{"id":284644,"date":"2025-12-31T10:22:09","date_gmt":"2025-12-31T10:22:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/284644\/"},"modified":"2025-12-31T10:22:09","modified_gmt":"2025-12-31T10:22:09","slug":"iran-anno-zero-inflazione-e-poverta-si-scende-in-piazza-contro-gli-ayatollah","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/284644\/","title":{"rendered":"Iran anno zero. Inflazione e povert\u00e0. Si scende in piazza contro gli ayatollah"},"content":{"rendered":"<p>Manca poco alla fine. C&#8217;\u00e8 un uomo seduto sull&#8217;asfalto, solo e non ancora rassegnato, davanti a lui una muta di pasdaran a cavallo di motociclette nere. \u00c8 la foto che racconta l&#8217;incertezza dell&#8217;Iran, quello che pu\u00f2 accadere o quello che non sar\u00e0. Sembra una citazione di Tienanmen ma il destino \u00e8 ancora aperto. Questo 2025 si chiude con un tramonto di rabbia e speranza. C&#8217;\u00e8 un freddo che s&#8217;intrufola nelle botteghe chiuse, nei cortili delle case, nelle mani vuote di chi conta le banconote e scopre che non servono pi\u00f9 a niente. Il rial cade a pezzi, come un castello di sabbia colpito dall&#8217;onda. Nel Gran Bazar di Teheran le serrande si abbassano una dopo l&#8217;altra. Non per paura, non pi\u00f9. Per protesta. \u00c8 il gesto pi\u00f9 semplice del mondo: chiudere. \u00c8 anche il pi\u00f9 devastante. Qualcuno ancora se lo ricorda: la caduta dello Sci\u00e0 \u00e8 cominciata cos\u00ec, con il mercato vuoto, spento, perch\u00e9 non c&#8217;era pi\u00f9 merce da vendere ai comuni mortali. Era il 16 gennaio 1979. Mohammad Reza Pahlavi fugge prima in Egitto e poi in Marocco. Spera invano di tornare. Il potere finisce nelle mani senza piet\u00e0 degli ayatollah. Quella che un tempo si chiamava Persia si ritrova sotto la dottrina teologica dell&#8217;imam Ruhollah Khomeini. Sono quarantasette anni che dispensano preghiere e morte.<\/p>\n<p>Le strade di Sadi Street odorano di t\u00e8 forte e frustrazione. I commercianti parlano sottovoce, ma gli occhi tradiscono l&#8217;inquietudine. Qui non servono slogan: basta guardare il prezzo dei melograni, o quello del pane. L&#8217;inflazione supera il 40%. Il cibo pi\u00f9 del 70%. Ogni giorno \u00e8 pi\u00f9 caro del precedente. Le famiglie stringono la cintura fino al punto in cui la fame diventa politica. Teheran non \u00e8 sola. A Isfahan, Shiraz, Mashhad, la folla cresce, i passi consumano l&#8217;asfalto. \u00c8 una protesta senza bandiere e senza padroni, una scossa che risale dal basso, dal cuore antico di un Paese che ha conosciuto imperi, rivoluzioni, martiri e sogni infranti. Quando un popolo torna in piazza, la storia si rimette in cammino.<\/p>\n<p>La Repubblica islamica prova a reagire. Il governatore della Banca centrale Reza Farzin si dimette, il governo promette un piano di salvezza in 20 punti. Si parla di sussidi elettronici, di salari da rafforzare, di una valuta da riportare a riva. Sembra la preghiera di un naufrago.<\/p>\n<p>Ogni ministro esibisce ottimismo, ma dietro i sorrisi c&#8217;\u00e8 il panico di chi vede il pavimento cedere, perch\u00e9 la crisi non nasce oggi. Nasce nella rottura violenta con l&#8217;Occidente, e poi nelle sanzioni che hanno chiuso il Paese in una gabbia di solitudine. Nasce nel petrolio che non basta pi\u00f9 a comprare il futuro. Nasce nel muro che separa l&#8217;Iran dal mondo. Troppa fede, poca economia e alla fine il conto arriva sempre.<\/p>\n<p>La protesta per\u00f2 non \u00e8 solo fame. \u00c8 identit\u00e0 lacerata. Il regime vacilla ma non cade, e non cade perch\u00e9 dall&#8217;altra parte non c&#8217;\u00e8 un esercito unito. Ci sono i nostalgici dello sci\u00e0 che sognano un ritorno all&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro, i comunisti che vivono di lotte antiche, i laici che vogliono chiudere per sempre la parentesi religiosa, i moderati che credono ancora nel compromesso. Tutti contro il potere, nessuno disposto a lasciare spazio all&#8217;altro. La rivoluzione si inceppa nella diffidenza. \u00c8 come se il destino del Paese fosse sospeso su una corda sottile. Da un lato un regime stanco, che per\u00f2 conosce perfettamente l&#8217;arte di sopravvivere. Dall&#8217;altro un popolo esausto, che sa gridare ma non sa ancora comandare. Nel mezzo, un silenzio carico di attesa. Qualcuno dice che basterebbe una scintilla. Ma in Iran le scintille non mancano. Manca il fuoco che le unisca. \u00c8 ora di togliere tutti i veli, magari nel nome di Masha Amini.<\/p>\n<p>A Teheran, in certi giorni d&#8217;inverno, la nebbia si posa sui minareti e sembra fumo di futuro bruciato.\n<\/p>\n<p> Il bazar chiuso \u00e8 una profezia.<\/p>\n<p>Il 2026 si apre cos\u00ec: un Paese che urla e un regime che fa finta di non sentire. Ma ogni notte, dietro le mura di Teheran, qualcuno si sveglia di colpo temendo che l&#8217;alba possa portare la fine o la salvezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Manca poco alla fine. C&#8217;\u00e8 un uomo seduto sull&#8217;asfalto, solo e non ancora rassegnato, davanti a lui una&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":284645,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[107659,14,164,165,764,166,7,15,2469,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-284644","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-ayatollah","9":"tag-cronaca","10":"tag-dal-mondo","11":"tag-dalmondo","12":"tag-iran","13":"tag-mondo","14":"tag-news","15":"tag-notizie","16":"tag-proteste","17":"tag-ultime-notizie","18":"tag-ultime-notizie-di-mondo","19":"tag-ultimenotizie","20":"tag-ultimenotiziedimondo","21":"tag-world","22":"tag-world-news","23":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115813688754644414","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/284644","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=284644"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/284644\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/284645"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=284644"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=284644"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=284644"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}