{"id":285690,"date":"2026-01-01T02:30:09","date_gmt":"2026-01-01T02:30:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/285690\/"},"modified":"2026-01-01T02:30:09","modified_gmt":"2026-01-01T02:30:09","slug":"schizofrenia-e-bipolarismo-scoperti-i-segnali-chiave-che-identificano-la-malattia-mentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/285690\/","title":{"rendered":"Schizofrenia e bipolarismo: scoperti i segnali chiave che identificano la malattia mentale"},"content":{"rendered":"<p>Convivere con una <strong>malattia mentale<\/strong> non \u00e8 facile. Ma a volte \u00e8 difficile anche giungere a una diagnosi o al corretto dosaggio dei farmaci. Questo \u00e8 vero per diversi disturbi, e in particolare accade con <strong>schizofrenia<\/strong> e <strong>disturbo bipolare<\/strong>, che affliggono milioni di persone in tutto il mondo. Tuttavia uno studio condotto da un team della <strong>Johns Hopkins University<\/strong> potrebbe cambiare moltissimo le cose.<\/p>\n<p>Schizofrenia e bipolarismo: diagnosi e farmaci<\/p>\n<p>Attualmente la diagnosi per la schizofrenia o il disturbo bipolare \u00e8 di tipo clinico. Dopo la diagnosi viene prescritta una <strong>terapia farmacologica<\/strong> basata su tentativi ed errori: per questa ragione ci possono volere alcuni mesi per l\u2019individuazione del farmaco adatto a un determinato paziente e il suo dosaggio ideale.<\/p>\n<p>Una delle ragioni per cui capita risiete del fatto che gli scienziati non hanno ancora compreso le <strong>cause molecolari<\/strong> di questa malattia. \u201cLa clozapina \u00e8 il farmaco pi\u00f9 comunemente prescritto per la schizofrenia, ma circa il 40% dei pazienti \u00e8 resistente. Con i nostri organoidi, forse non dovremo pi\u00f9 fare questo periodo di tentativi ed errori. Forse potremo somministrare loro il farmaco giusto prima di allora\u201d, ha spiegato a ScienceDaily <strong>Annie Kathuria<\/strong>, una degli ingegneri biomedici della Johns Hopkins University che ha condotto lo studio in questione.<\/p>\n<p>Lo studio della Johns Hopkins University<\/p>\n<p>La ricerca, dal titolo <a href=\"https:\/\/hub.jhu.edu\/2025\/09\/22\/schizophrenia-bipolar-disorder-brain-organoids\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" data-datalayer-click-event-target=\"external\">Mini brains reveal clear brain signals of schizophrenia and bipolar disorder<\/a>, ha coinvolto un gruppo di pazienti di 12 persone: alcuni erano sani, altri affetti da schizofrenia e altri ancora affetti da disturbo bipolare. Il campione \u00e8 cos\u00ec piccolo perch\u00e9 le <strong>prospettive future<\/strong> sono innumerevoli, quindi questo rappresenta semplicemente un primo passo nella ricerca.<\/p>\n<p>Questo primo passo \u00e8 costituito da minuscoli <strong>cervelli coltivati in laboratorio<\/strong> &#8211; come appunto spiega il titolo della ricerca &#8211; ovvero <strong>organoidi cerebrali<\/strong> che sono versioni semplificate di veri cervelli umani. Questi organoidi sono grandi quanto un pisello e sono stati creati a partire da sangue e pelle umani, trasformati poi in <strong>cellule staminali<\/strong>.<\/p>\n<p>Sugli organoidi \u00e8 stata svolta un\u2019analisi sull\u2019<strong>attivit\u00e0 elettrica<\/strong>, partendo dal presupposto che i neuroni comunicano tra loro attraverso alcuni segnali elettrici: sono state scoperte cos\u00ec caratteristiche specifiche dell\u2019attivazione elettrica e dell\u2019interruzione dell\u2019attivit\u00e0 neurale, e queste caratteristiche sono state identificate come biomarcatori. Il risultato: nell\u201983% dei casi veniva effettuata correttamente una correlazione sugli organoidi provenienti da staminali di pazienti con schizofrenia o disturbo bipolare. E l\u2019accuratezza saliva al 92% quando gli organoidi ricevevano una stimolazione ad hoc.<\/p>\n<p>\u201cAlmeno a livello molecolare, possiamo verificare cosa non va quando creiamo questi cervelli in vitro e distinguere tra organoidi di una persona sana, di un paziente schizofrenico o di un paziente bipolare in base a queste firme elettrofisiologiche. Monitoriamo i segnali elettrici prodotti dai neuroni durante lo sviluppo, confrontandoli con gli organoidi di pazienti senza questi disturbi mentali\u201d, chiarisce ancora Kathuria.<\/p>\n<p>Le nuove prospettive su schizofrenia e bipolarismo<\/p>\n<p>Come detto, non solo la diagnosi di queste condizioni &#8211; <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/innovazione\/schizofrenia-nel-sangue-spie-malattia-2420458.html\" data-datalayer-click-event-target=\"internal\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">schizofrenia<\/a> e bipolarismo, appunto &#8211; non \u00e8 sempre lineare, ma non lo \u00e8 neppure il percorso farmacologico. Per questa ragione lo studio risulta potenzialmente importante per le prospettive in termini di <strong>qualit\u00e0 della vita<\/strong> per le persone che ne sono caratterizzate.<\/p>\n<p>\u201cLa schizofrenia e il disturbo bipolare sono molto difficili da diagnosticare perch\u00e9 non si verifica alcuna disfunzione in una specifica area del cervello &#8211; conclude Kathuria &#8211; Non si verificano alterazioni enzimatiche specifiche come nel Parkinson, un\u2019altra malattia neurologica che i medici possono diagnosticare e trattare in base ai livelli di dopamina, anche se non esiste ancora una cura adeguata.\n<\/p>\n<p> La nostra speranza \u00e8 che in futuro non solo potremo confermare la presenza di schizofrenia o disturbo bipolare in un paziente grazie agli organoidi cerebrali, ma potremo anche iniziare a testare farmaci sugli organoidi per scoprire quali concentrazioni di farmaci potrebbero aiutarlo a raggiungere uno stato di salute\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Convivere con una malattia mentale non \u00e8 facile. 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