{"id":284449,"date":"2025-12-31T07:14:16","date_gmt":"2025-12-31T07:14:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/284449\/"},"modified":"2025-12-31T07:14:16","modified_gmt":"2025-12-31T07:14:16","slug":"recidiva-zero-per-il-carcere-insieme-si-puo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/284449\/","title":{"rendered":"Recidiva zero per il carcere: insieme si pu\u00f2"},"content":{"rendered":"<p>Il 14 dicembre scorso si \u00e8 celebrato l\u2019ultimo appuntamento giubilare dedicato alle persone detenute. Papa Leone, invitando tutti a guardare alla speranza e alla dignit\u00e0 di ogni persona \u2013 anche di chi \u00e8 in carcere \u2013 ha rilanciato il messaggio che, un anno fa, papa Francesco ci aveva consegnato aprendo la Porta Santa nel carcere di Rebibbia. Raccogliendo e rilanciando il desiderio espresso da papa Francesco, il Santo Padre ha inoltre invitato molti Paesi a considerare forme di amnistia o di condono della pena, come strumenti per aiutare chi \u00e8 privato della libert\u00e0 a recuperare fiducia in s\u00e9 e nella societ\u00e0. L\u2019appello lanciato da Leone XIV si inserisce in una fase in cui, tanto nel dibattito politico-istituzionale quanto nella societ\u00e0 civile, va maturando la consapevolezza che un sistema di esecuzione penale capace di assolvere a una funzione autentica di riparazione e di inclusione per coloro che hanno infranto il patto sociale costituisca il fondamento pi\u00f9 solido per l\u2019affermazione della sicurezza e della legalit\u00e0 nelle nostre comunit\u00e0.<\/p>\n<p>I dati del 2025 relativi al carcere ci confermano come il nostro sistema penitenziario non sia in ancora in grado di garantire, prima ancora della rieducazione e del reinserimento, una pena non contraria al senso di umanit\u00e0, cos\u00ec come recita l\u2019art.27 della Costituzione. Di certo l\u2019Amministrazione penitenziaria soffre di carenze strutturali in termini di spazi, di risorse umane e di competenze in grado di fronteggiare un\u2019utenza carceraria portatrice di sempre pi\u00f9 estese problematiche di carattere sociale e sanitario: dalla elevata presenza di stranieri e di popolazione detenuta con problemi di tossicodipendenza. In uno scenario tanto complesso, affrontabile esclusivamente attraverso investimenti, interventi organizzativi e una visione di lungo periodo, restano due le principali criticit\u00e0 del nostro sistema: il sovraffollamento negli istituti e la mancanza di percorsi seri e certi di inclusione sociale e lavorativa. Alla fine di novembre si registrava un tasso di affollamento medio reale pari al 136%. Si tratta di una condizione che acuisce le criticit\u00e0 strutturali e organizzative del sistema, alimentando un clima di sofferenza diffusa tanto tra i detenuti quanto tra gli operatori penitenziari, costretti a spendere le loro professionalit\u00e0 in condizioni assai difficili tra dovere e umanit\u00e0. Ne costituiscono una drammatica conferma l\u2019allarmante incremento dei suicidi e l\u2019aumento degli episodi di autolesionismo. Anche i dati del lavoro in carcere sono da tempo impietosi. In Italia il lavoro vero, professionalizzante e continuativo, in carcere coinvolge solo una sparuta minoranza di detenuti. I dati ufficiali ci dicono che se circa un detenuto su tre svolge un\u2019attivit\u00e0 lavorativa all\u2019interno degli istituti penitenziari, lo fa in prevalenza alle dipendenze dell\u2019Amministrazione Penitenziaria, per poche ore al giorno, e per servizi interni agli istituti. Solo l\u20191% ha avuto l\u2019opportunit\u00e0 di lavorare per imprese private profit e il 4% per cooperative sociali.<\/p>\n<p>Sovraffollamento e assenza di opportunit\u00e0 lavorative costituiscono dunque il mix micidiale alla base del fallimento istituzionale e sociale della funzione rieducativa della pena in Italia. Il 2026 pu\u00f2 rappresentare un anno importante per intervenire su entrambi i temi, ma solo a patto che ciascuno faccia la propria parte: politica, istituzioni e societ\u00e0 civile. In questo senso anche il prossimo referendum sulla separazione delle carriere pu\u00f2 offrire una buona occasione per mettere al centro dell\u2019agenda politica del prossimo anno il tema giustizia nella sua globalit\u00e0. In tale prospettiva il Ministro della Giustizia ha dichiarato che, dopo il referendum, il governo intende concentrarsi su una riforma del Codice di procedura penale, finalizzata a processi pi\u00f9 rapidi e maggiormente rispettosi delle garanzie difensive; il Presidente del Senato auspica che nel 2026 il Parlamento affronti finalmente in modo concreto il tema carcerario e il Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, nel suo intervento al Corriere della Sera del 24 dicembre, ha richiamato alla necessit\u00e0 di nuovo sistema sanzionatorio e penitenziario condiviso \u00abin una illuminata e bipartisan battaglia di civilt\u00e0\u00bb. \u00c8 proprio a partire da questa convergenza che si apre, dunque, lo spazio nel 2026 per una riflessione pi\u00f9 concreta \u2013 e non pi\u00f9 rinviabile \u2013 sulle politiche penali e penitenziarie. Ridurre il sovraffollamento non significa semplicemente \u201csvuotare le carceri\u201d, ma ripensare in modo sistemico l\u2019esecuzione della pena. L\u2019esperienza dimostra che l\u2019inclusione lavorativa, soprattutto se avviata gi\u00e0 durante la detenzione o nelle fasi finali della pena, consente di restituire autonomia, responsabilit\u00e0 e dignit\u00e0. Ma il lavoro, da solo, non basta. \u00c8 necessaria una presa in carico complessiva. Chi esce dal carcere senza un\u2019occupazione stabile, senza una rete di relazioni e senza un supporto dei servizi territoriali ha un\u2019altissima probabilit\u00e0 di tornare a delinquere.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo quadro che si colloca l\u2019impegno del Consiglio Nazionale dell\u2019Economia e del Lavoro, speso negli ultimi due anni in un inedito ruolo di impulso e coordinamento attraverso il programma \u201cRecidiva Zero\u201d, piattaforma di azione concreta e di paziente messa in rete di istituzioni, imprese, parti sociali e societ\u00e0 civile. Il Cnel, per missione costituzionale, composizione, Dna culturale e sociale, \u00e8 il perfetto ponte per facilitare il dialogo tra sistema della giustizia e societ\u00e0 civile. Grazie all\u2019impegno del Cnel e del suo \u201cSegretariato Permanente\u201d, sono gi\u00e0 pi\u00f9 di 20 le organizzazioni datoriali nazionali che hanno deciso congiuntamente di sviluppare iniziative imprenditoriali in tutti i 189 istituti penitenziari italiani, recuperando spazi carcerari ad oggi inutilizzati e promuovendo azioni di inserimento lavorativo esterno. Inoltre, il Cnel ha promosso l&#8217;estensione del Sistema Informativo per l\u2019Inclusione Sociale e Lavorativa (Siisl), una piattaforma digitale del Ministero del Lavoro (gestita da Inps), alle persone in regime di detenzione, dando il via a una prima sperimentazione in otto istituti. Ma il Cnel, attraverso il programma \u201cRecidiva zero\u201d, ha voluto anche apportare un doveroso e responsabile impulso a Parlamento e Governo attraverso l\u2019elaborazione di proposte normative finalizzate ad incidere in profondit\u00e0 sull\u2019organizzazione della detenzione.<\/p>\n<p>Sono gi\u00e0 due i disegni di legge approvati dal Cnel e trasmessi al Parlamento proprio allo scopo di concorrere all\u2019apertura di un dibattito privo di ideologismi e portatore di soluzioni a problemi la cui plastica evidenza \u00e8 ormai innegabile. Un primo Ddl mira ad assicurare l&#8217;applicazione integrale dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (Ccnl) ai detenuti che lavorano in carcere e a rendere sistematico lo sviluppo di attivit\u00e0 lavorative e imprenditoriali negli istituti penitenziari, tra cui l&#8217;estensione della Legge Smuraglia. Un secondo disegno di legge individua soluzioni operative volte a facilitare l\u2019attivazione di iniziative imprenditoriali all\u2019interno degli istituti e rafforzare il collegamento tra carcere e agenzie per l\u2019impiego. La sfida che ci attende nell\u2019anno ormai alle porte \u00e8, dunque, insieme culturale e politica. Ridurre il sovraffollamento carcerario attraverso misure alternative e percorsi di inclusione non \u00e8 tanto un atto di indulgenza gentilmente concessa, quanto una scelta consapevole, intessuta di razionalit\u00e0 e sicurezza: un autentico investimento di civilt\u00e0 comunitaria. Il messaggio che arriva dal Giubileo, dalle parole dei Pontefici e dal confronto istituzionale in corso \u00e8 chiaro. Mobilitare la societ\u00e0 civile, le istituzioni, il mondo del lavoro e delle imprese \u00e8 l\u2019unica strada per trasformare la pena da tempo sospeso a occasione di cambiamento.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile dunque ridurre la permanenza in carcere delle persone, con coraggiosi e responsabili istituti di giustizia premiale come lo sono: la proposta dell\u2019On. Giachetti sulla liberazione anticipata per buona condotta; la proposta del Ministro Nordio sulla detenzione differenziata per le persone con problemi di dipendenza; le proposte del Vice-presidente del Csm Pinelli di rafforzare percorsi alternativi al carcere; la proposta dal Presidente del tribunale di sorveglianza di Palermo Nicola Mazzamuto fatta in occasione del Giubileo dei detenuti di indulto subordinato a un progetto individualizzato di reinserimento sociale. Tutte queste proposte, per\u00f2, richiedono necessariamente un\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 congiunta da parte dell\u2019Amministrazione penitenziaria, delle istituzioni territoriali e della societ\u00e0 civile a strutturare e sostenere nel tempo percorsi integrali di inclusione che prevedano scuola, formazione, lavoro e presa in carico in carcere e fuori dal carcere. Oltre alla certezza della pena, caposaldo del nostro sistema giudiziario, dobbiamo impegnarci nel garantire la certezza dei percorsi di inclusione sociale e lavorativa. Interventi deflattivi non accompagnati da percorsi di inclusione e riparativi non risolvono nel lungo periodo i problemi anzi rischiano di avere un impatto negativo sul senso di giustizia e di sicurezza sociale nelle comunit\u00e0 e nei territori dove le persone in uscita dal carcere ritornerebbero.<\/p>\n<p>Su questo, ciascuno deve assumersi la propria responsabilit\u00e0. Le persone detenute devono, senza perdere la speranza, impegnarsi in un percorso di cambiamento e inclusione che dev\u2019essere necessariamente monitorato e valutato durante l\u2019intero processo. L\u2019Amministrazione penitenziaria deve garantire migliori condizioni organizzative e ambientali a supporto dell\u2019efficace svolgimento di percorsi di rieducazione e inclusione lavorativa, assicurando alla funzione rieducativa adeguate quantit\u00e0 di risorse finanziarie e di capitale umano, oggi primariamente dedicate alla sicurezza. Le istituzioni pubbliche territoriali devono impegnarsi a costruire e rafforzare l\u2019ampia rete di servizi sociali, sanitari, abitativi e di presa in carico per un efficace accompagnamento delle persone fuori dal carcere. La societ\u00e0 civile (imprese, cooperazione sociale, mondo del volontariato e della filantropia) deve mobilitarsi per garantire continuit\u00e0 nei progetti rieducativi a aumentare scala e impatto degli interventi. Solo cos\u00ec si abbatte la recidiva e si ha pieno reinserimento. Certezza della pena, risarcimento delle vittime, sicurezza, senso di umanit\u00e0 e inclusione sociale, premialit\u00e0 e responsabilit\u00e0: tutto si tiene in un unico progetto di civilt\u00e0 giuridica e di investimento sociale. Solo cos\u00ec potremo ridurre il sovraffollamento carcerario e abbattere la recidiva. Ci guadagniamo tutti. \u00c8 su questa responsabilit\u00e0 collettiva che si misura la qualit\u00e0 del nostro progetto democratico e, dunque, anche l\u2019impegno difficile, ma non impossibile, del Cnel quale luogo di ascolto, dialogo e protagonismo delle istituzioni, delle forze economiche, sociali e civili. Nessuno ce la pu\u00f2 fare da solo. La complessit\u00e0 della sfida richiede necessariamente una visione comune e una risposta collettiva di coraggio e responsabilit\u00e0.<br \/><b>Presidente del Cnel<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il 14 dicembre scorso si \u00e8 celebrato l\u2019ultimo appuntamento giubilare dedicato alle persone detenute. 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