{"id":28501,"date":"2025-08-04T21:09:20","date_gmt":"2025-08-04T21:09:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/28501\/"},"modified":"2025-08-04T21:09:20","modified_gmt":"2025-08-04T21:09:20","slug":"rearm-eu-boschi-italia-viva-impegno-governo-su-tutela-risorse-sanita-istruzione-e-welfare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/28501\/","title":{"rendered":"ReArm EU, Boschi (Italia Viva): impegno governo su tutela risorse sanit\u00e0, istruzione e welfare"},"content":{"rendered":"<p>&#13;<\/p>\n<p>Atto Camera<\/p>\n<p>Roma &#8211; Mozione 1-00482<\/p>\n<p>presentato da<\/p>\n<p>BOSCHI Maria Elena<\/p>\n<p>testo di<\/p>\n<p>Gioved\u00ec 31 luglio 2025, seduta n. 521<\/p>\n<p>La Camera,<\/p>\n<p>premesso che:<\/p>\n<p>il contesto geopolitico internazionale \u00e8 segnato da una fase di marcata instabilit\u00e0 e progressiva frammentazione dell\u2019ordine multilaterale, determinata dall\u2019indebolimento dei meccanismi di garanzia del diritto internazionale, dall\u2019acutizzarsi di conflitti regionali e da una crescente polarizzazione nei rapporti tra gli attori globali;<\/p>\n<p>la guerra in Ucraina, avviata nel febbraio 2022 con l\u2019invasione russa, si protrae nel suo terzo anno, con devastanti conseguenze umanitarie, la distruzione di intere aree del Paese, milioni di sfollati e un impatto rilevante sull\u2019equilibrio geopolitico europeo e globale;<\/p>\n<p>nella Striscia di Gaza si sta consumando una delle pi\u00f9 gravi crisi umanitarie dell\u2019ultimo decennio. Secondo le Nazioni Unite, le operazioni militari dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023 hanno provocato oltre 54.000 vittime palestinesi (di cui migliaia di minori), il collasso dei servizi sanitari e delle infrastrutture essenziali, e una condizione di emergenza permanente per l\u2019intera popolazione civile mentre i ripetuti fallimenti diplomatici e l\u2019assenza di una tregua stabile alimentano il rischio concreto di un protrarsi del conflitto nel tempo;<\/p>\n<p>l\u2019escalation\u00a0delle tensioni tra Israele e Iran ha riportato il Medio Oriente in una fase di altissima instabilit\u00e0, con ripercussioni su sicurezza energetica, mercati internazionali, rotte commerciali e traffico marittimo nel Golfo Persico e nel Mar Rosso, alimentando il rischio di un\u2019estensione del conflitto a Paesi terzi e all\u2019intero scacchiere regionale;<\/p>\n<p>in questo scenario, il vertice Nato svoltosi all\u2019Aia il 24 e 25 giugno 2025, ha approvato un nuovo obiettivo politico di spesa militare collettiva che prevede, entro il 2035, il raggiungimento di una quota pari al 5 per cento del Pil europeo aggregato da destinare alla difesa, articolato in un 3,5 per cento per le capacit\u00e0 militari operative e un 1,5 per cento per investimenti in sicurezza strategica, infrastrutture critiche e resilienza;<\/p>\n<p>l\u2019adesione a tale nuovo obiettivo comporta per l\u2019Italia un impegno potenzialmente gravoso e strutturale, con effetti permanenti sulla composizione del bilancio dello Stato, se si considera che nel 2024 la spesa per la difesa dell\u2019Italia si \u00e8 attestata intorno all\u20191,5 per cento del Pil, collocandosi nella fascia bassa tra i 32 Paesi membri dell\u2019Alleanza Atlantica e che il Governo ha deciso di includere nel calcolo del rapporto del 2 per cento gi\u00e0 indicato nei vertici (Nato del Galles (2014) e di Madrid (2022) tra spese in conto capitale per la difesa e Prodotto interno lordo anche voci non strettamente riconducibili alla spesa militare, quali i servizi meteorologici, le capitanerie di porto, la Guardia di Finanza e le relative pensioni e ipotizza di raggiungere la soglia del 3 per cento estendendo ulteriormente il perimetro di calcolo, includendo addirittura il ponte sullo Stretto di Messina;<\/p>\n<p>secondo le rilevazioni pi\u00f9 recenti fornite dalla Nato, nel 2024 circa due terzi degli Stati membri \u2013 ventitr\u00e9 su trentadue \u2013 risultano aver conseguito l\u2019obiettivo del 2 per cento del Pil destinato alla spesa per la difesa. Tale dato, tuttavia, deve essere interpretato tenendo conto del fatto che le modalit\u00e0 di calcolo adottate dalla NATO non corrispondono esattamente a quelle utilizzate nei bilanci nazionali dei singoli Paesi. Il cosiddetto \u00abbudget\u00a0Nato\u00bb viene determinato secondo criteri standardizzati volti a garantire l\u2019omogeneit\u00e0 e la confrontabilit\u00e0 dei dati tra i membri dell\u2019Alleanza, includendo voci di spesa che, in alcuni casi, non trovano corrispondenza nei documenti contabili interni;<\/p>\n<p>la contribuzione proporzionale dell\u2019Italia all\u2019obiettivo del 5 per cento del Pil europeo aggregato implicherebbe un incremento della spesa per la difesa di oltre 60 miliardi di euro annui rispetto ai livelli attuali. Tale incremento risulterebbe particolarmente oneroso in un contesto macroeconomico segnato da vincoli di finanza pubblica stringenti e da un debito pubblico che, secondo la Nota di aggiornamento al Def 2024, ha raggiunto il 135 per cento del Pil, rappresentando il secondo livello pi\u00f9 elevato dell\u2019area euro;<\/p>\n<p>il piano \u00abRearm Europe\u00bb, promosso dalla Commissione europea e sostenuto dal Governo italiano, mira a mobilitare risorse pubbliche per rafforzare la base industriale della difesa, anche attraverso meccanismi straordinari di flessibilit\u00e0 di bilancio. Tale impostazione, se attuata su base nazionale e non nell\u2019ambito di una\u00a0governance\u00a0comune, rischia di generare un modello di competizione fiscale e industriale che favorisce i Paesi con maggior capacit\u00e0 di spesa, sottraendo risorse a obiettivi strategici fondamentali per la tenuta sociale dell\u2019unione e compromettendo lo sviluppo di una vera difesa comune europea, fondata su pianificazione condivisa, investimenti integrati e controllo democratico delle scelte strategiche;<\/p>\n<p>in assenza di una chiara definizione delle modalit\u00e0 di finanziamento e dei meccanismi compensativi, tali orientamenti sia a livello internazionale, significative ricadute sulle risorse disponibili per sia a livello europeo, rischiano di determinare le politiche pubbliche essenziali, quali la sanit\u00e0, l\u2019istruzione e il\u00a0welfare;<\/p>\n<p>come confermato da fonti di Governo, l\u2019Italia ha formalizzato la richiesta di accesso allo strumento europeo \u00abSafe\u00bb (Security action for Europe), attivo dal mese di maggio 2025, trasmettendo nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2025 una lettera ufficiale alla Commissione europea. Il prestito Safe consentirebbe agli Stati membri di ottenere risorse a condizioni agevolate, con possibilit\u00e0 di rimborso fino a 45 anni, per finanziare acquisti militari congiunti di sistemi e attrezzature militari europei, a condizione che almeno il 65 per cento del valore sia costituito da produzione interna all\u2019Unione, con modalit\u00e0 di adesione flessibile;<\/p>\n<p>secondo quanto evidenziato nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef) 2024, la spesa sanitaria pubblica nazionale \u00e8 prevista in calo al 6,2 per cento del Pil nel 2025, un livello inferiore sia alla media dei Paesi Ocse sia alla soglia ritenuta necessaria da numerosi organismi indipendenti per assicurare l\u2019erogazione uniforme dei livelli essenziali di assistenza (Lea) sull\u2019intero territorio nazionale. A tal proposito, numerose fonti istituzionali e tecnico-scientifiche hanno evidenziato le criticit\u00e0 sistemiche che affliggono il Servizio sanitario nazionale, segnalando un progressivo indebolimento della capacit\u00e0 di risposta pubblica ai bisogni di cura, un allungamento strutturale delle liste d\u2019attesa e un ampliamento delle disuguaglianze territoriali nell\u2019accesso ai servizi, con il rischio concreto di un\u2019erosione della natura universalistica del sistema e di derive di privatizzazione strisciante;<\/p>\n<p>analoghe preoccupazioni riguardano i comparti della spesa sociale e scolastica, gi\u00e0 da tempo soggetti a misure di contenimento e razionalizzazione, in un quadro in cui si registra un incremento della povert\u00e0 assoluta \u2013 in particolare tra i nuclei familiari con minori \u2013 e una crescente fragilit\u00e0 nei contesti urbani periferici. Tale scenario impone un approccio improntato alla massima responsabilit\u00e0, alla coerenza degli obiettivi di spesa e alla salvaguardia degli interessi generali della collettivit\u00e0 a protezione delle risorse destinate alla sanit\u00e0, all\u2019istruzione e al\u00a0welfare, affinch\u00e9 non si comprometta la tutela dei diritti fondamentali e l\u2019universalit\u00e0 del sistema;<\/p>\n<p>il 27 luglio scorso, in Scozia, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il Presidente statunitense Donald Trump hanno siglato un accordo commerciale che prevede l\u2019applicazione di un dazio unico del 15 per cento sulle esportazioni europee negli Stati Uniti, ferme le aliquote maggiori in vigore per alluminio, acciaio e automobili. L\u2019Unione europea si \u00e8 inoltre impegnata ad acquistare, oltre a prodotti energetici, armamenti statunitensi in \u00abgrandi quantit\u00e0\u00bb. In particolare, secondo le affermazioni di Trump, l\u2019Unione europea avrebbe concordato acquisti per 750 miliardi di dollari in energia statunitense e investimenti diretti per 600 miliardi di dollari in tre anni;<\/p>\n<p>in tale contesto sussiste il concreto rischio che il rafforzamento della spesa militare a livello nazionale e transatlantico si traduca in una dipendenza strutturale dalle industrie di armamenti statunitensi, con potenziali effetti negativi sul grado di autonomia strategica dell\u2019unione europea, sul mercato interno e sul consolidamento di una base tecnologica e produttiva europea efficace,<\/p>\n<p class=\"center\">impegna il Governo:<\/p>\n<p>1) a garantire che l\u2019incremento delle spese per la difesa non comporti in alcun modo la riduzione delle risorse destinate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, dei sistemi di istruzione, ricerca e formazione, della protezione sociale e degli interventi di contrasto alla povert\u00e0, riconoscendo il carattere strutturale e prioritario di tali settori per la tenuta democratica e l\u2019equit\u00e0 sociale del Paese;<\/p>\n<p>2) ad accompagnare ogni aumento della spesa militare con il miglioramento e l\u2019efficientamento della spesa sanitaria, anche al fine di abbattere le cosiddette liste d\u2019attesa, nonch\u00e9 ad adottare il modello \u00abun euro in spesa militare, un euro in cultura\u00bb;<\/p>\n<p>3) in questo quadro, ad adottare, nell\u2019ambito del prossimo disegno di legge di bilancio e degli strumenti di programmazione economico-finanziaria pluriennale, iniziative normative idonee a garantire un progressivo incremento del finanziamento del Fondo sanitario nazionale, finalizzato al pieno reintegro delle risorse sottratte al comparto sanitario pubblico nel corso degli ultimi esercizi e al rafforzamento strutturale della capacit\u00e0 del Servizio sanitario nazionale di assicurare l\u2019erogazione uniforme dei livelli essenziali di assistenza sull\u2019intero territorio nazionale, nel rispetto del principio costituzionale di tutela della salute quale diritto fondamentale dell\u2019individuo e interesse della collettivit\u00e0 (articolo 32 della Costituzione);<\/p>\n<p>4) a escludere categoricamente il ricorso a misure fiscali aggiuntive \u2013 quali aumenti della pressione tributaria o contributiva \u2013 per finanziare l\u2019incremento della spesa pubblica in materia di difesa, impegnandosi a individuare prioritariamente, nel rispetto dei principi di proporzionalit\u00e0, trasparenza ed equit\u00e0, misure di razionalizzazione, riallocazione e ottimizzazione delle risorse gi\u00e0 iscritte a bilancio, in coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica e con gli obblighi derivanti dall\u2019ordinamento dell\u2019Unione europea;<\/p>\n<p>5) a promuovere un piano nazionale di rilancio e sostegno agli investimenti pubblici, in coerenza con gli obiettivi strategici dell\u2019Unione europea, volto a rafforzare la competitivit\u00e0 del sistema produttivo, la resilienza delle filiere industriali, l\u2019incremento dell\u2019occupazione qualificata, il diritto all\u2019istruzione e l\u2019innovazione nei servizi pubblici, garantendo che ogni incremento della spesa militare sia bilanciato da pari impegni a sostegno dello sviluppo economico e sociale in linea con i Trattati dell\u2019Unione e la Carta dei diritti fondamentali dell\u2019Unione europea e al fine di salvaguardare la sostenibilit\u00e0 e l\u2019equit\u00e0 del modello socioeconomico nazionale ed europeo;<\/p>\n<p>6) a favorire le sinergie industriali europee verso lo sviluppo di piattaforme militari comuni (aerei, navi, mezzi terrestri, satelliti) che consentano l\u2019interoperabilit\u00e0 e riducano la dispersione e le attuali sovrapposizioni nelle produzioni degli Stati membri, con particolare attenzione alla valorizzazione dell\u2019industria italiana, promuovendone il pieno coinvolgimento nei programmi comuni e favorendo il consolidamento delle sue capacit\u00e0 tecnologiche, produttive ed esportative, in particolare, in attesa della modifica dei trattati e dell\u2019istituzione di un esercito comune, a promuovere iniziative che favoriscano l\u2019integrazione dei modelli di acquisizione e concertazione degli\u00a0asset\u00a0strategici, mediante accordi di spesa comune tra gli Stati membri, cos\u00ec da rendere pi\u00f9 efficiente e coordinata la programmazione degli investimenti anche sul piano tecnologico.<\/p>\n<p>7) a farsi promotore, in sede europea, della costruzione progressiva di una difesa comune europea, improntata a principi di integrazione, pianificazione condivisa, controllo democratico e razionalizzazione delle risorse, superando l\u2019attuale frammentazione dei sistemi difensivi nazionali, onde evitare duplicazioni di spesa e garantire l\u2019autonomia strategica dell\u2019unione in coerenza con l\u2019articolo 42 del Trattato sull\u2019Unione europea, contribuendo alla costruzione di un sistema difensivo europeo resiliente e autonomo, particolarmente solido di fronte a minacce crescenti e in un contesto che vede gli Usa sempre meno presenti;<\/p>\n<p>8) a escludere, in ogni caso, il ricorso da parte dello Stato italiano all\u2019utilizzo dei Fondi europei di coesione \u2013 ivi compresi quelli provenienti dal\u00a0NextGenerationEU\u00a0\u2013 per il finanziamento diretto o indiretto di spese in ambito militare e difensivo, assicurando il pieno rispetto della finalit\u00e0 originaria di tali fondi, destinati alla riduzione degli squilibri economici, sociali e territoriali tra le regioni italiane;<\/p>\n<p>9) a definire un percorso graduale e sostenibile per l\u2019incremento delle risorse destinate alla difesa, in linea con gli\u00a0standard\u00a0Nato e con l\u2019obiettivo di raggiungere entro il 2035 un livello di spesa pari al 3,5 per cento del Pil, assicurando la trasparenza dei dati annuali relativi agli stanziamenti effettivi nonch\u00e9 promuovendo il pieno coinvolgimento dell\u2019industria nazionale nei programmi europei e la valutazione strategica degli strumenti finanziari europei disponibili per la difesa;<\/p>\n<p>10) a farsi promotore, in sede europea, dell\u2019attivazione di strumenti di debito comune dell\u2019unione europea \u2013 inclusi\u00a0eurobond\u00a0\u2013 finalizzati a sostenere in modo coordinato e mutualistico gli investimenti strategici in materia di sicurezza, difesa, infrastrutture critiche e resilienza dell\u2019Unione, riconoscendone la maggiore sostenibilit\u00e0 in termini di condizioni di finanziamento e minore impatto sui bilanci nazionali, anche in considerazione dei differenziali di rischio sovrano tra gli Stati membri;<\/p>\n<p>11) a trasmettere alle Camere, con cadenza semestrale, una relazione dettagliata sull\u2019attuazione degli impegni assunti in ambito nazionale ed europeo in materia di sicurezza e difesa, contenente l\u2019aggiornamento sugli stanziamenti e sugli investimenti effettivamente sostenuti, lo stato di avanzamento delle principali iniziative industriali e tecnologiche, i risultati ottenuti nei negoziati europei, nonch\u00e9 un\u2019analisi periodica sul quadro della sicurezza nazionale ed europea, al fine di assicurare la piena trasparenza e il costante coinvolgimento del Parlamento nella definizione delle priorit\u00e0 strategiche;<\/p>\n<p>12) a promuovere, in ogni sede negoziale e nell\u2019attuazione degli impegni internazionali assunti, la piena autonomia strategica, industriale e tecnologica dell\u2019unione europea nel settore della difesa, promuovendo una strategia industriale comune che valorizzi la capacit\u00e0 produttiva europea e garantisca il riequilibrio delle relazioni transatlantiche, evitando il rischio di una dipendenza strutturale da forniture esterne, in particolare nel comparto armamentistico, e tutelando la concorrenza leale nel mercato interno.<br \/>(1-00482)\u00a0\u00ab<a title=\"BOSCHI Maria Elena\" name=\"idAnagrafe.306160\" shape=\"rect\"\/>Boschi,\u00a0<a title=\"GADDA Maria Chiara\" name=\"idAnagrafe.305553\" shape=\"rect\"\/>Gadda,\u00a0<a title=\"DEL BARBA Mauro\" name=\"idAnagrafe.306382\" shape=\"rect\"\/>Del Barba,\u00a0<a title=\"FARAONE Davide\" name=\"idAnagrafe.306005\" shape=\"rect\"\/>Faraone,\u00a0<a title=\"BONIFAZI Francesco\" name=\"idAnagrafe.306003\" shape=\"rect\"\/>Bonifazi,\u00a0<a title=\"GIACHETTI Roberto\" name=\"idAnagrafe.300480\" shape=\"rect\"\/>Giachetti\u00bb.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n\t\t&#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&#13; Atto Camera Roma &#8211; Mozione 1-00482 presentato da BOSCHI Maria Elena testo di Gioved\u00ec 31 luglio 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