{"id":282321,"date":"2025-12-29T22:43:15","date_gmt":"2025-12-29T22:43:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/282321\/"},"modified":"2025-12-29T22:43:15","modified_gmt":"2025-12-29T22:43:15","slug":"jay-kelly-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/282321\/","title":{"rendered":"Jay Kelly \u2013 La recensione"},"content":{"rendered":"<p>Il nuovo film di Noah Baumbach per Netflix <strong>\u00e8 una commedia sofisticata ispirata al cinema di Woody Allen e inscritta in quel filone metalinguistico che Hollywood usa da anni per autopsicanalizzarsi senza grandi pudori<\/strong>, cercando di ritrovare la sua strada maestra come farebbe un uomo di successo piombato in una crisi di mezz\u2019et\u00e0 (praticamente l\u2019identikit del protagonista).<\/p>\n<p>Approfondisci<a href=\"https:\/\/it.ign.com\/jay-kelly\/222828\/gallery\/jay-kelly-una-galleria-di-immagini\" class=\"recirc_odd\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"image\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/titolo-02_p5bc.640.jpg\" alt=\"Jay Kelly - Una galleria di immagini\"\/>Jay Kelly &#8211; Una galleria di immagini<\/a><\/p>\n<p>Si tratta di un terreno scivoloso da cui pochi autori escono indenni, perch\u00e9 l\u2019autocompiacimento e l\u2019autoindulgenza fanno quasi sempre capolino quando l\u2019industria si guarda troppo allo specchio: succede in Somewhere, di Sofia Coppola, ma anche ne Il ladro di orchidee, di Spike Jonze, cartine da tornasole di un universo troppo concentrato su di s\u00e9 per ingaggiare un vero dialogo con lo spettatore. Dopotutto, perch\u00e9 dovremmo preoccuparci se una star strapagata si sente un po\u2019 gi\u00f9 di morale, con tutti i problemi di questo mondo?<\/p>\n<p>The dreamcatcher<\/p>\n<p>Secondo Noah Baumbach, in realt\u00e0, un motivo ci sarebbe; <strong>perch\u00e9, se Hollywood ha smesso di credere in s\u00e9 stessa, chi pu\u00f2 farsi carico di creare un universo simbolico cos\u00ec potente e universale?<\/strong> Dalla sua prospettiva di autore &#8220;semi-indipendente&#8221;, per di pi\u00f9 al quinto film con Netflix (che finora ha messo solo mezzo piede nel mondo degli studios), forse il regista di Frances Ha riconosce con occhi pi\u00f9 clinici di altri la perdita di autorevolezza del cinema americano come fucina di miti.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, le candidature ai Golden Globe 2025 raccontano un dominio schiacciante delle produzioni &#8220;indie&#8221; (curioso il parallelismo con gli ultimi <a href=\"https:\/\/it.ign.com\/expedition-33\/222583\/news\/the-game-awards-2025-tutti-i-vincitori-e-la-notte-di-clair-obscur-expedition-33\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">The Game Awards<\/a>), sotto questo punto di vista, ma il declino del sistema dopo il boom delle piattaforme streaming appare gi\u00e0 evidente da anni. Jay Kelly non mette in scena, quindi, una crisi personale n\u00e9 cerca di scavare dentro l\u2019animo dell\u2019artista, bens\u00ec <strong>raffigura il tramonto di un\u2019intera industria incarnata alla perfezione dal personaggio di George Clooney; per fortuna, con una buona dose di autoironia e leggerezza<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"image screenshot\" data-position=\"0\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/jkelly-20240502-10045-c2-rv2_qttd.jpg\"  viewbox=\"0 0 16 9\"\/><br \/>\nGEORGE CLOONEY NEL SUO RUOLO NATURALE, BRILLANTE E SPACCONE CON QUALCHE VENATURA MALINCONICA.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una scena in cui il protagonista si trova davanti allo specchio e nomina i divi dell&#8217;Actors Studio passati e presenti, includendo anche s\u00e9 stesso\u2026 tradotto: l\u2019unico obiettivo di questo star system sembra entrare a far parte del mito, non di crearne uno nuovo. Non serve, quindi, basarsi su esperienze autentiche n\u00e9 trasmettere allo spettatore empatia o umanit\u00e0; anzi, la realt\u00e0 conviene evitarla proprio. <strong>Jay sembra infatti totalmente incapace di gestire il quotidiano, tanto da trasformare il povero agente &#8211; un bravissimo Adam Sandler &#8211; in una specie di badante personale<\/strong>.<\/p>\n<p>Niente mimesi, insomma, qui l\u2019arte non imita la vita, semmai avviene l\u2019esatto contrario; cos\u00ec, gli ex compagni di corso vivono nella frustrazione di chi non ce l\u2019ha fatta e si trovano a fare i conti con la vergogna della normalit\u00e0, mentre lui, per inseguire il successo, ha trascurato tutto il resto. E, quando cerca di ristabilire un rapporto con le figlie, si ritrova ormai fuori tempo massimo.<\/p>\n<p>Video killed the movie stars<\/p>\n<p>Ingaggia allora una ricerca dell\u2019autenticit\u00e0 nel vecchio continente e lontano da Los Angeles, per inseguire tuttavia solo l\u2019ennesima autocelebrazione indulgente; <strong>simbolo di una Hollywood bisognosa di conferme fuori dei confini americani, in cui il proprio mito appare forse un po\u2019 meno sbiadito<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"image screenshot\" data-position=\"1\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/jkelly-20240610-ww-17068r_h4vf.jpg\"  viewbox=\"0 0 16 9\"\/><br \/>\nL&#8217;INTERPRETAZIONE UMANISSIMA DI ADAM SANDLER \u00c8 tra le COSE MIGLIORi del FILM.<\/p>\n<p>L\u2019avventura di Jay nel bel paese assume di conseguenza uno stile lieve, apparentemente genuino (bench\u00e9 in realt\u00e0 molto programmatico), quasi amatoriale e sempre piuttosto esile sul piano narrativo, cio\u00e8 tutte quelle caratteristiche che il pubblico americano attribuisce di solito alle filmografie europee. <strong>Per fortuna, la pellicola rifugge l\u2019estetica da cartolina di tante opere ambientate in Italia ed evita accuratamente gli eccessi drammatici del filone &#8220;artista a pezzi&#8221;<\/strong>, persino durante i flashback dickensiani dove il protagonista rivive i momenti iniziali della propria carriera &#8211; quasi tutti all\u2019insegna del cinismo o dell\u2019arrivismo &#8211; senza pentirsi mai di nulla.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la strada appare ormai segnata, i vecchi eroi del grande schermo ci stanno abbandonando, ma in fondo non vale la pena di preoccuparsi troppo per loro. Parola di Netflix.<\/p>\n<p>Jay Kelly \u00e8 disponibile su Netflix.<\/p>\n<p id=\"id_keyword__72077__text\">Jay Kelly \u00e8 il prodotto di un autore ormai stabilmente al servizio di Netflix, che osserva con un cipiglio un po\u2019 indulgente &#8211; e forse una certa dose di soddisfazione &#8211; il sistema hollywoodiano tradizionale incamminarsi lungo un inesorabile viale del tramonto, proprio come l&#8217;interprete di questa storia: ricco, talentuoso, ammirato, ancora molto richiesto dal pubblico, capisce di aver costruito la sua identit\u00e0 su una menzogna troppo distante dalla realt\u00e0 e si scopre orfano di motivazioni o di una vera storia da raccontare; e quando cerca di nuovo un contatto con la vita lontana dai riflettori, non sa pi\u00f9 nemmeno dove trovarla. A questo gioco di specchi, Noah Baumbach contrappone il tono lieve e volutamente na\u00eff della seconda parte ambientata in Italia, dove il protagonista assaggia la presunta autenticit\u00e0 dello stile (di vita, dell\u2019arte, ovviamente pure del cibo) europeo. Ne risulta un film amorfo quanto il personaggio di George Clooney, concepito per accontentare un po&#8217; tutti con la sua regia sofisticata e allo stesso tempo grezza, semplice ma intellettualistica, introspettiva per\u00f2 povera di slanci emozionali; ricca di malinconia senza un barlume di nostalgia, ironica bench\u00e9 poco divertente. Se tuttavia il nuovo cinema delle piattaforme deve diventare per forza cos\u00ec informe e ruffiano, possiamo tenerci tranquillamente quello vecchio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il nuovo film di Noah Baumbach per Netflix \u00e8 una commedia sofisticata ispirata al cinema di Woody Allen&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":282322,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-282321","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-entertainment","9":"tag-film","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115805277720354695","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/282321","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=282321"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/282321\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/282322"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=282321"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=282321"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=282321"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}