{"id":281853,"date":"2025-12-29T16:00:09","date_gmt":"2025-12-29T16:00:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/281853\/"},"modified":"2025-12-29T16:00:09","modified_gmt":"2025-12-29T16:00:09","slug":"il-primo-telefono-ai-ragazzi-non-prima-dei-13-anni-ecco-quali-sono-i-danni-sulle-prestazioni-cognitive-di-solo-unora-di-social-al-giorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/281853\/","title":{"rendered":"Il primo telefono ai ragazzi? Non prima dei 13 anni. Ecco quali sono i danni sulle prestazioni cognitive di solo un&#8217;ora di social al giorno"},"content":{"rendered":"<p class=\"summary-art is-normal-b-light\">Gli studi scientifici sono sempre pi\u00f9 solidi: i cervello degli adolescenti non \u00e8 attrezzato per gestire l&#8217;esposizione agli algoritmi dei social. Anche una sola ora al giorno su Instagram o TikTok porta a performance cognitive peggiori. Il divieto totale non serve, l&#8217;esempio (e le alternative sane) s\u00ec<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nelle scuole elementari di tutto il mondo c&#8217;\u00e8 una linea di demarcazione invisibile, ma netta. Met\u00e0 dei bambini ha gi\u00e0 uno smartphone. L&#8217;altra met\u00e0 no. I genitori che hanno scelto di aspettare sono consapevoli di combattere una battaglia sempre pi\u00f9 difficile perch\u00e9 la <b>pressione sociale \u00e8 fortissima<\/b>: un<b> ragazzino senza telefono si sente escluso<\/b>. Ma forse, proprio ora, la scienza sta dando ragione a questi genitori tenaci.\u00a0 Dieci anni fa non si conoscevano gli effetti negativi degli schermi sui cervelli in via di sviluppo. Gli smartphone sono arrivati cos\u00ec rapidamente che in pratica abbiamo condotto un un<b> esperimento di massa sui nostri figli senza saperlo<\/b>. Ma oggi c&#8217;\u00e8 molta pi\u00f9 conoscenza ed \u00e8 possibile agire.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ran Barzilay \u00e8 professore di psichiatria all&#8217;Universit\u00e0 della Pennsylvania e padre di tre figli. I primi due hanno ricevuto uno smartphone prima dei dodici anni. Il terzo, che ne ha nove, dovr\u00e0 aspettare. Cosa \u00e8 cambiato tra un figlio e l&#8217;altro? La risposta \u00e8 semplice: i dati. Tra giugno e dicembre 2025, alcuni studi scientifici su larga scala hanno iniziato a <b>mappare con precisione che cosa succede al cervello degli adolescenti esposti precocemente agli schermi.<\/b> E i risultati convergono tutti nella stessa direzione: <b>memoria pi\u00f9 debole, attenzione ridotta, velocit\u00e0 di elaborazione pi\u00f9 lenta, sonno compromesso<\/b>. Non sono opinioni ma\u00a0 misurazioni condotte su un campione molto ampio che stanno cambiando il modo in cui genitori, medici e legislatori guardano agli smartphone. Il 10 dicembre\u00a0<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/25_dicembre_10\/in-australia-e-scattato-il-divieto-social-per-i-minori-di-16-anni-ora-anche-altri-paesi-vogliono-imitare-la-legge-24aef31d-99de-44a0-a4b3-8d2441ffexlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">l&#8217;Australia \u00e8 diventato il primo Paese al mondo a vietare i social media ai minori di 16 anni<\/a>. Venerd\u00ec scorso lo stato di New York ha approvato una legge che obbligher\u00e0 i colossi tecnologici ad avvisare i minorenni con<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/25_dicembre_29\/questo-social-network-fa-male-alla-tua-salute-negli-usa-le-prime-etichette-che-avvisano-i-minorenni-832188c1-f4fe-43a0-97ac-62b4dee09xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> specifiche &#8220;etichette&#8221;<\/a> dei rischi di ansia e depressione causati dall&#8217;abuso dei social.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Il primo telefono dopo i 13 anni<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La ricerca di Barzilay, pubblicata su <a href=\"https:\/\/publications.aap.org\/pediatrics\/article-abstract\/doi\/10.1542\/peds.2025-072941\/205716\/Smartphone-Ownership-Age-of-Smartphone-Acquisition?redirectedFrom=fulltext?autologincheck=redirected\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">Pediatrics <\/a>e basata sul progetto ABCD (Adolescent Brain and Cognitive Development) del National Institutes of Health, ha analizzato i dati di oltre 10.500 bambini americani. La scoperta pi\u00f9 sorprendente? <b>Chi riceve il telefono a dodici anni invece che a tredici mostra un rischio superiore del 60% di sviluppare disturbi del sonno e del 40% di diventare obeso.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un singolo anno di differenza sulla carta sembra ridicolo, ma nel cervello in via di sviluppo pu\u00f2 spostare traiettorie cognitive che poi diventano difficili da correggere. Il cervello degli adolescenti, infatti, lavora su tempistiche precise. <b>Dodici mesi in una fase di sviluppo critica possono fare la differenza tra un percorso cognitivo sano e uno compromesso<\/b>. Come dice Barzilay ai genitori che si rivolgono a lui:<a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/health\/2025\/12\/28\/adolescent-brain-development-screen-time\/?utm_campaign=wp_news_alert_revere_trending_now&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=alert&amp;location=alert\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\"> \u00abNon \u00e8 qualcosa che puoi ignorare\u00bb<\/a>. Le conclusioni ricalcano quelle di un altro studio internazionale pubblicato nel luglio scorso\u00a0sul <a href=\"https:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/full\/10.1080\/19452829.2025.2518313\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">Journal of Human Development and Capabilities<\/a> , che ha rilevato che ricevere uno smartphone prima dei 13 anni \u00ab\u00e8 associato a peggiori risultati in termini di salute mentale nella giovane et\u00e0 adulta con l&#8217;<b>aumento di pensieri suicidi, distacco dalla realt\u00e0, minore regolazione emotiva e diminuzione dell&#8217;autostima<\/b>\u00bb. L&#8217;ipotesi degli autori \u00e8 che sotto i 13 anni la corteccia prefrontale, responsabile del controllo degli impulsi e del pensiero, non sia sufficientemente sviluppata per affrontare il bombardamento social mosso da algoritmi perversi.\u00a0<\/p>\n<p>    I rischi dell&#8217;uso compulsivo: differenza tra social e videogiochi<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel giugno 2025, la <a href=\"https:\/\/jamanetwork.com\/journals\/jama\/fullarticle\/2835481\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">rivista Jama <\/a>ha pubblicato uno studio con una distinzione: non \u00e8 il tempo totale passato online, ma<b> l&#8217;uso compulsivo ad aumentare il rischio di suicidio<\/b>. I ragazzi che manifestano disagio quando sono separati dal loro smartphone e hanno difficolt\u00e0 a ridurre il loro utilizzo hanno un rischio da due a tre volte superiore di ideare comportamenti suicidiari in futuro rispetto a chi utilizza i social in modo controllato. Il lavoro ha anche evidenziato<b> differenze nel tipo di attivit\u00e0 online con relativi rischi:<\/b> mentre i bambini che abusano dei<b> videogiochi<\/b> manifestano problemi di salute mentale interiorizzati come <b>ansia, depressione e ritiro sociale<\/b> quelli che esagerano coi social tendono ad essere pi\u00f9 <b>aggressivi e trasgressivi.\u00a0<\/b><\/p>\n<p>    L&#8217;attenzione perduta (anche con una sola ora di social al giorno)<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un&#8217;altra ricerca pubbicata su <a href=\"https:\/\/jamanetwork.com\/journals\/jama\/article-abstract\/2839941\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">Jama <\/a>ha esaminato l&#8217;uso dei <b>social media<\/b> e le <b>prestazioni cognitive nei bambini dai 9 ai 13 anni\u00a0<\/b> dividendoli in tre gruppi in base all&#8217;uso dei social media: poco o niente, basso ma crescente, alto e crescente.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I ricercatori hanno misurato le performance cognitive usando test standardizzati: lettura ad alta voce, memoria di sequenze visive, vocabolario. I ragazzi nel gruppo \u00abalto e crescente\u00bb mostravano cali misurabili in tutte le aree. Ma l&#8217;aspetto pi\u00f9 allarmante \u00e8 che<b> anche i ragazzi con un&#8217;ora sola al giorno di social media mostravano performance peggiori rispetto a chi non li usava affatto.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00ab\u00c8 come passare da un ottimo a un buono in una verifica\u00bb spiega al <a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/health\/2025\/12\/28\/adolescent-brain-development-screen-time\/?utm_campaign=wp_news_alert_revere_trending_now&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=alert&amp;location=alert\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">Washington Post <\/a>Jason Nagata, autore principale e professore di Pediatria all&#8217;Universit\u00e0 della California di San Francisco. \u00abPochi punti percentuali sul test, certo. Ma abbastanza da cambiare la traiettoria scolastica di un adolescente. E se moltiplichi queste differenze modeste per milioni di cervelli che passano tre, quattro, cinque ore al giorno su TikTok e Instagram, il problema diventa enorme\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un altro recentissimo studio pubblicato come <a href=\"https:\/\/publications.aap.org\/pediatricsopenscience\/article\/doi\/10.1542\/pedsos.2025-000922\/205729\/Digital-Media-Genetics-and-Risk-for-ADHD-Symptoms?autologincheck=redirected\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">preprint su Pediatrics<\/a> a dicembre ha indagato i<b> deficit di attenzione<\/b>,\u00a0 isolando gli effetti specifici dei social media rispetto ad altre attivit\u00e0 digitali. Il risultato \u00e8 stato inequivocabile<b>: videogiochi e video in streaming non mostravano correlazioni significative con deficit di attenzione. I social media s\u00ec.<\/b><br \/>Torkel Klingberg, professore di neuroscienze cognitive al Karolinska Institutet in Svezia e coautore dello studio, lo spiega cos\u00ec: \u00abI social media forniscono distrazioni costanti. Se non sono i messaggi stessi, \u00e8 il pensiero di averne uno nuovo\u00bb.\u00a0 <b>Il cervello degli adolescenti, esposto a flussi continui di notifiche, messaggi e contenuti brevi, sviluppa sintomi evidenti e misurabili di disattenzione<\/b>. \u00c8 un circolo vizioso neurologico. Il cervello si adatta, certo. Ma l&#8217;adattamento va in entrambe le direzioni. Se alleni costantemente la distrazione, l&#8217;abilit\u00e0 di concentrarti si deteriora. Klingberg sottolinea che le abilit\u00e0 cognitive non sono fisse, dipendono dall&#8217;uso: \u00abSe le alleni, migliorano. Se le ignori, peggiorano\u00bb.<br \/>Il problema \u00e8 che i social media, <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/25_aprile_14\/tiktok-la-tana-del-coniglio-dove-il-tempo-scompare-cosa-e-andato-storto-372a4fde-c82e-478d-9236-83a7c51b0xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">come aveva spiegato molto bene Riccardo Luna<\/a>,\u00a0 sono progettati precisamente per massimizzare il tempo di utilizzo, non per allenare capacit\u00e0 cognitive utili. Ogni notifica \u00e8 un rinforzo che spinge il cervello a controllare di nuovo. E di nuovo. E di nuovo. \u00c8 un sistema perfettamente calibrato per catturare l&#8217;attenzione, ma devastante per lo sviluppo di quella stessa attenzione.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Le prove del deficit di attenzione sono anche fisiche<\/b>, come ha sottolineato\u00a0uno studio giapponese pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41398-025-03672-1\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">Translational Psychiatry<\/a> nell&#8217;ottobre scorso.\u00a0Ricercatori dell&#8217;Universit\u00e0 di Fukui hanno seguito 11.878 bambini di 9-10 anni per un periodo di due anni, usando risonanza magnetica avanzata per monitorare i cambiamenti strutturali del cervello.\u00a0I risultati hanno mostrato che un maggiore tempo di utilizzo degli schermi era associato a un volume corticale ridotto e a una<b> crescita rallentata in regioni cerebrali chiave per la funzione cognitiva.<\/b> Non si tratta solo di comportamento o prestazioni: la struttura fisica del cervello cambia e l&#8217;esposizione eccessiva agli schermi pu\u00f2 ritardare la maturazione cerebrale e causare sintomi pi\u00f9 gravi del disturbo da deficit di attenzione e iperattivit\u00e0 (ADHD).<\/p>\n<p>    Che cosa possiamo fare<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Di fronte a questo quadro per nulla rassicurante la buona notizia \u00e8 che esistono strategie concrete per proteggere i nostri figli. Non serve demonizzare la tecnologia n\u00e9 rinunciare completamente agli smartphone. <b>Serve usarli in modo consapevole.<\/b><br \/>&#8211;<b>Ritardare l&#8217;accesso:<\/b> la prima e pi\u00f9 importante strategia \u00e8 ritardare l&#8217;et\u00e0 del primo smartphone. I dati di Barzilay sono chiari: ogni anno di ritardo nella prima adolescenza conta. Se possibile, <b>aspettare almeno i tredici anni, meglio ancora i quattordici o quindici.<\/b> In quella fase, la corteccia prefrontale \u00e8 pi\u00f9 sviluppata e meglio equipaggiata per gestire le tentazioni algoritmiche.<br \/><b>-Dare il buon esempio: <\/b>Laura Turuani psicologa e psicoterapeuta dell\u2019Istituto Minotauro di Milano, esperta di adolescenti e dinamiche familiari sottolinea\u00a0che<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/25_ottobre_22\/smartphone-e-adolescenti-come-uscire-dal-loop-digitale-la-sfida-educativa-e-i-millennial-che-danno-speranze-01273dff-b621-40fc-8f6b-29a49264cxlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u00a0il modo pi\u00f9 efficace per gestire l&#8217;uso degli schermi non \u00e8 il divieto, ma l&#8217;esempio. <\/a>I bambini imitano i genitori, soprattutto nelle abitudini notturne. \u00abSe gli adulti per primi non riescono a staccarsi dal telefono, come possono pretendere che lo facciano i ragazzi?\u00bb osserva Turuani. \u00abL\u2019educazione passa attraverso la coerenza, la prevedibilit\u00e0 e la <b>capacit\u00e0 di dare l\u2019esempio<\/b>. I divieti, da soli, rischiano solo di alimentare opposizione o senso di colpa\u00bb.\u00a0Le ricerche mostrano che <b>ridurre l&#8217;uso del dispositivo anche solo di un&#8217;ora al giorno ha effetti migliori e pi\u00f9 duraturi rispetto a tentativi drastici di eliminazione totale<\/b>. Il cervello degli adolescenti risponde meglio ai cambiamenti graduali rispetto a choc improvvisi: \u00e8 una questione di neuroplasticit\u00e0, il cervello si adatta lentamente e non a comando.<br \/><b>-Creare momenti liberi dagli schermi:<\/b> la camera da letto dovrebbe essere un \u00absantuario\u00bb senza dispositivi. La cena dovrebbe essere un momento di conversazione faccia a faccia.\u00a0Queste regole valgono per tutta la famiglia, genitori compresi.<br \/>&#8211;<b>Privilegiare la quantit\u00e0 dei contenuti<\/b>:\u00a0 un&#8217;ora passata a guardare un documentario educativo ha un impatto diverso da un&#8217;ora passata a scrollare TikTok. Un videogioco strategico che richiede pianificazione e problem solving allena il cervello diversamente da una slot machine digitale progettatoa per creare dipendenza.\u00a0\u00c8 utile aiutare i ragazzi a sviluppare un senso critico sui contenuti.<br \/><b>-Controlli parentali intelligenti:<\/b> i controlli parentali non dovrebbero essere strumenti di sorveglianza totale, ma supporti alla gestione autonoma. Diverse app\u00a0 permettono di impostare limiti giornalieri, bloccare certe applicazioni in determinati orari, monitorare l&#8217;uso senza invadere completamente la privacy ma l&#8217;obiettivo \u00e8\u00a0<b>costruire gradualmente l&#8217;autoregolazione<\/b>, non imporre un controllo esterno permanente.<br \/><b>&#8211; Costruire alternative attraenti:\u00a0<\/b>il modo pi\u00f9 efficace per ridurre il tempo sugli schermi non \u00e8 proibire, ma offrire alternative pi\u00f9 attraenti, anche se pu\u00f2 essere molto faticoso. Sport, musica, arte, tempo con gli amici nella vita reale. Se l&#8217;unica alternativa allo smartphone \u00e8 la noia, la battaglia \u00e8 persa in partenza.<\/p>\n<p>Per non perdere le ultime novit\u00e0 su tecnologia e innovazione<br \/>iscriviti alla <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?id=53\" style=\"text-decoration: underline;\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter di Login<\/a><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-12-29T15:58:02+01:00\">29 dicembre 2025 ( modifica il 29 dicembre 2025 | 15:58)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gli studi scientifici sono sempre pi\u00f9 solidi: i cervello degli adolescenti non \u00e8 attrezzato per gestire l&#8217;esposizione 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