{"id":282756,"date":"2025-12-30T05:34:20","date_gmt":"2025-12-30T05:34:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/282756\/"},"modified":"2025-12-30T05:34:20","modified_gmt":"2025-12-30T05:34:20","slug":"usa-e-il-boomerang-con-il-venezuela-lillusione-militare-occidentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/282756\/","title":{"rendered":"Usa e il boomerang con il Venezuela. L&#8217;illusione militare occidentale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/assets.contropiano.org\/img\/2025\/12\/enezuela-illusione-militare-usa1759428264-venezuela-esta-navidad-tras-decreto-nicolas-maduro.jpg\" title=\"Ingrandisci la foto Usa e il boomerang con il Venezuela. L\u2019illusione militare occidentale\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" width=\"720\" height=\"300\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/enezuela-illusione-militare-usa1759428264-venezuela-esta-navidad-tras-decreto-nicolas-maduro-720x300.jpeg\" alt=\"\" decoding=\"async\"\/><\/a>           <\/p>\n<p>Mi trovavo a Caracas due mesi fa, ospite di un Forum internazionale. Trump tuonava da tempo minacce d\u2019invasione e guerra.<\/p>\n<p>Una formazione navale Usa si trovava a circa 700 km a Nord della capitale. Ma la citt\u00e0 e il Paese apparivano immersi in una calma surreale. Niente coprifuoco n\u00e9 proclamazione d\u2019emergenza nazionale, zero panico di massa. Piazze e strade illuminate. Nessuna fuga dai centri urbani n\u00e9 assalto a supermercati e distributori di benzina. Incoscienza latina? Testa sotto la sabbia? Strategia governativa di rassicurazione e minimizzazione del pericolo? <\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo punto veniva smentito dalla presenza, nella piazza antistante l\u2019evento cui partecipavo, di un meeting della milizia popolare nazionale, una forza passata da 5 a 7 milioni di unit\u00e0 dopo l\u2019intensificazione degli attacchi Usa. Ma anche qui niente discorsi accesi. La sindaca di Caracas e il ministro della difesa, all\u2019ingresso della sala del Convegno, conversavano pacatamente con gli ospiti accrescendo il mio senso di sconcerto. <\/p>\n<p>Solo dopo il mio ritorno, ripensando il tutto alla luce di quanto ho scritto sulla guerra che non ci sar\u00e0 tra Cina e Usa, ho elaborato una risposta compiuta.<\/p>\n<p>Il punto di partenza \u00e8 il punto-nave della portaerei Gerald Ford, meraviglia tecnologica ed estetica che viene alla grande in tv, ma \u00e8 in realt\u00e0 una bara galleggiante, un potenziale rottame che deve stare ad almeno 700 km dalla costa per non essere colata a picco da missili e droni venezuelani. Come tutte le altre navi della vulnerabile Armada. <\/p>\n<p>Se la supremazia militare Usa fosse quella di un tempo, le navi si troverebbero a 7 e non a 700 km di distanza dalla costa. Stazionerebbero nelle acque di Trinidad, isola quasi attaccata al Venezuela, e il cui governo ha dato pieno accesso alla flotta Usa. Starebbero l\u00ec a fare il tiro a segno contro citt\u00e0, porti, centrali elettriche, raffinerie. Avrebbero concluso in poche settimane la missione, eliminato Maduro e il chavismo, installato la Machado di turno e preso possesso dell\u2019agognato petrolio. Le forze armate si sarebbero divise, e la popolazione riversata nelle piazze celebrando la fine della feroce tirannia. <\/p>\n<p>Ma \u00e8 wishful thinking occidentale, un esercizio d\u2019imbecillit\u00e0 e paranoia simile a quello che aveva visto la Russia in ginocchio sotto le sanzioni, Putin malato e fuori gioco, Ucraina e Ue trionfanti sotto la spinta di una furia popolare antirussa, guidata da una leadership euroamericana rispettata e ammirata ovunque. Beh, abbiamo visto com\u2019\u00e8 andata qui, e siamo all\u2019inizio di come andr\u00e0 in Venezuela.<\/p>\n<p>Limitiamoci agli aspetti militari. Il posizionamento difensivo della squadra navale Usa \u00e8 dovuto al fatto che il Venezuela dispone della forza armata asimmetrica pi\u00f9 moderna ed efficace del continente. Il Paese \u00e8 pieno di droni, missili supersonici (non ipersonici, per adesso), sistemi di difesa antiaerea S-300 mobili forniti da Iran e Russia negli ultimi venti anni. Armi in grado di trasformare in un fiasco qualunque attacco su larga scala condotto con mezzi militari obsoleti come navi, aerei e truppe da sbarco. <\/p>\n<p>La costa del Venezuela \u00e8 protetta dentro un raggio di 450 km da missili che volano a Mach 2,5 rasente la superficie del mare per evitare i radar. Sono collaudate, convenzionali, armi russe. Assieme ad analoghi sistemi, come Pantsirs1 e BUK-M2E, sono sufficienti a tener lontana la flotta Usa senza ricorrere ai missili ipersonici. <\/p>\n<p>Una portaerei da 13 miliardi di dollari, equipaggiata con 75 caccia F-35, \u00e8 una macchina di distruzione insuperabile solo se vicina al bersaglio, immune da droni e missili antinave. Altrimenti \u00e8 solo un bidone galleggiante, come dimostrato dagli Houthi nella strettoia del Mar Rosso. I loro droni (peraltro primitivi) hanno costretto lo Zio Sam a un umiliante accordo coi ribelli mediato dal Qatar. E a tenere lontane le sue portaerei. <\/p>\n<p>I caccia Usa pi\u00f9 avanzati non possono volare in numero significativo per distanze superiori alle 300 miglia nautiche senza dover esser riforniti in volo da aerei cisterna facile preda di missili e caccia nemici.<\/p>\n<p>Avvicinandosi un po\u2019 alla costa, la Ford potrebbe lanciare attacchi limitati, ma le sortite giornaliere sarebbero drasticamente ridotte. Non consentirebbero quei bombardamenti intensivi che fiaccano e demoralizzano l\u2019avversario, e quelle ondate massicce di attacchi necessarie per coprire gli sbarchi con mezzi anfibi: bersaglio pi\u00f9 semplice per droni e artiglieria tradizionale.<\/p>\n<p>Ma il deterrente forse pi\u00f9 micidiale consiste nel sistema antiaereo S-300SV di marca russa combinato ai droni armati di fattura iraniana. I droni Ansu-100 e Ansu-200 son stati mostrati a Caracas il 5 luglio 2022 nella parata del giorno dell\u2019indipendenza. Altri droni collaudati in Ucraina e facilmente ottenibili dal Venezuela possono rendere insostenibile il rapporto costo-letalit\u00e0: un drone russo Fpv da mille dollari, producibile in migliaia di unit\u00e0 trasportabili su un aereo cargo, contro un distruttore Arleigh Burke da 2 miliardi.<\/p>\n<p>Preso atto dell\u2019impossibilit\u00e0 tattica di un\u2019invasione anfibia e di una campagna di bombardamenti a distanza, il 17 dicembre Trump proclama sul social Truth \u201cil blocco totale di tutte le petroliere sanzionate\u201d che entrano ed escono dal Venezuela. Attenzione: petroliere sanzionate, non tutte le petroliere. Un blocco totale sarebbe, secondo il diritto internazionale, atto di guerra. <\/p>\n<p>Limitando il blocco alle navi gi\u00e0 sanzionate dagli Usa, Trump cerca di sostenere che esso non \u00e8 altro che l\u2019applicazione di sanzioni gi\u00e0 esistenti. Facile a dirsi, quasi impossibile da farsi. Un blocco efficace richiederebbe molto pi\u00f9 di quanto gli Usa abbiano dispiegato. Secondo Tanker Trackers, circa 712 navi in tutto il mondo sono nella lista nera Usa. Quasi 40 si trovano ora in acque venezuelane, di cui 18 cariche di petrolio.<\/p>\n<p>Il Venezuela ha diversi terminal petroliferi sulla sua costa lunga oltre 2.800 km. Per accerchiarli efficacemente non bastano le 11 navi militari di stanza nella regione. Ne servirebbero 24-36 da tenere in loco a tempo indefinito, con rotazioni che porterebbero il fabbisogno totale a 60-80 navi: pi\u00f9 della met\u00e0 dell\u2019intera flotta americana da combattimento, che dovrebbe controllare accuratamente l\u2019intero flusso, senza danneggiare il traffico commerciale e senza esporsi a incidenti con navi battenti bandiere di potenze nucleari non amiche. E con il rischio, sullo sfondo, di essere in gran parte affondata dal passaggio a una guerra vera e propria.<\/p>\n<p>Ma il problema non \u00e8 solo il numero delle imbarcazioni che entrano ed escono dai porti del Venezuela. C\u2019\u00e8 la questione del pattugliamento delle rotte oceaniche. Gli oceani sono immensi e le navi sono solo dei puntini sulla mappa. Considerando un raggio di mille miglia nautiche dal Venezuela, l\u2019area da monitorare \u00e8 di circa 11 milioni di km2. Un aereo pattugliatore Poseidon pu\u00f2 coprire circa 2.000-2.500 km2 per sortita completa. Con 6-8 Poseidon operativi destinati esclusivamente alle presunte rotte petrolifere, gli Usa possono monitorare efficacemente circa lo 0,15-0,18% dell\u2019area totale. <\/p>\n<p>E i satelliti non risolvono il problema: quelli radar ad apertura sintetica (Sar) hanno una risoluzione sufficiente per vedere una nave, ma coprono solo una striscia di 50-100 km per passaggio. Ma i Sar sono solo 15 e possono offrire copertura parziale ogni 12-48 ore, non un monitoraggio continuo. Le navi della \u201cdark fleet\u201d petrolifera sfruttano bene tali limiti. Petroliere associate a Iran, Venezuela o Russia hanno condotto oltre 130 visite nell\u2019area dei Caraibi negli ultimi 30 giorni, coinvolgendo 116 navi, con visite in aumento del 95% anno su anno.<\/p>\n<p>Torniamo a Caracas e alla sua tranquillit\u00e0. \u00c8 evidente che il governo venezuelano dispone degli stessi calcoli strategici e consapevolezza dei limiti operativi americani che ha il Pentagono. Sa che un attacco massiccio e un blocco navale completo sono impossibili da attuare. Non serve perci\u00f2 proclamare l\u2019emergenza nazionale quando si sa che l\u2019emergenza non c\u2019\u00e8. Le decorazioni natalizie nelle strade di Caracas erano semplicemente la risposta razionale di un Paese che ha fatto bene i suoi conti.<\/p>\n<p> * da <strong>Il Fatto Quotidiano<\/strong><\/p>\n<p class=\"firma-redazione\">\n29 Dicembre 2025 &#8211; \u00a9 Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO\n<\/p>\n<p>Ultima modifica: 29 Dicembre 2025, ore 8:23<\/p>\n<p><a href=\"#\" onclick=\"window.print()\" id=\"stampaarticolo\">stampa<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Mi trovavo a Caracas due mesi fa, ospite di un Forum internazionale. 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