basato su meri meccanismi di invito e delega individuali. \u00a0<br \/>Abbiamo piuttosto ragionato su un principio di <strong>co-responsabilit\u00e0<\/strong>.\u00a0 Abbiamo infatti chiesto agli artisti di partecipare criticamente al processo selettivo e alla concezione dei formati espositivi delle diverse sezioni, di inventare modelli a propria misura invece che subire quelli solitamente imposti dai curatori o dalle istituzioni. La responsabilit\u00e0 \u00e8 stata intesa come la loro e la nostra capacit\u00e0 di rispondere, response-ability, partendo dal <strong>radicamento <\/strong>nella pratica di vita di ciascuno.\u00a0<br \/>Non abbiamo mai pensato questo come un processo definitivo, ma piuttosto come la parziale reificazione di desideri spesso rimasti inespressi. Desideri di mondi dell\u2019arte che fondano le proprie regole sulle esigenze creative.\u00a0 \u00a0<br \/>I dieci artisti aggregatori hanno cos\u00ec selezionato insieme a noi circa cento artisti concependo la mostra come un\u2019opera collettiva. Allo star system che tutto logora e consuma, Alt\u00e9rit\u00e9 risponde con un <strong>constellation system<\/strong>\u201d.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/still-da-tuttaunanotte-1024x768.jpg\" alt=\"Still da TUTTAUNANOTTE\" class=\"wp-image-1203340\"  \/>Still da TUTTAUNANOTTE<strong>Il progetto TUTTAUNANOTTE di Francesco Urbano Ragazzi<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cPurtroppo, o forse per fortuna, Alt\u00e9rit\u00e9 Italienne non si \u00e8 per\u00f2 realizzata. Almeno non nella forma prevista. Ma le mostre spesso esistono al di l\u00e0 delle mostre. Alt\u00e9rit\u00e9 Italienne \u00e8 prima di tutto un modo di pensare. Una prima uscita pubblica del progetto \u00e8 <strong>TUTTAUNANOTTE: An Italian Cinematic Showcase<\/strong>, un programma di film e video presentato nello spazio fisico di e-flux Screening Room a Brooklyn, New York, il 13 Novembre 2025 e ora online sulla piattaforma di e-flux in streaming gratuito fino al 6 gennaio 2026. Lo showcase include 22 opere di Marina Apollonio, Atelier dell\u2019Errore, Bottin, Ludovica Carbotta, Pauline Curnier Jardin, Liryc Dela Cruz, Michela De Mattei, Tomaso De Luca, Anna Franceschini, Nicola Genovese, Enrico Ghezzi, Beatrice Gibson, Invernomuto, Sonia Leimer, Miltos Manetas, Stefano Miraglia, Muna Mussie, Raffaela Naldi Rossano, Jacopo Rinaldi, RM, Lorenzo Silvestri, Nat\u00e1lia Trejbalov\u00e1. Questo \u00e8 solo uno dei tanti programmi possibili. Ci\u00f2 che contraddistingue \u00e8 il fatto di riunire artiste e artisti che, nell\u2019ultimo decennio, hanno sfibrato i confini dell\u2019identit\u00e0 nazionale, ampliando al tempo stesso quelli della propria identit\u00e0. Italiani per adozione, per origine, per caso, in transito o rifugiati, hanno disinnescato o fatto implodere la retorica nazionalista, trovando la consapevolezza di s\u00e9 in aperture che trascendono l\u2019individualit\u00e0. Le opere presentate in <strong>TUTTAUNANOTTE<\/strong> non si limitano ad affermare i presunti canoni etici ed estetici dei loro autori; sono strumenti per uscire finalmente da s\u00e9. Dentro e fuori dai loro studi, questi artisti ricercano, conversano e collaborano. Crescono insieme come collettivi o formano alleanze temporanee. Fondano gruppi, studi condivisi, etichette discografiche, festival, cooperative, compagnie teatrali, cinema, spazi espositivi, siti web e associazioni. E nel farlo producono anche immagini in movimento. Attraverso quattro sezioni ispirate alle diverse fasi della notte, <strong>TUTTAUNANOTTE<\/strong> sprofonda in dimensioni temporali che spaziano dal recente passato coloniale dell\u2019Italia fino a futuri immaginari e ancora lontani. Il titolo del programma \u00e8 un omaggio a Toute une nuit, film del 1982 di Chantal Akerman. In una delle scene centrali, Gino Lorenzi (pseudonimo di G\u00e9rard Berliner) canta L\u2019amore perdoner\u00e0, una canzone scritta in un italiano ruvido, talvolta scorretto.\u00a0<br \/>Questa lingua imperfetta, eppure intensamente espressiva potrebbe essere la stessa lingua parlata dalle opere in mostra. <strong>Attenzione!<\/strong> TUTTAUNANOTTE non \u00e8 un \u201cbest of\u201d, perch\u00e9 \u201cil meglio\u201d non esiste, e se esiste, deve sempre ancora arrivare [\u2026]\u201d.<\/p>\n<p>Dal 28 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026 le 22 opere video che compongono TUTTAUNANOTTE saranno visibili online gratuitamente a <a href=\"https:\/\/www.e-flux.com\/film\/series\/6392001\/tuttaunanotte-an-italian-cinematic-showcase\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">questo link<\/a>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non capita spesso di riflettere sullo stato dell\u2019arte contemporanea italiana negli Stati Uniti. 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