{"id":284970,"date":"2025-12-31T15:18:11","date_gmt":"2025-12-31T15:18:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/284970\/"},"modified":"2025-12-31T15:18:11","modified_gmt":"2025-12-31T15:18:11","slug":"ok-al-vino-senza-alcol-i-grandi-produttori-apripista-del-business","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/284970\/","title":{"rendered":"Ok al vino senza alcol: i grandi produttori apripista del business"},"content":{"rendered":"<p>Regime fiscale, accise e tassazione. \u00c8 diventato realt\u00e0 l\u2019atteso decreto interministeriale (Mef e Masaf) che definisce nei dettagli le norme per la produzione di vini dealcolati in Italia. Un via libera <strong>accolto con estremo favore da tanti viticoltori veneti e friulani<\/strong>, pronti a scommettere nel nuovo business.<\/p>\n<p>Il segmento dei vini alcol zero, infatti, non \u00e8 pi\u00f9 una nicchia, almeno non all\u2019estero. Secondo le pi\u00f9 recenti rilevazioni dell\u2019Unione italiana vini (Uiv) il comparto \u00e8 <strong>uno dei pochi in crescita all\u2019interno della galassia vino<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel circuito retail i no alcol sono cresciuti del 46% in Germania, del 20% in Inghilterra e del 18% negli Stati Uniti, con un fatturato globale che ha raggiunto 2,4 miliardi di euro e punta a crescere dell\u20198% annuo, cos\u00ec da toccare quota 3,3 miliardi entro il 2028. <\/p>\n<p>\u00abQuesto decreto rappresenta un passaggio importante &#8211; osserva Giancarlo Moretti Polegato, presidente del gruppo Villa Sandi, uno dei player pi\u00f9 importanti del Prosecco &#8211; . Riconosce un\u2019evoluzione del mercato che, come produttori, viviamo gi\u00e0 da tempo. Finalmente l\u2019Italia colma un gap normativo che finora ci aveva tenuti indietro rispetto ad altri Paesi europei, dove da anni la produzione dei vini dealcolati \u00e8 regolamentata. <strong>Villa Sandi \u00e8 impegnata in questo settore gi\u00e0 da 4 anni<\/strong>, con lo sviluppo di un prodotto zero alcol che cresce a doppia cifra ogni anno. Si tratta di un mercato dalle grandi potenzialit\u00e0, che non entra in concorrenza con le nostre bollicine tradizionali, ma amplia le possibilit\u00e0 di un produttore che pu\u00f2 rispondere alle nuove esigenze dei consumatori. La nuova normativa ci permetter\u00e0 di continuare a innovare e a rispondere alle richieste, senza mai rinunciare a qualit\u00e0 e tradizione\u00bb. <\/p>\n<p>\u00abFinalmente una bella notizia a chiudere un 2025 complesso e un 2026 con tanti dubbi per noi produttori &#8211; dice Filippo Polegato, amministratore delegato del brand Astoria e vice presidente dell\u2019Unione Italiana vini &#8211; . Con l\u2019Unione lavoriamo da tempo per mettere le aziende italiane nelle condizioni di aggredire un mercato potenzialmente molto interessante, e soprattutto di competere ad armi pari con la concorrenza straniera: gli Stati Uniti e i paesi nordici dell\u2019Ue, dove <strong>la tendenza no-alcol \u00e8 gi\u00e0 particolarmente diffusa<\/strong>, saranno il primo banco di prova importante per i nostri vini dealcolati, ma anche in Italia vedremo una crescita significativa ora che arriveranno pi\u00f9 proposte sul mercato: la nostra bevanda alcol free, lanciata nel 2013, negli ultimi anni \u00e8 cresciuta in doppia cifra, a dimostrare quanto questa tendenza in atto tra i consumatori non sia semplicemente una moda passeggera, ma un cambiamento strutturale nelle abitudini\u00bb. <\/p>\n<p>\u00abLe aziende italiane avranno le stesse opportunit\u00e0 di produttori francesi o tedeschi &#8211; osserva Roberto Castagner, mastro distillatore e Ad dell\u2019omonima distilleria &#8211; .<strong> Il mondo dei dealcolati \u00e8 destinato a creare una fetta di mercato interessante<\/strong>, anche se \u00e8 presto per fare stime sui numeri. Abbiamo l\u2019esperienza positiva della birra analcolica che oggi rappresenta circa il 5% del mercato totale e cresce continuamente. Dal punto di vista pratico per\u00f2 non mancano le difficolt\u00e0, legate non solo all\u2019acquisto dei macchinari adatti, ma alla gestione dell\u2019alcol estratto da questi processi: il decreto infatti non ha previsto semplificazioni per le aziende vinicole nella gestione di piccole quantit\u00e0 di alcol, devono quindi rispettare le stesse procedure delle distillerie (compresa l\u2019accisa sugli alcolici, che non \u00e8 prevista per il vino). Questa complessit\u00e0 far\u00e0 si che, almeno in un primo tempo, solo i grandi produttori si doteranno di un sistema per dealcolare, mentre si creeranno societ\u00e0 di servizi o consorzi per unire le forze\u00bb. <\/p>\n<p>\u00ab<strong>\u00c8 importante che sia arrivata la conferma per poter dealcolare anche in Italia<\/strong> &#8211; commenta Anna Spinato, titolare dell\u2019omonima azienda di Ponte di Piave &#8211; , potremo essere davvero competitivi. Finora in Italia eravamo privi delle linee guida, al massimo si potevano fare solo dei test, ma non produrre dealcolati e metterli in commercio. Si poteva portare il vino da dealcolare in Spagna e in Germania, Paesi dove la normativa \u00e8 gi\u00e0 in vigore, poi si rientrava in Italia dove veniva imbottigliato. Ma \u00e8 un processo che comporta spese elevate di trasporto e tanti ci rinunciavano. Adesso invece avremo un vantaggio, i costi saranno contenuti. <strong>Abbiamo richieste di importatori esteri per acquistare vini totalmente o parzialmente dealcolati<\/strong>, che hanno al massimo 5 gradi. Usa, Norvegia e altri Paesi del Nord Europa sono pi\u00f9 aperti a bianchi e rossi zero alcol\u00bb. <\/p>\n<p>In Friuli Venezia Giulia, a San Vito al Tagliamento, Lea Winery della famiglia Spadotto \u00e8 pioniere dei dealcolati, con due spumanti che vengono imbottigliati dal 2022. Ma ci sono anche altre cantine e cooperative di pianura pronte a cavalcare l\u2019onda di quello che sembra un vero affare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Regime fiscale, accise e tassazione. \u00c8 diventato realt\u00e0 l\u2019atteso decreto interministeriale (Mef e Masaf) che definisce nei dettagli&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":284971,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[172],"tags":[178,177,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-284970","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-affari","8":"tag-affari","9":"tag-business","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115814852440889408","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/284970","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=284970"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/284970\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/284971"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=284970"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=284970"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=284970"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}