{"id":285345,"date":"2025-12-31T20:44:10","date_gmt":"2025-12-31T20:44:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/285345\/"},"modified":"2025-12-31T20:44:10","modified_gmt":"2025-12-31T20:44:10","slug":"noi-specializzandi-attaccati-perche-assenti-dal-lavoro-a-natale-basta-con-la-pedagogia-della-sofferenza-vogliamo-imparare-ma-in-modo-lucido","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/285345\/","title":{"rendered":"\u00abNoi specializzandi attaccati perch\u00e9 assenti dal lavoro a Natale? Basta con la pedagogia della sofferenza: vogliamo imparare, ma in modo lucido\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Jacopo D&#8217;Andria Ursoleo*<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">La risposta di uno specializzando alla critica mossa dal dottor Gabriele Bronzetti, cardiologo del Sant&#8217;Orsola di Bologna: \u00abIl rischio \u00e8 che si continui a narrare la medicina come un luogo in cui il valore professionale si misura nella sofferenza sopportata pi\u00f9 che sulla competenza costruita\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Caro direttore,\u00a0<br \/>ho <b>letto con attenzione e rispetto le riflessioni del <a href=\"https:\/\/corrieredibologna.corriere.it\/notizie\/cronaca\/25_dicembre_28\/bologna-natale-medico-specializzandi-ospedale-09314796-e986-48a5-96f4-2a7141ba1xlk.shtml\" title=\"Bologna, il racconto del medico in ospedale a Natale senza i giovani specializzandi. Ai test di Medicina chiedete: \u00abCosa fate la domenica?\u00bb\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">dottor Gabriele Bronzetti<\/a>\u00a0<\/b>(\u00abIo in ospedale a Natale senza specializzandi, ai test di medicina chiedete: cosa fate la domenica\u00bb)\u00a0<b>\u00a0<\/b>che mi hanno stimolato ulteriori osservazioni sul tema. \u00abLa medicina \u00e8 la scienza dell\u2019incertezza e l\u2019arte della probabilit\u00e0\u00bb, scriveva William Osler. E forse nessuna fase della vita professionale incarna questa tensione meglio della formazione specialistica. Un mirabile pendolo di Foucault che oscilla \u2013 per la durata variabile di un quadriennio o per alcuni pi\u00f9 fortunati anche un intero quinquennio \u2013 tra apprendimento e responsabilit\u00e0, tra desiderio di esserci e dovere di durare.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ci sono poi dei momenti, nella vita di un ospedale, in cui il tempo sembra farsi pi\u00f9 denso.<\/b> Le festivit\u00e0, le notti lunghe, le stanze in cui la tecnica arretra e (non di rado) resta soltanto l\u2019umanesimo delle cure. Da questi luoghi spesso nascono, comprensibilmente, riflessioni accorate sul senso della medicina e sul modo in cui si formano le nuove generazioni di medici. Ma proprio quando la parola pensata, pesata e poi scritta, si carica di pathos, diventa necessario esercitare su di essa un supplemento di rigore: <b>distinguere ci\u00f2 che appartiene alla cura da ci\u00f2 che riguarda l\u2019organizzazione,<\/b> scindere ci\u00f2 che commuove da ci\u00f2 che spiega.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Chi c&#8217;\u00e8 e chi non c&#8217;\u00e8<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Si \u00e8 parlato e scritto spesso e di recente soprattutto nei giorni simbolicamente pi\u00f9 carichi come le festivit\u00e0, di presenza e assenza negli ospedali. <b>In estrema sintesi: di chi c\u2019\u00e8 e di chi non c\u2019\u00e8.<\/b> Dei presenti e degli assenti. Di quelli seduti tutti \u00abcomp\u00ecti\u00bb al primo banco e di quelli pi\u00f9 discoli che si confinano agli ultimi banchi, che invece devono portare la giustificazione dei genitori perch\u00e9 per un giorno non sono stati presenti a lezione. Ma <b>ridurre la complessit\u00e0 della medicina contemporanea a una contabilit\u00e0 delle ore<\/b> o a una geografia dei turni <b>rischia di tradire ci\u00f2 che davvero conta: la qualit\u00e0 del tempo,<\/b> non la sua mera estensione.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Essere medico non significa soltanto assistere alla vita che nasce e a quella che si spegne.<b> Significa anche imparare come starci,<\/b> accanto a quei confini estremi, senza esserne travolti. La cura non \u00e8 una prova di resistenza, n\u00e9 un esercizio di eroismo solitario. \u00c8, piuttosto, una pratica paziente e collettiva, che richiede lucidit\u00e0, continuit\u00e0 e una profonda consapevolezza dei propri limiti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019assunto per cui <b>l\u2019occasionale assenza di medici specializzandi nella turnazione festiva possa significare un pericolo profondo<\/b>, ovverosia una perdita di vocazione, un disimpegno morale, una formazione che arretra di fronte al sacrificio,<b> \u00e8 fuor di dubbio un\u2019ipotesi potente e \u00abimmediata\u00bb<\/b>. Ma non \u00e8 l\u2019unica possibile. E forse non \u00e8 neppure la pi\u00f9 corretta.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Seppure intuitive, <b>le equazioni \u00abpresenza uguale dedizione\u00bb, \u00abassenza uguale diserzione\u00bb, sono del tutto false. <\/b>La medicina non \u00e8 una religione dell\u2019ubiquit\u00e0. \u00c8 un\u2019arte che si esercita nel tempo, e non contro di esso.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La qualit\u00e0 della formazione non \u00e8 necessariamente direttamente proporzionale al numero di ore trascorse in corsia. Al contrario, cresce nella densit\u00e0 di ci\u00f2 che accade in quelle ore: nella supervisione,<b> nel confronto, nella possibilit\u00e0 di riflettere sull\u2019atto clinico senza esserne schiacciati.<\/b> Essere presenti senza un disegno formativo, senza una reale responsabilit\u00e0 graduata, senza la possibilit\u00e0 di comprendere fino in fondo ci\u00f2 che si vive, non \u00e8 formazione: \u00e8 esposizione. Talvolta \u00e8 solo consumo o, addirittura, usura afinalistica.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Rita Levi Montalcini scriveva che \u00e8 meglio aggiungere vita ai giorni, che giorni alla vita. Potremmo liberamente parafrasarla e asserire \u2013 in questo contesto \u2013 che \u00e8 meglio aggiungere formazione specialistica alle ore, che ore alla formazione specialistica.<\/p>\n<p>    Rito iniziatico fine a s\u00e9 stesso<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per di pi\u00f9,<b> la formazione specialistica non \u00e8, e non dovrebbe mai diventare, un rito iniziatico fondato sulla fatica fine a s\u00e9 stessa.<\/b> La conoscenza non si trasmette per osmosi notturna n\u00e9 per accumulo indiscriminato di eventi drammatici. Si costruisce attraverso la supervisione, il confronto, l\u2019errore (ri)conosciuto e corretto. In due parole: attraverso una responsabilit\u00e0 condivisa.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In tal senso, la medicina moderna \u2013 quella che noi davvero vogliamo difendere \u2013 ha imparato, spesso a caro prezzo, che la stanchezza cronica non produce medici migliori, ma solo medici pi\u00f9 fragili, pi\u00f9 esposti all\u2019errore e al cinismo. \u00abPrimum non nocere\u00bb non vale solo per i pazienti. Vale anche per chi cura. E la cura, la \u00abbuona cura\u00bb, la cura cui tutti aneliamo <b>quando siamo i pazienti e che al contempo ci\u00abpregiamo\u00bb di esercitare (a titolo pi\u00f9 o meno giusto) ogni giorno<\/b> (notti, weekend, e festivi inclusi) come professionisti della sanit\u00e0, non ha bisogno di martiri. Necessita invece di professionisti lucidi, formati, capaci di reggere emotivamente il loro giogo senza esserne annientati. <b>La medicina non \u00e8 meno umana quando protegge chi cura; \u00e8 semplicemente pi\u00f9 responsabile. <\/b>Cos\u00ec come la medicina non diventa pi\u00f9 umana quando chiede a chi cura di consumarsi. Diventa soltanto pi\u00f9 ingiusta.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lavorare nei giorni simbolicamente pi\u00f9 carichi come le festivit\u00e0, comprensibilmente, pu\u00f2 anche far riaffiorare ricordi dal glorioso passato. <\/b>\u00c8 comprensibile, e profondamente umano, guardare al passato con una sorta di \u00abnostalgia selettiva\u00bb. Ma come ricordava Gustav Mahler in un celebre aforisma attribuitogli, \u00abla tradizione non consiste nel conservare le ceneri, ma nel custodire il fuoco\u00bb. Custodire il fuoco della medicina oggi <b>significa accettare che i modelli formativi debbano evolvere<\/b>, non per indebolire la professione, ma per salvarla.<\/p>\n<p>    La\u00a0\u00abgavetta\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ed ecco che all\u2019interno di questo frame di significato<b> ricompare il concetto militaresco di \u201cgavetta\u201d<\/b>, dove <b>la crescita viene confusa con la sopportazione<\/b>, l\u2019apprendimento con il sacrificio silenzioso. Si dice che la gavetta sia cosa diversa dal nonnismo. \u00c8 vero. Ma \u00e8 una distinzione semantica che, nella pratica, spesso viene tracciata da chi ha gi\u00e0 attraversato entrambe. Per giunta, <b>non tutto ci\u00f2 che \u00e8 duro \u00e8 formativo, n\u00e9 tutto ci\u00f2 che \u00e8 formativo deve essere imprescindibilmente duro.<\/b> La formazione specialistica non implica un dovere di superare una prova di resistenza morale. \u00c8, al contrario, un percorso professionalizzante che ha come primo dovere la sicurezza del paziente e come secondo la sostenibilit\u00e0 di chi apprende.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abNon \u00e8 segno di buona salute mentale essere ben adattati a una societ\u00e0 profondamente malata\u00bb, ammoniva Jiddu Krishnamurti. Allo stesso modo, non \u00e8 segno di buona formazione adattarsi acriticamente a un sistema che misura il valore professionale in ore di veglia anzich\u00e9 in competenze acquisite. In tal senso, n<b>on \u00e8 paradossale che un trentenne possa riposare pi\u00f9 di un sessantenne (ammesso che ci\u00f2 corrisponda al vero)<\/b>:<b> \u00e8 il riflesso di una diversa collocazione nella catena di responsabilit\u00e0<\/b> e non \u00e8 in alcun modo specchio di una diversa etica del lavoro. Chiedere a chi sta imparando di reggere lo stesso carico di chi decide in autonomia non \u00e8 formazione, \u00e8 una scorciatoia organizzativa mascherata da etica.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per quanto l\u2019evocazione di immagini di battaglie nei cieli possa affascinare i pi\u00f9 perch\u00e9 promette ordine, comando, chiarezza ed efficienza, un reparto ospedaliero non ospita duelli tra top gun, n\u00e9 \u00e8 un campo di battaglia. Non \u00e8 neppure un cockpit. \u00c8 piuttosto un sistema ad alta densit\u00e0 relazionale, dove la sicurezza nasce da team multidisciplinari, turni sostenibili, passaggi di consegne strutturati; in altre parole<b>, \u00e8 un organismo complesso in cui la sicurezza del paziente<\/b> \u2013 che \u00e8 il vero fine ultimo \u2013 nasce da sistemi robusti, non da individualismi eroici. La medicina moderna, quella che ha ridotto la mortalit\u00e0 e migliorato gli esiti, \u00e8 figlia di un lavoro di squadra dove l\u2019uomo solo al comando non pu\u00f2 trovare spazio, \u00e8 un sistema che funziona anche quando l\u2019individuo si dimostra fallibile.<\/p>\n<p>    La narrazione della medicina<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il rischio pi\u00f9 grande, quindi, non \u00e8 che gli specializzandi non siano presenti a Natale <\/b>o a un\u2019altra qualsivoglia festa comandata. Il rischio \u00e8 che si continui<b> a narrare la medicina come un luogo in cui il valore professionale si misura nella sofferenza sopportata <\/b>pi\u00f9 che sulla competenza costruita. Il pericolo \u00e8 considerare il dolore esperito da chi la medicina la esercita quotidianamente come una valuta morale, e la stanchezza una prova di autenticit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Chi oggi \u00e8 \u00abin formazione\u00bb non desidera essere sottratto alla realt\u00e0 della sofferenza. <b>Chiede per\u00f2 che quella sofferenza non venga trasformata in un dubbio strumento pedagogico<\/b>, sperando di essere adeguatamente formato per affrontarla, senza esserne consumato o venirne addirittura spezzato nel processo. Questo tipo di narrazione non avvicina, n\u00e9 rafforza la professione: la logora. <b>Produce rifiuti silenziosi e colpevolizza chi chiede misura.<\/b> Distoglie lo sguardo dalle vere responsabilit\u00e0 organizzative, istituzionali e politiche collaterali e complementari all\u2019atto medico.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Se \u00e8 vero che la forza \u00e8 ci\u00f2 che oggettifica chiunque le sia sottomesso, anche una professione, <b>se smette di interrogarsi, pu\u00f2 diventare una \u00abcosa\u00bb \u2013 e pu\u00f2 morire. <\/b>Ma non muore perch\u00e9 i giovani sono capaci di fermarsi senza provare sensi di colpa. Muore perch\u00e9 smette di pensarsi, interrogarsi criticamente su se stessa, confondendo dedizione e dignit\u00e0 con l\u2019abnegazione, formazione e identit\u00e0 con la resistenza passiva.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il segno pi\u00f9 sicuro di una medicina viva n<b>on \u00e8 un reparto che non dorme mai, ma uno che sappia vegliare senza consumare i suoi figli.<\/b> E che sappia insegnare alle nuove leve che c\u2019\u00e8 un tempo per esserci e un tempo per fermarsi. Un tempo per stringere una mano e un tempo per riposare la propria. Come dice il Qoh\u00e9let nella Scrittura (Ecclesiaste 3,1-15): c\u2019\u00e8 un tempo per ogni cosa. L\u2019ha pure riadattato Branduardi qualche millennio pi\u00f9 tardi cantando \u00abVivete con gioia e semplicit\u00e0 \/ state buoni se potete \/ tutto il resto \u00e8 vanit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Essere presenti \u00e8 importante.<br \/>Ma esserci bene lo \u00e8 di pi\u00f9.<br \/>Questo \u00e8 prendersi cura.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">*Specializzando in Anestesia, Rianimazione, Terapia intensiva e del Dolore<\/p>\n<p class=\"is-mr-t-20 is-mr-b-20\"><b><br \/>\n                    <a href=\"https:\/\/milano.corriere.it\/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_milano\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Vai a tutte le notizie di Milano<\/a><br \/>\n            <\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=41&amp;intcmp=IIIcolonna_NL_CorMilano\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Iscriviti alla newsletter di Corriere Milano<\/a><\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-12-31T18:56:10+01:00\">31 dicembre 2025 ( modifica il 31 dicembre 2025 | 18:56)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Jacopo D&#8217;Andria Ursoleo* La risposta di uno specializzando alla critica mossa dal dottor Gabriele Bronzetti, cardiologo del&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":285346,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[79],"tags":[3811,30943,72855,148231,1615,8356,5263,1026,30975,6090,16869,27682,167925,4723,475,483,701,6983,167926,167927,2491,21107,167928,167929,5372,6719,14,93,94,2664,167930,89799,167931,1278,74687,11480,2729,1905,24427,167932,167933,26,1341,14841,6196,167934,49538,27045,167923,3084,27048,93177,5429,1974,167922,783,1482,167935,5229,11829,167936,167937,1537,90,89,1222,5277,97383,167938,167939,167940,452,15024,167941,167942,11141,17333,13293,167943,167944,167945,12614,2672,4050,1354,7,15,35375,2508,812,4979,489,6224,10225,2972,3790,34143,59526,4696,14412,984,2441,13634,2677,863,10334,2099,21315,45417,53734,11,84,91,12,85,92,3806,167924,5489],"class_list":{"0":"post-285345","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-italia","8":"tag-addirittura","9":"tag-aggiungere","10":"tag-apprendimento","11":"tag-arretra","12":"tag-arte","13":"tag-assenti","14":"tag-assenza","15":"tag-atto","16":"tag-bronzetti","17":"tag-buona","18":"tag-capaci","19":"tag-carichi","20":"tag-carichi-festivita","21":"tag-caro","22":"tag-chiede","23":"tag-cio","24":"tag-comando","25":"tag-competenza","26":"tag-competenza-costruita","27":"tag-comprensibilmente","28":"tag-confronto","29":"tag-continui","30":"tag-continui-narrare","31":"tag-continui-narrare-medicina","32":"tag-contrario","33":"tag-costruita","34":"tag-cronaca","35":"tag-cronaca-italiana","36":"tag-cronacaitaliana","37":"tag-cura","38":"tag-cura-cura","39":"tag-custodire","40":"tag-custodire-fuoco","41":"tag-davvero","42":"tag-dedizione","43":"tag-densita","44":"tag-diversa","45":"tag-dolore","46":"tag-dottor","47":"tag-dottor-gabriele","48":"tag-dottor-gabriele-bronzetti","49":"tag-dovere","50":"tag-dubbio","51":"tag-duro","52":"tag-errore","53":"tag-esercita","54":"tag-esercitare","55":"tag-esserci","56":"tag-esserne","57":"tag-etica","58":"tag-fermarsi","59":"tag-festivita","60":"tag-formativo","61":"tag-formazione","62":"tag-formazione-specialistica","63":"tag-fuoco","64":"tag-gabriele","65":"tag-gabriele-bronzetti","66":"tag-gavetta","67":"tag-imparare","68":"tag-iniziatico","69":"tag-interrogarsi","70":"tag-it","71":"tag-italia","72":"tag-italy","73":"tag-medici","74":"tag-medicina","75":"tag-medicina-moderna","76":"tag-medicina-umana","77":"tag-medicina-valore","78":"tag-medicina-valore-professionale","79":"tag-medico","80":"tag-misura","81":"tag-misura-sofferenza","82":"tag-misura-sofferenza-sopportata","83":"tag-moderna","84":"tag-morale","85":"tag-muore","86":"tag-narrare","87":"tag-narrare-medicina","88":"tag-narrare-medicina-valore","89":"tag-narrazione","90":"tag-nasce","91":"tag-natale","92":"tag-ne","93":"tag-news","94":"tag-notizie","95":"tag-notti","96":"tag-nuove","97":"tag-ospedale","98":"tag-parole","99":"tag-passato","100":"tag-paziente","101":"tag-pazienti","102":"tag-pericolo","103":"tag-presenti","104":"tag-professionale","105":"tag-professione","106":"tag-prova","107":"tag-resistenza","108":"tag-responsabilita","109":"tag-rischio","110":"tag-segno","111":"tag-senso","112":"tag-sicurezza","113":"tag-significa","114":"tag-sistema","115":"tag-sofferenza","116":"tag-specialistica","117":"tag-specializzandi","118":"tag-ultime-notizie","119":"tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","120":"tag-ultime-notizie-italia","121":"tag-ultimenotizie","122":"tag-ultimenotizieenewsdioggi","123":"tag-ultimenotizieitalia","124":"tag-valore","125":"tag-valore-professionale","126":"tag-vero"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/285345","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=285345"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/285345\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/285346"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=285345"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=285345"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=285345"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}