{"id":282867,"date":"2025-12-30T07:45:08","date_gmt":"2025-12-30T07:45:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/282867\/"},"modified":"2025-12-30T07:45:08","modified_gmt":"2025-12-30T07:45:08","slug":"troppe-proteine-nel-cuore-il-muscolo-perde-elasticita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/282867\/","title":{"rendered":"Troppe proteine nel cuore: il muscolo perde elasticit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"p@2\">L\u2019amiloidosi cardiaca \u00e8 una patologia complessa e a lungo rimasta poco riconosciuta, perch\u00e9 i suoi sintomi iniziali \u2013 affaticamento, mancanza di respiro, gonfiore agli arti inferiori \u2013 sono comuni a molte forme di cardiopatia e spesso vengono attribuiti all\u2019et\u00e0 o allo scompenso cardiaco \u00abtradizionale\u00bb. In questa malattia, il deposito anomalo di proteine nel muscolo cardiaco ne compromette progressivamente la capacit\u00e0 di rilassarsi e di pompare sangue in modo efficace. Il quadro clinico che ne deriva pu\u00f2 sovrapporsi a quello delle forme pi\u00f9 diffuse di scompenso cardiaco, rendendo la diagnosi particolarmente insidiosa. Per anni, proprio per questa somiglianza, l\u2019amiloidosi cardiaca \u00e8 stata considerata un vero e proprio \u00abcamaleonte clinico\u00bb, spesso identificato solo in fase avanzata. Negli ultimi anni, tuttavia, lo scenario \u00e8 cambiato in modo evidente. L\u2019introduzione di tecniche di imaging cardiologico avanzato, insieme a percorsi diagnostici pi\u00f9 strutturati e a una crescente formazione dei clinici, ha reso possibile riconoscere l\u2019amiloidosi cardiaca con maggiore precisione e tempestivit\u00e0. Oggi non \u00e8 pi\u00f9 una diagnosi eccezionale, ma una condizione che viene considerata sempre pi\u00f9 spesso nel percorso diagnostico di alcuni pazienti con scompenso cardiaco, in particolare nella popolazione anziana.<\/p>\n<blockquote class=\"quote-article-cont\">\n<p>L\u2019introduzione di tecniche di imaging cardiologico avanzato, insieme a percorsi diagnostici pi\u00f9 strutturati e a una crescente formazione dei clinici, ha reso possibile riconoscere l\u2019amiloidosi cardiaca con maggiore precisione e tempestivit\u00e0<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>In questo contesto, Bergamo sta progressivamente rafforzando il proprio ruolo.<strong class=\"nero\"> L\u2019Asst Papa Giovanni XXIII \u00e8 uno dei centri lombardi inseriti nella Rete Malattie Rare per le amiloidosi sistemiche <\/strong>e ha sviluppato un modello di presa in carico strutturato per i pazienti con sospetta o accertata amiloidosi cardiaca. All\u2019interno dell\u2019ospedale \u00e8 attivo un ambulatorio dedicato all\u2019amiloidosi cardiaca, integrato nel percorso dello scompenso cardiaco e inserito in una rete multidisciplinare che coinvolge cardiologi, ematologi, specialisti dell\u2019imaging e medici del territorio.<\/p>\n<p>Il percorso si inserisce nell\u2019attivit\u00e0 del Dipartimento Cardiovascolare dell\u2019Asst Papa Giovanni XXIII, diretto dal Professor Michele Senni, riferimento nazionale per lo scompenso cardiaco, sotto la cui guida si \u00e8 consolidata anche l\u2019esperienza dell\u2019azienda nell\u2019ambito dell\u2019amiloidosi cardiaca. Ne parliamo con la dott.ssa Emilia D\u2019Elia, cardiologa dell\u2019Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, referente del Day Hospital dell\u2019Insufficienza Cardiaca e dell\u2019Ambulatorio Scompenso Cardiaco, attivamente coinvolta nel percorso multidisciplinare di diagnosi e presa in carico dei pazienti con amiloidosi cardiaca.<\/p>\n<blockquote class=\"quote-article-cont\">\n<p>L\u2019amiloidosi cardiaca non \u00e8 pi\u00f9 una patologia sconosciuta come in passato: oggi esiste una maggiore formazione sul territorio e una maggiore consapevolezza clinica. Questo ha portato i medici, anche fuori dai centri specialistici, a considerarla pi\u00f9 spesso nel percorso diagnostico dei pazienti con scompenso cardiaco<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>  Dottoressa, l\u2019amiloidosi continua ad essere una patologia cardiaca misconosciuta? <\/p>\n<p class=\"risposta\">\u00abNegli ultimi anni la situazione \u00e8 cambiata in modo significativo. L\u2019amiloidosi cardiaca non \u00e8 pi\u00f9 una patologia sconosciuta come in passato: oggi esiste una maggiore formazione sul territorio e una maggiore consapevolezza clinica. Questo ha portato i medici, anche fuori dai centri specialistici, a considerarla pi\u00f9 spesso nel percorso diagnostico dei pazienti con scompenso cardiaco. Resta comunque una malattia complessa, con molte sfaccettature e con un\u2019evoluzione che pu\u00f2 variare molto in base al tipo di amiloide coinvolto. Proprio per questo \u00e8 fondamentale che i pazienti vengano valutati all\u2019interno di centri di riferimento, mantenendo un livello di attenzione elevato ma senza creare allarmismo. Il riconoscimento precoce consente un inquadramento pi\u00f9 accurato e una gestione pi\u00f9 efficace, con benefici concreti sulla qualit\u00e0 di vita e sulla riduzione delle ospedalizzazioni\u00bb.<\/p>\n<p>  Qual \u00e8 oggi la situazione nella provincia di Bergamo? E quali sono le principali sfide del territorio? <\/p>\n<p class=\"risposta\">\u00abAttualmente l\u2019ASST Papa Giovanni XXIII rappresenta il principale centro di riferimento per l\u2019area di Bergamo. Questo significa che i pazienti con sospetto di amiloidosi cardiaca devono essere indirizzati da noi per completare un percorso diagnostico accurato, gi\u00e0 iniziato sul territorio, e che pu\u00f2 ultimarsi con l\u2019esecuzione di eventuali biopsie endomiocardiche, oltre che di test genetici. Nel nostro territorio \u00e8 stato osservato anche un cluster diagnostico particolare, che ha richiesto un approccio sempre pi\u00f9 interdisciplinare. In particolare, collaboriamo strettamente con i neurologi, perch\u00e9 l\u2019amiloidosi pu\u00f2 coinvolgere anche il sistema nervoso, e abbiamo strutturato team multidisciplinari all\u2019interno dell\u2019ospedale per una gestione pi\u00f9 efficace e coordinata della patologia. Sul territorio c\u2019\u00e8 oggi una maggiore attenzione da parte dei medici, ma una delle difficolt\u00e0 \u00e8 legata al fatto che, essendo un unico centro di riferimento, riceviamo talvolta pazienti inviati in una fase troppo precoce, senza che sia stato completato lo screening di base. L\u2019obiettivo \u00e8 rafforzare il lavoro di rete affinch\u00e9 il paziente arrivi al centro con un sospetto gi\u00e0 ben fondato e un primo inquadramento clinico\u00bb.<\/p>\n<p>  Quanto \u00e8 importante, per una patologia come l\u2019amiloidosi cardiaca, lavorare secondo un modello hub &amp; spoke? <\/p>\n<p class=\"risposta\">\u00ab\u00c8 fondamentale. L\u2019amiloidosi cardiaca richiede un\u2019organizzazione chiara dei percorsi. Da un lato \u00e8 necessario che esista un centro hub, in grado di garantire competenze specialistiche e multidisciplinari; dall\u2019altro \u00e8 essenziale che il territorio svolga un ruolo di filtro appropriato. Negli ultimi mesi abbiamo intensificato le attivit\u00e0 di formazione e confronto con i centri vicini \u2013 come Seriate, Treviglio, Ponte San Pietro e altre realt\u00e0 del territorio \u2013 proprio per condividere criteri di sospetto e percorsi diagnostici di base. Questo permette di evitare sia ritardi nella diagnosi sia un sovraccarico improprio del centro di riferimento. L\u2019obiettivo \u00e8 che i pazienti vengano inviati al Papa Giovanni XXIII nel momento giusto, con una valutazione preliminare gi\u00e0 eseguita, riservando al centro hub i casi pi\u00f9 complessi o quelli che necessitano di approfondimenti specifici\u00bb.<\/p>\n<blockquote class=\"quote-article-cont\">\n<p>\u00abL\u2019invecchiamento della popolazione gioca certamente un ruolo: l\u2019et\u00e0 media dei pazienti con scompenso cardiaco nel nostro reparto \u00e8 elevata, e l\u2019incidenza dell\u2019amiloidosi cardiaca aumenta con l\u2019et\u00e0. Una maggiore consapevolezza clinica porta quindi a un aumento delle diagnosi, che in passato probabilmente non venivano intercettate\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>  Possiamo dire che Bergamo stia diventando un nodo rilevante nella rete italiana dell\u2019amiloidosi cardiaca? <\/p>\n<p class=\"risposta\">\u00abS\u00ec, possiamo dirlo. Siamo entrati nella rete italiana dell\u2019amiloidosi cardiaca (RIAC), collaborando con centri di riferimento nazionali come Trieste, Firenze e Pavia. Parallelamente, lavoriamo molto anche all\u2019interno della rete regionale lombarda. Il nostro punto di forza \u00e8 l\u2019expertise consolidata nello scompenso cardiaco. Come Dipartimento Cardiovascolare, diretto dal professor Michele Senni, seguiamo pazienti in tutte le fasi dello scompenso: dalle forme iniziali a quelle avanzate. Questo ci consente di integrare in modo naturale la gestione dell\u2019amiloidosi cardiaca all\u2019interno di un percorso gi\u00e0 strutturato. Il valore aggiunto del nostro centro \u00e8 la possibilit\u00e0 di accompagnare il paziente lungo tutto il decorso della malattia, con un approccio globale che tiene conto non solo dell\u2019aspetto cardiologico, ma anche della fragilit\u00e0 e delle comorbidit\u00e0, tipiche di una popolazione prevalentemente anziana\u00bb.<\/p>\n<p>  L\u2019amiloidosi cardiaca \u00e8 ancora da considerarsi una malattia rara? <\/p>\n<p class=\"risposta\">\u00abFormalmente s\u00ec: rientra ancora tra le malattie rare ed \u00e8 gestita all\u2019interno della rete dedicata del nostro ospedale. Tuttavia, nella pratica clinica i numeri stanno crescendo, soprattutto perch\u00e9 oggi la patologia viene riconosciuta e diagnosticata pi\u00f9 frequentemente. L\u2019invecchiamento della popolazione gioca certamente un ruolo: l\u2019et\u00e0 media dei pazienti con scompenso cardiaco nel nostro reparto \u00e8 elevata, e l\u2019incidenza dell\u2019amiloidosi cardiaca aumenta con l\u2019et\u00e0. Una maggiore consapevolezza clinica porta quindi a un aumento delle diagnosi, che in passato probabilmente non venivano intercettate\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019amiloidosi cardiaca \u00e8 una patologia complessa e a lungo rimasta poco riconosciuta, perch\u00e9 i suoi sintomi iniziali \u2013&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":282868,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[54095,239,1537,90,89,370,5277,61132,477,9964,35739,240],"class_list":{"0":"post-282867","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-asst-papa-giovanni-xxiii","9":"tag-health","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-malattia","14":"tag-medicina","15":"tag-michele-senni","16":"tag-politica","17":"tag-politica-interna","18":"tag-ricerca-medica","19":"tag-salute"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115807408915966787","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/282867","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=282867"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/282867\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/282868"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=282867"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=282867"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=282867"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}