{"id":286386,"date":"2026-01-01T14:39:17","date_gmt":"2026-01-01T14:39:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/286386\/"},"modified":"2026-01-01T14:39:17","modified_gmt":"2026-01-01T14:39:17","slug":"angela-yervant-una-vita-da-cineasti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/286386\/","title":{"rendered":"Angela &#038; Yervant: una vita da cineasti"},"content":{"rendered":"<p>I diari di Angela \u2013 noi due cineasti, capitolo terzo chiude la trilogia iniziata nel 2018. \u00abNon avevo idea che tanti film privati sarebbero poi diventati un unico corpo, e che il nostro diario parallelo, filmico e scritto, si sarebbe sincronizzato con tanta precisione\u00bb, scrive Yervant Gianikian nelle note per la Biennale di Venezia 2025. Ma i film hanno preso forma in maniera organica, senza alcun progetto predefinito. Gianikian non ha mai smesso di lavorare dopo la perdita di Angela; anzi, il lavoro \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 necessario, per attraversare il lutto e trovare una modalit\u00e0 pubblica di ricordo. La natura \u201cvissuta\u201d di questi film li rende straordinari nel pieno senso della parola.<\/p>\n<p>Il terzo capitolo contiene momenti di delicatezza e tenerezza, specialmente nelle scene in campagna a Pavo. E nello stesso tempo pone in primo piano le parole penetranti di Angela, qui interpretate da Lucrezia Lerro, e rivela lo sguardo diretto sul mondo che caratterizza il lavoro dei due grandi cineasti. Quest\u2019opera ultima non vuole essere la continuazione di un racconto, n\u00e9 un\u2019aggiunta in una sequenza. \u00c8 meglio pensarla come una danza, o come il vento che passa tra gli alberi, con un andamento, un ritmo e delle associazioni che sfidano categorie e interpretazioni facili.<\/p>\n<p>I film per cui Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi sono pi\u00f9 conosciuti si basano su filmati storici originali girati in Europa, Russia, Medio Oriente, India, Africa Orientale, Australia ed Estremo Oriente.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"407cb831-e9bc-41df-bb77-9ac6cdca0cc5\" height=\"780\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig 1_0.jpeg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFotografia libera da diritti, autore Pino Guidolotti.<\/p>\n<p>Il titolo di una delle loro opere pi\u00f9 importanti, Dal Polo all\u2019Equatore (1986), indica l\u2019ampiezza geografica di un approccio che ha cercato di ri-significare delle immagini di \u201cimpero\u201d nel ventesimo secolo. Il loro lavoro nasceva da una vasta ricerca d\u2019archivio e dalla raccolta sistematica di vecchie pellicole. Parallelamente, i due andavano creando un archivio di immagini e materiali originali. Yervant con una cinepresa portatile, e Angela con taccuino e acquerelli, hanno documentato visivamente e senza interruzioni la loro vita di lavoro. Ricorrono spesso fotografie e immagini in movimento dell\u2019uno o dell\u2019altra. Durante i viaggi, Yervant filmava regolarmente Angela con una cinepresa portatile, mentre Angela fotografava lui con una macchina fotografica 35mm a flash istantaneo. Il raddoppiamento pu\u00f2 essere visto come una caratteristica della loro pratica artistica, anche nel loro ri-filmare vecchi materiali per creare opere nuove. La loro co-autorialit\u00e0 esprime una dinamica che \u00e8 anche propria del loro privato. Solo dopo la morte di Angela, nel febbraio 2018, \u00e8 diventato possibile avere accesso alla vita e al lavoro che hanno condiviso per oltre quarant\u2019anni. Con I diari di Angela \u2013 noi due cineasti (2018) e il suo seguito I diari di Angela \u2013 noi due cineasti, capitolo due (2019), Yervant Gianikian ha realizzato due film a partire dall\u2019archivio privato, ossia i suoi \u201chome movies\u201d, e dai diari di lei. Una fatica amorosa che mostra la natura speciale della relazione alla base della loro straordinaria impresa creativa. &#8220;.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"eb8a2b45-85fe-4b8a-ae6a-72f908564b8b\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig 2a.jpeg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFotogramma da I diari di Angela &#8211; noi due cineasti. Capitolo terzo.<\/p>\n<p>Yervant e Angela divennero coppia nel 1975, e subito la relazione si trasform\u00f2 in un sodalizio artistico. Il loro primo film, Erat Sora, sovrappone a tre minuti di pellicola girata da Angela con una cinepresa 8mm delle immagini opera di Yervant. Tutti i film successivi sono cofirmati. Delle loro vite precedenti si sa poco. I due parlavano sempre come se la loro vita artistica fosse iniziata davvero con Erat Sora, le cui immagini tremule aprono I diari di Angela \u2013 noi due cineasti. Neppure la morte di Angela interruppe il sodalizio. La sua presenza emerge forte nei film del 2018 e 2019 non solo attraverso i diari, i dipinti, le registrazioni vocali e le immagini filmate, ma anche nella promessa formulata da Yervant di continuare il loro lavoro e completare i progetti previsti. Gianikian definisce il primo film come un &#8220;disperato tentativo di riportarla al mio fianco, di farla rivivere, la continuazione del nostro lavoro come scopo, missione attraverso i suoi quaderni e disegni.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"7a9faca0-12de-46cb-af9e-07975d4d192d\" height=\"1127\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig 3a .jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nAngela Ricci Lucchi, acquerello e china su carta, 1996.<\/p>\n<p>I due film-diario I diari di Angela \u2013 noi due cineasti e il capitolo successivo, mostrano i grandi viaggi intrapresi insieme: nell\u2019Est della Turchia (antica madrepatria armena) nel 1979, nella Repubblica Sovietica d\u2019Armenia nel 1987, negli Stati Uniti nel 1981, a Leningrado nel 1989-90, a Mosca nel 1993, e a Gerusalemme nel 2007. Ogni viaggio \u00e8 intimamente connesso al loro lavoro e alle loro vite: l\u2019Armenia del padre di Yervant, Raphael, sopravvissuto bambino al genocidio del 1915; l\u2019America di film-makers indipendenti come Jonas Mekas e Stan Brakhage, la Russia di Dziga Vertov e delle avanguardie storiche. Nei film, i diari producono un flusso di ricordi che abbandona ogni linearit\u00e0 temporale.<\/p>\n<p>&#8220;14.10.81 \u2013 quattordici, dieci, ottantuno&#8221;, sentiamo la voce di Yervant Gianikian leggere ad alta voce. \u00c8 una pagina del diario scritta a New York. &#8220;La spesa \u2013 taxi a Milano 10.000 lire tobacco 54 franchi francesi\u2026 17.10.81 giornata decisiva \u2013 questa sera ci sar\u00e0 il nostro lavoro proiettato alla Millenium alle 20.00&#8221;. Il piccolo taccuino quasi gli si apre tra le mani, una rosa secca tra le pagine. Le mani, la voce: tutto appare carico di sentimento. Le pagine registrano soprattutto informazioni sui luoghi visitati, le date, i nomi delle persone incontrate o che li hanno ospitati, dettagli su proiezioni, pasti consumati, sul tempo. I due artisti arrivati dall\u2019Italia avevano passato due mesi a portare il loro cinema profumato in cinema indipendenti in giro per gli Stati Uniti, facendo tappa a Pasadena, Los Angeles e San Francisco e a El Paso, New Mexico, prima di tornare a New York via Minneapolis-Saint Paul, Toronto e Pittsburgh. \u201cAbbiamo $540 quarantaseiesimo giorno\u2026 28 novembre 81 mattinata tremenda per me dei dolori\u201d. Il viaggio si faceva sentire. Nonostante i diari e anche le fotografie documentino l\u2019ospitalit\u00e0 e generosit\u00e0 dei film-makers nordamericani, tanto che il film diventa un ritratto di gruppo dei cineasti indipendenti dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Nel cinema profumato non esisteva una colonna sonora. Al suo posto i due autori creavano una \u201ctraccia olfattiva\u201d con essenze distillate che diffondevano durante ogni proiezione. Erat Sora: essenza di rosa; Vladimir Propp \u2013 Profumo di lupo (1975): lampone; Cesare Lombroso \u2013 Sull\u2019odore di garofano (1976): garofano. Dopo il tour americano, interruppero questo tipo di produzione. Nel 2001, quando il MOMA dedic\u00f2 loro a una retrospettiva, i film profumati erano ormai un lontano ricordo.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"86d5e672-5354-47c2-ab81-2517d9202c80\" height=\"1228\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig 4a.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFotografia del 1981 davanti a Pacific Film Archive, Berkeley, California, I diari di Angela &#8211; noi due cineasti\u00a0&#8211; capitolo due (2019).<\/p>\n<p>Nel dicembre del 1989 e nel gennaio del 1990 Gianikian e Ricci Lucchi si trovavano a Leningrado, dove grazie alla glasnost, registrarono le testimonianze di un \u201carchivio vivente\u201d: i membri superstiti dell\u2019avanguardia russa sopravvissuti alle purghe staliniane. Al loro ritorno nel 1993 riuscirono a entrare negli archivi cinematografici statali di Mosca alla ricerca di filmati per Prigionieri della guerra (1995). I diari di Angela mostra quel che lavorare l\u00ec comportava. Gianikian era riuscito a filmare dei filmati con una camera a mano. Possiamo farci un\u2019idea della quantit\u00e0 di immagini da passare alla moviola. Angela scriveva nel diario: &#8220;ci ingioiamo d\u2019immagini tutto a un ritmo forsennato&#8221;; il malmostoso gatto Mushka, la cui amicizia con Angela aveva aperto il cuore di un funzionario non noto per la sua disponibilit\u00e0. I due riuscirono a riportare alla luce filmati rarissimi che altrimenti sarebbero rimasti sepolti per sempre.<\/p>\n<p>I materiali russi portarono alla grande installazione Journey to Russia (1989\u20132017) mostrata a Documenta 14 (Kassel, 2017). Una gestazione di quasi trent\u2019anni non era comunque in contrasto con il loro modo di lavorare: Dal Polo all\u2019Equatore aveva richiesto cinque anni, e Oh! Uomo tre anni. Secondo Gianikian, avevano ri-filmato oltre un milione di singoli fotogrammi. Ciascuno dei due trasfondeva nel processo il suo specifico sapere, abilit\u00e0, idee, ma il processo creativo, dall\u2019ideazione alla presentazione del risultato finito, era condiviso. Cos\u00ec, la loro opera dev\u2019essere approcciata come un tutto organico: il risultato del lavoro di una vita.<\/p>\n<p>Nel 2017 Humboldt Books pubblica The Arrow of Time, che contiene la riproduzione di pagine di diari e acquerelli. Una citazione di \u010cechov recita: &#8220;The steamer ship Baikal [\u2026] I have just spent two months in the north of Sakhalin [\u2026] I have seen everything, so the question is not what I have seen, but how I have seen it&#8221;. Segue la nota: &#8220;We came back from Russia a hundred years later. Angela and Yervant&#8221;<\/p>\n<p>Il senso di vicinanza dei due con lo scrittore germina dalla volont\u00e0 condivisa di mostrare quello che gli altri tentano di nascondere, o da cui tentano di nascondersi \u2013 in questo caso, la ferita dei prigionieri politici e dei popoli oppressi. Il diario di Angela ricorda, con un piacere venato di tristezza, le loro visite ad anziani sopravvissuti dell\u2019avanguardia, soprattutto vedove, a San Pietroburgo. Un acquerello di un interno domestico di Leningrado comprende le parole: \u201cIl piccolo frammento di un grande vetro frantumato per sempre\u201d.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"817aea00-f39f-4c45-a6d6-697edb9c2129\" height=\"662\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig 5a.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nAngela Ricci Lucchi, acquerello e china su carta, 1989.\u00a0<\/p>\n<p>Il diario del 1981 non includeva disegni e acquerelli. \u00c8 di formato tascabile. Un formato pi\u00f9 grande permetteva ad Angela di fare schizzi e lavorare ad acquerello, con le sottili righe azzurre che accoglievano le annotazioni manoscritte. Sceglieva invariabilmente di usare quaderni neri con angoli rossi della stessa marca, circa una sessantina dei quali finirono per occupare gli scaffali della sua stanza-studio-archivio nell\u2019appartamento di Milano. In I diari di Angela \u2013 noi due cineasti, Yervant legge frammenti di testo e mostra immagini di Angela, senza privilegiare l\u2019una o l\u2019altra cosa, poich\u00e9 le immagini non sono illustrazioni ma sgorgano dalle pagine cos\u00ec come le parole. A volte spuntano come potrebbe spuntare una capra sul fianco di una montagna, non incorniciate n\u00e9 ancorate a uno spazio designato. Sono dipinte rapidamente, e nelle opere di Angela si avverte un uso sicuro della linea a matita e un acquerello fluido ed espressivo. L\u2019impressione \u00e8 che Yervant abbia riscoperto i quaderni mentre realizzava I diari di Angela, leggendoli a tratti per la prima volta. In precedenza erano stati un accompagnamento costante al loro lavoro comune. All\u2019inizio dei progetti, Angela compilava un elenco di libri da leggere. Era lei principalmente a leggere e occuparsi delle ricerche. Le sue mappe schematiche li aiutavano a orientarsi durante il montaggio di complesse sequenze filmiche. Nel caso di Dal Polo all\u2019Equatore, realizz\u00f2 uno schizzo analitico che in seguito divenne il poster del film. I diari giustappongono spesso appunti di lavoro a brevi descrizioni di luoghi visitati o persone incontrate. L\u2019approccio di Angela \u00e8 concreto e pragmatico. Non ci sono parole di troppo. Servono da promemoria per il futuro. Allo stesso tempo, nelle sue pagine affiorano humour e un lampo di malizia. Nelle mani di Yervant, i diari acquisiscono un\u2019aura. Come nei film che hanno realizzato insieme, gli atti pi\u00f9 semplici della vita quotidiana diventano visibili, dotati di una loro dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Gianikian e Ricci Lucchi si recarono a Gerusalemme nel 2007 e produssero molte ore di girato durante la Settimana Santa. Il progetto iniziale doveva essere finanziato privatamente, con l\u2019accordo che gli autori avessero il controllo editoriale sul proprio film. Purtroppo chi finanziava cerc\u00f2 di interferire. I cineasti decisero allora di riprendere il controllo del proprio lavoro e restituire i fondi ricevuti. Di conseguenza, il girato rimase inutilizzato e non visto per molti anni. Infine, Yervant ne incorpor\u00f2 una parte in I diari di Angela, capitolo due, mostrando ampie sequenze del 2007 con i pellegrini riempiono le strette vie della citt\u00e0 e religiosi che compiono rituali in chiese rumorose e affollate. Mentre le scene scorrono sentiamo Yervant leggere frammenti del diario di Angela: \u00abAlla messa armena tutto \u00e8 biblico \u2013 il rituale, i colori \u2013 siamo nell\u2019antico\u2026 Il priore lava i piedi. Sembra il Sogno di Costantino di Piero della Francesca\u2026 Andati alla Via Dolorosa dove furiosi portano croci\u00bb. Dentro e fuori il Santo Sepolcro, la rabbia e l\u2019intolleranza tra cristiani \u00e8 palpabile. Angela \u00e8 esplicita riguardo al fanatismo religioso di cui sono testimoni: \u00abIl nostro viaggio pi\u00f9 duro. Non \u00e8 possibile rappresentare le emozioni\u2026 come le tre scimmie non vedo non sento non parlo\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019Armenia occupa un posto centrale nell\u2019opera di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi. I diari di Angela mostra il viaggio nell\u2019Anatolia orientale, dove gli armeni avevano vissuto per secoli prima del genocidio. I cineasti seguono le tracce del padre di Yervant, Raphael, che nel 1976 torna nelle terre dei suoi antenati, dove non rimane nessuno della sua famiglia. Non c\u2019\u00e8 alcuna traccia visiva da filmare di ci\u00f2 che era accaduto \u2013 solo le persone, i negozi e le automobili di una piccola citt\u00e0 della Turchia contemporanea. Le riprese a mano di una via affollata sono accompagnate dalla voce di Raphael che legge a uno a uno i nomi dei suoi familiari, indicando le circostanze della loro morte. Racconta che da bambino aveva visto un campo seminato di migliaia di corpi e il letto di un fiume colmo di cadaveri decapitati. Anche il viaggio dei due \u00e8 una sorta di pellegrinaggio. Una scena mostra Yervant che ferma l\u2019auto e va a raccogliere un po\u2019 di terra da mettere in un sacchetto per portarsela a casa. Due film di Gianikian e Ricci Lucchi affrontano esplicitamente il genocidio, Ritorno a Khodorciur. Diario Armeno (1986) e Io ricordo (1997). Il ruolo centrale della memoria \u00e8 inscindibilmente legato all\u2019Armenia. La negazione del genocidio da parte dello stato turco e la scarsit\u00e0 di testimonianze visive del periodo rendono il ricordo ancora pi\u00f9 importante. La testimonianza passa di padre in figlio. Raphael era un uomo di parole, che ha trasfuso i propri ricordi nello scritto, mentre Yervant cerca di portarli nel mondo attraverso il cinema.<\/p>\n<p>I diari di Angela, capitolo due include anche il viaggio nella Repubblica d\u2019Armenia nel 1987 che i due compirono con il loro caro amico Walter Chiari, celebre attore e comico. All\u2019inizio del film, una scena mostra Chiari che cerca delle parole per descrivere il paesaggio con il Monte Ararat in lontananza. Declama con enfasi teatrale, ma non resiste a definire una sottile striscia di nuvole all\u2019orizzonte come il fumo di una sigaretta di Dio. Poesia e comicit\u00e0 si mescolano in un omaggio a un luogo sacro che \u00e8 anche un dono d\u2019amicizia per la coppia. Walter Chiari aveva chiesto di accompagnarli in questo ultimo viaggio prima che un\u2019operazione alle corde vocali gli portasse via la voce.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"a2743e19-5a7f-4000-8d6c-8c87c7306aa2\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig 6a.jpg\" width=\"720\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFotografia di Angela Ricci Lucchi and Yervant Gianikian alla Biennale di Venezia, 2015.<\/p>\n<p>Quando Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi vincono il Leone d\u2019Oro alla Biennale di Venezia del 2015, \u00e8 per un\u2019opera esposta al Padiglione Armeno. Il padiglione esplorava l\u2019\u201cArm\u00e9nit\u00e9\u201d, o Armenity \u2013 un concetto che gli artisti abbracciarono con il senso di \u00abricostruire un\u2019\u201cassemblea transnazionale\u201d a partire dai frammenti di un\u2019identit\u00e0 infranta\u00bb. Ritorno a Khodorciur. Diario Armeno e Io ricordo sono stati esposti insieme a un rotolo di 17 metri dipinto da Angela ispirato ai racconti popolari armeni medievali. I racconti erano stati tradotti da Raphael, che le aveva inviato registrazioni su nastro in cui leggeva la versione italiana. Esposto per la prima volta all\u2019Hangar Bicocca nella grande retrospettiva del 2012, il formato e l\u2019ambizione del rotolo segnano una nuova tappa. Riafferma inoltre la stretta relazione tra Angela e Raphael nel corso degli anni.<\/p>\n<p>I diari di Angela, capitolo due termina con una scena girata da Yervant a Central Park, New York, che mostra Raphael e Angela insieme. Ridono, parlano e sono ripresi mentre corrono insieme. All\u2019inizio, il filmato in 8mm registra i colori naturali del verde e degli alberi. Poi il contrasto tra luce e ombra si accentua: il sentiero asfaltato diventa argenteo come un fiume, gli abiti chiari risplendono e le figure si fondono con le ombre che portano a un tunnel di luce in lontananza. Li accompagnano le note malinconiche di un duduk. Un momento che poteva essere tipico di un filmino di casa diventa ora un ricordo di partenza per l\u2019ultimo viaggio.<\/p>\n<p>Tra partenze e ritorni, nei continui spostamenti, avevano alcuni punti fermi, luoghi dove potevano lavorare in relativa tranquillit\u00e0. Uno, dalla met\u00e0 dagli anni Settanta, era l\u2019appartamento di Milano, che era casa e luogo di lavoro. Un altro era la casa di Pavo, nel Monferrato, dove potevano rifugiarsi dal caldo cittadino in estate e dove gli annessi ospitavano materiali filmici. A Milano ciascuno aveva il proprio spazio di lavoro \u2013 Yervant una stanza con una postazione da montaggio, Angela un\u2019altra con scaffali di faldoni e un grande tavolo per dipingere e scrivere. In parte, la disposizione degli spazi rifletteva una divisione generale dei compiti: Yervant, con le sue competenze tecniche e la conoscenza di cineprese, materiali filmici e della storia del cinema muto; Angela, con la sua ricerca e i suoi archivi, la scrittura e la pittura. La cucina in entrambe le case poteva essere considerata territorio di Angela, che preparava i pasti e si occupava delle incombenze quotidiane. Tuttavia, la distinzione tra lavoro e quotidianit\u00e0 era sfumata: per loro vita e lavoro erano quasi una cosa sola. Un incidente quasi fatale causato da pellicola nitrata altamente infiammabile ne fu la drammatica dimostrazione.<\/p>\n<p>Accadde nella loro casa di Pavo. Yervant chiese pi\u00f9 avanti ad Angela di scrivere dell\u2019evento, che poi lei raccont\u00f2 di persona davanti alla telecamera, come vediamo in I diari di Angela \u2013 noi due cineasti. \u00c8 il 9 settembre 2014. Angela racconta: \u00abUn boato e davanti ai miei occhi passa Yervant come folle\u2026 \u00e8 una torcia umana\u00bb. Ne dipinge ogni momento: la figura avvolta dal fuoco, la rimozione dei vestiti ustionanti con le forbici, i vicini accorsi ad aiutare, l\u2019ambulanza, Yervant con tubi dappertutto. La sua voce fatica a contenere emozioni, che vanno dalla paura all\u2019affetto e al sollievo. \u00abYervant viene impacchettato come un cioccolatino in carta d\u2019oro\u00bb, dice a un certo punto. Lui, per\u00f2, quando non \u00e8 in preda al delirio, riesce a pensare solo al lavoro da fare: \u00abFragile e forte insieme l\u2019unico argomento che gli \u00e8 venuto in mente \u00e8 il nostro fare da artisti\u00bb. Angela ammette di essere riuscita a piangere lacrime di sollievo solo mesi dopo, alla Biennale di Venezia. Anche se i buoni vicini e i medici hanno giocato un ruolo, Yervant deve la vita ad Angela.<\/p>\n<p>L\u2019incidente di Yervant deve aver riportato alla memoria di Angela l\u2019esperienza della guerra vissuta da bambina. Ne scrisse pi\u00f9 avanti, nel dicembre 2017, mentre era immobilizzata a letto dal male che l\u2019avrebbe condotta alla morte due mesi dopo. In I diari di Angela, capitolo due (2019), gli schizzi sono accompagnati dalla voce fuori campo di Lucrezia Lerro che legge le sue parole. Tutto era iniziato con una gita di famiglia in bicicletta, un giorno d\u2019estate; improvvisamente Angela si era ritrovata sola in mezzo agli spari. Erano tra l\u2019esercito tedesco d\u2019occupazione e le forze alleate. La casa di famiglia si trovava proprio sulla linea del fronte, la Linea Gotica, e diventava cos\u00ec un bersaglio per cecchini e artiglieria. Angela descrive in maniera vivida soldati colpiti dai proiettili, corpi sventrati e animali morti sparsi nei campi. Il resoconto \u00e8 fattuale, ma ha la drammaticit\u00e0 della testimonianza in prima persona. L\u2019unico momento di sollievo arriva quando la mucca di famiglia, Burella, riesce a fuggire ai suoi rapitori e tornare a casa. Per il resto, l\u2019orrore della guerra \u00e8 rivisitato senza esitazioni. Come sottoline\u00f2 Yervant, Angela e suo padre Raphael erano entrambi sopravvissuti da bambini a esperienze traumatiche estreme.<\/p>\n<p>Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi insistono sull\u2019imperativo di combattere la violenza nelle sue molte manifestazioni storiche: dalla caccia per diporto agli animali selvatici in Dal Polo all\u2019Equatore alla distruzione della Prima guerra mondiale in Prigionieri della guerra, Su tutte le vette \u00e8 pace (1998) e Oh! Uomo (2004), dagli attacchi italiani con gas tossici contro gli etiopi in Pays Barbare (2013) al bombardamento fascista di civili in Frente a Guernica (2023). Lo spettatore deve guardare la violenza in faccia. La macchina che rallenta ed entra nel fotogramma porta lo spettatore pi\u00f9 vicino alla visione. In Oh! Uomo, bambini che stanno per morire di fame si voltano verso la telecamera, lo sguardo fisso e intenso. Nelle parole di Angela Ricci Lucchi, i cineasti chiedevano al pubblico di guardare per alcuni minuti quello che loro avevano dovuto guardare per settimane e mesi durante il montaggio. NUMERO 7<\/p>\n<p>NON NON NON \u2013 il titolo della prima retrospettiva italiana \u2013 cattura magnificamente lo spirito del loro lavoro. Un rifiuto di accettare l\u2019ordine delle cose nel mondo. Un appello agli artisti a non scendere a compromessi. Immediatezza. Soprattutto, un atteggiamento.<\/p>\n<p>Un acquerello di Angela Ricci Lucchi contiene la formulazione originale:<\/p>\n<p>non-politico<br \/>non-estetico<br \/>non-educativo<br \/>non-progressivo<br \/>non-co-operativo<br \/>non-etico<br \/>non-coerente<br \/>contemporaneo<\/p>\n<p>Sembrerebbe un manifesto, ma un manifesto che respinge una serie di categorie e afferma l\u2019immediatezza della loro opera. Yervant Gianikian descrive il loro metodo di lavoro cos\u00ec: \u00ab\u00c8 molto complicato e semplicissimo allo stesso tempo\u00bb. La complessit\u00e0 sta nella ricerca dei materiali filmici, nel rifilmare, ricomporre, ricolorare e, infine, nel nuovo montaggio. Allo stesso tempo, in varie interviste, i due ribadiscono l\u2019impegno a realizzare film che parlino al presente. La storia come ricostruzione non li interessa. Se c\u2019\u00e8 un pensatore che potrebbe dire di loro, \u00e8 probabilmente Walter Benjamin. Per Benjamin, il compito era risvegliare la coscienza storica, \u00abafferrare un ricordo nel suo balenio nell\u2019istante del pericolo\u00bb.<\/p>\n<p>Quando divenne chiaro che per la salute di Angela non c\u2019era possibilit\u00e0 di miglioramento, nelle loro vite tutto cambi\u00f2. Yervant legge ad alta voce, quaderno alla mano:<\/p>\n<p>\u00abDal gennaio 2016 questo diario che chiamo cronache voglio fermare ci\u00f2 che trascorre nostra vita di ogni giorno, le cose ripetute di sempre: alzarsi, nutrirsi, prendere fiato, riposarsi mentre scorre la nostra incessante ricerca di arte; soprattutto fissare le piccole e grandi cose, quelle differenti sorprendenti che fanno di ogni giorno un\u2019avventura diversa. E questo anno prescelto la nostra vita ha avuto una nuova svolta. Il tempo \u00e8 diventato prezioso\u00bb.<\/p>\n<p>La scena che segue mostra Angela mentre raccoglie pomodori nell\u2019orto della casa di Pavo. Si sostiene con una stampella e chiede a Yervant di aiutarla con il cestino. La sentiamo dire che probabilmente \u00e8 l\u2019ultimo raccolto \u2013 \u00abla derni\u00e8re\u00bb. La scena in I diari di Angela \u2013 noi due cineasti mostra la loro vita quotidiana che Angela desidera raccontare. Una scena, all\u2019inizio del film, mostra Angela e Laura, la vicina novantottenne, che preparano il moscato con l\u2019uva che hanno coltivato; in un\u2019altra, si taglia la legna con una sega meccanica, sotto lo sguardo di Ernest, un altro vicino. L\u2019amicizia con Laura ed Ernest aveva aperto ai due milanesi le porte della comunit\u00e0 rurale. Nella stessa sequenza, Yervant filma Angela mentre arrotola, taglia e d\u00e0 forma alla pasta in cucina, di notte. I \u201cfilmini di casa\u201d diventano un diario. Attivit\u00e0 prima trascurate vengono registrate, rese preziose. Il verbo fermare, come nell\u2019espressione fermare ci\u00f2 che trascorre, si pu\u00f2 applicare anche al montaggio dei fotogrammi, evidenziando come per loro, cineasti, vita e arte fossero indissolubili.<\/p>\n<p><strong>Leggi anche<\/strong><\/p>\n<p>Rinaldo Censi, <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/ebook\/rinaldo-censi\/gianikian-e-ricci-lucchi\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Gianikian e Ricci Lucchi, eBook<\/a><br \/>Rinaldo Censi, <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/gianikian-ricci-lucchi-noi-due-cineasti\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Gianikian-Ricci Lucchi: noi due cineasti<\/a><br \/>Marco Belpoliti, <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/i-contemporanei-yervant-gianikian-e-angela-ricci-lucchi \" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">I contemporanei: Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi<\/a><br \/>Luigi Zoja, <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/immagini-che-cadono-avvinghiate-lucifero\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Immagini che cadono avvinghiate a Lucifero<\/a><br \/>Rinaldo Censi, <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/tavoli-gianikian-e-ricci-lucchi\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Tavoli | Gianikian e Ricci Lucchi<\/a><br \/>Rinaldo Censi, <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/angela-ricci-lucchi-artista-e-filmmaker\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Angela Ricci Lucchi, artista e filmmaker<\/a><\/p>\n<p>In copertina, Angela Ricci Lucchi, acquerello e china su carta, 1996.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I diari di Angela \u2013 noi due cineasti, capitolo terzo chiude la trilogia iniziata nel 2018. \u00abNon avevo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":286387,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[1615,640,203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-286386","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-arte","9":"tag-cinema","10":"tag-entertainment","11":"tag-film","12":"tag-intrattenimento","13":"tag-it","14":"tag-italia","15":"tag-italy","16":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115820361592688092","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/286386","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=286386"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/286386\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/286387"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=286386"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=286386"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=286386"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}