{"id":283727,"date":"2025-12-30T19:27:09","date_gmt":"2025-12-30T19:27:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/283727\/"},"modified":"2025-12-30T19:27:09","modified_gmt":"2025-12-30T19:27:09","slug":"la-verita-46","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/283727\/","title":{"rendered":"| La Verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\n        iStock\n    <\/p>\n<p>L\u2019esperto confronta il trentennio 1960-1990, connotato dalla \u00abcrescita travolgente dell\u2019industria farmaceutica con un solo obiettivo comune, la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 di vita dell\u2019uomo &#8211; il risultato furono 52 nuove classi di farmaci con il 90% delle patologie guarite o cronicizzate\u00bb -, con quanto accadde dopo la nascita del marketing farmacologico. \u00abL\u2019obiettivo viene stravolto, diventa fare il massimo fatturato possibile. Parallelamente la politica capisce che la salute \u00e8 una grande opportunit\u00e0 per rafforzare il potere e acquistare consenso, per cui trasforma il settore in azienda (nascono le Asl), mettendo a capo delle aziende non un medico ma un politico che per incapacit\u00e0 e clientelismo riesce a sopravvivere grazie a tagli feroci di posti letto, di personale medico e attrezzature\u00bb. <\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che da allora il malato diventa per i secondi un potenziale elettore, per i primi un consumatore. \u00abIn questo contesto la finanza crea le Big Pharma, attraverso fusioni e acquisizioni delle classiche aziende farmaceutiche\u00bb, interviene <strong>Franco Stocco<\/strong>, 35 anni trascorsi nel settore oncologico e poi nelle aree dell\u2019immunologia di colossi quali Farmitalia Carlo Erba, Aventis Pharma, Sanofi. Aggiunge: \u00abNon si limita a questo, ha un obiettivo ben preciso ovvero creare e raggiungere il nuovo enorme mercato, cio\u00e8 la popolazione sana\u00bb. Se per un farmaco il mercato non c\u2019\u00e8, basta crearlo.<\/p>\n<p>Il terreno di coltura che ha permesso l\u2019evoluzione del pensiero scientifico verso il presente \u00abrisiede nella medicalizzazione della societ\u00e0 umana, resa possibile dall\u2019elencare un numero pressoch\u00e9 infinito di malattie le quali descrivono non solo una condizione di rischio, ma una specie di allontanamento pi\u00f9 o meno marcato da un archetipo di perfezione. Ogni anomalia o devianza o disfunzione sono in definitiva riconducibili a una patologia o a una sindrome\u00bb. <\/p>\n<p>Per realizzare il progetto di trasformare le persone sane in potenziali malati, l\u2019industria della salute \u00abvende quindi anche \u201cfattori di rischio\u201d\u00bb. In quest\u2019ottica i vaccini ricoprono un ruolo chiave. Sfruttando il concetto che prevenire \u00e8 meglio che curare, radicato nell\u2019opinione comune, sono stati proposti o imposti nuovi prodotti \u00abche non sono antigeni ma approcci genici\u00bb, sottolinea <strong>Stocco<\/strong>.<\/p>\n<p>Se la prevenzione \u00e8 l\u2019imperativo strategico dettato dalla grande industria farmacologica, che margine di azione ci pu\u00f2 essere per impedire che a farne le spese sia il cittadino, non paziente afflitto da patologie, ma anche un servizio sanitario inutilmente gravato da diagnosi non necessarie?  \u00abDa un lato c\u2019\u00e8 il problema sociale di far passare il concetto di una sana sanit\u00e0, non quella di stare bene subito con qualsiasi mezzo, e per questo obiettivo serve tanta informazione. Dall\u2019altro, \u00e8 necessario che le associazioni scientifiche siano meno influenzabili dalle case farmaceutiche\u00bb, osserva <strong>Maria Rita Gismondo<\/strong>, gi\u00e0 direttrice del laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell\u2019ospedale Sacco di Milano. <\/p>\n<p>L\u2019iper prevenzione \u00ab\u00e8 una tendenza generalizzata\u00bb, prosegue la professoressa, \u00abbasti vede quello che accade quando si consiglia una Rx e il paziente con un minimo di conoscenza chiede: \u201cMa non \u00e8 meglio che faccia una risonanza magnetica o una Tac?\u201d. Si chiede una cosa sempre pi\u00f9 sofisticata. Sicuramente questo \u00e8 dovuto alla pressione da parte delle case farmaceutiche che devono vendere sempre pi\u00f9 strumenti, test e servizi, ma si fonda anche su un fatto sociale, su un concetto di salute che \u00e8 cambiato. Se oggi mi alzo con il mal di testa o il mal di schiena non dico aspetto, mi passer\u00e0; c\u2019\u00e8 un abuso di antidolorifici e anti infiammatori. Su questo atteggiamento si fonda la speculazione della Big Pharma, che trova terreno fertile\u00bb.<\/p>\n<p>Un protocollo di prevenzione deve partire da una possibilit\u00e0 di ricadute positive superiori a quello che \u00e8 il rischio della falsa diagnosi. Se lo aggiungiamo alla psicosi di un benessere estremizzato, \u00able conseguenze sono un dispendio di energie economiche e  molto stress da parte del paziente\u00bb.<\/p>\n<p>Per <strong>Gismondo<\/strong>, occorre dunque \u00abinterrompere la catena deleteria sponsor-sperimentatore. Dall\u2019altra, il ministero della Salute dovrebbe esercitare un controllo maggiore sulle linee guida date dalle associazioni scientifiche perch\u00e9 non si ecceda con i percorsi diagnostici, che rischiano di diventare inutili se non dannosi\u00bb.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>Le case ormai puntano solo al fatturato e, dicono gli esperti, la medicalizzazione della societ\u00e0 ha spalancato l\u2019accesso a una vasta platea di consumatori: i sani. Gismondo: \u00abSvincolare chi fa ricerca dall\u2019industria\u00bb.\u00abIl verbo attuale \u00e8 la prevenzione e allora, gratuitamente, i sani per qualsiasi sintomo o anche in mancanza di questo devono fare analisi cliniche e strumentali, anche le pi\u00f9 sofisticate e costose, solo per anticipare una possibile malattia\u00bb. Fausto D\u2019Amico, abruzzese di Roccadimezzo, dopo trent\u2019anni trascorsi nell\u2019industria farmaceutica e l\u2019esperienza Keryos, azienda sullo sviluppo di biofarmaci innovativi avviata nel 2002 assieme ad altri quattro manager provenienti da AstraZeneca, Sanofi, Novartis azienda, solleva con La Verit\u00e0 la complessa questione dell\u2019eccesso di prevenzione. Sensibilizzazioni, programmi di screening e campagne informative che finiscono per disorientare il cittadino.L\u2019esperto confronta il trentennio 1960-1990, connotato dalla \u00abcrescita travolgente dell\u2019industria farmaceutica con un solo obiettivo comune, la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 di vita dell\u2019uomo &#8211; il risultato furono 52 nuove classi di farmaci con il 90% delle patologie guarite o cronicizzate\u00bb -, con quanto accadde dopo la nascita del marketing farmacologico. \u00abL\u2019obiettivo viene stravolto, diventa fare il massimo fatturato possibile. Parallelamente la politica capisce che la salute \u00e8 una grande opportunit\u00e0 per rafforzare il potere e acquistare consenso, per cui trasforma il settore in azienda (nascono le Asl), mettendo a capo delle aziende non un medico ma un politico che per incapacit\u00e0 e clientelismo riesce a sopravvivere grazie a tagli feroci di posti letto, di personale medico e attrezzature\u00bb. Il risultato \u00e8 che da allora il malato diventa per i secondi un potenziale elettore, per i primi un consumatore. \u00abIn questo contesto la finanza crea le Big Pharma, attraverso fusioni e acquisizioni delle classiche aziende farmaceutiche\u00bb, interviene Franco Stocco, 35 anni trascorsi nel settore oncologico e poi nelle aree dell\u2019immunologia di colossi quali Farmitalia Carlo Erba, Aventis Pharma, Sanofi. Aggiunge: \u00abNon si limita a questo, ha un obiettivo ben preciso ovvero creare e raggiungere il nuovo enorme mercato, cio\u00e8 la popolazione sana\u00bb. Se per un farmaco il mercato non c\u2019\u00e8, basta crearlo.Il terreno di coltura che ha permesso l\u2019evoluzione del pensiero scientifico verso il presente \u00abrisiede nella medicalizzazione della societ\u00e0 umana, resa possibile dall\u2019elencare un numero pressoch\u00e9 infinito di malattie le quali descrivono non solo una condizione di rischio, ma una specie di allontanamento pi\u00f9 o meno marcato da un archetipo di perfezione. Ogni anomalia o devianza o disfunzione sono in definitiva riconducibili a una patologia o a una sindrome\u00bb. Per realizzare il progetto di trasformare le persone sane in potenziali malati, l\u2019industria della salute \u00abvende quindi anche \u201cfattori di rischio\u201d\u00bb. In quest\u2019ottica i vaccini ricoprono un ruolo chiave. Sfruttando il concetto che prevenire \u00e8 meglio che curare, radicato nell\u2019opinione comune, sono stati proposti o imposti nuovi prodotti \u00abche non sono antigeni ma approcci genici\u00bb, sottolinea Stocco.Se la prevenzione \u00e8 l\u2019imperativo strategico dettato dalla grande industria farmacologica, che margine di azione ci pu\u00f2 essere per impedire che a farne le spese sia il cittadino, non paziente afflitto da patologie, ma anche un servizio sanitario inutilmente gravato da diagnosi non necessarie? \u00abDa un lato c\u2019\u00e8 il problema sociale di far passare il concetto di una sana sanit\u00e0, non quella di stare bene subito con qualsiasi mezzo, e per questo obiettivo serve tanta informazione. Dall\u2019altro, \u00e8 necessario che le associazioni scientifiche siano meno influenzabili dalle case farmaceutiche\u00bb, osserva Maria Rita Gismondo, gi\u00e0 direttrice del laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell\u2019ospedale Sacco di Milano. L\u2019iper prevenzione \u00ab\u00e8 una tendenza generalizzata\u00bb, prosegue la professoressa, \u00abbasti vede quello che accade quando si consiglia una Rx e il paziente con un minimo di conoscenza chiede: \u201cMa non \u00e8 meglio che faccia una risonanza magnetica o una Tac?\u201d. Si chiede una cosa sempre pi\u00f9 sofisticata. Sicuramente questo \u00e8 dovuto alla pressione da parte delle case farmaceutiche che devono vendere sempre pi\u00f9 strumenti, test e servizi, ma si fonda anche su un fatto sociale, su un concetto di salute che \u00e8 cambiato. Se oggi mi alzo con il mal di testa o il mal di schiena non dico aspetto, mi passer\u00e0; c\u2019\u00e8 un abuso di antidolorifici e anti infiammatori. Su questo atteggiamento si fonda la speculazione della Big Pharma, che trova terreno fertile\u00bb.Un protocollo di prevenzione deve partire da una possibilit\u00e0 di ricadute positive superiori a quello che \u00e8 il rischio della falsa diagnosi. Se lo aggiungiamo alla psicosi di un benessere estremizzato, \u00able conseguenze sono un dispendio di energie economiche e molto stress da parte del paziente\u00bb.Per Gismondo, occorre dunque \u00abinterrompere la catena deleteria sponsor-sperimentatore. Dall\u2019altra, il ministero della Salute dovrebbe esercitare un controllo maggiore sulle linee guida date dalle associazioni scientifiche perch\u00e9 non si ecceda con i percorsi diagnostici, che rischiano di diventare inutili se non dannosi\u00bb.\n<\/p>\n<p>\n        Brigitte Bardot guarda Gunter Sachs (Ansa)\n    <\/p>\n<p>Ora che \u00e8 morta, la destra la vorrebbe ricordare. Ma non perch\u00e9 in passato aveva detto di votare il Front National. Semplicemente perch\u00e9 la <strong>Bardot <\/strong> \u00e8 stata un simbolo della Francia, come ha chiesto <strong> Eric Ciotti<\/strong>, del Rassemblement National, a <strong>Emmanuel Macron<\/strong>. Una proposta scontata, alla quale per\u00f2 hanno risposto negativamente i socialisti. Su X, infatti, <strong>Olivier Faure<\/strong> ha scritto: \u00abGli omaggi nazionali vengono organizzati per servizi eccezionali resi alla Nazione. <strong>Brigitte Bardot<\/strong> \u00e8 stata un&#8217;attrice emblematica della Nouvelle Vague. Solare, ha segnato il cinema francese. Ma ha anche voltato le spalle ai valori repubblicani ed \u00e8 stata pluri-condannata dalla giustizia per razzismo\u00bb. Un po\u2019 come se esser stata la pi\u00f9 importante attrice degli anni Cinquanta e Sessanta passasse in secondo piano a causa delle sue scelte politiche. Come se BB, per le sue idee, non facesse pi\u00f9 parte di quella Francia che aveva portato al centro del mondo. Non solo nel cinema. Ma anche nel turismo. Fu grazie a lei che la spiaggia di Saint Tropez divenne di moda. Le sue immagini, nuda sulla riva, finirono sulle copertine delle riviste pi\u00f9 importanti dell\u2019epoca. E fecero s\u00ec che, ricchi e meno ricchi, raggiungessero quel mare limpido e selvaggio nella speranza di poterla incontrare. Tra loro anche <strong>Gigi Rizzi<\/strong>, che faceva parte di quel gruppo di italiani in cerca di belle donne e fortuna sulla spiaggia di Saint Tropez. Un amore estivo, che per\u00f2 lo rese immortale.<\/p>\n<p> \u00c8 vero: BB era di destra. Era una femmina che non poteva essere femminista. Avrebbe tradito s\u00e9 stessa se lo avesse fatto. Del resto, disse: \u00abIl femminismo non \u00e8 il mio genere. A me piacciono gli uomini\u00bb. Impossibile aggiungere altro. <\/p>\n<p>Se non il dispiacere nel vedere una certa Francia voltarle le spalle. Ancora una volta. Quella stessa Francia che ha dimenticato s\u00e9 stessa e che ha perso la propria identit\u00e0. Quella Francia che oggi vuole dimenticare chi, <strong>Brigitte Bardot<\/strong>, le ricordava che cosa avrebbe potuto essere. Una Francia dei francesi. Una Francia certamente capace di accogliere, ma senza perdere la propria identit\u00e0. Era questo che chiedeva BB, massacrata da morta sui giornali di sinistra, vedi  Liberation, che titolano <strong>Brigitte Bardot<\/strong>, la discesa verso l&#8217;odio razziale. <\/p>\n<p>Forse, nelle sue lettere contro l\u2019islamizzazione, BB odi\u00f2 davvero. Chi lo sa. Di certo am\u00f2 la Francia, che incarn\u00f2. Nel 1956, proprio mentre la  <strong>Bardot<\/strong> riempiva i cinema mondiali, <strong>\u00c9dith Piaf <\/strong>scrisse  Non, je ne regrette rien  (no, non mi pento di nulla). Lo fece per i legionari che combattevano la guerra d\u2019Algeria. Una guerra che oggi i socialisti definirebbero colonialista. Quelle parole di gioia possono essere il testamento spirituale di BB. Che visse, senza rimpiangere nulla. Vivendo in un eterno presente. Mangiando la vita a morsi. Sparendo dalla scena. Ora per sempre. <\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        \u00abGigol\u00f2 per caso\u00bb (Amazon Prime Video)\n    <\/p>\n<p>Un infarto, per\u00f2, lo aveva costretto ad una lunga degenza e, insieme, ad uno stop professionale. Stop che non avrebbe potuto permettersi, indebitato com&#8217;era con un orologiaio affatto mite. Cos\u00ec, pur sapendo che avrebbe incontrato la riprova del figlio, gi\u00e0 inviperito con suo padre, Giacomo aveva deciso di chiedergli una mano. Una sostituzione, il favore di frequentare le sue clienti abituali, consentendogli con ci\u00f2 un&#8217;adeguata ripresa. La prima stagione della serie televisiva era passata, perci\u00f2, dalla rabbia allo stupore, per trovare, infine, il divertimento e una strana armonia. La seconda, intitolata La sex gurue pronta a debuttare su Amazon Prime video venerd\u00ec 2 gennaio, dovrebbe fare altrettanto, risparmiandosi per\u00f2 la fase della rabbia. Alfonso, cio\u00e8, \u00e8 ormai a suo agio nel ruolo di gigol\u00f2. Non solo. La strana alleanza professionale, arrivata in un momento topico della sua vita, quello della crisi con la moglie Margherita, gli ha consentito di recuperare il rapporto con il padre, che credeva irrimediabilmente compromesso. Si diverte, quasi, a frequentare le sue clienti sgallettate. Peccato solo l&#8217;arrivo di Rossana Astri, il volto di <strong>Sabrina Ferilli<\/strong>. La donna \u00e8 una fra le pi\u00f9 celebri guru del nuovo femminismo, determinata ad indottrinare le sue simili perch\u00e9 si convincano sia giusto fare a meno degli uomini. Ed \u00e8 questa convinzione che muove anche Margherita, moglie in crisi di Alfonso. Margherita, interpretata da <strong>Ambra Angiolini<\/strong>, diventa un&#8217;adepta della Astri, una sua fedele scudiera. Quasi, si scopre ad odiarli, gli uomini, dando vita ad una sorta di guerra tra sessi. Divertita, per\u00f2. E capace, pure di far emergere le abissali differenze tra il maschile e il femminile, i desideri degli uni e le aspettative, quasi mai soddisfatte, delle altre.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        iStock\n    <\/p>\n<p>La nuova applicazione, in parte accessibile anche ai non clienti, introduce servizi innovativi come un assistente virtuale basato su Intelligenza artificiale, attivo 24 ore su 24, e uno screening audiometrico effettuabile direttamente dallo smartphone. L\u2019obiettivo \u00e8 duplice: migliorare la qualit\u00e0 del servizio clienti e promuovere una maggiore consapevolezza dell\u2019importanza della prevenzione uditiva, riducendo le barriere all\u2019accesso ai controlli iniziali.<\/p>\n<p>Il lancio avviene in un contesto complesso per il settore. Nei primi nove mesi dell\u2019anno Amplifon ha registrato una crescita dei ricavi dell\u20191,8% a cambi costanti, ma il titolo ha risentito dell\u2019andamento negativo che ha colpito in Borsa i principali operatori del comparto. Lo sguardo di lungo periodo restituisce per\u00f2 un quadro diverso: negli ultimi dieci anni il titolo Amplifon ha segnato un incremento dell\u201980% (ieri +0,7% fra i migliori cinque del Ftse Mib), al netto dei dividendi distribuiti, che complessivamente sfiorano i 450 milioni di euro. Nello stesso arco temporale, tra il 2014 e il 2024, il gruppo ha triplicato i ricavi, arrivando a circa 2,4 miliardi di euro.<\/p>\n<p>Il progetto della nuova app \u00e8 stato sviluppato da Amplifon X, la divisione di ricerca e sviluppo del gruppo. Con sedi a Milano e Napoli, Amplifon X riunisce circa 50 professionisti tra sviluppatori, data analyst e designer, impegnati nella creazione di soluzioni digitali avanzate per l\u2019audiologia. L\u2019Intelligenza artificiale rappresenta uno dei pilastri di questa strategia, applicata non solo alla diagnosi e al supporto al paziente, ma anche alla gestione delle esigenze quotidiane legate all\u2019uso degli apparecchi acustici.<\/p>\n<p>Accanto alla tecnologia, resta centrale il ruolo degli audioprotesisti, figure chiave per Amplifon. Le competenze tecniche ed empatiche degli specialisti della salute dell\u2019udito continuano a essere considerate un elemento insostituibile del modello di servizio, con il digitale pensato come strumento di supporto e integrazione, non come sostituzione del rapporto umano.<\/p>\n<p>Fondato a Milano nel 1950, il gruppo Amplifon opera oggi in 26 Paesi con oltre 10.000 centri audiologici, impiegando pi\u00f9 di 20.000 persone. La prevenzione e l\u2019assistenza rappresentano i cardini della strategia industriale, e la nuova Amplifon App si inserisce in questa visione come leva per ampliare l\u2019accesso ai servizi e rafforzare la relazione con i pazienti lungo tutto il ciclo di cura.<\/p>\n<p>Il rilascio della nuova applicazione \u00e8 avvenuto in modo progressivo. Dopo il debutto in Francia, Nuova Zelanda, Portogallo e Stati Uniti, la app \u00e8 stata estesa ad Australia, Belgio, Germania, Italia, Olanda, Regno Unito, Spagna e Svizzera, con l\u2019obiettivo di garantire un\u2019esperienza digitale omogenea nei principali mercati del gruppo.<\/p>\n<p>Ma l\u2019innovazione digitale di Amplifon non si ferma all\u2019app. Negli ultimi anni il gruppo ha sviluppato soluzioni come gli audiometri digitali OtoPad e OtoKiosk, certificati Ce e Fda, e i nuovi apparecchi Ampli-Mini Ai, miniaturizzati, ricaricabili e in grado di adattarsi in tempo reale all\u2019ambiente sonoro. Entro la fine del 2025 \u00e8 inoltre previsto il lancio in Cina di Amplifon Product Experience (Ape), la linea di prodotti a marchio Amplifon gi\u00e0 introdotta in Argentina e Cile e oggi presente in 15 dei 26 Paesi in cui il gruppo opera.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 per Natale il gruppo aveva lanciato la speciale campagna globale The Wish (Il regalo perfetto) Secondo l\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0, oggi nel mondo circa 1,5 miliardi di persone convivono con una forma di perdita uditiva (o ipoacusia) e il loro numero \u00e8 destinato a salire a 2,5 miliardi nel 2050. <\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>Francesco Borgonovo, Gianluca Zanella e Luigi Grimaldi fanno il punto sul caso Garlasco: tra nuove indagini, DNA, impronte e filoni paralleli, l\u2019inchiesta si muove ormai su pi\u00f9 livelli. Un\u2019analisi rigorosa per capire a che punto siamo, cosa \u00e8 cambiato davvero e quali nodi restano ancora da sciogliere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"iStock L\u2019esperto confronta il trentennio 1960-1990, connotato dalla \u00abcrescita travolgente dell\u2019industria farmaceutica con un solo obiettivo comune, la&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":283728,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[31821,239,1537,90,89,7252,240,2187],"class_list":{"0":"post-283727","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-big-pharma","9":"tag-health","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-profilassi","14":"tag-salute","15":"tag-vaccini"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115810169627265067","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/283727","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=283727"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/283727\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/283728"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=283727"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=283727"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=283727"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}