{"id":285019,"date":"2025-12-31T16:03:11","date_gmt":"2025-12-31T16:03:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/285019\/"},"modified":"2025-12-31T16:03:11","modified_gmt":"2025-12-31T16:03:11","slug":"roberta-valtorta-la-fotografia-dei-luoghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/285019\/","title":{"rendered":"Roberta Valtorta, la fotografia dei luoghi"},"content":{"rendered":"<p>\u00abOsservare il paesaggio antropizzato mi ha aiutato, negli anni, a capire che cosa sono l\u2019economia, il potere, la storia, la cultura, la socialit\u00e0, la vita delle comunit\u00e0, l\u2019animo umano. [\u2026] Ma ci\u00f2 che negli anni mi ha insegnato veramente a guardare e a cercare di leggere la complessit\u00e0 e le stratificazioni del paesaggio sono le fotografie, e il lavoro importante dei fotografi, che \u00e8 andato oltre i confini della fotografia, per intrecciarsi alla letteratura, all\u2019urbanistica, alla sociologia, all\u2019antropologia\u00bb. Cos\u00ec scrive Roberta Valtorta nelle pagine introduttive del volume <a href=\"https:\/\/www.electa.it\/prodotto\/valtorta-roberta-valtorta-scritti-1983-2024-la-fotografia-e-il-paesaggio\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Scritti 1983-2024. La fotografia e il paesaggio<\/a>, edito da Electa nell\u2019elegante collana \u201cScritti\u201d, che raccoglie un\u2019ampia selezione dei contributi teorici e delle analisi critiche pubblicati nell\u2019arco di quarant\u2019anni. Queste parole concentrano perfettamente il suo modo di intendere e indagare il medium della fotografia, come strumento per riflettere sull\u2019atto stesso del vedere e dunque, sulla lezione degli antichi, per conoscere e accedere alla percezione del reale.<\/p>\n<p>Filo conduttore di questi saggi \u00e8 il paesaggio, la rappresentazione del paesaggio in fotografia. E non a caso questo corpus si apre con lo scritto dedicato a Viaggio in Italia (1983) pubblicato su \u201cProgresso fotografico\u201d prima che la mostra inaugurasse nel 1984: il progetto che ha sancito la nascita di quella che \u00e8 stata definita \u201cscuola italiana di paesaggio\u201d e che rester\u00e0 sempre al centro della sua ricerca storico-critica sulla nostra fotografia. Per Valtorta l\u2019esperienza collettiva ideata da Luigi Ghirri ha agito, infatti, come punto di riferimento essenziale per la lettura del paesaggio italiano, e non solo, una sorta di termine di paragone ineludibile a livello visivo, intellettuale e affettivo.<\/p>\n<p>\u00c8 partendo dagli importanti studi su Viaggio in Italia che Roberta Valtorta ha indagato, come pochi, le profonde mutazioni di carattere concettuale che la fotografia ha vissuto e che hanno permesso a questo linguaggio di generare stratificazioni all\u2019interno di s\u00e9 stesso, mantenendo in vita significati pi\u00f9 antichi e ad essi affiancando accezioni sempre diverse. Le analisi della storica e critica milanese \u2013 e qui sta il cuore e il pregio della sua ricerca \u2013 sono sempre state attente alla ricostruzione di un contesto culturale che \u00e8 la storia della fotografia ma anche la pi\u00f9 complessa storia del mondo delle immagini della cultura occidentale. D\u2019altronde a partire dagli anni Sessanta sono contemporaneamente cambiate e si sono dilatate le funzioni sia pratiche sia simboliche della fotografia all\u2019interno della nostra societ\u00e0 e della nostra cultura. E da questa consapevolezza, come dimostrano questi scritti, occorreva ripartire per osservare e analizzare con uno sguardo nuovo la fotografia, un\u2019arte nata tardi in seno alla millenaria e complessa storia dell\u2019arte occidentale, che ha avuto in sorte il dovere di trovare un\u2019identit\u00e0, maturare e poi invecchiare celermente. Forse anche per questo (ma non solo, certamente; la nostra \u00e8 soprattutto una tradizione legata alla pittura, che ha spesso guardato con qualche pregiudizio questa forma espressiva) si spiega la mancanza, in Italia, di una consolidata tradizione di \u201cscrittura storico-critica di fotografia\u201d, a differenza di altri Paesi, come Stati Uniti o Francia, penso a John Szarkowski e Jean-Claude Lemagny, solo per fare qualche nome. Nel nostro Paese chi ha dato un contributo teorico e critico significativo alla fotografia, anche sotto il profilo di una qualit\u00e0 della scrittura, sono stati Arturo Carlo Quintavalle, Paolo Costantini (grande talento, troppo prematuramente scomparso) e certamente Roberta Valtorta. Per primi hanno intuito, con acutezza, i profondi cambiamenti che la fotografia, anche in Italia, stava attraversando dagli anni Settanta, sulla spinta del decennio precedente, e della necessit\u00e0 di ricontestualizzare l\u2019approccio critico all\u2019interno del pi\u00f9 ampio panorama culturale, facendo dialogare questa forma con altre discipline e altri saperi, come la letteratura, l\u2019arte, il cinema, le scienze del territorio. Si pu\u00f2 allora ben dire che Valtorta ha accompagnato il lavoro di molti fotografi verso questa consapevolezza,\u00a0 e che la sua scrittura critica \u00e8 progressivamente cresciuta e maturata con l\u2019opera di molti artisti, che non a caso hanno partecipato a Viaggio in Italia, penso in particolare a Luigi Ghirri, Mimmo Jodice, Gabriele Basilico, Mario Cresci, Guido Guidi, Vittore Fossati, ma anche Roberto Salbitani e Paolo Gioli, che sono poi divenuti, negli anni, gli autori elettivi della sua ricerca non solo entro la questione del rapporto tra fotografia e paesaggio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"c3da7664-d4e4-413e-b594-ba88e55195fe\" height=\"507\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/vittore-fossati-oviglio.jpeg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nVittore Fossati, Oviglio, Alessandria, 1981 \u00a9 Vittore Fossati &#8211; Museo di Fotografia Contemporanea, Milano &#8211; Cinisello Balsamo.<\/p>\n<p>Il volume \u00e8 diviso per decenni, dei quali raccoglie, come detto, una forte selezione da un corpus molto pi\u00f9 ampio ed \u00e8 tenuto insieme dalla costante riflessione sulle possibili letture dei territori in trasformazione in relazione ai temi dell\u2019identit\u00e0 e della memoria (due poli da sempre imprescindibili e ricorrenti nella sua ricerca). In questa direzione i testi certamente pi\u00f9 emblematici sono quelli riguardanti la grande committenza pubblica Archivio dello spazio, il progetto pi\u00f9 importante realizzato da Roberta Valtorta. Un\u2019esperienza, durata dal 1987 al 1997, che ha coinvolto cinquantotto fotografi (ben tredici dei quali presenti in Viaggio in Italia) in una fitta indagine corale dello stratificato e complesso territorio intorno a Milano, fortemente segnato dall\u2019industrializzazione e dalla fase post-industriale; una committenza che ha prodotto una collezione di quasi ottomila fotografie (conservate al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, che lei stessa ha contribuito a fondare e diretto per molti anni) e oggi uno dei pi\u00f9 grandi contenitori di fotografia di paesaggio di fine secolo. Un progetto, come si evince anche dalle parole dell\u2019autrice, che apre anche a una pi\u00f9 generale riflessione sul paesaggio che abitiamo, sulle trasformazioni e le ferite che lo hanno attraversato e ancora lo attraversano, \u00abtrascinato in un inarrestabile processo di antropizzazione, alimentato da un\u2019economia globale veloce e distruttiva\u00bb.<\/p>\n<p>Scrive Valtorta nel saggio La fotografia dei luoghi come fotografia (1997): \u00abOggi possiamo vedere con chiarezza ci\u00f2 che fino a qualche anno fa potevamo immaginare: esattamente dalla prolungata frequentazione dei temi del paesaggio contemporaneo da parte di molti artisti e dalla persistenza di questi temi dentro il diffuso clima culturale sono scaturiti con segno liberatorio quei linguaggi elastici che oggi permettono alla fotografia di crescere come arte a tutto campo, a partire da ogni frammento, da ogni tipo di spunto che la realt\u00e0 offra\u00bb.<\/p>\n<p>In questi saggi la studiosa insiste molto anche sull\u2019ipotesi e sulla necessit\u00e0 di lavoro collettivo per cercare, attraverso la fotografia, di restituire un senso al paesaggio contemporaneo interrogandosi sulle possibilit\u00e0 di una sua possibile narrazione oggi. \u00abIl lavoro di gruppo \u2013 scrive \u2013 viene utilizzato come metodo privilegiato, spesso in progetti di committenza pubblica, a indicare che da visoni diverse di pi\u00f9 fotografi pu\u00f2 derivare una riflessione pi\u00f9 utile, compiuta e partecipata\u00bb.<\/p>\n<p>La coralit\u00e0 e la necessit\u00e0 di una condivisione del lavoro e delle iniziative ha informato anche la sua lunga esperienza di docente in diverse accademie e scuole, in particolare al centro Bauer di Milano, dove ha insegnato per quattro decenni storia dell\u2019arte e della fotografia. Il lavoro con gli studenti e il rapporto stretto e il continuo dialogo con le nuove generazioni di fotografi (molto interessante il saggio che chiude il volume: Mappe, paesaggi, percorsi del pensiero (2024) dedicato, tra gli altri, all\u2019opera di Moira Ricci, Giorgio Barrera, Martina Della Valle) \u00e8 andato di pari passo con la sua ricerca in una sorta di continuit\u00e0 storica, fedele \u2013 cos\u00ec come \u00e8 stato per molti autori dei quali si \u00e8 occupata \u2013 a un\u2019idea di cultura non disgiunta dall\u2019impegno civile nata in anni lontani, che vuole che l\u2019arte, la fotografia, esista anche per gli altri, per la collettivit\u00e0 e dentro i destini della societ\u00e0 umana. Questo forse \u00e8 l\u2019insegnamento pi\u00f9 importante che emerge dagli scritti di questo volume, quasi un testamento di chi ha letteralmente dedicato la propria vita alla ricerca e agli studi della fotografia, un\u2019arte giovane, forte per\u00f2, come spiega Roberta Valtorta, di una storia molto densa e responsabile di avere causato irreversibili mutamenti alla comunicazione e atteggiamenti radicalmente nuovi nel fare artistico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abOsservare il paesaggio antropizzato mi ha aiutato, negli anni, a capire che cosa sono l\u2019economia, il potere, la&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":285020,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,4663,204,1537,90,89,1609,167782],"class_list":{"0":"post-285019","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-fotografia","16":"tag-intrattenimento","17":"tag-it","18":"tag-italia","19":"tag-italy","20":"tag-libri","21":"tag-roberta-valtorta"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115815029348653650","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/285019","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=285019"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/285019\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/285020"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=285019"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=285019"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=285019"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}