{"id":282938,"date":"2025-12-30T08:45:13","date_gmt":"2025-12-30T08:45:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/282938\/"},"modified":"2025-12-30T08:45:13","modified_gmt":"2025-12-30T08:45:13","slug":"se-il-cristianesimo-si-rifugia-nella-forma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/282938\/","title":{"rendered":"Se il cristianesimo si rifugia nella forma"},"content":{"rendered":"<p>Leggere l\u2019ultima fatica di Pierangelo Sequeri, Addio a Dio? Sul Dio vivente (Centro Ambrosiano, pagine 96, euro 10,00), \u00e8 un\u2019esperienza insieme destabilizzante e rigenerante. Con la precisione di un chirurgo e la passione di un mistico, Sequeri diagnostica la malattia mortale che affligge il cristianesimo: non l\u2019ateismo teorico, ma un pi\u00f9 insidioso e profondo \u201cvuoto affettivo\u201d. Il Dio che \u00e8 morto nella postmodernit\u00e0 non \u00e8 l\u2019Ens necessarium\u00a0dei filosofi, ma il Dio vivente, il Dio sentito, l\u2019\u201caffettivo\u201d.<\/p>\n<p>La sua analisi \u00e8 un potente\u00a0j\u2019accuse\u00a0contro un cristianesimo che si \u00e8 rifugiato nelle \u201cforme\u201d \u2013 dogmi, dottrine, rituali \u2013 dimenticando le \u201cforze\u201d dell\u2019esperienza e della teofania. \u00c8 su questo crinale che la sua riflessione si fa pi\u00f9 acuta e apre un dialogo fecondo con una prospettiva sapienziale che cerca il\u00a0Sophion, il principio di Sapienza divina.<\/p>\n<p>Sequeri chiama le cose con il loro nome. La \u201cmorte di Dio\u201d \u00e8 in realt\u00e0 la morte di un certo\u00a0tipo\u00a0di Dio: il Dio-idea, il Dio-concetto della modernit\u00e0. Questo Dio, ridotto a \u201cprodotto della mente\u201d, \u00e8 inevitabilmente destinato a diventare insignificante in un\u2019epoca che, almeno a parole, esalta l\u2019esperienza. La diagnosi di Sequeri diventa spietata: la teologia ha fallito perch\u00e9 ha continuato a parlare di Dio\u00a0dall\u2019interno del proprio recinto, senza incarnarsi nel linguaggio della cultura. Il risultato \u00e8 un cristianesimo \u201cfuori asse\u201d, come mostra la figura del monaco Otlone: un credente che mantiene tutte le forme della fede (preghiera, obbedienza, dottrina) ma sperimenta un deserto interiore, un\u2019assenza di Dio. Dove la comunicazione affettiva si interrompe, la fede diventa un guscio vuoto, un \u201cdogma\u201d nel senso deteriore del termine, cio\u00e8 un\u2019imposizione esteriore priva di vita.<\/p>\n<p>\u00c8 nella rilettura del Concilio di Nicea che Sequeri compie il balzo pi\u00f9 audace. Nel \u201cgenerato, non creato\u201d vede una rivoluzione copernicana: il Dio cristiano non \u00e8 pi\u00f9 il Motore Immobile, ma \u00e8, fin dall\u2019eternit\u00e0,\u00a0Generazione. L\u2019Uno solitario e autosufficiente della filosofia greca sparisce, perch\u00e9 Dio \u00e8 relazione, donazione, paternit\u00e0 e filiazione. Propone cos\u00ec un Dio che \u00e8, in s\u00e9 stesso,\u00a0Comunione d\u2019Amore. L\u2019ontologia diventa un\u2019 \u201contologia affettiva\u201d: il fondamento non \u00e8 una sostanza, ma una relazione; non un\u2019idea, ma un atto d\u2019amore che genera. Il\u00a0L\u00f3gos\u00a0che illumina ogni uomo \u00e8 il Figlio generato dal Padre: qui la luce della ragione e della fede trovano la loro comune sorgente in un Dio che \u00e8 Relazione luminosa.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, Sequeri insiste sulla \u201cteofania\u201d come esperienza necessaria del \u201cDio vivente\u201d. Non come apparizione straordinaria, ma come il \u201ctocco\u201d di Dio percepito nella \u201cpura gioia per la felicit\u00e0 altrui\u201d. \u00c8 nell\u2019amore per il prossimo che si fa esperienza sensibile della perfezione divina. Questa intuizione si allinea con una teologia sapienziale che cerca la Sapienza nelle opere e nelle relazioni. L\u2019\u201cilluminismo cristico\u201d che cerco di delineare trova qui un alleato formidabile: la luce di Dio non acceca con bagliori soprannaturali, ma illumina dall\u2019interno l\u2019umano, rendendoci capaci di riconoscere il divino nel volto dell\u2019altro, nella gioia condivisa, nella giustizia che aneliamo.<\/p>\n<p>Tuttavia, sorge una domanda cruciale:\u00a0questa teofania affettiva \u00e8 sufficiente a colmare il vuoto?\u00a0L\u2019esperienza del bello, del buono e del vero pu\u00f2 essere un segno, un riflesso della\u00a0Sophia, ma non \u00e8 ancora l\u2019incontro con la Sorgente personale. La forza del Cristo, nell\u2019\u201cilluminismo cristico\u201d, sta proprio nell\u2019essere il\u00a0Sophion\u00a0fatto carne, il punto di incontro tangibile e storico tra l\u2019immanenza della Sapienza e la trascendenza del Dio vivente. Sequeri accenna a questa \u201ccompatibilit\u00e0 cristologica\u201d, sottolineando come la rivelazione storica dia senso e compimento a tutte le teofanie diffuse.<\/p>\n<p>Le parti conclusive del libro, sulla \u201cgiustizia degli affetti\u201d e sull\u2019\u201cintercessione\u201d, sono forse le pi\u00f9 profetiche. Sequeri connette la \u201cgenerazione eterna\u201d con una nuova idea di giustizia, non pi\u00f9 come semplice applicazione di una legge, ma come il \u201cdare a ciascuno il suo\u201d in un senso profondamente ontologico. La generazione \u00e8 il paradigma stesso della giustizia: parti di s\u00e9 vengono destinate a diventare l\u2019altro. In questo, egli scorge il modello per un umanesimo rigenerato.<\/p>\n<p>L\u2019intercessione di Mos\u00e8 e, supremamente, quella di Cristo, che \u201csi fa peccato\u201d per noi, completano questo quadro. Questo Dio non \u00e8 un tiranno distante, ma un Dio che si espone, che condivide il destino della creatura, che rifiuta la salvezza privilegiata e sceglie la solidariet\u00e0 fino all\u2019abisso della croce. \u00c8 un\u2019immagine potentissima, che smonta definitivamente la caricatura del Dio faraonico e apre a un\u2019etica della responsabilit\u00e0 e della compassione.<\/p>\n<p>Da una prospettiva di illuminismo cristico, questo \u00e8 il cuore della questione. La luce del\u00a0L\u00f3gos\u00a0non \u00e8 una luce fredda e distaccata, ma una luce calda, \u201ccompassionevole\u201d, che si fa carico delle tenebre del mondo per trasformarle dall\u2019interno. La Chiesa e ogni credente sono chiamati a diventare, a loro volta, \u201cintercessori\u201d, ponti viventi che rifiutano di salvarsi da soli. In questo, Sequeri indica la strada per una \u201crivoluzione della tenerezza\u201d che \u00e8 al tempo stesso teologica, ecclesiale e politica.<\/p>\n<p>Addio a Dio? non \u00e8 un libro facile, ma \u00e8 un libro necessario. \u00c8 una mappa preziosa per orientarsi nel deserto spirituale del nostro tempo e una miniera di intuizioni per chi voglia ripensare la fede al di l\u00e0 degli steccati sterili tra teismo e ateismo.<\/p>\n<p>La sua grandezza sta nell\u2019aver individuato nel \u201cvuoto affettivo\u201d il vero nemico e nell\u2019aver cercato la soluzione non in un ritorno al passato, ma in un rinnovato accesso alla sorgente pi\u00f9 autentica della Tradizione: il Dio-Trinit\u00e0, Amore generativo. Se, da una prospettiva sapienziale e cristica, si potrebbe desiderare un ancoraggio pi\u00f9 esplicito al Cristo storico come chiave di volta che unisce definitivamente l\u2019immanenza dell\u2019affetto alla trascendenza del Dio vivente, questo non sminuisce il valore profetico dell\u2019opera. Sequeri non chiude il discorso, lo riapre. E ci consegna, come un testamento da far fruttare, l\u2019immagine di un Dio che non dice \u201caddio\u201d all\u2019uomo, ma che, nell\u2019eterna generazione del Figlio e nell\u2019intercessione dello Spirito, continua a cercarlo, a toccarlo, a commuoversi per lui. In un\u2019epoca di \u201cDio liquido\u201d o assente, questa \u00e8 una testimonianza di rara forza e di speranza concreta. Il compito ora, per la teologia, la Chiesa e ogni credente, \u00e8 quello di rendere nuovamente \u201ceccitante\u201d e \u201caffettivamente significativa\u201d questa rivelazione. Il deserto, ci ricorda Sequeri, pu\u00f2 ancora fiorire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Leggere l\u2019ultima fatica di Pierangelo Sequeri, Addio a Dio? 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