{"id":285816,"date":"2026-01-01T04:51:19","date_gmt":"2026-01-01T04:51:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/285816\/"},"modified":"2026-01-01T04:51:19","modified_gmt":"2026-01-01T04:51:19","slug":"i-doni-di-francesco-e-leone-nellanno-inatteso-della-chiesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/285816\/","title":{"rendered":"I doni di Francesco e Leone, nell&#8217;anno inatteso della Chiesa"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019inatteso di Dio dentro l\u2019atteso della storia. Potrebbe esserci scritto questo sul dorso dell\u2019album di fotografie che racconta la vita della Chiesa nel 2025. Raramente come stavolta, durante il Giubileo della Speranza, chi \u00e8 arrivato a Roma ha percepito di essere parte di un pellegrinaggio pi\u00f9 grande. Quello faticoso, a volte imprevedibile, ma mai solitario, della comunit\u00e0 cristiana nella storia.<\/p>\n<p><b>\u00c8 seduto sulla sedia a rotelle papa Francesco nella prima foto di questo album, in preghiera davanti alla Porta Santa della Basilica di San Pietro, verso la quale si \u00e8 appena sporto, gi\u00e0 affaticato. Ne sfiora i battenti, e qualcun altro lo aiuta ad aprirla. Cos\u00ec, nel silenzio carico di attesa della notte di Natale del 2024, \u00e8 iniziato il lungo Anno Santo ordinario. Da quella notte in poi, milioni di pellegrini, da ogni parte del mondo, hanno camminato lungo via della Conciliazione per vivere l\u2019esperienza giubilare<\/b>. Moltissimi provenienti da terre martoriate dai conflitti armati, come l\u2019Ucraina, la Palestina, la Nigeria, dalle persecuzioni, come il Pakistan e il Nicaragua, dalla guerra civile come il Myanmar o dalla violenza endemica come Haiti. Nella Chiesa di Francesco non poteva esistere un \u201cdentro\u201d e un \u201cfuori\u201d. Nella seconda foto lui non c\u2019\u00e8, ma ci sono tante mani contro un vetro impolverato. Il viso di Bergoglio \u00e8 gonfio, ma il giorno di Santo Stefano il Papa ha voluto aprire personalmente la Porta Santa del carcere di Rebibbia, a Roma. Quando l\u2019auto bianca percorre le vie esterne della casa circondariale, dopo la Messa nella cappella, i detenuti lo aspettano dietro alle vetrate delle celle. E battono forte sulle grate. E lo chiamano per ringraziarlo. Perch\u00e9 sentono che anche per loro, in qualche modo, \u00e8 iniziato un Anno di grazia. Meno di due mesi dopo, il 14 febbraio, durante il Giubileo degli artisti papa Francesco \u00e8 ricoverato al Policlinico Gemelli per una bronchite. Fa molto freddo, ma in tanti hanno preso l\u2019abitudine di proseguire il pellegrinaggio fino alla piazzola d\u2019ingresso dell\u2019ospedale, per recitare una preghiera sotto le finestre. Anche se nessuno sa riconoscere quella della stanza dove il Vescovo di Roma iniziava gi\u00e0 a percorrere la sua \u201cvia dolorosa\u201d.<\/p>\n<p><b>Tra le istantanee dei mesi di primavera, c\u2019\u00e8 anche quella dell\u2019applauso, pieno di passione, degli oltre mille partecipanti alla Seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, che si \u00e8 tenuta dal 31 marzo al 3 aprile. Non per un lavoro finito, ma per la decisione dei vescovi di ritirare il testo delle Proposizioni per recepire meglio le richieste dell\u2019Assemblea. Segno di un impegno ad ascoltare ancora pi\u00f9 profondamente i tanti laici, sacerdoti e religiose coinvolti nel processo sinodale<\/b>. Da qui lo slittamento del voto sul documento finale all\u2019ottobre scorso, durante la Terza Assemblea sinodale che ha concluso la fase nazionale. A partire da quel testo, l\u2019Assemblea generale della Cei svoltasi a novembre ad Assisi si \u00e8 confrontata su priorit\u00e0, temi e istanze dalle quali delineare le prospettive pastorali per i prossimi anni. Tra gli impegni condivisi: la pace, la missionariet\u00e0 e la lotta agli abusi.<\/p>\n<p><b>L\u2019ultima parola al mondo di Francesco \u00e8 stata quel \u00abBuona Pasqua\u00bb pronunciato senza fiato dalla Loggia delle Benedizioni il 20 aprile. Poi, la mattina del Luned\u00ec dell\u2019Angelo, come un terremoto, l\u2019annuncio della morte per ictus cerebrale a Casa Santa Marta. Il 26 aprile, al funerale presieduto dal cardinale decano Giovanni Battista Re, attorno alla bara di legno c\u2019erano i potenti della Terra, mentre in piazza si abbracciavano commossi 150mila ragazzi, a Roma per il Giubileo degli adolescenti. Dopo il funerale i Novendiali e l\u2019inizio del Conclave, il primo della storia ad essere raccontato anche tramite i canali social<\/b>. Poi gli occhi di milioni di persone fissi su un comignolo per ore e ore, in piazza come nelle case, l\u20198 maggio. La Chiesa universale in attesa, nella bellezza di un\u2019elezione d\u2019importanza globale di cui nessuno pu\u00f2 sapere niente, neppure nell\u2019era dell\u2019intelligenza artificiale, finch\u00e9 una fumata bianca non ne riveler\u00e0 l\u2019esito. \u00ab\u00c8 Prevost! L\u2019americano!\u00bb, gridano i giornalisti dopo l\u2019annuncio del nome da parte del cardinale protodiacono Dominique Mamberti. A sventolare in piazza, per\u00f2, sono anche le bandiere del Per\u00f9. La commozione blocca in gola le prime parole di Leone XIV, che dalla Loggia alza e abbassa le spalle, naturalmente inquieto, da uomo divenuto Papa in meno di due giorni. \u00abLa pace sia con tutti voi!\u00bb, dice smorzando la gravit\u00e0 del nome scelto, prima di salutare la sua vecchia diocesi di Chiclayo. Un pastore, in un tempo in cui la Chiesa cerca la strada per ricucire le divisioni interne, e per fare pressione sui leader globali affinch\u00e9 si trovi una soluzione ai conflitti. Incontrando i vescovi italiani in udienza, il 17 giugno, chiede di promuovere \u00abpercorsi di educazione alla nonviolenza, iniziative di mediazione nei conflitti locali, progetti di accoglienza che trasformino la paura dell\u2019altro in opportunit\u00e0 di incontro\u00bb. Ogni comunit\u00e0, \u00e8 il suo auspicio, diventi \u00abcasa della pace\u00bb.<\/p>\n<p><b>Sono luci che parlano di Pasqua quelle che si accendono nella notte del 2 agosto, nella spianata di Tor Vergata. Durante la veglia del Giubileo dei giovani, il Papa \u00e8 in ginocchio a testa china, davanti all\u2019Eucarestia. Dietro di lui un milione e mezzo di giovani in preghiera, ad occhi chiusi, in un silenzio che sconvolge<\/b>. Sulla strada segnata da Francesco, Leone XIV il 28 novembre \u00e8 a Iznik, per celebrare la memoria del primo Concilio ecumenico di Nicea, a 1.700 anni dallo storico evento. Papa Prevost \u00e8 in piedi, accanto al patriarca Bartolomeo e ai rappresentanti delle Chiese cristiane, sul ballatoio che sporge sulle rovine dell\u2019antica basilica di San Neofito, e lancia l\u2019appello a superare \u00ablo scandalo delle divisioni\u00bb, alimentando \u00abl\u2019unit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Il prossimo 6 gennaio, dopo una sosta in ginocchio sulla soglia, il primo Papa nato negli Stati Uniti chiuder\u00e0 la Porta Santa di San Pietro, mettendo anche il suo sigillo su un Anno Santo che non sar\u00e0 dimenticato. Una foto che ancora non esiste, ma per la quale si pu\u00f2 gi\u00e0 lasciare il giusto spazio sull\u2019ultima pagina, che sta gi\u00e0 inaugurando un nuovo ricchissimo anno per la vita della Chiesa. Perch\u00e9 \u2013 come papa Francesco volle intitolare la bolla d\u2019indizione del Giubileo 2025 \u2013 la speranza non delude.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019inatteso di Dio dentro l\u2019atteso della storia. 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